alberto basso L'invenzione e la gioia musica e massoneria nell'età dei lumi Editrice Utet PREMESSA. Domandare per non avere risposte o averne troppe è esercizio al quale i filosofi e gli storici sono avvezzi. Quando ci si interroga sugli avvenimenti del secolo XVIII e sulle loro conseguenze, o si formulano ipotesi sulla natura espressa dal secolo dei lumi, o s'indaga sulla missione storica della ragione cui si è voluto delegare il potere di risolvere le contraddizioni della nostra civiltà, un senso di disagio, forse anche di smarrimento e di sgomento, occupa l'animo dello studioso, consapevole come egli è che il numero delle risposte sarà maggiore del numero dei punti di osservazione prescelti per valutare la natura e la dimensione dei singoli fenomeni. Il razionalismo ha generato illusioni e mostri, ha elaborato sistemi e ideologie che, sulla base di un utopistico patto sociale e promuovendo le virtù della tolleranza e della libertà, della concordia e della solidarietà, dell'amicizia e della fratellanza a beni supremi ed irrinunciabili, potevano consentire di raggiungere il benessere e varcare la soglia oltre la quale abita la felicità. Madre e figlia al tempo stesso di una concezione della vita che faceva della ragione una fede, ma anche uno strumento del potere, l'Enlightment (Illuminismo) aveva immaginato l'esistenza di un mondo, se non proprio perfetto, predisposto almeno, naturaliter, a rendere totalmente appagato l'uomo che si dimostrasse rispettoso della legge morale. Una religione naturale (la religione che, secondo Kant, è nei limiti della ragione) presiede alle attività dell'uomo; ed è la semplice idea di Dio ciò che può rendere l'uomo un essere religioso, non già l'applicazione di principii elaborati da una scienza, quale è la teologia. Se primaria è l'idea di Dio, sarà sufficiente obbedire agli umani doveri e al comune buon senso, osservare l'imperativo morale, che è civile e laico, preservare il culto dello Stato per pienamente realizzare la propria missione nel mondo, rendere giustizia, amare fraternamente, trionfare sul male. L'obbedienza al dovere, cui tutti gli esseri dotati della facoltà di pensare devono sottostare, è ragione sufficiente per raggiungere la felicità terrena e aspirare, quando si sia sostenuti dalla fede nel trascendente, alla beatitudine celeste. Quello stato di appagamento totale, tuttavia, non è solamente la conseguenza di un'azione dello spirito (o, se si vuole, dell'anima, della coscienza, dell'intelletto, della volontà di conoscenza), ma è anche il fine cui tende il corpo, macchina straordinaria dotata di sofisticate funzioni sensitive, cui la nuova era tributava onori un tempo inimmaginabili. Le dottrine meccanicistiche, l'empirismo, il materialismo che agli albori del secolo XVIII animavano le dispute fra le persone di cultura e di scienza, avevano aperto la strada ad una definizione dell'uomo che le leggi della Chiesa, e dunque anche dello Stato, consideravano non solo impropria e comunque improponibile, ma addirittura blasfema e sovversiva. In breve tempo quegli insegnamenti avrebbero condotto al libertinismo, a quella concezione aristocratica del sapere e dell'esperienza che sarebbe stata la palestra in cui avrebbero avuto modo di esercitarsi il libero pensiero e la tolleranza. Nel rifiuto tanto del dogma e della superstizione, quanto del potere assoluto e del dispotismo ci sono già i presupposti per la conquista, l'invenzione, anzi, della gioia, che un'etica "neopagana" ha elevato a bene supremo. Non la perfetta letizia, che unicamente i santi sono in grado di ottenere, ma il pieno godimento dei beni concessi all'uomo: questo il significato primario di quella parola, gioia, che ricorre con insistenza lungo tutto il nuovo secolo e sembra costituire la sola risposta ragionevole ad un interrogativo che la filosofia una volta si poneva insistentemente e che oggi invece essa ha rinunciato a porsi: quale sia la missione dell'uomo. Alla gioia, che i poeti tedeschi non esiteranno a considerare come una Dea (La "Göttin Freude", Dea Gioia), la massoneria speculativa, probabilmente il più ragguardevole ed imponente movimento ideologico e spirituale innestato sul pensiero illuminista, dedicherà un'attenzione tutta particolare. "Bella scintilla divina", la chiamerà Schiller, e "figlia dell'Elisio", l'ameno regno dei beati, luogo di delizie e di indicibile felicità riservato agli eroi e a chi, purificato, è stato iniziato ai grandi misteri; e così la canterà Beethoven, cingendola di musica dalla vita perenne. Quell'attenzione, tuttavia, era stata accesa dalla consapevolezza che al disegno di progresso dell'umanità perseguito dalle scienze e ormai ritenuto inarrestabile e ineluttabile, occorresse contrapporre, per riconquistare il perduto equilibrio, le ragioni dello spiritualismo e del misticismo da un lato e quelle dell'ermetismo e dell'alchimia dall'altro. E' l'interesse per l'occulto e il misterico, ancora una volta, a determinare la scoperta di un nuovo territorio, di un nuovo mondo, la "nuova Atlantide" per dirla con Francesco Bacone, sul quale indugiare per poter possedere la completa conoscenza dell'uomo. Quel territorio, dicevo, è abitato dalla felicità. Se il mondo antico e i tempi del Medioevo e del Rinascimento erano stati dominati dal sentimento tragico e patetico della melanconia, intesa in ultima analisi come malattia mentale, come anticamera dell'accidia, del tedio e dell'impotenza creativa, come metafora della vecchiaia inoperosa, ora che la rivoluzione scientifica aveva immaginato di poter "capire" l'uomo nelle sue due componenti essenziali di "machine" (macchina) e di "pensée" (pensiero) era naturale che si arrivasse a elaborare una teoria della felicità secondo la quale la conquista del piacere costituisce il presupposto per poter raggiungere lo stato di gioia. Questa possiede i connotati della giovinezza, della pienezza dell'essere, del dinamismo creativo; è immagine dell'armonia celeste, è simulacro dell'ottimismo, rappresenta il futuro. La mitica età dell'oro e del regno di Saturno potrà forse essere restituita agli uomini, questo il sogno a lungo coltivato dalle anime profetiche nei secoli XVI e XVII ed emblematicamente ancora in piena età dei lumi, quando Astrea, la vergine giusta e pia che nella quarta età del mondo, l'età del ferro, e ultima fra gli immortali, era stata costretta ad abbandonare la terra, potrà farvi ritorno. E ad Astrea si richiameranno, appunto, gli adepti delle nuove sette illuminate. Profeti non di sventure, bensì di avventure dello spirito critico, illuminati e illuministi confidavano nel trionfo del Bene e della Giustizia, nel ritorno di Astrea che della Giustizia è la divina alleata, nella restaurazione del Paradiso Terrestre, di quell'Eden che è luogo di quiete e di serenità, "hortus deliciarum" e "paradisus voluptatis". Guidati dall'entusiasmo, da uno stato di esaltazione perenne, di eroico furore che li rendeva se non ciechi, di certo poco avvertiti della realtà che stava intorno a loro e che utopisticamente essi immaginavano di poter facilmente piegare con la ragione e con lo slancio creativo, con l'uso di mezzi arcani e di ferrei pronunciamenti, quegli uomini pensavano di poter sovvertire l'ordine del mondo ed erigere un nuovo sistema sociale, così come un tempo i costruttori di cattedrali avevano saputo innalzare sublimi monumenti a chi dell'Universo è il sommo fattore. Di quell'entusiasmo, che è frutto di divina ispirazione, veicolo privilegiato di trasmissione è la poesia. Per meglio apparire e meglio penetrare agli animi fissandosi nella memoria, tuttavia, la poesia ha bisogno di affidarsi all'onda gioiosa del canto, alla musica, che si vuole semplice e a tutti accessibile, di facile apprendimento ed esecuzione; la musica potrà essere, così, la vera e giusta depositaria dei messaggi della poesia, sostenendone i contenuti senza tentare di tradurli in spaziose architetture sonore. L'essenziale è che una griglia musicale, per così dire, armi i versi del poeta che possono essere orientati a sottolineare le situazioni più disparate dando luogo di volta in volta a canti di preghiera o patriottici, d'amore o di lavoro, di corte o di chiesa, di strada o da salotto e ad una catena infinita di canti legati a professioni e mestieri o alle più diverse espressioni della società. E' naturale che anche le logge massoniche, costituitesi come assemblee "rituali", come unioni di persone che, segretamente o previa iniziazione, mediante la celebrazione di un "ufficio" cementano i propri ideali umanitari, abbiano fatto ricorso alla poesia e, secondo i punti di vista, alla sua signora o ancella la musica sin dai primi momenti della loro esistenza. Del resto, è la logica interna che muove la celebrazione dei riti, di ogni rito, a far sì che ciascuno dei cinque sensi di cui l'uomo è dotato sia chiamato a prendere parte all'azione e in tal modo contribuisca all'estrinsecazione totale della personalità dei singoli Fratelli in comunione con tutti. Il senso del tatto si manifesterà con l'imposizione delle mani da parte del celebrante e gli adepti a loro volta sigleranno il vincolo di fratellanza tenendosi per mano a catena; la vista sarà appagata da una vasta gamma di gesti solenni e di apparati e paramenti a ciascuno dei quali si attribuisce un significato; l'olfatto sarà soddisfatto da quanto arde nel braciere e dai profumi che si avrà cura di spandere nel tempio, nel luogo deputato all'azione misterica; il gusto sarà coinvolto nella celebrazione dell'agape, del banchetto, nella consumazione reale o simbolica di un sacrificio, nella spartizione stessa di cibo e bevande; l'udito, infine, sarà gratificato dalla parola e dal canto dell'officiante e dei fedeli o da qualche sporadico intervento di musica strumentale di gruppo (la "colonne d'harmonie", colonna armonica, dei francesi) o solistica. Il rito è ritmo, il gesto è linguaggio e quella che gli antichi padri della Chiesa chiamavano la "laus canora", integrazione e ornamento della "ars dicendi", dimora in tutte le liturgie di tutte le religioni, ovunque s'intenda dare un significato sacrale ad una riunione di fedeli. Le costituzioni della massoneria non hanno mai fissato, per i lavori di loggia, un rituale fondato su precetti universalmente validi e resi operativi per tutte le logge delle più disparate obbedienze; l'immissione stessa di un apparato ornamentale di musica è stato regolato discrezionalmente, quasi caso per caso, secondo le esigenze, le tradizioni, la cultura, la propensione del luogo, senza dover ricorrere a formule codificate, a repertori pietrificati. Osservata sotto questo profilo, quella che le logge massoniche consumeranno nel corso del tempo può essere agevolmente qualificata, adottando un'espressione che fu in uso nella trattatistica rinascimentale, come "musica reservata", una musica comunque mai esaltata dall'artificio tecnico e che doveva esaurire la propria funzione nell'ambito stesso della loggia (o della Gran Loggia) per la quale i canti erano stati dettati o selezionati. Destinata, dunque, ad una vita precaria, come precaria era generalmente, e ancora è talvolta, l'esistenza della logge, la musica dei riti massonici non poteva sopravvivere a lungo nel tempo e comunque era destinata a soggiacere alle regole del consumo immediato, del gusto e dell'amore per la novità: di qui la scarsità di documenti autentici, di reperti musicali significativi; di qui, anche, la modestia della creazione musicale, per lo più intesa nella sua veste più banalmente convenzionale e funzionale. La memoria della vita musicale in loggia è stata consegnata soprattutto nelle raccolte liederistiche e nei canzonieri, talvolta di minuscole dimensioni e per lo più d'impiego locale, cui si sono affiancate esili pubblicazioni di singoli canti, nulla più che fogli volanti dall'esistenza effimera. L'arte editoriale legata a questo genere di musica funzionale e riservata ad un numero molto limitato di persone non si è manifestata in modo solenne e ha preferito trascurare i canoni della grande tradizione tipografica, per fornire, invece, prodotti semplici, di pronto uso, a tiratura alquanto limitata (gli esemplari superstiti sono rarissimi anche per questo motivo) e senza pretendere che essi potessero essere conservati a lungo come oggetti preziosi. Pubblicati senza scopo di lucro (il ricavato, semmai, poteva essere devoluto a beneficio dei poveri o degli orfani), quei libri di canti erano spesso opera di autori anonimi o indicati con le sole iniziali, e ciò talvolta per motivi precauzionali, talaltra per rispettare una consuetudine in uso presso i Fratelli, ma anche nell'ambito delle minoranze religiose (il costume, ad esempio, aveva trovato frequente applicazione fra i Pietisti). In non pochi casi, seguendo piste diverse, ho potuto giungere all'identificazione di autori, curatori, dedicatari, sciogliendo così alcuni non secondari interrogativi posti da raccolte che, se prive di convenienti coordinate storiche, potrebbero risultare poco significative. Un impetuoso istinto pedagogico e formativo aveva spinto poeti e musicisti a intonare inni di gioia e attraverso il canto glorificare il Grande Architetto dell'Universo, elencare doveri e norme di comportamento, raccomandare il segreto, invocare la bellezza, la natura, la luce, la fratellanza, la tolleranza, la libertà, l'amicizia, l'uguaglianza, l'amor patrio, invitando gli adepti a seguire virtù e conoscenza, ad armarsi di sapienza, prudenza, fortezza e temperanza, ad amministrare la giustizia, a dispensare benevolenza e carità, a proteggere gli indifesi, a coltivare e promuovere le arti. Pubblicati ad uso delle logge, quei messaggi espressi in forme semplici dovevano raggiungere i Fratelli e, mediante un'intensa opera di proselitismo condotta con le armi, lo spirito e lo zelo propri dei missionari, essere diffusi nella società al fine di rinnovarla e di imporre l'osservanza di una superiore legge morale. Quel materiale di canti di cerimonia, caduco e "provvisorio" per natura, tuttavia, rappresenta solamente la punta emergente di un sistema di creazioni musicali ben più consistente ed interessante che compositori affiliati all'Ordine o suoi simpatizzanti si sono ingegnati di elaborare seguendo lo spirito della dottrina massonica, i suoi ideali e i suoi suggerimenti, quasi sdegnando il contatto con il vincolante mondo dei rituali, delle costituzioni, dei doveri. Le possibilità d'intervento della musica, infatti, non si esauriscono nelle occasioni che i riti prospettano: canti di apertura e chiusura dei lavori di loggia, canti per le festività principali, canti appropriati ai singoli gradi di Apprendista, Compagno e Maestro, canti di iniziazione, di lode, di augurio, canti di omaggio al gentil sesso (destinati alle Sorelle della cosiddetta "massoneria d'adozione"), canti funebri o legati a particolari circostanze, canti di preghiera, brindisi intonati durante l'agape fraterna, il banchetto o "tavola bianca" intorno alla quale gli adepti prendevano posto dopo le riunioni di loggia. Accanto alla produzione di carattere spiccatamente rituale, consegnata nelle "Collections of masonic songs" (Raccolte di canti massonici), nei "Recueils de chansons des fran-maçons" (Raccolte di canti dei liberi massoni), nei "Freimaurer Liederbücher" (Libri di canti dei liberi massoni, ma Maurer = muratore), piccoli e umili zibaldoni di pensieri encomiastici e di petizioni di principio utilizzati nelle adunanze dei Fratelli e nelle celebrazioni comunitarie, la storia segnala la presenza di musiche non espressamente destinate ai lavori delle logge, ma composte per i concerti organizzati dagli "ateliers" (circoli), dentro o fuori la propria sede, o che per il loro contenuto mostrano di abbracciare i principii ideali propri dell'Ordine o di voler rappresentare momenti di vita massonica, illustrare eventi, favolistici o reali, in cui siano stati raccolti gli umori di un certo esoterismo di maniera. Come è avvenuto nel mondo delle lettere, specialmente tedesche, che ha visto l'elaborazione di un particolare genere di romanzo, quello di ispirazione massonica, fratello minore del "Bildungsroman" (romanzo di formazione), nel quale le aspirazioni e le motivazioni dell'Ordine rappresentano il filo conduttore della narrazione e costituiscono il pretesto per formare, con metodo razionale, le qualità dell'uomo, così anche nel campo della creazione musicale ci si è adoperati per scuotere le coscienze con opere dotate di forte carica esortativa. L'esplorazione di questo mondo sotterraneo, che talvolta è stato costruito sul sottinteso o sull'implicito e non di rado segue percorsi tortuosi e avventurosi, tuttavia, non è semplice e, soprattutto, non può che presentarsi incompleta. In mancanza di registri, di repertori, di cataloghi che riferiscano di tali opere in ordinata successione e classificazione (le bibliografie esistenti si limitano a registrare i titoli delle raccolte di canti non sempre specificando se si è oppure no in presenza anche di apparati musicali), tutto deve essere lasciato allo spirito d'iniziativa e di ricerca dello storico. Ciò che a uno, tuttavia, parrà fare al caso, ad un altro sembrerà improprio e non pertinente e l'indagine, comunque, non avrà mai fine lasciando sempre aperto un qualche spiraglio attraverso il quale far passare altri reperti, altri ritrovamenti. Poiché sovente i documenti mancano e i dati esistenti non soddisfano la curiosità dello studioso, si dovrà far buon uso dell'intuito e del metodo analogico, raccogliendo in un corpus unitario, come tessere di un mosaico, le fila sparse di tanti indizi, di tante circostanze favorevoli o contrarie, di tanti sospetti e di qualche intuizione. Non sono molti i paesi che hanno contribuito all'affermazione di una musica massonica, rituale o ispirata agli ideali dell'Ordine. La presenza di canzonieri ad uso delle logge si registra in Inghilterra (e nei territori limitrofi), in Francia, nei Paesi Bassi e nelle terre di lingua o cultura tedesca (ma l'Impero Absburgico, ad esempio, è avarissimo di testimonianze di questo genere). Poiché lo spirito delle nazioni, tuttavia, si esprime soprattutto nelle capitali, il quadro che ne risulta è frutto di un'esplorazione, la sola storicamente "utile", condotta nei confronti di città come Londra, Parigi, Vienna, o di alcuni importanti centri tedeschi (principalmente Lipsia, Berlino, Amburgo, Halle, Dresda) o in poche altre città culturalmente o politicamente legate a quelle nazioni (ad esempio, Copenaghen, Breslavia, Praga, Riga). Gli ambienti che meglio potevano e sapevano cogliere l'essenza del messaggio, e che anzi furono i luoghi di maggiore propagazione dell'idea, sono quelli legati alle dottrine protestanti o alle frange del cattolicesimo meno integralista e più aperto alle istanze dei movimenti dissidenti e alle espressioni anticlericali o comunque non convenzionali dello spirito religioso. Così, non deve sorprendere che dal panorama tracciato in questo studio sia assente l'Italia, anche se non pochi furono i musicisti italiani affiliati alla Fratellanza, in massima parte, tuttavia, attivi al di fuori dei patrii confini: a suo tempo e luogo si accennerà alle posizioni di Geminiani, Barsanti, Ghignone, Giardini, Pugnani, Piccinni, Sacchini, Cambini, Sarti, Cherubini, Viotti (controverso, come si sa, è il caso di Salieri), e si potrebbe continuare con Spontini, Blangini, Bruni, Generali, Vaccai, Mayr. All'invenzione della gioia, condizione sentimentale nella quale convergono voluptas, gaudium e laetitia, la musica ha reso un grande servigio, poiché essa è strumento miracoloso di eccitazione degli animi ed è capace di unire gli uomini in sacro vincolo. E' col giubilo dei canti che si afferma, e principale interprete ne è stato Mozart, la Maurerfreude, la gioia del massone discepolo della saggezza (Weisheit) e della virtù (Tugend). Modesti dal punto di vista della costruzione artistica, quei canti non meritano, probabilmente, di essere sottoposti ad un processo di analisi critica; e a questa, pertanto, ho rinunciato in questa sede. Poiché i canzonieri che li contengono costituiscono, tuttavia, un documento storico di rilevante interesse non solamente per la storia musicale, mi è sembrato utile, per quanto era nelle mie possibilità di accesso alle fonti, catalogarli e registrarli e fornire così, per la prima volta, gli estremi di una pratica, che si potrebbe anche definire "devozionale", trascurata dagli storici, tanto della massoneria quanto della musica, soprattutto per le difficoltà che l'operazione di raccolta dei materiali comporta. Un lavoro di questo genere poteva avere senso, tuttavia, solamente se limitato alla civiltà illuministica, abbracciando un arco di tempo che partendo dai primi decenni del Settecento si dilata, applicando una certa qual interpretazione estensiva alla fattispecie storica, sino ai primi decenni del secolo successivo e si chiude con la fine dell'età della Restaurazione, tradizionalmente fissata nel 1830. Dopo questa data, la musica espressa dal movimento massonico riveste un interesse storico alquanto limitato e l'appartenenza all'Ordine di molti musicisti, anche di alto livello, non sembra avere sollecitato, fatte salve poche eccezioni, l'estro creativo né influenzato il divenire dell'Istituzione. Le modeste possibilità di accesso alle fonti e la sostanziale diversità del panorama musicale offerto dai singoli Paesi hanno impedito che nel corso della trattazione si potesse seguire un metodo di esposizione dei fatti unitario e armonico; ed è forse un bene che, anche dal punto di vista storiografico e metodologico, una volta tanto la molteplicità abbia la precedenza sulla organicità. E poiché non è ragionevole che una rassegna delle testimonianze e degli eventi musicali legati al movimento massonico nell'età dei lumi rinunci, per brevità di trattazione, al tracciato storico più generale e ignori il modo di essere e il divenire dell'Istituzione, ho provveduto, in termini sintetici, ma, io penso, sufficienti, a informare il lettore disinformato, sicché l'opera offre due distinti piani di lettura, l'uno riservato alla storia generale del movimento e l'altro destinato alla documentazione dell'attività musicale. Trattare di massoneria oggi, e soprattutto in Italia, è operazione che può generare sospetti, equivoci, incomprensioni o, nel migliore dei casi, essere giudicata come un capriccio o un estroso intervento nei campi della storia. C'è da augurarsi che almeno la "république des lettres" sappia apprezzare ciò che si cantava nelle logge di un tempo: "Il grido della natura, amico, è Libertà". NOTA BIBLIOGRAFICA GENERALE. E' sicuramente impresa disperata e disperante scegliere fra l'immensa quantità di studi che l'interesse per la massoneria e per le società storicamente legate a quest'Istituzione ha generato nel corso di tre secoli, quelli emergenti e doverosamente citabili in un'opera come la presente che restringe la ricerca al solo campo musicale e nell'ambito di questo ritaglia un periodo storico ben determinato. Grave errore di metodo compirebbe lo studioso che ponesse alla base della propria ricerca le opere di stampo esclusivamente massonologico o relative alle società segrete e iniziatiche dalle quali si riceveranno informazioni spesso a senso unico e valutazioni di tipo agiografico o, per converso, troppo scopertamente astiose. La selezione del materiale bibliografico utile alla ricerca, tuttavia, è frutto di esperienza professionale ed è necessariamente condizionata dall'attitudine personale a volersi servire di questo piuttosto che di quel punto di riferimento a fonte documentaria. Nell'affrontare il secolo dei lumi il materiale di consultazione generale a disposizione dello storico, come è ovvio, è immenso e proporzionato all'importanza di quell'età così determinante per il nostro modo di essere di uomini del XX secolo. Poiché è impensabile che in questa sede si possa render conto di tutto ciò che può o deve essere utilizzato, mi limiterò a segnalare pochissimi testi con l'intento non già di escludere gli altri ma di sottolinearne semplicemente la funzione trainante che essi hanno esercitato su di me. In breve, i testi in primo piano sono i seguenti: Auguste Viatte, "Les sources occultes du romantisme. Illuminisme-théosophie, 1770-1820" (Le fonti occulte del romanticismo. Illuminismo-teosofia, 1770-1820), 2 voll., H. Champion, Paris 1928 (II ediz. 1965); Paul Hazard, "La crise de la conscience européenne" (La crisi della coscienza europea), Boivin et C.ie, Paris 1935 (trad. it.: Einaudi, Torino 1946); Aran Vartanian, "Diderot and Descartes. A Study of Scientific Naturalism in the Enlightment" (Diderot e Cartesio. Studio del naturalismo scientifico nell'Illuminismo), Princeton University Press, Princeton 1953 (trad. it.: Feltrinelli, Milano 1956); Reinhart Kosellek, "Kritik und Krise. Ein Betrag zur Pathogene der bürgerlichen Welt", Verlag Karl Alber, Freiburg-München 1959 (trad. it.: "Critica illuminista e crisi della società borghese", Il Mulino, Bologna 1972); Fritz Valjavec, "Geschichte der abendländischen Aufklärung", Verlag Herold, Wien 1961 (trad. it.: "Storia dell'Illuminismo", Il Mulino, Bologna 1973); Peter Gray, "The Enlightment: an Interpretation. The Rise of Modern Paganism" (L'Illuminismo: un'interpretazione. La nascita del paganesimo moderno), Weidenfeld & Nicolson, London 1967; Manfred Buhr - Gerd Irrlitz, "Der Anspruch der Vernunft" (L'esigenza della ragione), Akademie Verlag, Berlin 1968; Franco Venturi, "Utopia e riforma nell'Illuminismo", Einaudi, Torino 1970; Cesare Vasoli, "Profezia e ragione", Guida, Napoli 1964; Margaret C. Jacob, "The Radical Enlightment: Pantheists, Freemasons and Republicans" (L'Illuminismo radicale: panteisti, massoni e repubblicani), George Allen & Unwin, London 1981 (trad. it.: Il Mulino, Bologna 1983); Sergio Moravia, "Filosofia e scienze umane nell'età dei lumi" Sansoni Editore, Firenze 1982; Furio Diaz, "Dal movimento dei lumi al movimento dei popoli. L'Europa tra illuminismo e rivoluzione", Il Mulino, Bologna 1986; Luciano Guerci, "Permanenze e mutamenti nell'Europa del Settecento", parte II del volume X ("Le monarchie assolute") di "Nuova Storia Universale dei popoli e delle civiltà", UTET, Torino 1986. La ricchezza degli studi su massoneria e dintorni è testimoniata da ampi repertori bibliografici che per altro nulla dicono, come è naturale, sulla attendibilità dei singoli contributi (assai dubbia nella maggior parte dei casi). Fra tali repertori, ne emergono tre. Il primo di questi è quello, "storico", firmato dal medico Georg Burkhard Franz von Kloss, "Bibliographie der Freimauerei und der mit ihr in Verbindung gesetzten geheimen Gesellschaften. Systematisch zusammengestellt von G. K." (Bibliografia della massoneria e delle società ad essa collegate. Compilata sistematicamente da G. K.), Druck und Verlag von Johann David Sauerländer, Frankfurt am Main 1844 (che in 430 pp. riunisce 5393 titoli più numerosi altri in appendice; ne è uscita una riproduzione anastatica presso l'Akademische Druck-und Verlangsanstalt, Graz 1970). Il secondo è quello opera di Paul Fesch (e con la collab. di Joseph Denais e di René Lay), "Bibliographie de la Franc-Maçonnerie et des sociétés secrètes. Imprimés et manuscrits (Langue française et langue latine)" (Bibliografia della massoneria e delle società segrete. Stampe e manuscritti. Lingua francese e lingua latina), Société Bibliographique, Paris 1912 (nuova ediz. a cura di Georges A. Deny, G. A. Deny, Bruxelles 1976). Il terzo, infine, è quello, minuziosissimo ed insostituibile, del bibliotecario berlinese August Wolfstieg, "Bibliographie der freimauerischen Literatur" (Bibliografia della letteratura massonica), 3 voll. (il terzo dei quali di soli indici), Burg. b. M., Leipzig 1911-1913, con un vol. IV di supplemento ("Erster Ergänzungsband", Primo supplemento, a cura di Bernhard Beyer, 1926); l'opera, di complessive pp. 4165, riporta circa 55000 titoli (e si tratta di un'opera ferma al 1925!). E' a quest'ultimo lavoro (di cui esiste anche una riproduzione anastatica realizzata dalla Georg Holms Verlagsbuchhandlung, Hildesheim 1964) che farò riferimento (con la semplice indicazione Wolfstieg, seguita dal numero) quando lo riterrò opportuno. Uno studio come quello qui presentato ha richiesto la consultazione di numerosissimi titoli. Qui di seguito registro gli studi di carattere generale (a partire dall'inizio del XIX secolo, tralasciando volutamente i contributi del XVIII secolo che hanno soprattutto funzione di "fonte" e limitando al massimo quelli ottocenteschi e del primo Novecento), mentre quelli relativi a temi più specifici, singoli Stati, città, logge, personalità, argomenti e via dicendo, si troveranno citati nel corso del testo. Sono escluse quasi del tutto le opere relative alla simbologia o a carattere strettamente iniziatico, ritualistico, esoterico che poco o nulla hanno da spartire con la Storia. A) Dizionari - Enciclopedie. "Encyclopädie der Freimauerei, nebst Nachrichten über die damit in wirklicher oder vorgeblicher Beziehung stehenden Geheimen Verbindungen in alphabetischer Ordnung, von C. Lenning, durchgesehen und, mit Zusätzen vermehrt, herausgegeben von einem Sachkundigen" (Enciclopedia della massoneria, comprendente notizie circa i suoi rapporti veri o presunti di collegamento con le società segrete esistenti, in ordine alfabetico, scritta da C. Lenning, riveduta ed aggiornata, pubblicata da un esperto), 3 voll. F. A. Brockhaus, Leipzig 1822-1828 (se ne veda la III ediz., "Allgemeines Handbuch der Freimauerei. Dritte, völlig umgearbeitete und mit den neuen wissenschaftlichen Forschungen in Einklang gebrachte Auflage von Lennings Encyclopädie der Freimauerei. Herausgegeben vom Verein deutscher Freimaurer", Manuale completo della massoneria. Terza edizione dell'Enciclopedia della massoneria di Lenning, completamente rivista e provvista delle necessarie aggiunte delle recenti conoscenze, 2 voll., Max Hesse's Verlag, Leipzig 1900-1901); Albert Gallatin Mackey, "An Encyclopaedia of Freemasonry and its kindred Sciences: comprising The whole Range of Arts, Sciences and Literature as connected with the Institution" (Enciclopedia della massoneria e delle scienze ad essa legate: comprendente le arti, le scienze e la letteratura nella misura in cui esse sono collegate all'Ordine), Moss & Co., Philadelphia 1878 (ediz. ampl. di un precedente "Lexicon of Freemasonry", Dizionario della massoneria, 1845; nuova ediz. con "Addendum to Original Work", Aggiunta all'opera originaria, di C. T. McClenachan, Louis H. Everts, Philadelphia 1896; ediz. a cura di Robert I. Clegg, The Masonic History Company, Chicago 1919; ediz. a cura di William James Hughan e da E. L. Hawkins, 2 voll., New York 1927; IX ediz. in 3 voll., Macoy Publishing and Masonic Supply Co., ivi 1966 con suppl. a cura di H. L. Haywood); Eugen Lennhof, "Internationales Freimaurerlexicon" (Dizionario della massoneria internazionale), Amalthea Verlag, München-Zürich-Wien 1932 (III ediz., in collab. con Oskar Posner, Wien-München 1973); Alec Mellor, "Dictionnaire de la Franc-Maçonnerie et des Francs-Maçons" (Dizionario della massoneria e dei massoni), P. Belford, Paris 1971; "Dictionnaire Universel de la Franc-Maçonnerie (Hommes illustres, Pays, Rites, Symboles)" (Dizionario universale della massoneria: uomini illustri, paesi, riti, simboli), sous la direction de Daniel Ligou (sotto la direzione di Daniel Ligou). Conception et réalisation (ideazione e realizzazione) Daniel Beresniak, Marian Berlewi, Myriam Psachin, 2 voll. Editions de Navarre - Editions du Prisme, Paris 1974 (nuova ediz. riv. ed ampl. col tit. "Dictionnaire de la Franc-Maçonnerie", Dizionario della massoneria, sous la direction de Daniel Ligou, Presses Universitaires de France, Paris 1987; III ediz. rev. 1991); Michele Moramarco, "Nuova enciclopedia massonica", 2 voll., C.E.S.A.S. (Centro Studi Albert Schweitzer), Reggio Emilia 1989; Jean Chevalier, Alain Gheerbrant, "Dictionnaire des Symboles. Mythes, Rêves, Coutumes, Gestes, Formes, Figures, Couleurs, Nombres" (Dizionario dei simboli. Miti, Sogni, Costumi, Gesti, Forme, Figure, Colori, Numeri), Robert Laffont Editions Jupiter, Paris 1969 (nuova ediz. 1982; ediz. ital. a cura di Italo Sordi, 2 voll., Rizzoli, Milano 1986); Wolfgang Bauer, Irmtrad Dümotz, Sergius Golowin, "Lexicon der Symbole" (Dizionario dei simboli), Abi Melzer Productions, Dreieich Fourier Verlag, Wiesbaden 1980; Helmut Werner, "Lexicon der Esoterik" (Dizionario dell'esoterismo), Fourier, Wiesbaden 1991. B) Opere generali (massoneria, società segrete, simbologia, ecc.). Claude-Antoine Thory, "Acta Latomorum ou Chronologie de l'histoire de la Franche-Maçonnerie française et étrangère" (Acta Latomorum, ovvero Cronologia della storia della massoneria francese e straniera", 2 voll., P. Dufart, Paris 1815; Jean-Philippe Levesque, "Aperçu général et historique des principales sectes maçonniques qui ont été les plus répandues dans tous les pays" (Resoconto generale e storico delle principali sette massoniche che sono state le più estese in tutti i paesi", Caillot, Paris 1821; François-Timoléon Bègue Clavel, "Histoire pittoresque de la Franc-Maçonnerie et des Sociétés secrètes anciennes et modernes" (Storia pittoresca della massoneria e delle società segrete antiche e moderne), Pagnerre, Paris 1843 (trad. it.: Carlo Sperandi, Napoli 1870); Gottfried Joseph Gabriel Findel, "Geschichte der Freimauerei von der Zeit ihres Entstehens bis auf die Gegenwart" (Storia della massoneria dalla nascita al presente), 2 voll., Luppe, Leipzig 1861-1862; Christian Carl Friedrich Wilhelm von Nettelbladt, "Geschichte Freimauerischer Systeme in England, Frankreich und Deutschland" (Storia dei sistemi massonici in Inghilterra, Francia e Germania), Ernst Siegfried Mittler & Sohn, Berlin 1879 (ediz. post., a cura di Adolf Widmann e Felix Possart); Robert Freke Gould, "The History of Freemasonry. Its Antiquities, Symbols, Constitutions, Customs, etc." (Storia della massoneria. Le sue origini, simboli, costituzioni, costumi, etc.), 6 voll., Jack, London 1882-1887 (più volte rist.); Albert Gallatin Mackey, "The History of freemasonry" (Storia della massoneria), 5 voll., Masonic History Co., New York 1901 (op. post., a cura di William R. Singleton e William James Hughan); Georg Schuster, "Die Geheime Gesellschaften, Verbindungen und Orden" (Le società segrete, legami ed ordini), 2 voll., Th. Leibing, Leipzig 1905; Dietrich Bischoff, "Der freimauerische Gedanke" (Il pensiero massonico), Teubner, Leipzig 1908; Ludwig Keller, "Die Freimauerei. Eine Einführung in ihre Anschaungswelt und ihre Geschichte" (La massoneria. Indagine sul sul mondo e la sua storia), G. Teubner, Leipzig 1914; August Wolfstieg, "Werden und Wesen der Freimauerei" (Essere e divenire della massoneria), 5 voll., Alfred Unger, Berlin (1: "Ursprung und Entwicklung der Freimauerei. Ihre geschichtlichen, sozialen und geistigen Wurzeln", Origine e sviluppo della massoneria. Le sue radici storiche, sociali e spirituali, 3 voll., 1920; 2: "Die Philosophie der Freimauerei", La filosofia della massoneria, 2 voll., 1922); René Le Forestier, "L'occultisme et la Franc-Maçonnerie écossaises" (L'occultismo e la massoneria scozzesi), Perrin et Cie, Paris 1928; Eugen Lennhof, "Die Freimaurer" (I massoni), Amalthea Verlag, Zürich-Leipzig-Wien 1929 (trad. it. con aggiornamento di Giordano Gamberini, Bastogi, Livorno 1966); Georges Huard, "L'Art Royal. Essai sur l'histoire de la Franc-Maçonnerie" (L'arte reale. Saggio sulla storia della massoneria), M. Giard, Paris 1930; Ernst Paul Kretschmer, "Neue Beiträge zur Geschichte der antimasonianische Sozietäten 1741 bis 1805" (Nuovi contributi alla storia delle società antimassoniche dal 1741 fino al 1805), Verlag deutscher Freimaurer, Leipzig 1931; Bernard Fay, "La Franc-Maçonnerie et la Révolution intellectuelle du XVIII siècle" (La massoneria e la rivoluzione intellettuale del XVIII secolo), Editions de Cluny, Paris 1935 (trad. it: Einaudi, Torino 1945; II ediz. riv. a cura di Henry Coston, Librairie française, Paris 1982); John Heron Lepper, "Les Sociétés Secrètes de l'Antiquité à nos jours" (Le società segrete dall'antichità ai giorni nostri), Payot, Paris 1936; Jules Boucher, "La symbolique maçonnique" (La simbologia massonica), Dervy, Paris 1948 (più volte riedito; trad. it.: Atanòr, Roma ultima rist. 1990); Bernard E. Jones, "The Freemasons' Guide and Compendium" (Guida e compendio dei massoni), G. Harrap, London 1950; Paul Naudon, "Les origines religieuses et corporatives de la Franc-Maçonnerie. L'influence des Templiers" (Le origini religiose e corporative della massoneria. L'influenza dei Templari), Dervy, Paris 1953 (IV ediz. 1979); Paul Naudon, "La Franc-Maçonnerie et le divin: histoire philosophique de la Franc-Maçonnerie à l'égard du sentiment réligieux" (La massoneria e il divino: storia filosofica della massoneria alla luce del sentimento religioso), ibid., 1960; Serge Hutin, "les Francs-Maçons" (I massoni), Editions du Seuil, Paris 1960; Pierre Mariel, "Les authentiques fils de la lumières" (Gli autentici figli della luce), La Colombe, Paris 1961; Paul Naudon, "Histiores et rituels des Hautes Grades Maçonniques. Le Rite Écossais Ancien et Accepté" (Storia e ritualo degli alti gradi massonici. Il rito scozzese antico e accettato), Dervy, Paris 1963; Alec Mellor, "La charte inconnue de la Franc-Maçonnerie chrétienne" (La carta sconosciuta della massoneria cristiana), Marne, Tours 1965; Jean Palou, "La Franc-Maçonnerie" (La massoneria), Payot, Paris 1966 (II ediz. 1972); Gérard Serbanesco, "Histoire de la Franc-Maçonnerie universelle. Son rituel, son symbolisme" (Storia della massoneria universale. Il suo rituale, il suo simbolismo), 4. voll., Éditions Byblos, Paris 1963-1969; René Le Forestier, "La Franc-Maçonnerie Templière et Occultiste aux XVIII et XIX siècles" (La massoneria templare ed occultista nei secoli XVIII e XIX), pubblicato da Antoine Faivre con addenda e indice, Aubier Montaigne et Neewelaerts, Paris 1970; Paul Naudon, "La Franc-Maçonnerie chrétienne. La tradition opérative. L'Arche Royale de Jérusalemme. Le Rite écossais rectifié" (La massoneria cristiana. La tradizione operativa. L'Arca Reale di Gerusalemme. Il rito scozzese rettificato), Dervy, Paris 1970; Paul Naudon, "La Franc-Maçonnerie" (La massoneria), Presses Universitaires de France, Paris 1971; Paul Arnold, "La Rose-Croix et ses rapports avec la Franc-Maçonnerie. Essai de synthèse historique" (La rosa-croce e i suoi rapporti con la massoneria. Saggio di sintesi storica), G. P. Maisonneuve & Larose, Paris 1970; Frances A. Yates, "The Rosicrucian Enlightment" (L'Illuminismo rosacrociano), Routledge & Kegan Paul, London 1972 (trad. it., Einaudi, Torino 1976); Jean Saunier, "Les Francs-Maçons" (I massoni), Grasset, Paris 1972; Antoine Faivre, "L'ésotérisme au XVIII siècle en France et en Allemagne" (L'esoterismo nel XVIII secolo in Francia e in Germania), Seghers, Paris 1973; Pierre Mariel, "Les sociétés secrètes mènent le monde", Editions Albin Michel, Paris 1973 (trad. it.: "Le società segrete che dominano il mondo", Vallecchi, Firenze 1976); Jean-Pierre Bayard, "Le symbolisme maçonnique traditionnel" (Il simbolismo massonico tradizionale), Editions du Prisme, Paris 1974; Christian Jacq, "La Franc-Maçonnerie, histoire et initiation" (La massoneria, storia e iniziazione), Robert Laffont, Paris 1975 (poi Editions Garancière, Paris 1984); Erich J. Lindner, "Die Königliche Kunst im Bild. Ikonographie der Freimauerei" (L'arte figurativa reale. Iconografia della massoneria), Akademische Druck-und Verlangsanstalt, Graz 1976; Antoine Faivre, "Mystiques, theosophes et illuminés au siècle des lumières" (Mistici, teosofi ed illuminati nel secolo dei lumi), Georg Olms, Hildesheim New York 1976; Peter Christian Ludz (a cura di), "Geheime Gesellschaften" (Società segrete), Lambert Schneider, Heidelberg 1979; Paul Naudon, "Histoire générale de la Franc-Maçonnerie", Office du Livre, Fribourg 1981 (ediz. it. col tit. "La Massoneria nel mondo dalle origini a oggi", a cura di Aldo Alessandro Mola, Editrice Prealpina, Biella 1983); Stephen Knight, "The brotherhood: the secret world of the Freemasons" (La fratellanza: il mondo segreto dei massoni), Granado, London 1984; Jürgen Holtorf, "Die verschwiegene Bruderschaft. Freimaurer-Logen: Legende und Wirklichkeit" (La fratellanza. Logge massoniche: leggenda e verità), Heyne, München 1984; Gianni Vannoni, "Le società segrete dal Seicento al Novecento. Note e documenti", Sansoni, Firenze 1985; Dieter A. Binder, "Die diskrete Gesellschaft. Geschichte und Symbolik der Freimaurer" (La società nascosta. Storia e simbolismo del massone), Edition Kaleidoskop (Verlag Styria), Graz-Wien-Köln 1988; Daniel Berezniak, "La Franc-Maçonnerie" (La massoneria), Grancher, Paris 1988. Per quanto concerne il campo musicale, la bibliografia esistente è di modesta consistenza. Di alcuni contributi specifici si darà notizia di volta in volta quando se ne presenterà l'occasione. Fra quelli a carattere più generale ricordo i seguenti: Derk Buddingh, "Her Maçonnick Gezang", in "Bulletin van het Nederlandsch Groot-Oosten", III (1872-73), pp. 149-195; Paul Nettl, "Freemasons' Music in the Eighteenth Century" (La musica massonica nel XVIII secolo), in "The Musical Quarterly", XVI (1930), pp. 191-198; Id., "Franc-Maçonnerie et Musique" (Massoneria e musica), in "La Revue Musicale), XI (1930), pp. 221-227; Id., "Mozart und die königliche Kunst. Die freimauerische Grundlage der Zauberflöte" (Mozart e la reale arte. Le basi massoniche del Flauto magico), Franz Wunter, Berlin 1932 (ediz. ampl. col tit. "Musik und Freimauerei. Mozart und die königliche Kunst", Musica e massoneria. Mozart e la reale arte, Bechtle Verlag, Esslingen a. N. 1956); Roger Cotte, "Les Musiciens dans l'Histoire de la Franc-Maçonnerie" (I musicisti nella storia della massoneria), in "Revue International de Musique", n. 11 (1951), pp. 489-496; Paul Nettl, Roger Cotte, "Freimaurermusik" (Musica dei massoni), in "Die Musik in Geschichte und Gegenwart" (La musica nella storia e oggi), diretto da Friedrich Blume, vol. IV, coll. 887-904, Bärenreiter, Kassel 1955; Jacques Chailley, "La musique et le signe" (La musica e il segno), Rencontres, Lausanne-Paris 1967; Jacques Henry, Le Symbolisme Maçonnique et l'Inspiration Musicale" (Il simbolismo massonico e l'ispirazione musicale), Traveaux de Villard de Honnecourt (Paris), VIII (1972), pp. 64-69; Roger Cotte, "La musique maçonnique et ses musiciens" (La musica massonica e i suoi musicisti), Editions du Baucens, Braine-Le Comte 1975 (II ediz. riv. e ampl. Editions du Borrégo, Paris 1987); Id., "La Música masonica", in "Historia 16" (Madrid), extra IV, novembre 1977, pp. 119-128; John Morehen, "Masonic Instrumental Music of the 18th Century: a Survey" (La musica strumentale massonica nel XVIII secolo: una panoramica), in "Ars Quatuor Coronatorum", 89 (1976), pp. 176-181; Alfonso Nobile, "Due parole sulla musica massonica", in "Rivista massonica" (Roma), LXVIII (1977), pp. 271-275; Cecil Hill, "Masonic music" (Musica massonica), in "The New Grove's Dictionary of Music and Musicians" (Il nuovo dizionario Grove della musica e dei musicisti), diretto da Stanley Sadie, MacMillan, London New York 1980, vol. XI, pp. 753-756; Alberto Basso, "La Musica Massonica. Rassegna storica con particolare riferimento al secolo XVIII, in catalogo della Mostra "La Massoneria nella Storia d'Italia", a cura di Aldo Alessandro Mola, Quaderni dell'Assessorato per la Cultura della Città di Torino, Torino 1980, pp. 183-213; Alberto Basso, "Massonica, Musica", in "Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti", diretto da Alberto Basso, UTET, Torino, "Il Lessico", vol. III, 1984, pp. 67-77; Philippe A. Autexier, "La musique maçonnique" (La musica massonica), in "Dix-Huitième Siècle", n. 19 (1987), pp. 97-104; "Massoneria e Musica", Atti del Convegno Internazionale di Studi (Palermo, 8-10 novembre 1985), Società Editrice Erasmo, Roma 1988; Gérard Gefen, "Les musiciens et la franc-maçonnerie" (I musicisti e la massoneria), Fayard, Paris 1993. Si veda, inoltre, Gaston Mailley, "La Ceremonie d'initiation à travers la musique" (La cerimonia d'iniziazione attraverso la musica), in "Travaux de la loge nationale de recherches Villard de Honnecourt", n.s., n. 5 (1982), pp. 147-154; Id, "La ceremonie de compagnon à travers la musique" (La cerimonia di affiliazione attraverso la musica), ibid., n. 6 (1983), pp. 195-205. (Illustrazione: frontespizio della prima edizione di "The Constitutions of the Free-Masons" [Le costituzioni dei massoni] compilate da James Anderson, William Hunter, London 1723) PARTE PRIMA: COME LET US PREPARE (PREPARIAMOCI). Come let us prepare, We Brothers that are Assembled on merry Occasion; let's drink, laugh, and sing: Our Wine has a Spring: Here's a Health to an Accepted Mason. Prepariamoci, noi Fratelli che siamo riuniti in una felice circostanza; beviamo, ridiamo e cantiamo: il vino ci dà slancio: qui sta la salute per un Massone Accettato. (Matthew Birkhead, "Enter'd Prentice's Song, La canzone dell'Apprendista Accettato, 1722, vv. 1-6). NOTA BIBLIOGRAFICA. Nell'amplissima bibliografia sulla storia dell'Istituzione in Inghilterra segnalo, oltre alle opere di carattere più generale, i seguenti studi: Georg Burkhard Franz von Kloss, "Geschichte der Freimauerei in England, Irland und Schotland aus ächten Urkunden (1685-1784), nebst einer Abhandlung über die Ancien Masons" (Storia della massoneria in Inghilterra, Irlanda e Scozia dai documenti pubblicati (1685-1784), oltre ad un'appendice sugli antichi massoni), Klemm, Leipzig 1847; William James Hughan, "The Old Charges of British Freemasons" (Le vecchie carice dei massoni britannici), Simpkin Marshall, London 1872; Leon Hyneman, "Ancient York and London Grand Lodge, a review of Freemasonry in England from 1567 to 1813 (L'antica Gran Loggia di York e Londra, saggio sulla massoneria in Inghilterra dal 1576 al 1813), Mrs. W. Curtis, Philadelphia 1872; John Lane, "Masonic Records 1717-1894. Being lists of all the lodges at home and abroad warranted by the Four Grand Lodges and the 'United Grand Lodge' of England with their dates of constitutions [...] also particulars of all lodges having special privileges, centenary warrants, &c. &c." (Elenchi massonici 1717-1894. Liste di tutte le logge in patria e all'estero garantite dalle Quattro Grandi Logge e dalla 'Gran Loggia Unita" d'Inghilterra, con le loro date di costituzione [...] anche particolari di tutte le logge aventi speciali privilegi, garanzie centenarie, ecc.), Freemasons' Hall, London 1895 (II ediz.); Wilhelm Begemann, "Vorgeschichte und Anfänge der Freimauerei in England" (Antecedenti e inizi della massoneria in Inghilterra), 2 voll., Mittler & Söhne, Berlin 1909-2920; Albert E. Calvert, "The Grand Lodge of England, 1717-1917" (La Gran Loggia d'Inghilterra, 1717-1917), J. Jenkins, London 1917; A. Lionel Vibert, "Freemasonry before the existence of the Grand Lodge of London" (La massoneria prima dell'esistenza della Gran Loggia di Londra), London s.a.; Siegbert Dreyer, "England und die Freimauerei" (L'Inghilterra e la massoneria), Junker und Dünnhaupt, Berlin 1940; Douglas Knoop, "The Genesis of Speculative Masonry" (La genesi della massoneria speculativa), in "Ars Quatuor Coronatorum", 55 (1942), pp. 4-26; Douglas Knoop, Gwilyn Peredur Jones, Douglas Hamer, "Early Masonic Pamphlets" (Primo pamphlets massonici), Manchester University Press, Manchester 1945; Id., "The Genesis of Freemasonry" (La genesi della massoneria), ibid., 1949; George Unwin, "The Guilds and Companies of London" (Le gilde e le compagnie di Londra), Methuen, London 1963; Douglas Knoop, "The Medieval Mason" (Il massone medievale), Mancheser University Press, Manchester 1967; Dieter Möller, "Die Londoner Grossloge von 1717. Vorgeschichte und Geschichte ihrer Gründung" (La Gran Loggia di Londra del 1717. Antecedenti e storia della sua fondazione), in "Quatuor Coronati-Jahrbuch", Bayreuth, 5 (1968), pp. 32-58; Cyril N. Batham, "The Grand Lodge of England According to the Old Institutions" (La Gran Loggia d'Inghilterra secondo le vecchie istituzioni), presso l'Autore, London 1981; John Hamill, "A History of English Freemasonry" (Storia della massoneria inglese), Crucible, London 1986; Jean Barles, "Histoire du schisme maçonnique anglais du 1717. Création de la Grande Loge de Londres" (Storia dello scisma massonico inglese del 1717. Creazione della Gran Loggia di Londra), Trédaniel, Paris 1990; Marie-Cécile Revauger, "Le fait maçonnique au XVIIIème siècle en Grande-Bretagne et aux Etats-Unis" (Il fatto massonico nel XVIII secolo in Gran Bretagna e negli Stati Uniti), Edimaf, Paris 1990. CAPITOLO PRIMO: LA NUOVA "ARS REGINA". (Illustrazione: Frontespizio della raccolta di Thomas Hale "Social Harmony Consisting of a Collection of Songs and Catches", [Armonia sociale consistente in una raccolta di canzoni e di catches], James Lewer, London 1763. London, British Library). Paragrafo 1: I tempi della creazione della Gran Loggia. Quando, in un imprecisato giorno del 1716, alcuni Fratelli di vecchia data riuniti nella Apple-Tree Tavern e appartenenti a quattro logge esistenti sul territorio londinese (nota 1) presero la decisione di dar vita ad una Gran Loggia con l'intento di risollevare le sorti della massoneria ormai resa inoperante dall'evoluzione dei tempi e soprattutto dall'introduzione di nuove tecniche nel campo dell'architettura, nessuno poteva immaginare che la trasformazione, da società operativa in società speculativa, di un antichissimo sodalizio, i cui membri erano sottoposti a riti di iniziazione e vincolati al segreto, avrebbe radicalmente modificato il panorama del secolo e avviato un inarrestabile quanto rapido processo di crescita della "Fraternity of Freemasons" (Fratellanza dei Massoni) tale da farne un'organizzazione universalmente e capillarmente diffusa e dotata di singolari poteri. Dal momento che l'età d'oro dell'architettura, arte emblematica non diversamente dall'alchimia, col declinare dello stile gotico che l'aveva guidata per secoli era ormai definitivamente trascorsa, il revival dell'ars regia non poteva che avvenire su basi meramente ideali e simboliche, avendo per traguardo la definizione di una dottrina sociale, di un ordine morale, di una disciplina religiosa (a carattere deista e non confessionale) e l'edificazione di una società di uomini uguali. Non i costruttori di cattedrali erano ora chiamati ad erigere il tempio che doveva rendere gloria al Grande Architetto dell'Universo e a manifestare di quale consistenza fosse la catena della Fratellanza che li univa in santo vincolo, bensì gli uomini che considerassero cose sacre la conquista della virtù e il raggiungimento della felicità. Proiettata alla ricerca delle proprie origini e della propria antichità, impegnata in una santificante crociata di giustizia, attenta a trovare un sapiente equilibrio fra predisposizione storica e inclinazione profetica, fra tradizione e progresso, l'Istituzione, non insensibile alle istanze delle nuove confessioni uscite dal grembo del cristianesimo anglicano, "tolleranti" e predicanti la non violenza, come quella dei Puritani e quella dei Quaccheri, aveva avviato, ricavandone meriti infiniti, un processo d'indagine scientifica sul mondo noto, ma indugiava pericolosamente sugli "arcana mundi": per troppa voglia di razionalità, si concedevano posizioni di privilegio all'irrazionale e al leggendario, a ciò che era frutto di credenze, di fantasie, di mistificazioni, di trame che erano immaginarie perché troppo sapientemente occultate e occulte perché troppo artificiosamente immaginate. L'erudizione e lo scientismo di John Dee (1527 - 1608), di Robert Fludd (1576 - 1616), di Elias Ashmole (1617 - 1692) costituirono la base per l'erezione di un apparato strepitoso di argomentazioni in cui gli spazi maggiori erano occupati dalle scienze della divinazione, dall'alchimia, dalla magia, dai culti misterici e da un insistente bombardamento di effusioni mistiche. L'enfasi concessa all'esoterismo, un massiccio crogiuolo nel quale erano ospitati, fra gli altri, anche gli astrologi, i cavalieri templari, i rosacrociani, i cabbalisti, compromise non poco l'unità e la "regolarità" dell'ideologia massonica, ma non fece venire meno né i principii fondamentali né la vocazione naturale dei Fratelli a volersi ritrovare tutti insieme in loggia per discorrere di filosofia, morale, storia, architettura, poesia, pittura, musica, eloquenza, evitando di proposito gli argomenti offerti dalla politica e dalla religione che potevano ingenerare intolleranza ed esasperazione d'animo. E' la cultura della conversazione quella che probabilmente meglio definisce il mondo degli affiliati, formalmente tenuti insieme dall'osservanza di vincoli e di rituali grondanti di significati simbolici, ma propensi a considerare come primaria l'esigenza di ragionare, scambiare opinioni ed informazioni, commentare ciò che la storia e l'attualità offrivano. Per coltivare quell'arte del conversare non v'erano posti migliori, se si eccettuano quelli, rigidamente riservati ai soci, messi a disposizione da accademie, clubs e circoli, dei fumosi e il più delle volte equivoci locali delle taverne, delle locande, delle osterie, delle birrerie, delle bettole delle grandi città, e di Londra in particolare, che sin dai tempi di Shakespeare avevano acquistato grande valenza sociale e notorietà. E' stato calcolato che le locande e le taverne della capitale fossero in numero di 211 al tempo della prima guerra civile (1642) e che fossero diventate 652 meno di un secolo dopo (1732), epoca nella quale si potevano contare anche 551 caffè (il primo era stato aperto nel 1650), poi progressivamente soppiantati dalle sale da tè per effetto delle disposizioni governative (1729) che volevano favorire la bevanda importata dalle Indie (nota 2). Secondo un inveterato ma ben comprensibile costume (maestri carpentieri e muratori non potevano permettersi, di certo, né amavano frequentare sedi di alto lignaggio), le quattro logge, che erano ancora prive di un titolo distintivo, operavano in birrerie o in taverne: i nomi di quelle birrerie ("At the Goose and Gridiron", ["All'oca e alla graticola"] in St. Paul Churchyard e "At the Crown ["Alla corona"], "At the Apple-Tree" ["Al melo"] in Charles Street, Covent Garden, e "At the Rummer and Grapes" ["Alla coppa e all'uva"] in Channel Row, a Westminster, allora ancora separata da Londra) sono divenuti famigliari a chi insegue, a qualsiasi livello di conoscenza, la storia dell'Ordine. In quei locali da molto tempo si riunivano persone che nulla avevano ormai da spartire con gli antichi costruttori e che propriamente non erano dei "masons", cioè dei muratori, ma piuttosto degli "accepted masons", delle persone "accettate" nella corporazione dei muratori senza aver mai esercitato né esercitare quell'arte. Entrata nell'uso dopo il 1676 per distinguere i nuovi arrivati dai "free-masons", i liberi muratori veri e propri, tale qualifica finirà coll'essere assimilata e far un blocco unico con quella principale, sicché si parlerà sempre più diffusamente di "free and accepted masons" (muratori liberi e accettati) intendendo in realtà un'unica categoria di persone, tutte ugualmente impegnate sul piano speculativo e non più anche su quello operativo (nota 3). Mancano del tutto le carte relative a quel primo meeting del 1717 e a tutta l'attività esplicata sino al 24 giugno 1723: in maniera più o meno attendibile, tuttavia, qualche riferimento storico si trova nei primi scritti usciti sulla massoneria inglese e segnatamente sulla seconda edizione delle "Constitutions" (Costituzioni, 1738) di James Anderson. La "Grand Lodge of London" (Gran Loggia di Londra) venne formalmente costituita il 24 giugno 1717 (giorno consacrato dalla Chiesa a San Giovanni Battista), riunendo in assemblea annuale i Fratelli appartenenti a logge distinte e impegnandoli nella celebrazione di una festa, a partire dal 1721 coronata da una processione, che doveva essere dominata da sentimenti di pace e di concordia e che doveva rappresentare in qualche modo una testimonianza di lealtà e di fedeltà dell'Ordine massonico espressa tanto nei confronti del sovrano (la dinastia degli Hannover era appena salita al trono, nel 1714, con Giorgio I) quanto nei confronti della Chiesa anglicana e della religione in genere. E' da quella data, come si sa, che si fa iniziare la storia della massoneria moderna o speculativa. In quella prima tornata ci si era preoccupati di eleggere un Gran Maestro, il primo di una sequenza prestigiosa: la scelta era allora caduta su Anthony Sayer (ca. 1672 - 1742), un gentleman sul conto del quale quasi nulla si conosce, il cui mandato era stato stabilito dovesse avere la durata di un anno: e, in effetti, per un certo periodo di tempo, sino all'elezione alla grande maestranza di lord William Byron nel 1747 (e in carica sino al 1753), alla scadenza del 24 giugno si provvide sempre alla nomina di un nuovo Gran Maestro o ad un rinnovo dell'incarico. Del manipolo dei Fratelli intervenuti all'assemblea del 1717 facevano parte alcune personalità di alta levatura e che hanno tracciato il corso della massoneria moderna. Fra costoro emergono le figure di due ecclesiastici, i reverendi pastori Désaguliers e Anderson, la cui presenza in quel contesto rappresenta una testimonianza assai significativa delle origini religiose, etiche e spirituali del moderno Ordine della massoneria. Jean-Théophile Désaguliers, poi divenuto John Theophilus Desaguliers (1683 - 1744), era figlio di un profugo ugonotto, pastore a La Rochelle, approdato in Inghilterra a seguito della revoca dell'editto di Nantes (1685) che tanto sconquasso doveva provocare in Europa (ricordo che delle 400.000 persone che si allontanarono dalla Francia, circa 80.000 avevano raggiunto la Gran Bretagna). Educato alla Christ Church di Oxford, "master of arts" nel 1712, pastore della Chiesa Anglicana, scienziato e filosofo (nota 4) accolto assai presto (1714) nella Royal Society, insignito del titolo di dottore in legge (1718) dall'Università di Oxford, Desaguliers era entrato in massoneria subito dopo essersi portato a Londra: affiliato dapprima presso la Loggia "At the Goose and Gridiron" (All'oca e alla graticola), era poi passato (probabilmente nel 1713) alla consorella "At the Rummer and Grapes" (Alla coppa e all'uva) di Westminster. Seguace delle teorie di Newton (che fu padrino di battesimo di uno dei suoi due figli, John Isaac), Desaguliers doveva ricoprire la carica di Gran Maestro della Gran Loggia di Londra, terzo della serie, nel 1719-1720, al tempo in cui svolgeva compiti di cappellano presso il conte di Carnarvon, James Brydges, proprio allora divenuto primo duca di Chandos. James Anderson (1679 - 1739), nativo di Aberdeen nella cui Università si formò conseguendovi il "master of arts", apparteneva alla confessione presbiteriana scozzese e ne fu pastore, esercitando il ministero, dopo il suo trasferimento a Londra (1708), nella chiesa di Swalow Street in Piccadilly. Non si sa a quale delle quattro logge costitutive della Gran Loggia egli appartenesse, ma è certo che nei primi anni di vita della nuova organizzazione il suo nome non emerge. Desta un certo qual stupore, pertanto, che ad una personalità per nulla appariscente sino a quel momento, quale era stato l'Anderson, il 29 settembre 1721 sia stato affidato l'incarico di scrivere la storia della massoneria, delle sue antiche cariche e di redigere i regolamenti della nuova Istituzione. Cosa che l'Anderson compì in brevissimo tempo, al punto che il 27 dicembre di quell'anno, a lavoro terminato, la Gran Loggia poteva nominare una commissione formata da quattordici Fratelli per esaminare il contenuto dell'opera e riferirne all'assemblea. Presentata il 25 marzo 1722, la relazione fu approvata e con essa i regolamenti formulati sulla base di quanto era già stato proposto nel 1720 da George Payne (? - 1757), secondo Gran Maestro della Gran Loggia (1718-1719 e 1720-21). Il testo dell'Anderson (nota 5) veniva poi dato alle stampe l'anno successivo con una dedica a John Montague, secondo duca di Montagu (1690 - 1749) e Gran Maestro nel 1721-1722 e del quale sono riprodotte le armi, mentre un bel frontespizio, opera del londinese John Pine (1690 - 1756), ritrae il duca di Montagu nell'atto di consegnare le Costituzioni, in presenza di Desaguliers e di altri austeri dignitari, al suo successore, Philip duca di Wharton (1698 - 1732). Questo il titolo dell'opera: "The Constitutions of the Free-Masons. Containing the History, Charges, Regulations &c. of that most Ancient and Right Worshipful Fraternity. For the Use of the Lodges. London: Printed by William Hunter, for John Senex at the Globe, and John Hooke at the Flower-de-luce over-against St. Dunstan's Church, in Fleet-street. In the Year of Masonry 5723. Anno Domini 1723" (Le costituzioni dei massoni. Contenente la storia, le cariche, le regole ecc. della più antica e operosa Fratellanza. Per l'uso delle logge. Londra: stampato da William Hunter, per John Senex al Globe e John Hooke al Flower-de-luce accanto alla Chiesa di San Dunstano in Fleet street. Nell'anno della massoneria 5723. Anno Domini 1723). A quella prima edizione ne seguiranno altre recanti ampie ed importanti modifiche: Anderson farà ancora in tempo a pubblicare nel 1738, un anno prima della morte, "The New Book of Constitutions of the [...] Fraternity of Free and Accepted Masons" (Il nuovo libro delle costituzioni della [...] Fratellanza dei massoni liberi e accettati, con dedica al Gran Maestro di quell'anno, Henry George Herbert Brydges, secondo duca di Chandos, 1708 - 1771), poi ripreso con altri interventi da John Entick (ca. 1703 - 1773) nel 1756 (e nuovamente nel 1767) e da John Noorthouck (ca. 1746 - 1816) nel 1784. Tanto Desaguliers quanto Anderson furono prodighi nel sostenere le scienze, la geometria e la matematica in particolare, e a farne un momento qualificante dell'attività delle logge, le quali erano pur sempre le legittime discendenti delle gilde preposte alla costruzione delle cattedrali e guidate da persone, dunque, che del calcolo avevano fatto la ragion d'essere della propria professione. Non per caso, infatti, la massoneria delle origini fu popolata di uomini di scienza: fra il 1673 e il 1753 si registrano, fra i membri delle logge di Londra e di Westminster, i nomi di un centinaio di fellows (compagni) della Royal Society, una settantina dei quali iniziati all'Ordine a partire dal 1717 (nota 6). Fra i propugnatori della scienza come traguardo di virtù e veicolo di benessere deve essere annoverato anche lord Paisley, e cioè il visconte James Hamilton, poi settimo conte di Abercorn (1686 - 1744), eletto alla grande maestranza nel 1726. Appassionato cultore di musica, lord Paisley sembra essere stato il vero autore di "A treatise on harmony: containing the chief rules for composing in two, three and four parts, dedicated to all lovers of Music, by an admirer of this agreable science" (Trattato sull'armonia: contenente le regole basilari per la composizione in due, tre o quattro parti, dedicato a tutti gli amanti della Musica, da un ammiratore di questa piacevole scienza, Pearson, London 1730), pubblicato sotto il nome di Johann Christoph Pepusch che del gentiluomo inglese era stato il maestro: la vera paternità dell'opera risulterebbe dalla copia manoscritta esistente alla British Library e, del resto, se ancora qualche dubbio esistesse in merito, esso dovrebbe essere rimosso dalla considerazione che l'espressione "by an admirer" (da un ammiratore) figurante nell'intestazione dell'opera mai sarebbe stata usata da un professionista quale era Pepusch. La rapida diffusione conosciuta dall'Ordine (le Costituzioni del 1723 erano state approvate dai rappresentanti di venti logge londinesi; per un confronto si tenga presente che nel 1797 le logge della capitale saranno centosedici e nel 1813, all'atto della riunificazione degli "Antichi" e dei "Moderni", centotrentanove), porterà, nel 1738, quando ormai l'Istituzione aveva preso piede non solo fuori della capitale ma anche all'estero (nota 7), alla trasformazione della "Grand Lodge of London" in "Grand Lodge of Free and Accepted Masons under the Constitution of England" (Gran Loggia dei Massoni Liberi e Accettati sotto la Costituzione d'Inghilterra), seguendo l'esempio della "Grand Lodge of Ireland" (Gran Loggia d'Irlanda, 1725) e della "Grand Lodge of Scotland" (Gran Loggia di Scozia, 1736). L'unità del movimento, tuttavia, era in pericolo. Già si erano manifestate o stavano per venire alla luce scissioni del tutto ingiustificate, varietà di "obbedienze" talvolta dai nomi volutamente ridicoli e caricaturali, ai quali corrispondevano azioni di sapore più goliardico che conformi agli ideali umanitari e filantropici della Fratellanza (e fra l'altro, nel 1724, sotto la gran maestranza del giovine Charles secondo duca di Richmond, Lennox e Aubigny, 1701 - 1750, si darà il via alla creazione del "Grand Lodge Charity Fund", Fondo di Beneficenza della Gran Loggia): "Gormogons" (1724-1738), "Gregorians" (1730-1806), "Mercurians"; "Scald Miserables" (1741-1757), "Grand Order of the Bucks" (1723-inizi secolo XX) e poi ancora "Hurlothumbrians", "Ubiquarians", "Hicubites" sono solamente alcune delle intitolazioni ricorrenti per designare società il cui scopo principale, per stessa ammissione dei loro aderenti, era quello di mangiare, bere, cantare e fumare (nota 8). Diverso, invece, è il caso della "Grand Lodge of Antients" (Gran Loggia degli Antichi) sorta nel 1751 ad opera di cinque logge di massoni irlandesi trapiantati a Londra e di cui il più noto esponente fu Laurence Dermott, l'autore, come si vedrà, di "Ahiman Rezon": opponendosi ai "Moderns" (Moderni), cioè alla massoneria nata dall'assemblea del 1717 e regolata dalle Costituzioni di Anderson, gli "Antients" nel 1753 costituirono la "Grand Lodge of the Free an Accepted Masons of England according to the Old Institutions" (Gran Loggia dei Massoni Liberi ed Accettati d'Inghilterra secondo le vecchie Istituzioni) con l'intento di ripristinare gli antichi regolamenti (nota 9). Si ebbero così due Grandi Logge che governarono l'una in maniera indipendente dall'altra i due gruppi di massoni d'Inghilterra sino a quando, nel 1813, fu decisa la riunificazione e si realizzò la "United Grand Lodge of England" (Gran Loggia Unita d'Inghilterra). La massoneria inglese, tuttavia, aveva potuto attraversare il secolo senza subire le conseguenze di un'ostilità preconcetta o, peggio, inconsulti atti di persecuzione e d'intolleranza da parte delle autorità politiche ed ecclesiastiche timorose di perdere potere, influenza e prestigio. Un'intelligente quanto equilibrata opera di propaganda e d'informazione era stata avviata da taluni esponenti dell'Ordine (nota 10) quando meglio si precisò il tipo d'intervento che si aveva in animo di condurre per modificare l'assetto della società. Il trionfo del razionalismo, infatti, fu reso possibile proprio dalla diffusione di idee che, maturate all'interno delle accademie, dei clubs, delle logge, trovarono il consenso del ceto nobile e della borghesia aprendo il passo all'età contemporanea. NOTE AL PARAGRAFO 1. Nota 1: Resta tuttora indefinita la questione se le quattro logge che diedero origine alla "Grand Lodge of London" fossero le uniche superstiti fra quelle un tempo attive nella capitale o se ve ne fossero altre che non presero parte all'iniziativa di riunirsi in un organismo più ampio ed articolato. Certo è che le "Constitutions" del 1723 furono controfirmate da venti logge e che l'elenco degli "ateliers" aderenti alla "Grand Lodge" pubblicato in quel contesto ne annovera cinquantuno, di cui solamente due fuori del territorio londinese. Occorre far notare poi che nel 1717 in Inghilterra non esistevano altre logge, fatta eccezione per quella antichissima di York, nel nord del Paese, la cui costituzione si faceva risalire al 926. A motivo di questa sua "antichità", per lungo tempo la Loggia di York esercitò il potere giurisdizionale su tutte le officine inglesi, sino al momento in cui (1567) nelle terre meridionali non si volle eleggere un Gran Maestro, nella persona di Thomas Gresham (cui succedette poi il grande Inigo Jones, 1573 - 1652, il sommo interprete dell'arte di Vitruvio). Pur non avendo aderito all'idea che avrebbe portato alla creazione di una Gran Loggia a Londra, la Loggia di York non mancò di svolgere un'attività di mutuo intervento, sino a quando però, nel 1725, essa non decise di assumere il titolo e la funzione di "Grand Lodge of all England" (Gran Loggia di tutta l'Inghilterra) poi mantenuti sino al 1792. Nota 2: Traggo queste notizie da Joseph Ryle Clarke, "The establishment of the premier Grand Lodge: why in London and why in 1717" (La fondazione della prima Gran Loggia: perché a Londra e perché nel 1717), in "Ars Quatuor Coronatorum", 81 (1968), pp. 1-7. Per una disamina dell'evoluzione dei gusti del bere e del fumare nei secoli XVII-XIX si veda Wolfgang Schivelbusch, "Das Paradies, der Geschmack und die Vernunft", Carl Hanser Verlag, München-Wien 1980 (trad. it. "Il paradiso, il gusto e il buon senso. Una storia dei generi voluttuari", De Donato, Bari-Roma 1988). Un documento non trascurabile dell'importanza che la "attività" del bere ha esercitato nella civiltà, non solamente inglese, e che interessò anche gli ambienti della massoneria, è dato da una pubblicazione di un esponente dell'Ordine, Robert Samber: "Ebrietatis Encomium: or, The Praise of drunkenness. Wherein is authentically, and most evidently proved. 1. The necessity of frequently getting drunk. 2. That the practice of getting drunk is most antient, primitive and catholic. Confirmed by the examples of heathens, turks, infidels, popes, primitive Christians, bishops, doctors, philosophers, poets, free masons, and other men of leaning in all ages. With proper rules to be observ'd in getting drunk. Writeen by a person of honour" (Ebrietatis Encomium: o, Elogio dell'ubriachezza. Dove si dimostra, autenticamente ed evidentemente: 1. La necessità di ubriacarsi con frequenza. 2. Che la pratica dell'ubriachezza è antichissima, primitiva e cattolica. Confermato dagli esempi di turchi, infedeli, papi, primi Cristiani, vescovi, dottori, filosofi, poeti, massoni e altri uomini illustri di tutte le età. Con le regole appropriate da rispettare nell'ubriacarsi. Scritto da un gentiluomo), Curll, London, 1723. Nota 3: Su questo argomento si veda anche Eric Ward, "The Birth of Free-Masonry" (La nascita della massoneria), in "Ars Quatuor Coronatorum", 91 (1978), pp. 77-100. Nota 4: Fra gli scritti di Desaguliers figurano un "Treatise on the Construction of Chimneys (Trattato sulla costruzione delle canne fumarie, 1716) e "A course of Experimental Philosophy" (Corso di filosofia sperimentale), 2 voll. (1734). Egli curò, inoltre, l'edizione inglese di "The Religious Philosopher" (Il filosofo religioso) di Bernard Nieuwentyt (1718) e predispose un'ampia appendice alla seconda edizione (1735) della traduzione inglese (fatta da Sir William Browne) dei "Catoptricae et Dioptricae Elementa" di David Gregory (1695). Su di lui si vedano: John Stokes, "Life of John Theophilus Desaguliers" (Vita di Desaguliers), in "Ars Quatuor Coronatorum", 38 (1925), pp. 285-308; Duncan Campbell Lee, "Desaguliers of No. 4 and His Services to Freemasonry", presso l'Autore, London 1932; Margaret Rowbotton, "John Theophilus Desaguliers", in "Proceedings of the Huguenot Society", XXI, (1965-1970). Nota 5: Su Anderson e le sue "Costituzioni" si vedano: William John Chetwode Crawley, "The Rev. Dr. Anderson's Non-Masonic Writings, 1712-1739" (Scritti non massonici del reverendo dottor Anderson, 1712-1739), in "Ars Quatuor Coronatorum",, 18 (1905), pp. 28-42; Alfred Robbins, "Dr. Anderson of the 'Constitutions'", ibid., 23 (1910), pp. 6-34; A. Lionel Vibert, "Anderson's Constitutions of 1723", ibid., 36 (1923), pp. 36-85; Lewis Edwards, "Anderson's Book of Constitutions of 1738", ibid., 46 (1933), pp. 357-430. E' da notare che nel 1722, e dunque l'anno prima che venisse alla luce l'opera di Anderson, l'editore John Roberts aveva dato alle stampe a Londra "The Old Constitutions Belonging to the Ancient and Honourable Society of Free and Accepted Masons. Taken from a Manuscript wrote above Five Hundred Years since" (Le vecchie costituzioni appartenenti all'antica ed onorevole società dei massoni liberi e accettati. Tratte da un manoscritto risalente a circa cinque secoli fa). Naturalmente, non si trattava di un manoscritto antico di cinque secoli, bensì di una copia tratta da un altro manoscritto, già in possesso di Robert Harley, conte di Oxford (e ora alla British Library), che registrava i regolamenti approvati nel 1663! Questa, del resto, non era altro che una delle tante fonti (alcune anche di epoca tardomedievale) alle quali Anderson aveva potuto attingere per la redazione delle sue "Constitutions" (anche se egli non poteva certo disporre del materiale, oltre centocinquanta manoscritti, che la ricerca storica ha attualmente individuato). Ricordo che un'eccellente dizione critica delle "Costituzioni" del 1723 con relativa traduzione francese è stata curata da Daniel Ligou, Edimaf, Paris 1992 (IV ediz.). Nota 6: Cfr. Joseph Ryle Clarke, "The Royal Society and early Grand Lodge Freemasonry", in "Ars Quatuor Coronatorum", 80 (1967), pp. 110-119. Nota 7: Risale al 1726 la decisione di dare vita a delle "Provincial Grand Lodge" (Gran Logge Periferiche, ciascuna delle quali doveva essere sottoposta all'autorità di un Provincial Grand Master, Gran Maestro Periferico). Gran Logge di questo tipo furono costituite anche fuori d'Europa, ad esempio, nel 1729-30 in India (Bengala) e in America (New York, New Jersey e Pennsylvania). Nota 8: Cfr. William Henry Rylands, "A forgotten rival of Masonry: The Noble Order of Bucks", in "Ars Quatuor Coronatorum", 3 (1890), pp. 140-162 e 4 (1891), pp. 64-69; Robert Freke Gould, "Masonic Celebrities: No. 6, The Duke of Wharton, G. M. 1722-3. Combined with History of the Gormagons", ibid., 8 (1895), pp. 114-155; William John Chetwode Crawley, "Mock Masonry in the 18th Century", ibid., 18 (1905), pp. 129-146; Willian Henry Rylands, "Notes on the Society of Gregorians", 21 (1908), pp. 91-137. Si veda anche William Braun Hextall, "Some Old-Time Clubs and Societies", ibid., 27 (1914), pp. 25-62. Nota 9: Sull'argomento si veda Cyril N. Batham, "The Grand Lodge of England according to the Old Institutions (The Grand Lodge of the Antients)" (La Gran Loggia d'Inghilterra secondo le antiche istituzioni; La Gran Loggia degli Antichi), in "Ars Quatuor Coronatorum", 94 (1981), pp. 141-165. Nota 10: L'opera più significativa in tal senso fu l'opuscolo firmato da Samuel Prichard, un membro dell'Ordine di cui non sono noti i dati biografici, pomposamente intitolato "Masonry Dissected: being a Universal and Genuine Description of all its Branches from the Original to this Present Time. As it deliver'd in the Constituted Regular Lodges both in City and Country, according to the Several Degrees of Admission" (La massoneria dissezionata: descrizione autentica e universale di tutti i suoi rami, dalle origini al presente. Così come creata nelle Logge regolari costituite sia in città che in campagna, secondo i diversi gradi di ammissione), J. Wilford, London 1730. Lo scritto, che conobbe una grande quantità di ristampe e riedizioni (tre nel solo 1730), trovò rapida accoglienza in Europa: ne furono approntate traduzioni in tedesco (1736), in olandese (ca. 1778) e in francese (1738). Da notare che James Anderson intervenne premurosamente nello stesso anno con una sorta di replica, "A Defense of Masonry" (Difesa della Massoneria), che voleva rappresentare non già una risposta ad attacchi inesistenti quanto piuttosto una precisazione in merito ai significati simbolici che si dovevano attribuire ai cerimoniali massonici. Paragrafo 2: I canti di loggia e i musicisti appartenenti all'Ordine. Privo di avventure e di ingannevoli impennate, il cammino della musica rituale massonica fra gli ateliers di Gran Bretagna e Irlanda ha inizio formalmente, e sostanzialmente, con la pubblicazione, a conclusione della prima edizione delle "Constitutions of Freemasons" (Costituzioni dei massoni) del reverendo James Anderson (1723), di quattro canti (songs) che non si sarebbe tardato a considerare e classificare come "tradizionali" e, dunque, obbligatori all'interno dei lavori di loggia (nota 1). Riferiti ai gradi e alle funzioni fondamentali (rispettivamente di Maestro, Sorvegliante, Compagno e Apprendista) quei canti, che occupano pe pp. 75-90 e a ciascuno dei quali è apposta una didascalia indicante le modalità di esecuzione o le finalità, sono nell'ordine: 1) The Master's Song, or, The History of Masonry (Il canto del Maestro, o La storia della Massoneria) (Adam, the first of humane Kind, Adamo, il primo della specie umana) "To be sung with a Chorus - when the Master shall give leave - either one Part only or all together, as he pleases" (Da cantarsi con un coro, quando il Maestro Venerabile lo autorizzi, soltanto in parte oppure interamente, a piacere) 2) "The Warden's Song or, an other History of Masonry, Compos'd Since the most noble Prince Philip Duke of Wharton was chosen Grand Master" (Il canto del Guardiano, o Un'altra storia della Massoneria, composto quando il nobilissimo principe Filippo, duca di Wharton, è stato eletto Gran Maestro) (Whene'er we are alone, Ogni volta che siamo soli) "To be sung and played at the Quarterly Communication" (Da cantarsi e suonarsi alla congregazione trimestrale) 3) "The Fellow-Craft's Song: By our Brother Charles Delafaye Esq." (Il canto del compagno: scritto dal nostro fratello Charles Delafaye) (Hail Masonry! thou Craft divine! Ti saluto Massoneria, arte divina!) "To be sung and played at the Grand Feast (Da cantarsi e suonarsi alla Gran Festa) 4) "Enter'd Prentice's Song. By our late Brother Mr. Matthew Birkhead, deceas'd" (Canto dell'Apprendista: scritto dal fratello Matthew Birkhead, deceduto) (Come let us prepare, Prepariamoci) "To be sung when all grave Business is over, and with the Master's leave" (Da cantarsi quando i lavori sono terminati e con l'autorizzazione del Maestro Venerabile). Il primo canto, su testo dello stesso Anderson e su melodia di ignoto autore ma probabilmente derivata da un canto popolare, si configura come un poemetto di duecentoventotto versi suddiviso in cinque parti di cui la prima e l'ultima formate da cinque strofe di otto versi e le tre centrali da sei strofe pure di otto versi. Ogni parte, intonata solisticamente, è poi conclusa da un Chorus di quattro versi a mo' di refrain, sempre uguale e al quale deve far seguito un brindisi di volta in volta diverso: dopo la prima parte, è detto, "ci si fermerà per bere alla salute dell'attuale Maestro", dopo la seconda "per bere alla salute del Maestro e dei Sorveglianti di questa loggia particolare"; dopo la terza "per bere alla gloriosa memoria degli imperatori, re, principi, nobili, membri della classe gentilizia, del clero e degli studiosi che hanno sempre propagandato l'Arte Reale"; dopo la quarta, infine (non è previsto il brindisi al termine della quinta parte), "per bere alla felice memoria di tutti coloro i quali hanno fatto rivivere l'antico stile di Augusto" (cioè, l'arte romana e l'arte gotica). L'ampio carme si traduce, ambiziosamente, in un profilo storico della massoneria dalle origini al 1723, la qual cosa non poteva non suscitare reazioni negative e attirare la satira e lo scherno (nota 2). Per quanto riguarda il secondo song figurante nelle "Constitutions", si deve far rilevare che si tratta ancora una volta di una specie di ritratto storico della massoneria, contenuto in più breve, ma pur sempre prolisso, spazio (centoquaranta versi, pari a tredici stanze più un Chorus finale di dieci versi ciascuna) e opera nuovamente di Anderson, mentre la melodia è estratta dal repertorio popolare, concepito come omaggio al duca di Wharton che abbiamo visto essere stato chiamato a coprire la carica di Gran Maestro il 25 giugno del 1722. Il terzo song, di trentasei versi (sei quartine a ciascuna delle quali segue un refrain di due versi), consiste in un'appassionata celebrazione delle virtù della massoneria "arte divina, gloria della terra, rivelata dai cieli" ed è opera di Charles Delafaye (? - 1762), membro della Loggia "At the Horn Tavern" di Westminster, più tardi passato alla "Grand Lodge" londinese. Funzionario della Segreteria di Stato (negli ultimi anni di attività raggiunse la carica di sotto-segretario), membro della Royal Society e seguace delle dottrine di Newton, Delafaye, che era figlio di un profugo ugonotto, fu uno dei più fidati collaboratori del governo di Robert Walpole: l'ordine di arresto di Alberto Radicati di Passerano e dei suoi seguaci fu opera sua (nota 3). E' probabile che della musica fosse autore lo stesso Delafaye (nota 4); occorre però dire che si conoscono almeno altre quattro "versioni" contemporanee. La prima è opera di un certo Lewis (Louis) Mercy, un compositore di origine francese vissuto all'incirca fra il 1695 e il 1750, virtuoso di flauto a becco (pubblicò per il suo strumento almeno tre raccolte di sei sonate ciascuna), al servizio del conte di Carnarvon (il padre del futuro Gran Maestro della Gran Loggia d'Inghilterra) probabilmente prima del 1720. Mercy risulta essere stato membro di due delle logge londinesi legate al nome, poi divenuto prestigioso e leggendario, di John Coustos: nel 1730 era iscritto nella lista della "Rainbow Coffee-House" (la loggia n. 75, in York Buildings) e nel 1732 era Maestro Venerabile della "Prince Eugen's Head Coffee-House" (n. 98, in St. Alban's Street). La seconda melodia per il "Fellow-Crafts Song" è stata composta nel 1739 da Johann Friedrich Lampe, un compositore tedesco (nato in Sassonia nel 1703, trasferitosi a Londra nel 1725, morto a Edimburgo il 25 luglio 1751) che fu autore di una quindicina di lavori teatrali, di numerosi songs, musiche strumentali e pagine di musica sacra (nota 5). La terza è di anonimo autore, mentre la quarta, infine, è dovuta a Richard Leveridge (Londra, ca. 1670 - 22-III-1758), un famoso cantante (basso), attivo sulle scene londinesi, soprattutto del Drury Lane Theatre e del Covent Garden, distintosi anche come compositore di opere teatrali e di una grande quantità di songs, fra i quali alcuni di argomento massonico: non è nota la data di iniziazione di Leveridge, ma il suo nome compare nella lista dei membri della Loggia "At the Bear and Harrow" in Butcher Row (Temple Bar) alla data del 1731 (nota 6). Da notare, inoltre, che il testo di Delafaye fu anche rivestito della musica del celebre "Rule Britannia" (1740) di Thomas Augustine Arne (nota 7). Infine, il quarto song. Testo e musica di quello che venne poi definito come il "Freemasons' Tune" (Inno dei massoni), il canto massonico per eccellenza, sembrerebbero essere opera di Matthew Birkhead, un cantante e attore attivo al Drury Lane Theatre, Maestro Venerabile della Loggia n. 5 di Londra, deceduto nei primissimi giorni del gennaio 1723 e quindi poco tempo prima della pubblicazione delle "Constitutions". Il testo consta di trentasei versi, pari a sei strofe di sei versi ciascuna e prive di refrain: intorno al 1730 il Fratello Springett Penn (nota 8) ne aggiunse una settima, che Anderson riprodusse nella seconda edizione delle "Constitutions" (1738). Il testo di Birkhead per la verità era già apparso il 1 dicembre 1722 sul "Reid's Weekly Journal" sotto il titolo di "The Free Mason's Health" (La salute del massone) e prima ancora, nel 1719, se ne era potuta leggere una prima versione con una diversa melodia ricavata da una jig (danza popolare in tempo vivace, progenitrice della forma stilizzata della giga) irlandese e sotto il titolo di "On the Queen's Progress to the Bath" (Sulla passeggiata al bagno della regina) nella seconda parte dell'allora celebre raccolta di canzoni del commediografo Thomas D'Urfey (1653 - 1723) "Wit and mirth, or Pills to Purge Melancholy" (Spirito e allegria o Pillole per scacciare la malinconia), mentre una parodia in quarantotto versi apparirà nel 1725 sul "London Journal" col titolo di "An Answer to the Freemasons Health" (Risposta alla salute dei massoni). Per quanto riguarda la musica, si è oggi orientati a intenderla non come opera originale, bensì come adattamento di un antico canto popolare inglese (nota 9). Nel 1738 pubblicando la seconda edizione delle sue "Constitutions" (nota 10) Anderson fornirà un complesso di undici canti (alle pp. 200-215), sette dei quali di nuova invenzione. Dei quattro fatti conoscere nell'edizione del 1723, il primo, "The Masters Song", è ora ridotto alla sola terza parte (che inizia con le parole "We sing of Masons antient Fame!", Cantiamo l'antica fama dei massoni): sei strofe di otto versi e il coro conclusivo di quattro, per un totale di cinquantadue versi; il secondo, "The Gardens Song", è ridotto all'ultima strofa, la tredicesima ("From henceforth ever sing", D'ora in poi cantate), e al coro finale, in tutto venti versi. I nuovi canti sono i seguenti: 1) The Deputy Grand Master's Song (nota 11) (On, on, my dear Brethren, pursue your great Lecture) 2) The Grand Warden's Song, by Brother [James] Oates (Canto del Gran Guardiano, scritto dal Fratello James Oates) (Let Masonry be now my Theme, Lasciate che la massoneria sia il mio motivo) 3) The Treasure's Song (Canto del Tesoro) (Grand me, kind Heaven, what I request, Donami, benigno cielo, ciò che ti chiedo) 4) The Secretary's Song (Canto del Segretario) (Ye Brethren of the antient Craft) 5) The Sword Bearer's Song (Canto del portatore della spada) (To all who Masonry despise, A tutti coloro che disprezzano la Massoneria) 6) An Ode to the Free Masons (Ode ai Massoni) (By Masons Art th'aspiring Domes) 7) An Ode on Masonry, by Bro. J. Bancks (Ode alla Massoneria, scritta dal Fratello J. Bancks) (Genius of Masonry descend, Genio della Massoneria discendi). L'iniziativa presa da Anderson di inserire dei canti ad uso rituale nelle "Constitutions" doveva trovare quasi subito una risposta nei manuali editi a beneficio delle logge e nelle pubblicazioni che portavano a conoscenza di un più vasto pubblico, con intenti chiaramente promozionali, le singolari manifestazioni dell'azione massonica. Nella maggior parte dei casi ci si limitò a rendere di pubblico dominio i soli testi, senza riportarne l'apparato melodico (ma indicando talvolta la melodia sulla quale ogni singolo song poteva essere intonato). Di quel corposo gruppo di collezioni di canti senza melodia fornisco qui un elenco pressoché completo, arricchito da alcune annotazioni e da qualche precisazione raccolta dalle fonti che, fra non poche difficoltà, ho potuto consultare. Come si potrà notare, non di rado le intitolazioni sono esageratamente elaborate, pletoriche, asfissianti e quasi mai proporzionate ai reali contenuti dell'opera; in alcuni casi, pertanto, mi sono limitato a poche salienti annotazioni. Devo inoltre far presente che accanto alle vere e proprie raccolte di songs pubblicate autonomamente, figurano volumi, confezionati talvolta da anonimi autori, ripetutamente ristampati con o senza varianti, anche in luoghi diversi, e sovente l'uno derivato dall'altro, quali i "Pocket Companions" (Compagni tascabili; il primo di questi uscì nel 1735), concepiti come comodi succedanei dei "Books of Constitutions" di non facile reperimento e comunque rapidamente esauriti, o quali le cosiddette "Exposures" (Esposizioni), pubblicazioni inaugurate nel 1760 con "The Three distinct Knocks" (I tre colpi distinti) e proseguite con "Jachin and Boaz" (1762), "Hiram" (1764), "Shibboleth" (1765), "Mahhabone" (1766), che avevano la pretesa di rivelare i segreti dell'Ordine, di descriverne natura e comportamenti. Questi, dunque, i titoli che riporto in ordine cronologico: 1) Peter Farmer, "A New Model for the Rebuilding of Masonry on a Stronger Basis than the former, with a Sound Constitutions, and a curious Catechism drawn from Rules both intelligible and insturctive (sic!); In Three Degrees: teaching the Whole World to be Masons, without the Imputation of being either Fools or Knaves. To which is added, Several diverting Songs by Celebrated Masons of the Old Order, and Some new ones propos'd as Subjects for a certain Orator, with the Downfall of the Old Structure, a melancholy Poem addressed to Melpomene. By Peter Farmer Esq. Dedicated to Mr. Orator Henley" (Traduzione: Un nuovo modello per la ricostruzione della massoneria su basi più robuste delle precedenti, con adeguate costituzioni e un curioso catechismo tratto dalle regole sia intelleggibili che istruttive; a tre livelli: insegnare a tutto il mondo ad essere massoni, senza venire accusati di essere pazzi. Al quale vengono aggiunti diversi canti divertenti scritti da illustri massoni dell'Antico Ordine, e alcuni nuovi proposti come temi per un determinato oratore, con il declino dell'antica struttura, un poema malinconico indirizzato a Melpomene. Da Peter Farmer dedicato all'oratore Henly), Printed for J. Wilford, London 1730. L'operina, di pp. 32, alle pp. 16-32 riporta nove canti. 2) "A curious Collection of the most celebrated songs in honour of Masonry. As they are sung at all the regular lodges of the antient and honourable fraternity of free and accepted masons in Great Britain and Principality of Wales" (Traduzione: curiosa raccolta dei canti più famosi in onore della massoneria. Così come vengono cantati in tutte le logge regolari dell'antica ed onorevole fratellanza dei massoni liberi e accettati di Gran Bretagna e del principato del Galles), Creake and Cole, London 1729 (Wolfstieg, n. 39680). Il canzoniere ebbe una seconda edizione come appendice a "The Antient Constitutions of the Free and Accepted Masons, Neatly Engrav'd on Copper Plates. With a Speech deliver'd at the Grand Lodge at York. Also a Speech of Edward Oakley, Architect, M. M. late Senior Grand Warden in Carmarthen, South Wales. Likewise a Prologue spoken by Mr Mills and an Epilogue spoken by a Mason's Wife at the Theatre-Royal in Drury Lane, on Friday the 27th Day of December 1728 when was acted the Second Part of King Henry IV. To which is added a Curious Collection of the most celebrated Songs in Honour of Masonry, as they are sung at the Regular Lodges of the Antient and Honourable fraternity of Free and Accepted Masons in Great Britain and Principality of Wales" (Traduzione: Le antiche costituzioni dei Massoni liberi e accettati, incise chiaramente su lastre di rame. Con un discorso pronunciato alla Gran Loggia di York. Contenenti inoltre un discorso di Edward Oakley, Architetto, M. M. Gran Guardiano Anziano in Carmarthen, South Wales. Allo stesso modo, contenenti un Prologo pronunciato dal signor Mills e un Epilogo pronunciato dalla moglie di un massone al Theatre-Royal, a Drury Lane, il giorno venerdì 27 dicembre 1728 quando si rappresentava la seconda parte del re Enrico IV. Alle quali viene aggiunta anche una curiosa raccolta dei canti più famosi in onore della massoneria, così come vengono cantati nelle Logge Regolari dell'Antica ed Onorevole fratellanza del Massoni liberi e accettati di Gran Bretagna e del principato del Galles), Printed for B. Creake [...] and B. Cole Engraver [...], London 1731. 3) Benjamin Cole, incisore, stampatore e scrittore attivo fra il 1724 e il 1767, apparteneva alla massoneria: nel 1728 aveva dato alle stampe (con riedizione nel 1731) "A Book of the Antient Constitutions of the Free and Accepted Masons" (Libro delle antiche costituzioni dei Massoni liberi e accettati; il volume contiene anche 30 incisioni), la cui terza edizione (1751) reca il titolo "The Antient Constitutions and charges of Freemasons, with a true representation of their noble Art in several Lectures or Speeches (Le antiche costituzioni e le cariche dei massoni, con una fedele rappresentazione della loro nobile Arte in diverse conferenze e discorsi; l'opera fu nuovamente stampata nel 1762). Suoi sono i frontespizi delle nuove edizioni delle Costituzioni di Anderson del 1756 e del 1767. Nella sua produzione di stampatore figurano varie opere di carattere musicale, fra cui alcune di Johann Friedrich Lampe. 4) "A Collection of the Songs of Masons, to which is added, Prologues and Epilogues, spoken at the Theaters in London for the Entertainment of Free-Masons" (Raccolta di canti massonici, ai quali sono aggiunti prologhi ed epiloghi declamati nei teatri di Londra ad intrattenimento dei Massoni), J. [John] Torbuck, London 1734 (Wolfstieg, n. 39681). La raccolta fu poi inserita da William Smith in "The Free Mason's Pocket Companion" (Compagno tascabile del massone), J. Torbuck, London 1736, pp. 47-93 (con rist. nel 1737; II ediz. 1738, pp. 45-87; Wolfstieg, n. 769). 5) "A Pocket Companion for Free Masons. Deus Nobis Sol & Scutum. Dedicated to the Society", E. [Ebenezer] Rider, London 1735. Il volume, opera del libraio William Smith attivo a Londra (dove esso ebbe una ristampa nel 1738) e a Dublino (in quest'ultima città essa fu proposta nel 1735 [Wolfstieg, n. 766], replicata a Belfast presso James Magee ne 1751 e a Glasgow presso Archibald McLean nel 1754), è di pp. 122 e alle pp. 47-94 riporta "A Collection of the Songs of the Masons to which is added Prologues and Epilogues" (Raccolta di canti massonici, ai quali sono aggiunti prologhi ed epiloghi), con data del 1734, formata da diciannove songs, un prologo e due epiloghi (una successiva edizione, a Dublino nel 1751, contiene ventidue songs e sei prologues and epilogues; un'altra edizione, con qualche modifica, si ebbe a Edimburgo, presso W. Cheyne, nel 1752; Wolfstieg, n. 778). 6) "The Book M: or Masonry Triumphant. In Two Parts. Part I. Containing the History, Charges, and Regulations of Free Masons; with an Account of Stately Fabricks erected by that Illustrious Society. Part II. Containing the Songs usually sung in Lodges, Prologues and Epilogues spoken at the Theatres in London in Honour of the Craft; with an Account of all the Places where Regular Lodges are held" (Traduzione: Il libro M o la Massoneria trionfante. In due parti: La prima parte contiene la storia, le cariche e le regole dei Massoni, con un elenco delle costruzioni erette da quella illustre società. La seconda parte contiene i canti eseguiti solitamente nelle Logge, Prologhi ed Epiloghi declamati nei teatri di Londra in onore dell'Arte; con un elenco di tutti i posti dove si riuniscono le Logge Regolari), Leonard Umfreville and Company, Newcastle upon Tyne, 1736 (Wolfstieg, n. 5920). L'opera contiene venticinque songs, sedici dei quali già pubblicati nel "Pocket Companion" del 1735. 7) "The Pocket Companion ando History of Free Masons, containing their Origine, Progress, and present State: an Abstract of their Laws, Constitutions, Customs, Charges, Orders, and Regulations for the Instruction and Conduct of the Brethren: a Confutation of Dr. Plot's False Insinuations: an Apology, occasioned by their Persecution in the Canton of Berne and in the Pope's Dominions: and a select number of Songs and other Particulars for the use of the Society" (Traduzione: Compendio tascabile e storia dei Massoni, contenente la loro origine, il loro progresso e lo stato attuale; riassunto delle loro leggi, costituzioni, costumi, cariche, ordini e regole per l'istruzione e la condotta del Fratello: confutazione delle false insinuazioni del dottor Plot; apologia, che trae spunto dalla loro persecuzione nel cantone di Berna e nei domini del Papa, e numero selezionato di canti ed altri particolari sugli usi della Società), J. [Jonathan] Scott, London 1754 (Wolfstieg n. 781; con riedizione nel 1759 presso R. Baldwin e nella quale, alle pp. 340-380, figura "A Collection of freemasons' songs to which is prefixed a general charge to masons". Il volume, più volte riedito e che si chiude (pp. 313-328) con una serie di canti (tredici, dieci dei quali già noti), fu compilato da John Entick (1713-1773), un pastore protestante che curò la terza e la quarta edizione delle "Constitutions" di Anderson (rispettivamente nel 1756 e nel 1767) su incarico della Grand Lodge. Distintosi come storico (sua è, fra l'altro, un'importante "History of London", Storia di Londra, in 4 voll.), Entick fu anche un insigne lessicografo. Nell'opera in questione, come è detto nel titolo, figura anche una confutazione a "The Natural History of Staffordshire" (Storia naturale dello Staffordshire, 1686) di Robert Plot (1651 - 1696), uno scritto contenente un duro attacco alla massoneria, ben prima, come si vede, che essa assumesse i connotati moderni originati dall'atto costitutivo del 1717. 8) "Ahiman Rezon: or, A Help to a Brother; shewing the Excellency of Secrecy, and the first Cause, or Motive, of Institution of Free-Masonry; the Principles of the Craft, and the Benefits arising from a strict Observance thereof; what Sort of Men ought to be initiated into the Mistery, and what Sort of Masons are fit to govern Lodges, with their Behaviour in and out of the Lodge. Likewise the Prayers used in the Jewish and Christian Lodges, the Ancient Manner of constituting new Lodges, with all the Charges, &. Also the Old and New regulations, the Manner of Chusing and Installing Grand Master and Officers, and other useful Particulars, too numerous here to mention. To which is added the greatest Collection of Masons Songs ever presented to public View, with many entertaining Prologues and Epilogues; together with Solomon's Temple an Oratorio, as it was performed for the Benefit of Free-Masons. By Broter Laurence Dermott, London. Printed for the Editor and sold by Brother James Bedford, at the Crown, in St. Paul's Church-Yard. MDCCLVI" (Traduzione: Ahiman Rezon: o Un aiuto ad un Fratello: la quale dimostra l'estrema bontà del segreto e la prima causa, o motivo, dell'istituzione della Massoneria; i principi dell'Arte e i benefici derivanti da una stretta osservanza di questi ultimi; quale sorta di uomini debba essere iniziata ai Misteri e quale sorta di Massoni sia adatta a governare le Logge, con la specificazione del loro comportamento dentro e fuori dalla Loggia. Inoltre, le preghiere usate nelle Logge Cristiane ed Ebraiche, l'antica maniera di costituire nuove Logge, con tutte le cariche, etc. Inoltre, le regole antiche e moderne, il modo di scegliere ed insediare il Gran Maestro e gli Ufficiali ed altri particolari utili, troppo numerosi per essere citati in questa sede. Ai quali si aggiunge poi la più grande raccolta di canti massonici che sia mai stata presentata al pubblico, con molti Prologhi ed Epiloghi di intrattenimento; insieme all'oratorio Il Tempio di Salomone, così come è stato eseguito a beneficio del Massoni. Scritto dal Fratello Laurence Dermott, Londra. Stampato per l'Editore e venduto dal Fratello James Bedford, alla Corona, nel cortile di San Paul. MDCCLVI). L'autore, Laurence Dermott (1720 - 1791), attivo originariamente come pittore, era stato iniziato il 14 gennaio 1741 a Dublino sua città natale e si era poi trasferito (1748) a Londra, dove svolse attività di commerciante di vino. A lui si deve la fondazione della "Grand Lodge of the Antients" (Gran Loggia degli Antichi), creata il 17 luglio 1751 con l'intervento di massoni irlandesi appartenenti a cinque logge e con l'intento di dar vita ad una massoneria di stampo antimoderno, quello espresso dalle Costituzioni di Anderson (nota 12). Opera principale di Dermott, "Ahiman Rezon" (Ahiman è il nome di uno dei guardiani del Tempio e Rezon è parola ricavata da Ezra che in ebraico significa "aiuto", ma l'espressione può anche significare "i fratelli che hanno scelto la legge", dalle parole ahim = fratelli, manah = scegliere e raizon = legge) fu riedito molte volte (otto fra il 1756 e il 1813, data dell'atto di Unione dei massoni "Antichi" e "Moderni"). La prima edizione contiene (pp. 97-208), stando al titolo interno più specifico rispetto a quello di apertura, "A Choice Collection of Masons Songs, with several ingenious Prologues and Epilogues. To which is added, Solomon's Temple, An Oratorio, as it was performed at the Philarmonic-Room in Fishamble Street, Dublin, for the Benefit of sick and distressed Free Masons" (Raccolta scelta di canti massonici, con diversi prologhi ed epiloghi ingegnosi. Alla quale viene aggiunto Il Tempio di Salomone, un oratorio, così come è stato eseguito alla Filarmonica di Fishamble Street, Dublino, a beneficio dei massoni deboli e scoraggiati) (Wolfstieg, n. 39704). Questa raccolta (nota 13), che riporta fra l'altro gli undici canti contenuti nell'edizione 1738 delle "Constitutions" di Anderson, è formata da sessanta songs (tre dei quali dello stesso Dermott; i songs mai prima editi sono ventidue), che diventeranno sessantotto nella seconda edizione del 1764, da vari pezzi di carattere teatrale e dal libretto, opera del poeta e drammaturgo inglese James Eyre Weeks, per l'oratorio "Solomon's Temple" messo in musica da Richard Broadway (? - Dublino, 1760), dal 1747 organista della Cattedrale di St. Patrick di Dublino (nota 14). L'oratorio era stato eseguito il 15 maggio 1753 (e in quella circostanza il libretto era stato stampato per la prima volta) nella Fishamble Street Musick-Hall, inaugurata nell'ottobre 1741 e che era la sede dei concerti organizzati dalla "Charitable and Music Society" (Società di beneficenza e musica) fondata nel 1728; il più famoso dei "concerti spirituali" tenuti in quella sala vide la prima esecuzione assoluta del "Messiah" di Haendel. 9) "A Collection of Free Masons Songs: Containing Several New Songs never before published. With Complete Lists of all the Regular Lodges both in England and Scotland down to the year 1758. For the use of the Lodges. By James Callendar, M. M." (Traduzione: Raccolta di canti massonici: contenente diversi nuovi canti mai prima pubblicati. Con l'elenco completo di tutte le Logge regolari sia in Inghilterra sia in Scozia fino all'anno 1758. Ad uso delle Logge. Scritto da James Callendar, M. M.) A. [Alexander] Donaldson & Co., Edinburgh 1758 (Wolfstieg, n. 39705). I "several new songs" (alcuni nuovi canti) in realtà sono appena tre. James Callendar aveva già pubblicato una piccola raccolta (pp. 17) di "Masonic Odes and Songs" (Odi e canti massonici), Printed for the Author (Stampato per l'Autore), London 1735 (Wolfstieg, n. 39682). 10) The Three distinct Knocks, Or the Door of the most Antient Free-Masonry, Opening to all Men [...] with Songs to be sung after grave Business is done [...]" (Tre colpi distinti, o La porta della più antica Massoneria, aprentesi a tutti gli uomini [...] con canti da eseguire alla fine del lavoro [...]), H. Serjeant, London 1760. 11) "The Freemason's Pocket Companion and History" (Storia e compagno tascabile del massone), Ruddiman, Auld & C., Edinburgh 1761 (Wolfstieg, n. 785; II ediz. A. Donaldson, Edinburgh 1763). Il curatore dell'opera, che contiene una serie di canti (quaranta songs e un anthem), è indicato con le lettere R.A.M.T.L. che devono essere interpretate come Robert Auld, Master Thistle Lodge (una loggia di Edimburgo). Ruddiman si chiamava Walter ed era fratello di Thomas, il celebre linguista fondatore anche dell'azienda. 12) "The Newest Pocket Companion and History of Free Masons. Containing their Origin, Progress and present State. Also, their Laws, Constitutions, Customs, Charges, Orders, and Regulations; with a Prayer used in the Christian Lodges. Published for the Instruction and Conduct of the Brethren. With a Choice Collection of Masons Songs, Prologues and Epilogues. The whole Collected from the best Authors. For the use, and by the desire of the Brethren in Ireland" (Traduzione: Il nuovissimo compagno tascabile e la storia dei massoni. Contenente la loro origine, evoluzione e stato attuale. Contenente, inoltre, le loro leggi, costituzioni, costumi, cariche, ordini e regole; con una preghiera usata nelle Logge Cristiane. Pubblicato per istruzione e condotta dei Fratello. Con una raccolta scelta di canti massonici. Ad uso, e per desiderio, dei Fratelli in Irlanda), Laurence Flin, Dublin 1761. L'opera contiene quaranta songs e sei prologues and epilogues. 13) "Jachin and Boaz; or, an Authentic Key to the Door of Free Masonry [...] with the Songs at the Conclusion of each Part" (Jachin e Boaz; o, una chiave autentica per la porta della Massoneria [...] con i canti a conclusione di ogni parte), N. Nicoll, London 1762. 14) "The Complete Freemasons, or Multa Paucis for Lovers of Secrets" (Gli autentici massoni, o Multa Paucis per gli amanti dei segreti), London s.a. (ca. 1763). L'opera (pp. 176), di autore anonimo e pubblicata senza indicazione di editore, è divisa in tre parti l'ultima delle quali contiene "A Collection of Masonic Songs" (Raccolta di canti massonici), in numero di trentuno (46 pp.), oltre ad una lista di logge. 15) "A Collection of Freemasons' Songs. To which is prefixed A General Charge to Masons" (Raccolta di canti massonici. Ai quali è premessa un'introduzione alla massoneria), Charles e Samuel Thompson, London 1764. L'antologia comprende cinquanta songs, un anthem, due prologhi e due epiloghi. 16) "Hiram: or the Grand Master-Key to the Door of both Ancient and Modern Free-Masonry. [...] By a Member of Royal Arch." (Hiram: o la chiave del Gran Maestro alla porta della Massoneria sia antica che moderna. Scritto da un membro della Royal Arch.), W. Griffin, London 1764. Contiene (pp. 69-86) "A complete Collection of new Songs" (Raccolta completa di nuovi canti) (Wolfstieg, n. 39710). 17) "Shibboleth: or, Every Man a Free-Mason [...]" (Shibboleth: o, ogni uomo, un massone), William Sleater, Dublin 1765. A differenza dell'edizione londinese di J. Cooke pure del 1765, quella irlandese porta sei songs e un anthem. 18) "A Defence of Free-Masonry, as practised in the regularlodges, both foreign and domestic, under the constitution of the English Grand Master. In which is contained a refutation of Mr. Dermott's absurd and ridiculous account of Free-Masonry, in his book, entitled Ahiman Rezon. [...] A Collection of masons odes and songs. Most of them entirely new" (Traduzione: Difesa della Massoneria così come praticata nelle logge regolari nazionali e straniere, sotto la costituzione del Gran Maestro Inglese. Nella quale vi è una confutazione della descrizione assurda e ridicola della massoneria operata dal signor Dermott nel suo libro intitolato Ahiman Rezon [...] Racconta di odi e canti massonici, la maggior parte dei quali completamente nuova), London 1765 (Wolfstieg, n. 39711). I canti occupano le pp. 44-65. 19) "Mahhabone: or the Grand Lodge-Door Open'd [...]" (Mahhabone, o la porta della Gran Loggia aperta [...]), T. Cowburne, Liverpool 1766. Contiene (pp. 93-108) una serie di canti e il testo dell'oratorio "Solomon's Temple" (cfr. "Ahiman Rezon"). 20) "Select Collection of Masonic Songs" (Raccolta scelta di canti massonici), Robert Trewman, Exeter 1767. L'opera contiene cinquantasei canti (dodici dei quali editi per la prima volta) di autori locali (principalmente lo stampatore Andrew Brice, morto nel 1773, nonché Foot e Churchill) e di Plymouth (Osborne). 21) Wellins Calcott, "A candid Disquisition of the Principles and Practices of the Most Ancient and Honourable Society of Free and Accepted Masons together with some Strictures on the Origin, Nature and Design of that Institution" (Traduzione: Una sincera disquisizione sui principi e le pratiche della più antica ed onorevole Società dei Massoni Liberi e Accettati, insieme ad alcune notizie sull'origine, natura e scopi di quell'istituzione), James Dixwell, London 1769. L'opera, di pp. 243, contiene alle pp. 228-242, "Some of the usual freemason's Songs" (Alcuni fra i canti soliti del massone) (Wolfstieg, n. 39714). 22) William Preston, "A Collection of odes, anthems, and songs on masonry" (Raccolta di odi, anthems e canti sulla massoneria), in "Illustrations of Masonry" (Spiegazioni della massoneria), J. Wilkie, London 1775 (II ediz.), pp. 275-300 (Wolfstieg, n. 39731). La prima edizione delle "Illustrations" di William Preston (1742 - 1818), una delle più considerevoli personalità della massoneria settecentesca, nativo di Edimburgo ma trasferitosi a Londra nel 1760, era uscita nel 1772 (senza i canti), mentre nel 1774 i canti, in numero di dodici, erano già stati pubblicati in "Private Lecture on Masonry" (Conferenza privata sulla massoneria). Nelle successive edizioni furono progressivamente aggiunti altri canti, sino a toccare la cifra di quarantasette (trentatre songs, dieci odes e quattro anthems) nella nona edizione (1796). 23) "The Principles of Free Masonry Delineated" (I principi della massoneria delineati), Robert Trewman, Exeter 1777. L'opera, che servì di modello a diverse altre pubblicazioni, contiene trentasei songs. Già nel 1767, come si è visto sopra, l'editore Trewman aveva pubblicato una raccolta di canti. Questa nuova antologia porta una prefazione significativa: "I have selected the best Masonic songs in my power. Masonry has produced numerous songs, some of which are excellent; but the generality of them, it must be acknowledged, are not the most poetical productions in our language. In general, however, they abound with sentiments of those moral and social virtues which, in its gay as well as serious hours, Free Masonry most strongly inculcates" (Traduzione: Ho selezionato migliori i canti massonici in base a quanto era in mio potere. La massoneria ha prodotto numerosi canti, alcuni dei quali sono eccellenti; ma la maggior parte di essi, bisogna riconoscerlo, non sono proprio le produzioni più poetiche scritte nella nostra lingua. In generale, comunque, essi abbondano dei sentimenti e delle virtù sociali che, sia nelle ore serie che in quelle allegre, la massoneria cerca di inculcare strenuamente). 24) "Masonic Songs, and choice collection" (Canti massonici e antologia scelta), Dumfries 1784 (Wolfstieg, n. 39786). 25) Gavin Wilson, "Collection of Masonic Songs and entertaining anedoctes for the use of all lodges" (Raccolta di canti massonici e di aneddoti di intrattenimento ad uso di tutte le logge), Edinburgh 1788. La raccolta contiene diciotto canti. 26) Stephen Jones, "Masonic Miscellanies, in Poetry and Prose, containing, 1: The Muse of Masonry. 2: The masonic essayst. 3: The free-mason's vademecum" (Miscellanea massonica in poesia e prosa, contenente, 1: La musa della massoneria. 2: I trattatisti massoni. 3: Il vademecum del massone), Vernor and Hood, London 1797 (di pp. VIII-326; II ediz. 1811, pp. 348). I canti, in numero di centotrentotto, sono raccolti sotto il titolo "The Muse of Masonry" (La musa della massoneria) (Wolfstieg, n. 39843). Stephen Jones (1764 - 1828), seguace ed intimo amico di William Preston (cui il libro è dedicato), fu esponente di spicco della massoneria di fine secolo. Si distinse come scultore, pittore, scrittore e giornalista. 27) "Odes, anthems, and songs, sung in the best lodges" (Odi, anthems e canti eseguiti nelle migliori logge), E. Newbery, London 1799 (Wolfstieg, n. 39854). La raccolta compare all'interno (pp. 52-66) dell'ennesima ristampa di "A Free-Mason's Answer to the suspected author of [...] Jachin and Boaz; or an authentic key to Free-Masonry" (Risposta di un massoni al presunto autore di [...] Jachin e Boaz; o una chiave autentica alla massoneria), originariamente pubblicata a Londra nel 1762. Alquanto più contenuto è il numero di pubblicazioni dotate anche dell'apparato musicale. Quasi introvabili, e comunque difficilmente consultabili non diversamente da quanto accade per quelle sopra elencate, tali pubblicazioni hanno il pregio, se non altro, di proporre delle novità dal punto di vista del discorso musicale, pur coltivando i temi e gli stilemi di una recente tradizione interamente consacrata a celebrare la bontà dell'Ordine e di tutte le sue ramificazioni. Ecco l'elenco delle pubblicazioni di cui sono riuscito a venire a conoscenza: A) "The Free Masons Songs with Chorus's in three & four Parts and a Bass for the Organ or Violoncello to which is added Some other Songs proper for Lodges", (Canti dei massoni con cori in tre e quattro parti e un basso per l'organo o violoncello, ai quali sono aggiunti alcuni altri canti adatti alle Logge), R. Bremner, Edinburgh s.a. (ca. 1759). L'editore Robert Bremner (Edimburgo, ca. 1713 - Londra, 12-V-1789) fu attivo a partire dal 1754. La raccolta (di appena 8 pp.; esemplare consultato: London, British Library) contiene: 1) The Warden's Song (Il canto del Guardiano), "On on my dear Brothren (Avanti, avanti miei cari Fratelli) (già in B. Cole, "Collection", 1731) 2) The Fellow Craft's Song (Il canto del Compagno), "Come come my dear Brothren" (Venite, venite, miei cari Fratelli) 3) The Steward's Song (Il canto dell'Assistente) "We have no idle prating" (Non abbiamo frivole chiacchiere) (già in P. Farmer, "New Model", 1730; musica di Richard Leveridge). 4) The Enter'd Apprentice Song (Il canto dell'Apprendista) "Come let us prepare Song" (Andiamo, prepariamoci) (Matthew Birkhead, 1722) 5) Old Chiron (Vecchio Chirone), "Old Chiron thus preach'd to his pupil Achilles" (Il vecchio Chirone così parlava al suo allievo Achille) (musica di Henry Purcell). 6) Fair Clora, "As I saw fair Clora" (Non appena vidi la bella Clora). 7) Britannia Rule the Waves (Britannia governa le onde) "When Britain first at Heav'ns Command" (Quando la Gran Bretagna al comando divino) (già in B. Cole, "Collection", 1735). B) "Social Harmony Consisting of a Collection of Songs and Catches. In two, three, four and five Parts from the Works of the most eminent Masters To which are added Several Choice Songs on Masonry. By Thomas Hale, of Darnhall, Cheshire 1763" (Traduzione: Armonia sociale consistente in una raccolta di canti e catches. In due, tre, quattro e cinque parti dalle opere dei maestri più eminenti. Alla quale sono aggiunti diversi canti scelti sulla massoneria. Scritta da Thomas Hale di Darnhall, Cheshire, 1763) (Wolfstieg, n. 39706; esemplare consultato: London, British Library). Il luogo di pubblicazione di quest'opera che è divisa in quattro parti (di pp. 31, 138, 42, 62) non è indicato, ma essa venne stampata da James Lewer in Londra (Moorfields), e nulla si conosce dell'autore Thomas Hale. Straordinariamente ricco di nomi è l'elenco dei sottoscrittori, oltre 540 residenti in una ventina abbondante di contee e per un numero di copie prossimo intorno a 700, a dimostrazione del fatto che l'opera conobbe una notevole diffusione (se ne contano, fra l'altro, tre edizioni: la seconda ancora presso Lewer intorno al 1770 e la terza presso Longman, Lukey & Co. intorno al 1775). Da notare che fra i sottoscrittori vi sono numerose società musicali e quattro logge. La prima parte della raccolta consiste in "A Collection of choice Odes & Songs, on Masonry" (Raccolta di odi e canti scelti sulla massoneria), appena tre composizioni, nell'ordine: 1) A Masons Song for 3 Voices (Canto massonico per 3 voci), "Arise, Gentle Muse" (Sollevati, gentile Musa) (testo del Fr. J.[ohn] Thomas; musica del Fr. [Edward] Orme). 2) A three part Song on Masonry (Canto in tre parti sulla massoneria), "Begin, O ye Muses!" (Cominciate, Muse!) (testo del Fr. H. Jackson; musica di Ridley) (già in B. Cole, "Collection", 1751). 3) An Ode Sacred to Masonry (Ode dedicata alla massoneria), "Comus away with all thy revel train" (testo di J. G. e R. M.; musica di [William] Hayes). La raccolta, che contiene nella seconda parte trentotto songs (ventuno a due voci, quindici a tre e due a quattro) e nella seconda quarantanove catches (di cui quarantatre a tre voci, cinque a quattro e uno a cinque), si conclude con un "Supplement [...] consisting of several Songs, and Catches, added by particular Desire of some of his worthy Subscribers" (Supplemento [...] consistente in diversi songs e catches inseriti per espresso desiderio di alcuni potenti sottoscrittori), formato da sei songs (uno a due voci e cinque a tre) e sette catches (sei a tre voci e uno a quattro). Fra i songs, tre hanno contenuto massonico: 1) An Ode Sacred to Masonry (Ode dedicata alla massoneria), "Descend Urania, descend mystic Maid" (Discendi Urania, discendi mistica vergine) (testo del Fr. Hudson; musica forse di James Green). 2) A three part Song on Masonry (Canto in tre parti sulla massoneria), "Guardian Genius of our Art divine" (Genio guardiano della nostra divina Arte) (musica del Fr. [Edward] Orme; già in B. Cole, "Collection", 1735). 3) The Mystic Bower. A three part Song on Masonry (Il mistico luogo. Canto in tre parti sulla massoneria), "'Tis to Masons ever pleasing" (E' sempre stato gradito ai massoni). Dei compositori citati il più ragguardevole è William Hayes (Gloucester, batt. 26-I-1708 - Oxford, 27-VII-1777), musicista fra i più insigni del tempo in terra britannica e dal 1742 professore di musica all'Università di Oxford. Di assai minore consistenza è la figura di James Green, organista e autore di musiche sacre di cui non sono noti i dati biografici. Nulla si conosce di Ridley, un nome che compare in alcune raccolte di songs di fine secolo. Quanto ad Edward Orme, questi che fu organista nella cattedrale di Chester, è noto in massoneria per essere stato per 35 anni "Deputy Provincial Grand Master" del Cheshire. C) "Fraternal Melody. Consisting of original Odes, Cantatas, and Songs, for the Use of the Members of the Most Ancient and Honorable Fraternity of Free and Accepted Masons. The Most Noble Order of Bucks. The Honorable Order of Select Albions. The Honorable Lumber Troop. The Ancient Corporation of Stroud-Green. The Ancient Family of Leeches. The Worthy Court of Do-Right. The Free and Easy Counsellors under the Cauliflower, &c., &c., &c. Adapted to the most celebrated Ballad Tunes; and illustrated with Annotations, and Anedoctes of some of the Orders. To which is added an Ode In Honour of the laudable Institution of the Protestant Charity-Schools. By William Riley, member of the several Societies" (Traduzione: Melodia fraterna. Consistenti in odi e canti originali ad uso dei membri della più antica ed onorevole Fratellanza dei massoni liberi e accettati. [...] Adattati ai motivi di ballata più celebrati e illustrati con annotazioni ed aneddoti di alcuni ordini. Ai quali si aggiunge un'ode in onore della lodevole istituzione delle scuole dei poveri protestanti. Scritto da William Riley, membro di diverse Società), Printed for the Author, London 1770 (Wolfstieg, n. 39716). William Riley, di cui non sono noti i dati biografici, fu insegnante di musica alla scuola dei poveri di Westminster e autore di varie antologie di musica sacra. L'opera (ristampata a Dublino nel 1773 come appendice a una nuova edizione di "A Discours upon Masonry", Discorso sulla Massoneria, di George Minty) contiene quindici canti massonici e ventitre non massonici. Il canzoniere è specchio d'una realtà che era sotto gli occhi di tutti, quella testimoniata dall'esistenza di un'infinità di clubs, circoli, accademie, società conviviali, ordini, corporazioni datisi insegne e denominazioni fantasiose e sovente molto divertenti, secondo la più pura tradizione "english", sulle cui connotazioni storiche poco si conosce. La più importante di tali "organizzazioni" era quella che si fregiava del titolo di "The Most Antient and Noble Order of Bucks" (L'antichissimo e nobilissimo ordine del daino) e che nella raccolta del Riley riceve un trattamento di favore. Le composizioni relative a questo "ordine" sono sei, e precisamente: 1) Ode to Nimrod (Ode a Nimrod) (nota 15), "Hail to Friendship! Hail to Mirth!" (Salute all'amicizia! Salute alla gioia!). Come autore della musica è indicato il Fratello Edmund Gilding (di cui non sono noti gli estremi biografici), organista nelle chiese di St. Martin Ludgate, di St. Edmund-the-King-and-Martyr e di St. Giles Cripplegate. 2) Ode in Honour of Nimrod (Ode in onore di Nimrod), "Begin the Song, ye myrthful crew" (Cominciate il canto, allegra gente) Musica del Fratello Samuel Long (? - ?), organista di St. Peter Poor (in Broad Street) e autore di glees, catches, salmi e opere per organo. 3) Venison and Claret, cantata in onore di Nimrod, "Hail, mighty Hunter, hail!" (Salute, potente cacciatore, salute!). Musia di John Alcock (Londra, 11-IV-1715 - Lichfield, 23-II-1806), uno dei più eminenti compositori inglesi di quel tempo, autore di molta musica sacra e di pagine strumentali. 4) The Bucks' Admonition (L'ammonimento dei daini), "To the Words that I sing, my good Brother attend" (Alle parole che canto, mio buon Fratello presta attenzione). Da cantarsi, al momento dell'iniziazione di un Fratello, sulla melodia di "Had Neptune when first he took Charge of the Sea" (Quando per la prima volta Nettuno prese il governo del mare). 5) The Bucks Mottos (I motti dei daini), "From Noah's great randson, our Order we trace" (Dal grande riscatto di Noè, tracciamo il nostro Ordine). Sulla melodia di "Roast Beef". 6) The Bucks Invitation (L'invito dei daini), a due voci, "Would you taste the perfumes of the Morn" (Vorreste assaporare i profumi del mattino). Musica di William Riley. D) "The Modern Free Masons' Pocket-book being Eighteen Songs adapted to Music, the words entirely new, and never before publish'd, calculated for all the degrees of Masonry. To which is Added a Toast applicable to each Song, humbly dedicated to the Brethren in General by Bennett" (Traduzione: Il moderno libro dei massoni con diciotto canti adattati alla musica, dalle parole completamente nuove, e mai prima pubblicati, adatti per tutti i gradi della massoneria. Ai quali viene aggiunto un brindisi applicabile a tutti i canti, umilmente dedicati ai Fratelli in generale da Bennett), Longman, Lukey & Co., London s.a. (ca. 1774) (Wolfstieg, n. 39727). La raccolta (40 pp.) è opera di un Bennett non facilmente identificabile: a quel tempo si registrano un Thomas Bennett organista nella Cattedrale di Chichester e un John Bennett (ca. 1725/30 - 1784), autore di brani organistici e di varie pagine vocali in antologie. E) "Freymaurerlieder, zum Gebrauch der Pilger Loge in Musik gesetzt von Jos. Frike" (Canti massonici ad uso della Loggia del Pellegrino, messi in musica da Jos. Frike), London in Monath October 1779 (Wolfstieg, n. 39752). Questa raccolta fu pubblicata nel momento in cui veniva inaugurata la Loggia n. 238 "Der Pilger" (Il Pellegrino) o "The Pilgrim" costituita a Londra da tedeschi trapiantati nella capitale inglese (i lavori di loggia si tenevano in tedesco). Di questa loggia fece parte, dal 1782, Johann Peter Salomon, il famoso violinista e impresario di concerti. La raccolta (di appena 23 pp., con undici Lieder) è opera di Philipp Joseph Frick, poi Fricke (Willanzheim, Kitzingen am Main, 27-V-1740 - Londra, 15-VI-1798), passato alla storia per essere stato il primo musicista tedesco che nel 1762 divenne un virtuoso della Glasharmonica (l'armonica a bicchieri) inventata da Benjamin Franklin. Da questa pubblicazione risulta che Frick si era già stabilito a Londra nel 1779. Per questa loggia fu pubblicata un'altra raccolta di Lieder (in numero di trentatre, ma senza musica) alcuni anni più tardi: "Freymaurer-Lieder, zum Gebrauche der unter der Constitution der h. w. Gr. Landes Loge von England, in London arbeitenden deutschen St. Johannis Loge, gen. [annt] Der Pilger" (Canti massonici, ad uso della loggia tedesca di San Giovanni operante in Londra, sotto la Gran Loggia d'Inghilterra chiamata Il Pellegrino), Seagood & Collins, London 1788 (Wolfstieg, n. 39808). F) "Musical Mason or Free Mason's Pocket Companion, being a collection of song used in all Lodges, to which are added the Free Mason's March and Ode" (Massone musicale o compagno tascabile del massone, raccolta di canti usati in tutte le Logge, ai quali sono aggiunte la Marcia e l'Ode del Massone), Charles e Samuel Thompson, London 1780. L'opera, di pp. 52, contiene venticinque songs e una "Free Mason's March" (Marcia del massone) per due strumenti (probabilmente una coppia di flauti con accompagnamento di tamburo). G) A Collection of masonic songs, selected from the Grand Lodge books, most humbly dedicated to the Rt. Hon. and R. Worshipful Richard Lord Donoughmore, Grand Master of Masons lodges in Ireland. The musica prefixed to each song and carefully adapted for the voice, violin and german flute, by Rich. Gaudry" (Traduzione: Raccolta di canti massonici, selezionati dai libri della Gran Loggia ed umilmente dedicati al nobile Richard Lord Donoughmore, Gran Maestro delle logge massoniche d'Irlanda. La musica è stata concepita per ogni canto ed attentamente adattata per voce, violino e flauto tedesco da Richard Gaudry), Printed for the editor, s.l. (prob. Dublin) 1795 (Wolfstieg, n. 39840). La piccola raccolta (di pp. 36) è opera di Richard Gaudry, un musicista di cui non sono noti gli estremi biografici. Cantante (dal 1768 attivo nel teatro di Salisbury) e compositore, dal 1780 risulta operante a Londra. H) "A Selection of Masonic Songs, &c. Arranged with Choruses in Parts and Respectfully Dedicated to the Brethren of the Most Ancient & Honourable Fraternity of Free and Accepted Masons. By Br. S. Holden" (Traduzione: Selezione di canti massonici arrangiati con cori in parti e rispettosamente dedicati ai Fratelli dell'antica ed onorevole Fratellanza dei Massoni liberi e accettati. Scritta dal Fratello S. Holden), Holden, Dublin, s.a. (ma prob. 1797; Wolfstieg, n. 39632). L'opera, di pp. 100, contiene quarantasei canti di cui è autore Smollet Holden (? - Dublino, 1813), un libraio, editore e compositore irlandese che fu ritenuto il più grande degli autori di musica militare del suo tempo e che diede alle stampe numerose raccolte di canti irlandesi o gallesi. Fra i catchs ne figura uno, "To Anacreon in Heaven" (Ad Anacreonte in Paradiso), che John Stafford Smith (Gloucester, batt. 30-III-1750 - Londra, 21-IX-1836) aveva scritto nel 1780 per la "Anacreontic Society" sul testo "To old Hiram in Heaven, where he sat in full glee" (Al vecchio Hiram in Paradiso, dove sedeva in piena luce) e che più tardi (1814) sarà trasformato in "The Star-spangled Banner", divenuto l'inno nazionale americano nel 1931. I) "The Masonic Museum. Containing a select Collection of the most celebrated Songs, sung in all the Respectable Lodges, with a complete List of the Lodges of Instruction" (Il museo massonico. Contenente una raccolta scelta dei canti più famosi, eseguiti in tutte le logge rispettabili, con un elenco completo delle Logge di istruzione), John Roach e John Cole, London 1799 (Wolfstieg, n. 39853). La raccolta (contenente settanta songs e riedita nel 1801), è dedicata a Sua Altezza Reale il Principe di Galles (il futuro Giorgio IV), Gran Maestro della Gran Loggia d'Inghilterra, "whose innate generosity, and unbounded good nature, never fails to convey the most exalted sensation of pleasure to a Fraternity formed for universal happiness" (la cui innata generosità e buona disposizione d'animo senza limiti non mancano mai di suscitare le più intense sensazioni di piacere in una Fratellanza formata per la felicità universale). Il frontespizio riproduce la "Royal Cumberland Freemasons' School for Female Orphans" (Reale scuola massonica del Cumberland per le orfanelle) e pertanto si potrebbe supporre che il ricavato delle vendite sia andato a beneficio di quell'istituzione. (Illustrazione: Controfrontespizio della raccolta "The Modern Free Masons' Pocket Book" del Fratello Bennett, Longman, Lukey & Co., London ca. 1774. Da "Ars Quatuor Coronatorum" 18 (1905)). (Illustrazione: Controfrontespizio della raccolta "A Selection of Masonic Songs" di Smollet Holden, Holden, Dublin ca. 1797. St.-Gallen, Kantonsbibliothek, Stiftung Bibliotheca Masonica August Belz). Le due liste (di canti senza musica e di canti con musica) si arrestano entrambe al 1799. Il fatto è che nello specifico settore dei "masonic songs" l'attività editoriale quasi di colpo s'interrompe a quella data senza lasciar tracce degne di nota nei primi decenni del nuovo secolo. Osservato sotto il profilo strettamente musicale, del resto, quel genere di composizione si era rivelato debole e incapace di stimolare gli ingegni migliori. Il fenomeno si ripeterà in quasi pari misura anche in Francia; al contrario, nei territori dominati dalla cultura germanica sarà vivo l'interesse dei compositori (anche di quelli di primo piano) e a costoro andrà il merito di aver saputo preparare il terreno, raffinandolo, allo stile liederistico di cui ben saprà impadronirsi lo spirito romantico. Sono appena una ventina i nomi dei musicisti che compaiono nelle poche raccolte degne di nota (una decina) sopra citate e che si presume, quando il fatto non sia accertato per via documentaria, abbiano fatto parte della Fratellanza. Nel corso della trattazione, ai paragrafi 3 e 4 di questo studio, si avrà modo di prendere atto che una trentina di altri esponenti della vita musicale britannica intrattennero rapporti più o meno diretti col mondo massonico. Da un tale coacervo di nomi emerge netta la sensazione che determinante per la qualificazione di quella vita fu la presenza di autori venuti dal continente e presto catturati dal richiamo dell'Istituzione. I tedeschi (e non bisogna dimenticare il ruolo-guida esercitato da Pepusch e soprattutto da Haendel) erano accorsi in buon numero; fra coloro che ottennero l'affiliazione si devono ricordare, oltre ai già menzionati Johann Friedrich Lampe e Philipp Joseph Frick, i nomi di Carl Friedrich Abel, Johann Christian Bach, Johann Peter Salomon, Wilhelm e Johann Baptist Cramer, ai quali si dovrebbero aggiungere forse anche quelli di Michael Christian Festing e Karl Friedrich Weidemann. Fra gli italiani emergono i nomi di affiliati più che eccellenti: Francesco Saverio Geminiani, Francesco Barsanti, Felice Giardini, Luigi Borghi, Giovanni Battista Viotti, Luigi Cherubini (nota 16) e forse anche quello di Muzio Clementi. Fra i francesi un solo nome, ma di spicco: François-André Philidor. Poiché nel corso di questo scritto non si avrà l'occasione di menzionare i nomi di altri musicisti del mondo inglese che avrebbero fatto parte dell'Ordine oltre a quelli citati nei due successivi paragrafi, ritengo opportuno elencarne qui di seguito i principali, anche se si tratta di presenze che nel capo della storia musicale generale contano ben poco. Gli editori Robert Birchall (Londra, ca. 1760 - 19-XII-1819) e Vincent Novello (Londra, 6-IX-1781 - Nizza 9-VIII-1861), il compositore e flautista Lewis Christian Austin Granom (ca. 1725 - ca. 1791), il compositore Reginald Spofforth (Southwell, Nottinghamshire, 1768 o 1770 - Kensington, Londra, 8-IX-1827), i tre fratelli Linley: Thomas il giovane (Bath, 5-V-1756 - Grimsthorpe, Lincolnshire, 5-VIII-1778), violinista e compositore; Ozias Thurston (Bath, agosto 1765 - Londra, 6-III-1831), organista; William (Bath, febbraio 1771 - Londra, 6-V-1835), compositore, che ricoprì la carica di Gran Diacono della "United Grand Lodge of England" dal 1824. Inoltre, Lord Mornington, e cioè Garrett Colley Wellesley (Dublino, 19-VII-1735 - Londra, 22-V-1781), dilettante di talento e padre di Arthur, duca di Wellington; i cantanti e compositori Luffman Atterbury (? - Westminster, 11-VI-1796) e Richard Bellamy (? - ?, 11-IX-1813). Un caso a parte è quello relativo al misterioso conte di Saint-Germain (il nome non è noto), violinista e compositore che una fonte inglese dice nato intorno al 1700 nei pressi di Asti; morto a Eckernförde sul Mar Baltico (Schleswig-Holstein) il 27 febbraio 1784, il Saint-Germain appartenne forse alla massoneria e di certo si occupò di occultismo e di alchimia e fu Rosacroce. Il settore più significativo del panorama musicale che qui ci interessa è rappresentato, però, da una pattuglia di organisti e compositori impegnati prevalentemente, come è naturale, nel campo della musica sacra, allora in grande auge (nota 17), Benjamin Cooke (Londra, 1734 - 14-IX-1793), figlio dell'omonimo editore, Philip Hayes (Oxford, batt. 17-IV-1738 - Londra, 19-III-1797), figlio del più famoso William, Samuel Webbe il Vecchio (Minorca, Baleari, 1740 - Londra, 25-V-1816), Richard John Samuel Stevens (Londra, 27-III-1757 - Peckham, Londra, 23-IX-1837), Richard Wainwright (Stockport, batt. 8-VII-1757 - Liverpool, 20-VIII-1825) e Samuel Wesley (Bristol, 24-II-1766 - Londra, 11-X-1837), che di questo gruppo fu l'esponente più significativo. Nipote di quel John Wesley (1703 - 1791) passato alla storia per essere stato il fondatore del Metodismo (John era entrato in massoneria il 30 ottobre 1738 affiliato ad una loggia di Downpatrick, in Irlanda), Samuel Wesley (nota 18) era stato iniziato il 17 dicembre 1788 presso la "Lodge of Antiquity", ma fu un assiduo visitatore anche della storica "Somerset House Lodge" (erede della Loggia "At the Rummer and Grapes Tavern", una delle quattro che avevano dato vita nel 1717 alla moderna massoneria), per i cui lavori compose pagine di vario genere, fra cui numerosi glees. Promotore della rinascita della musica di J. S. Bach in Inghilterra (nel 1809 aveva predisposto un piano per la fondazione di una "Bach Society" e si impegnò nell'organizzazione di concerti per la diffusione dell'opera bachiana), il 13 maggio 1812 ebbe la nomina a "Grand Organist" della "United Grand Lodge of England", una carica creata probabilmente per rendere omaggio a Wesley, allora ritenuto il più grande degli organisti inglesi, e che doveva costituire un segno solenne dell'imminente riunificazione delle due massonerie, la "Antica" e la "Moderna" poi celebrata nella Freemasons' Hall il giorno di San Giovanni Evangelista, 27 dicembre, del 1813 (e successivamente nella "Crown & Anchor Tavern"): per quella circostanza, così ricca di significati e di conseguenze per la massoneria britannica, Wesley compose un "anthem", "Behold, how good a thing it is" (Guardate, che buona cosa è questa) su proprio testo, e una serie di songs e di glees; nel corso della cerimonia, inoltre, fu recitata un'ode, alquanto prolissa, di Walter Rodwell Wright. A quel posto di Grand Organist Wesley rimase sino all'inizio del 1818, quando gli succedette il Fratello George Smart. NOTE AL PARAGRAFO 2. Nota 1: La bibliografia specifica in materia si riduce a pochi titoli e principalmente ai seguenti: William Alexander Barrett, "Masonic Musicians" (Musicisti massoni), in "Ars Quatuor Coronatorum", 4 (1891), pp. 90-96; Herbert Poole, "Masonic Song and Verse of the Eighteenth Century" (Canto e poesia massonica del XVIII secolo), ibid., 40 (1927), pp. 7-29; Arthur Sharp, "Masonic Songs and Song Books of the Late XVIII Century" (Canti e libri di canti massonici della fine del XVIII secolo), ibid., 65 (1952), pp. 84-95; John Richard Rylands, "The Place of Song in Early Speculative Masonry" (Il ruolo del canto agli inizi nella prima massoneria speculativa), ibid., 95 (1982), pp. 189-193. Si vedano anche Cecil Adams, "Notes on some Eighteenth Century Masonic Handbooks" (Note su alcuni manuali massonici del XVIII secolo), ibid., 50 (1937); S. N. Smith, "The so called 'Exposures' of Freemasonry of the Mid-Eighteenth Century" (Le cosiddette 'Esposizioni' della massoneria della metà del XVIII secolo), ibid., 46 (1943), pp. 4-36. Nota 2: Cfr. "An Ode to the Great Khaibar" in "Freemasons' Accusation and Defence" (Accusa e difesa dei massoni, 1726). Nota 3: Su questo argomento si vedano principalmente: Franco Venturi, "Alberto Radicati di Passerano", Giulio Einaudi, Torino 1954; Margaret C. Jacob, "The Radical Enlightenment: Pantheists, Freemasons and Republicans" (L'illuminismo radicale: panteisti, massoni e repubblicani), George Allen & Unwin, London 1981 (trad. it. Il Mulino, Bologna 1983). Nota 4: A p. 91 delle "Constitutions" del 1723 si legge: "The Musick of the Fellow-Crafts Song, containing several Sheet, being too much to be herewith printed, the Lodge, to whom the Authors of the Song and Musick belong, will afford it in Manuscript to any other Lodge, when desired" (Traduzione: Poiché la musica dei canti dei Fratelli, consiste di diversi fogli, troppi per essere qui di seguito stampati, la Loggia alla quale gli autori del canto e della musica appartengono ne appronterà dei manoscritti che saranno a disposizione di tutte le altre Logge, se li desiderano). Nota 5: Lampe collaborò anche alla pubblicazione della seconda edizione (1740) di "The Musical Entertainer" (L'intrattenitore musicale), un'antologia di arie (175 complessivamente) di vari autori in due volumi pubblicata a Londra in fascicoli quindicinali di quattro tavole ciascuno fra il gennaio 1737 e il dicembre 1739 da George Bickham junior (ca. 1710/15 - 1758), autore anche delle duecento vignette di splendida fattura che in quegli in-folio illustrano il contenuto dei canti. Il secondo volume di quella crestomazia recava come stampatore il nome di Charles Corbett; a questi si deve la nuova edizione "corretta" del 1740 che vide impegnato il Lampe nel dotare le arie dell'opportuno accompagnamento del basso continuo. A quei rami s'ispirerà Benjamin Cole per illustrare con proprie incisioni un'altra raccolta curata dal Lampe, "British Melody; or, the musical magazine" (Melodia britannica, o La rivista musicale), B. Cole, London 1739. Nota 6: Di quella loggia faceva parte nel 1731 anche William Hogarth. Nota 7: Thomas Augustine Arne (Londra 12-III-1710 - 5-III-1778), il più importante musicista inglese del suo tempo, appartenne alla massoneria: suo, fra l'altro, è un song con le inequivocabili parole iniziali "No sect in the world can with Masons compare" (Nessuna setta al mondo può essere paragonata a quella dei massoni). Il "Rule Britannia" che gli diede fama imperitura è il song patriottico collocato in chiusura del masque "Alfred" (testo di James Thomson e David Mallet), rappresentato il 1 agosto 1740 alla Cliefden House di Frederick, principe del Galles (1707 - 1751), affiliato all'Ordine. Di uno sfruttamento della musica di Arne da parte degli ambienti massonici è testimonianza significativa anche un componimento, "A Masonic Hymn" (Inno massonico) di Thomas Dunkerley, adattato alla musica dell'ouverture dell'opera "Artaxerses" (la più famosa delle opere del compositore inglese, 1762) ed eseguito dal coro della St. Peter's Church di Dorchester nel 1781 per la nascita del principe di Galles (cfr. la comunicazione in "Ars Quatuor Coronatorum", 7 [1894], pp. 52-54). Nota 8: Springett Penn (morto in quello stesso 1730) era nipote di William Penn il fondatore della Pennsylvania; nel 1723 era iscritto alla loggia londinese "The Ship behind the Royal Exchange" (La nave dietro la Borsa) e nel 1726 era stato nominato "Deputy Provincial Grand Master" del Munster (Irlanda). Nota 9: La melodia, che compare in una raccolta ("The Bottle Companions or Bacchanalian Club. Being a choice collection of merry drinking songs and healths, consisting of loyalty, love, and good fellowship". Traduzione: I compagni di bottiglia, o Club baccanale. Raccolta di canti da bevuta e da brindisi, i quali esprimono lealtà, amore e buona amicizia. John Walsh, London 1709), fu inserita in numerose "ballad operas" del tempo: "The Village Opera" (L'opera del villaggio) di Charles Johnson (1729), "The Chambermaid" (La cameriera) di Edward Phillips (1730), "The Grub-Street Opera" (L'opera di Grub Street, 1731) e "The Lottery" (La lotteria, 1732) di Henry Fielding, "The Lover his own Rival" (L'amante suo stesso rivale) di Abraham Langford (1736). Nota 10: Cfr. Lewis Edwards, "Anderson's Book of Constitutions of 1738" (Il libro delle Costituzioni di Anderson) in "Ars Quatuor Coronatorum", 46 (1933), pp. 357-430. Nota 11: Con una strofa aggiuntiva di William Gofton. Nota 12: Cfr. Cyril N. Batham, "The Grand Lodge of England according to the Old Institutions (The Grand Lodge of the Antients)" (La Gran Loggia d'Inghilterra secondo le antiche istituzioni; la Gran Loggia degli Antichi), in "Ars Quatuor Coronatorum", 94 (1981), pp. 141-165. Nota 13: Cfr. Cecil Adams, "Ahiman Rezon, the Book of Constitutions" (Ahiman Rezon, il libro delle Costituzioni), in "Ars Quatuor Coronatorum", 46 (1933), pp. 239-306. Nota 14: Cfr. Stephen Jones, "Masonic Miscellanies, in Poetry and Prose" (Miscellanee massoniche in versi e prosa), Vernor and Hood, London 1797, pp. 112-118. Nota 15: Fondatore dell' "Order of Bucks" (Ordine dei daini) veniva ritenuto Nimrod, il personaggio biblico (che Dante chiama Nembrotto o Nembrot) nipote di Cam, "eroe della caccia", primo re di Babilonia e, secondo l'interpretazione che la patristica diede del cap. 11 del Genesi, costruttore della torre di Babele. Nota 16: Cherubini si era portato a Londra nell'estate 1784, dopo un breve soggiorno parigino nel corso del quale era stato iniziato nella Loggia "Saint-Jean de Palestine". Per i rapporti del compositore fiorentino con l'Inghilterra, cfr. Margery Stomne Selden, "Cherubini and England" (Cherubini e l'Inghilterra), in "The Musical Quarterly", LX (1974), pp. 421-434. Viotti, col quale Cherubini aveva subito stretto amicizia, dedicò all'autore di "Medea" il Concerto n. 22 in la minore per violino e orchestra, composto a Londra e qui eseguito il 14 febbraio 1793. Nota 17: Momento culminante di quel processo che aveva portato tanto la musica anglicana quanto quella cattolica ai massimi livelli in Inghilterra fu la pubblicazione a Londra, fra il 1760 e il 1778, dei tre volumi dell'antologia "Cathedral Music" (Musica da cattedrale, 83 composizioni di 25 autori diversi compresi nello spazio di due secoli) realizzata da William Boyce (1711 - 1779). Boyce non appartenne alla massoneria e però fu autore di un canto che iniziava con queste parole "No sect in the world can to masons compare", già messo in musica, come si è visto (nota 7), da Arne. Nota 18: Cfr. Peter Fox, "A Biographical Note on Samuel Wesley (1766 - 1837), the First Grand Organist (1812-17)" (Nota biografica su Samuel Wesley, il primo Grande Organista), in "Ars Quatuor Coronatorum", 92 (1979), pp. 64-81. CAPITOLO SECONDO: IL LINGUAGGIO DELLA TRADIZIONE. Paragrafo 3: L'attività concertistica e quella teatrale. La storia del "concerto pubblico", inteso come manifestazione musicale, strumentale e vocale, proposta ad un pubblico pagante in concorrenza col teatro d'opera (e, anzi, originariamente in alternativa con questo, quando, nei tempi di avvento e di quaresima, gli spettacoli erano vietati), è legato alla città di Londra più che a qualsiasi altro centro europeo (nota 1). Iniziatore di quel costume che tanto doveva incidere sulla trasformazione dell'arte musicale, fu il violinista londinese John Banister (ca. 1625/30 - 1679). Questi, che nel 1662 era stato chiamato a coprire la carica di direttore della "band of violins" istituita da Carlo II presso la Chapel Royal ad imitazione di quanto era stato fatto presso la corte di Luigi XIV, sin dal 1660 (a quanto pare) si era fatto notare per avere promosso, sia pure in modo saltuario, dei concerti nelle taverne londinesi (la tradizione, risalente al secolo precedente, di far musica in quei locali aveva meritato loro l'appellativo di "musick-houses", sale da musica), ma è solamente a partire dalla fine del 1672 che il musicista, affermatosi nel frattempo anche come autore di songs per gli spettacoli teatrali, ebbe l'idea di proporre una serie di concerti regolari, a cadenza settimanale, che dovevano tenersi in casa sua (nota 2). Tali manifestazioni ebbero vita sino al 1678, quando l'iniziativa passò ad un facoltoso commerciante di carbone, Thomas Britton (1644 - 1714). Questi, che fu noto anche con l'appellativo di "Il Piccolo Carbonaio", appassionatissimo di musica (suonava la viola da gamba) aveva deciso di trasformare il locale sovrastante la sua bottega, sita in Aylesbury Street all'angolo con il Jerusalem Passage nel quartiere di Clerkenwell, in una vera e propria sala da concerto, che egli dotò di un clavicembalo e di un organo a cinque registri, per l'esecuzione di concerti settimanali (che si tenevano al giovedì), in un primo tempo offerti gratuitamente e poi sottoscritti per abbonamento annuale al costo di 10 scellini. Il successo dell'iniziativa fu strepitoso: a quegli incontri prese parte tutto il bel mondo londinese (nobili e non, alti funzionari, giudici, intellettuali, artisti) e non mancò la presenza degli stranieri di passaggio nella capitale. Un'accoglienza particolare fu riservata, naturalmente, ai musicisti (a partire dal 1711 nel novero di questi ci fu anche Haendel), tanto più che Britton aveva voluto costituire un club, un circolo nel quale dovevano essere dibattuti i problemi della pratica musicale. Solamente con la morte di questo straordinario mecenate, che fu cultore, si noti, di scienze occulte e di alchimia, collezionista di libri e fu ingiustamente accusato dagli invidiosi della sua fortuna di essere un ateo, un mago, e al tempo stesso un presbiteriano e un gesuita, dopo trentasei anni di esistenza le manifestazioni di Aylesbury Street scomparvero dalla scena. Nel frattempo, altre iniziative del genere avevano preso piede. Fra il 1690 e il 1696, Johann Wolfgang Franck (1644 - ?), un compositore di origine tedesca che fu attivo a Londra in quegli anni, e Robert King (? - post 1728) si erano occupati dei cosiddetti "Concerts of vocal and instrumental music" (Concerti di musica vocale e strumentale), per lo svolgimento dei quali nel 1693 era stata predisposta un'apposita sala in Charles Street (Covent Garden). Nel 1692 si erano tenuti i primi concerti negli York Buildings di Villiers Street, nel quartiere noto ancora oggi come "The Adelphi" (fra lo Strand e il Tamigi), allora considerato come una piccola Atene e luogo privilegiato dagli artisti; e nello stesso anno si era aperta un'altra sala in Freeman's Yard (Cornhill). Nel 1699, infine, l'editore di musica Henry Playford (1657 - ca. 1707/09) aveva voluto dar vita ad un'associazione denominata "Concert of Music" che teneva le proprie manifestazioni tre volte la settimana in una coffee-house. Le iniziative del genere nel secolo XVIII quasi non si contano. Raccogliendo l'eredità di un'azione promossa a partire dal 1697 d Thomas Hickford, un maestro di danza, nel 1713 si avviarono i concerti della cosiddetta Hickford's Room, sino al 1739 tenuti in una sala di James Street, con ingresso anche in Panton Street (Haymarket), e poi trasferiti in un locale più grande in Brewer Street (Golden Square) dove le manifestazioni organizzate sotto quell'etichetta si svolsero sino al 1779. Accanto a imprese di questo genere, sicuramente prestigiose e in qualche modo sostenute dai crismi dell'ufficialità, la vita musicale londinese di quel primo scorcio del XVIII secolo registra anche un'ampia gamma di interventi a livello inferiore. Abitazioni private, come ad esempio quella in Hart Street del compositore e flautista di origine fiamminga Jean-Baptiste Loeillet (1680 - 1730), che nel 1710 inaugurò una serie di concerti settimanali, si aprirono facilmente ad un pubblico selezionato in cui prevalente era la presenza di nobili dilettanti. Ma è specialmente nei locali pubblici, in genere taverne e caffè, che il terreno si presentò particolarmente fertile per manifestazioni che finivano col mettere in concorrenza fra loro gli organizzatori ma che al tempo stesso, sovente con il pretesto della beneficenza, mantenevano vivo il culto per le novità del momento e, in qualche caso, anche della riscoperta dei valori "antichi". La più attiva e famosa delle taverne londinesi in campo musicale è probabilmente, nei primi tempi, quella che recava l'insegna "At the Crown & Anchor Tavern" (Taverna alla Corona e all'Ancora), in origine chiamata semplicemente "At the Crown", in Arundel Street, nello Strand, di fronte alla St. Clement's Dane Church, che vide nascere nel 1710 la "Academy of Antient Musick" (Accademia di musica antica, attiva sino al 1792, ma dal 1784 operante nella Freemasons' Hall) di cui sino al 1752 il massimo esponente fu Johann Christoph Pepusch (1667 - 1752), il 7 gennaio 1726 la "Academy of Vocal Musick" (Accademia di musica vocale) e nel 1766 la "Anacreontic Society" (sciolta nel 1794). Fu ancora in questo locale che il 23 aprile 1738 si tenne la prima riunione del "Fund for the Support of Decayed Musicians" (Fondo per l'aiuto ai musicisti in disgrazia) fondato quattro giorni prima da Michael Festing (ca. 1680 - 1752), dal flautista di origine tedesca Karl Friedrich Weidemann (? - 1782) e da un membro della famiglia Vincent, forse il fagottista Thomas, per sovvenire alle necessità dei musicisti caduti in povertà e dei loro famigliari; nel 1739 quell'organizzazione umanitaria, cui avevano aderito i maggiori maestri del momento e che rappresentava in qualche misura un'emanazione delle virtù massoniche della benevolenza e della fratellanza, si trasformò nella "Royal Society of Musicians of Great Britain" (Reale società dei musicisti della Gran Bretagna) tuttora esistente. Fra gli altri locali che possono avere un significato nel contesto di questa trattazione, si devono registrare la "Thatched House Tavern" (Taverna alla casa col tetto di paglia, in St. James Street), sede come si vedrà della prestigiosa "Lodge of the Nine Muses" (Loggia delle nove muse) e che in epoca molto più tarda, a partire dal 1761, avrebbe ospitato il famoso, e ancor oggi esistente, "Noblemen and Gentlemen's Catch Club" (Club di catch per nobiluomini e gentiluomini; il cathc, come il glee, è una forma musicale tipicamente inglese), la "Castle Tavern" (Taverna del castello) in Paternoster Row (Fleet Street) dove nel 1724 si inaugurarono i "Castle-Concerts" creati da Maurice Greene (1696 - 1755) e da Talbot Young (1690 - 1758) per conto di una "Castle Society" (o "Philarmonica Club"), e infine la "Devil's Tavern" (Taverna del diavolo), presso il Temple Bar, che fu la sede di una "Apollo Society", poi chiamata anche "Philarmonic [sic] Society", fondata nel 1728 da Maurice Greene e i cui concerti si tenevano nella "sala di Apollo" di quel locale. (Illustrazione: "The Mystery of Masonry brought to Light by the Gormagons", [Il mistero della massoneria portato alla luce dai Gormogoni], incisione di William Hogarth. Da "Ars Quatuor Coronatorum", 77 [1964]). A questo punto, di due cose è opportuno prendere nota. In primo luogo, la "Castle Tavern", come altri locali del genere (nota 3), fu la sede di una loggia particolare intitolata al Nobile Ordine dei Gormogoni (l'annuncio della sua costituzione comparve sulle pagine del "Daily Post" il 3 settembre 1724), una società segreta che si diceva fondata da Chin-Quaw Ky-Po imperatore della Cina e seguace di Confucio, assai probabile mascheramento di qualche illustre personalità (in proposito è stato fatto il nome del duca di Wharton, l'ex Gran Maestro della Gran Loggia di Londra), e dissociatasi dalla massoneria ufficiale, ma che ebbe vita assai breve (dopo il 1731 non se ne hanno più notizie e sicuramente non esisteva più nel 1738); la società, comunque, fu fonte fertilissima di satira e, fra l'altro, fornì a William Hogarth (1697 - 1764), che fu membro della Fratellanza (nel 1725 egli era affiliato alla Loggia "At the Hand and Apple Tree", Alla mano e al melo, e nel 1734-35 fu "Grand Steward" della "Grand Lodge of London"), il pretesto per una sua celebre incisione, "The Mystery of Masonry brought to Light by the Gormagons", (Il mistero della massoneria portato alla luce dai Gormogoni). In secondo luogo, che la "Devil's Tavern" fu sciolta nel 1744 e che da quel momento le attività della "Philarmonic Society", chiamata anche "Society of the Gentlemen Performers of Musick" (Società dei gentiluomini esecutori di musica), teneva i propri concerti al mercoledì, la "Academy" al venerdì. L'espressione più singolare fra quelle messe in atto nel campo musicale dal movimento massonico inglese di quel tempo è costituita dalla fondazione, il 18 febbraio 1725, di una "Philo-Musicae et Architecturae Societas Apollini": a promuovere l'iniziativa era stata la Loggia "Queen's Head" (La testa della regina) con sede in Hollis Street (Oxford-Square). L'officina (che non deve essere confusa con la omonima loggia n. 11, ma con sede in Knaves Acre) era di antiche origini, tanto che essa svolgeva i propri lavori secondo le "old constitutions" (antiche costituzioni) e non secondo quelle rese operanti da James Anderson. Ciò nonostante, essa era stata ammessa al sistema della "Grand Lodge of London". Organizzata come una corporazione posta a tutela dei musicisti (e degli architetti), a chiare lettere si affermava che essa era una "Mutual Society of True Lovers of Music and Architecture" (Società dei veri amanti della musica e dell'architettura), l'istituzione era aperta ai soli massoni: chi non apparteneva alla Fratellanza, doveva sottostare alle procedure di iniziazione presso la loggia alla quale la società faceva capo. Richiesta ripetutamente di adeguarsi alle nuove regole, la "Queen's Head" non mantenne le promesse e, pertanto, fu sciolta nel 1727. Con la scomparsa della loggia, svanì anche la possibilità di mantenere in vita la società il cui ultimo atto è datato 23 marzo 1727 e sulla cui attività ben poco si conosce, nonostante la presenza di un importante e corposo documento (nota 4). L'unione di musica e architettura, sotto il segno protettivo di Apollo, era di quelle che la massoneria, nata dai costruttori di cattedrali, indicava fra le più consone alla propria ideologia. Il grande disegno, utopistico e divino al tempo stesso, di riportare all'ordine e all'armonia il caos primigenio si esaltava a contatto con una sensibilità architettonica che aveva ricuperato Vitruvio e che aveva fatto del Palladio il sommo esponente del neoclassicismo e il più moderno e sapiente interprete del Tempio di Salomone (nota 5). In questo contesto, la musica, che è numero e norma, trovava il modo di esercitare un dominio pari a quello che l'architettura, dal momento in cui si era dovuto pensare alla ricostruzione di Londra (dopo l'immane incendio del 1666), aveva imposto alle menti più avanzate. Le premesse erano buone: non così la realtà. La società nata nel seno della Loggia "Queen's Head" poté contare su un solo significativo rappresentante (sui trentanove che ne fecero parte) capace di lasciare un consistente segno nella storia dell'arte: Francesco Saverio Geminiani (Lucca, batt. 5-XII-1687 - Dublino, 17-IX-1762), uno dei più grandi esponenti dell'arte violinistica, compositore e trattatista emerito, che si era trasferito a Londra nel 1714. A Geminiani, iniziato nella Loggia "Queen's Head" il 1 febbraio 1725 e poi elevato ai gradi di Compagno e di Maestro il 12 maggio, spetta, fra l'altro, un primato: quello di essere il primo italiano in assoluto affiliato alla massoneria. Fondatore, insieme con altre sette persone della società istituita nel nome di Apollo, il futuro autore della "Inchanted Forest" (Foresta incantata, 1754) ispirata al XIII Canto della "Gerusalemme Liberata" del Tasso, vi ricoprì sin dal giorno stesso della fondazione la carica di responsabile delle attività musicali. Come è detto nel documento che registra le attività societarie: "That our most deserving and Justly Applauded Brother Seign.r Francesco Xaverio Geminiani be the Solo Director and perpetual Dictator of all our Musical Performances and in his Absence the President for the time being; but in case of his death or leaving the Society his Token of Distinction shall ever be worn by the President who shall by that Authority act or depute some other to perform that Office for the night" (Traduzione: Che il nostro meritevole e giustamente applaudito Fratello, Signor Francesco Saverio Geminiani, sia il solo direttore e perpetuo responsabile di tutte le nostre esecuzioni musicali, e che, in sua assenza, le sue veci siano fatte dal Presidente; però, in caso in cui egli muoia oppure lasci la Società, la sua carica verrà assunta dal Presidente, il quale deciderà se mantenerla o delegare qualcun altro a compiere quelle funzioni). Il 10 giugno 1724 si provvide alla nomina di quattro musicisti, come è scritto nel citato documento "in order to assist our Musical Performance" (in qualità di assistenti delle esecuzioni musicali) nelle persone di Francesco Barsanti (Lucca, ca. 1690 - Londra, 1772), il flautista, oboista e compositore che aveva seguito il concittadino Geminiani a Londra nel 1714, di Charles Pardini (altro musicista di origine lucchese), di Gaetano Scarpottini e di D. Boswillibald. Si deve supporre che nella sede della loggia dalla quale la società ripeteva le proprie origini si tenessero regolari concerti a beneficio dei musicisti degli architetti. Ed è comunque un fatto significativo che il primo atto compiuto dalla società (il giorno stesso della sua costituzione) sia consistito nella sottoscrizione dell'edizione della prima serie del "Concerti Grossi" che Geminiani aveva appena realizzato trasformando le prime sei sonate dell'op. V di Arcangelo Corelli (nota 6): al di là del favore personale compiuto nei confronti del compositore lucchese, si deve sottolineare l'attenzione rivolta a Corelli, il compositore che universalmente era considerato il più grande dei maestri della musica strumentale. Di un'altra società occorre qui segnalare l'esistenza, la "Madrigal Society" sorta nel 1741 per iniziativa di John Immyns (? - Londra, 15-IV-1764), un musicista dilettante membro della "Academy of Antient Musick" e che apparteneva alla Fratellanza massonica: nel 1725 era stato affiliato alla Loggia "At the King's Arms" (St. Paul's Churchyard); tuttora esistente, la "Madrigal Society", con un numero limitato di aggregati (dai quattordici iniziali oggi gli effettivi sono passati a quaranta), teneva le proprie riunioni in taverne, la prima delle quali sembra essere stata la "Twelve Bells", una birreria della City of London, in Bride Lane, e che fra il 1827 e il 1882 disporrà della "Freemasons' Tavern". L'intensa attività concertistica sviluppatasi in ambienti che spesso erano guidati da esponenti della massoneria o da musicisti affiliati all'Ordine (nota 7) doveva trovare un coronamento nei concerti per sottoscrizione avviati nel 1765 e tenuti dapprima alla Carlisle House (Soho Square; primo concerto il 23 gennaio 1765) e alle Almack's Rooms (in King Street, all'angolo con St. James's Street, dal 1768), sede del ben noto quanto esclusivo club fondato nel 1765, e infine, a partire dal 1 febbraio 1775 e sino alla definitiva loro scomparsa nel 1782, negli Hanover Square Rooms (in Hanover Square). L'iniziativa era stata presa da due musicisti tedeschi da poco trapiantati sul suolo inglese: Johann Christian Bach (Lipsia, 5-IX-1735 - Londra, 1-I-1782) e Carl Friedrich Abel (Köthen, 22-XII-1723 - Londra, 20-VI-1787). L'ultimogenito di Johann Sebastian era giunto a Londra nell'estate del 1762 essendogli stato offerto l'incarico di compositore al King's Theatre; Abel, invece, che era figlio di quel Christian Ferdinand Abel membro dell'orchestra di corte di Köthen al tempo in cui Johann Sebastian Bach ne era il Kapellmeister, si trovava a Londra dal 1758. Entrambi i musicisti avevano già collaborato ai concerti che Theresa Cornelys (1723 - 1797), una cantante di origine italiana (era figlia di un impresario e librettista veneziano, Giuseppe Imer), predisponeva alla Carlisle House, sotto la direzione di Giacomo Cocchi. Assumendo l'organizzazione di quelli che subito furono chiamati i "Bach-Abel Concerts" (nel 1765 i concerti in abbonamento furono dodici e nel 1766 quindici), i due musicisti avrebbero dato un impulso straordinario alla di per sé già notevole attività concertistica londinese, un'attività che proprio in quegli anni avrebbe visto scendere in campo i più grandi virtuosi e compositori e avrebbe visto la nascita di altre grandi istituzioni e di edifici per il culto della musica. A breve distanza di tempo l'uno dall'altro, alcuni fatti intervennero a dare un nuovo e più interessante volto alla vita musicale londinese. Il 26 gennaio 1772 si inaugurarono in un grande edificio di Oxford Street appositamente costruito per concerti, balli e intrattenimenti vari (oltre a un'ampia "rotonda", la sede disponeva di quattordici sale sfarzosamente decorate), i "Pantheon Concerts". Il 23 maggio 1776 era la volta dell'apertura della Freemasons' Hall in Great Queen Street (Lincoln's Inn Fields), nuova sede della "Grand Lodge of England" ma anche nuova sede per i concerti organizzati dalla "Academy of Antient Musick" (sorta, lo si ricordi, nel 1710) che non intendeva più usufruire della sala della "At the Crown & Anchor Tavern": dal che si potrebbe facilmente dedurre che l'antica Accademia fosse un'emanazione dell'Ordine. La cerimonia di apertura della Freemasons' Hall (nota 8), che era stata subito dotata di un organo (tanto che in quella circostanza l'organista si esibì nell'esecuzione di una "solemn music"), concesse largo spazio alla musica (parte del materiale allora impiegato è conservato alla British Library) con l'esecuzione, sotto la direzione di Samuel Arnold e con la partecipazione di trenta strumentisti e altrettanti coristi, di un "Grand Anthem" composto per la circostanza da John Abraham Fisher su testo del "Grand Chaplain" (Gran Cappellano) William Dodd (dal Salmo 133), di una Marcia di autore anonimo, del "Rule Britannia" di Arne, di "Zadok the Priest" (Zadok il sacerdote, uno dei "Coronation Anthems") di Haendel, di un Concerto grosso di Corelli (l'Ottavo) e di un'Ode, ancora espressamente composta per l'occasione dal Fisher (nota 9). Questi, nato a Dunstable, Bedford, nel 1744 e morto a Londra nel maggio 1806, era affiliato, come l'anonimo autore del testo dell'Ode, alla Loggia "Alfred" di Oxford; violinista e compositore, membro della "King's Band" dal 1763 e dal 1769 a capo dell'orchestra del Covent Garden, autore di vari lavori teatrali, pantomime, musiche strumentali e cantate, Fisher compose anche un oratorio ("Providence") che, dopo la prima esecuzione a Oxford (Sheldonian Theatre, 2 luglio 1777), sarebbe stato presentato alla Freemasons' Hall (28 maggio 1778) a beneficio del Middlesex Hospital e poi nuovamente nel 1780. L'imponente Freemasons' Hall (nota 10), creazione del grande Fratello John Soane (1753 - 1837) e dedicata alla "Masonry, Virtue and Universal Charity and Benevolence" (Massoneria, virtù ed universale carità e benevolenza), costituiva un luogo ideale per l'attività musicale pubblica e in effetti essa fu utilizzata non solo per i concerti predisposti in occasione delle maggiori ricorrenze della Fratellanza, ma anche per pubblici concerti alla cui direzione a partire dal 1789 sarebbe poi stato chiamato il già citato Fratello Samuel Arnold (Londra, 10-VIII-1740 - 22-X-1802): una di quelle manifestazioni, alla data del 6 gennaio 1791, verrà organizzata per rendere omaggio al Fratello Haydn che sei giorni prima era sbarcato sul suolo inglese. Per la programmazione di quei concerti era stato istituito un vero e proprio "Hall Committee" (Comitato di sala), della cui operosità restano pochi documenti, uno dei quali consiste in un biglietto d'ingresso ad una serie di nove concerti in abbonamento relativi al 1783 e probabilmente tenuti per conto della "Lodge of the Nine Muses" (Loggia delle nove muse) (nota 11). La più importante e storicamente più rilevante fra le iniziative prese da quel comitato fu però l'esecuzione, il 26 febbraio 1779, del "Carmen Saeculare" di François-André Philidor (Dreux, 7-IX-1726 - Londra, 31-VIII-1795), famoso autore di "opéra-comiques" e notissimo giuocatore di scacchi (nota 12), che si era stabilito a Londra da un trentennio e che era entrato in massoneria in una non precisata loggia londinese, proprio in quel tempo (Philidor figurerà poi, come vedremo, fra gli affiliati della parigina "L'Olympique de la Parfaite Estime", L'olimpica della perfetta stima). Al "Carmen Saeculare" sarà dedicata una buona parte del paragrafo successivo. Pure al 1776 risale la fondazione del "Concert of Ancient Music" (Concerto di musica antica), un'istituzione con sede in Tottenham Street, destinata a durare sino al 1848 e le cui manifestazioni a partire dal 1785 sarebbero divenute popolarmente note sotto la denominazione di "The King's Concerts" (I concerti del re): dal 1776 al 1793 direttore dei concerti fu un dilettante, Joah Bates (Halifax, batt. 8-III-1741 - Londra, 8-VI-1799), membro della Fratellanza (Nella "Globe Lodge" n. 23) e uno dei padri delle "Handel Commemorations". Quasi contemporanea è la nascita, nel 23 gennaio 1777, dell'appena ricordata "Lodge of the Nine Muses", la cui origine deve ricercarsi probabilmente nel desiderio di emulare la Loggia parigina "Les Neuf Soeurs" (Le nove sorelle) costituita nel luglio del 1776. Sede di quell'officina prestigiosa (ora recante il n. 235, ma allora contrassegnata dal n. 330) era la "Thatched House Tavern" (Taverna alla casa col tetto di paglia) in St. James's Street, dove le riunioni si tenevano al secondo venerdì del mese. La fondazione era avvenuta essenzialmente per iniziativa del chirurgo Bartolomeo Ruspini (1730 - 1813), iniziato a Bristol nel 1762 e "Grand Steward" della "Grand Lodge of England" nel 1771; fondatore nel 1788 delle "Royal Masonic Institutions for Girls" (Reali istituzioni massoniche per fanciulle), Ruspini fu chirurgo dentista della famiglia reale britannica. La loggia in questione accolse numerosi artisti italiani e fra questi il pittore e incisore Giovanni Battisti Cipriani (1727 - 1785), che fu il primo candidato ammesso nella nuova officina (23 gennaio 1777), l'incisore Francesco Bartolozzi (1727 - 1815), affiliato il 13 febbraio 1777, il pittore Agostino Carlini (? - 1790), accolto in loggia esattamente un anno dopo insieme con Carl Friedrich Abel, il quale nel 1779 vi ricoprirà la carica di "Grand Steward". Questi non era il primo dei musicisti ammessi nella nuova loggia: uno dei fondatori, anzi, ne era stato il violinista e compositore Luigi Borghi (prob. Bologna, 1745 - Londra, post 1806), un allievo di Pugnani (esponente della massoneria torinese e attivo a Londra fra il 1767 e il 1771); Borghi aveva seguito il suo maestro in varie tournées lungo i principali paesi d'Europa e si era stabilito a Londra probabilmente nel 1774. Dopo Abel, la "Lodge of the Nine Muses" (Loggia delle nove muse) accolse altri musicisti: Wilhelm Cramer (Mannheim, 2-VI-1746 - Londra, 5-X-1799), attivo a Londra dal 1772 e affiliato il 24 aprile 1777 insieme con il violoncellista John Crosdill (Londra, 1751 - Eskrick, Yorkshire, ottobre 1825); Felice Giardini (Torino, 12-IV-1716 - Mosca, 8-VI-1796), stabilitosi nella capitale inglese nel 1750 e iscritto alla loggia in questione il 12 marzo 1778 (nota 13); Johann Christian Bach, infine, affiliato il 15 giugno 1778 (il "Bach di Londra" nel 1781 ebbe la nomina a "Grand Steward"). Di quell'officina, particolarmente frequentata dai musicisti, è possibile che abbia fatto parte anche Muzio Clementi (Roma, 23-I-1752 - Evesham, Worcestershire, 10-III-1832), che intorno al 1775 si era portato a Londra (ma si trovava in Inghilterra dal 1766) e la cui data di iniziazione all'Ordine non è per altro nota. Il nome di Clementi chiama in causa l'istituzione dei "Professional Concerts" patrocinata da Willoughby Bertie, quarto conte di Abingdon (1740 - 1799), un raffinato cultore di musica, compositore di un qualche talento, che si legherà poi in amicizia con Haydn. Originariamente intitolata "Concert of Nobility", la nuova associazione subentrava a quella condotta da Bach (scomparso il 1 gennaio 1782) e da Abel (l'ultimo concerto si era tenuto il 9 maggio 1781), mantenendo come sede delle proprie manifestazioni gli Hanover Square Rooms. Alla direzione dell'impresa erano stati preposti Clementi, appunto, Wilhelm (ormai William) Cramer e Johann Peter Salomon (Bonn, batt. 20-II-1745 - Londra, 25-XI-1815), un violinista che ebbe la ventura di nascere nella medesima casa, al n. 515 della Bonngasse, in cui nel 1770 doveva vedere la luce Beethoven. Di famiglia originariamente ebraica, Salomon era stato al servizio del principe Heinrich di Prussia il fratello di Federico II, a Rheinsberg, e dopo un breve soggiorno a Parigi (nel 1780), nel marzo del 1781 si era fissato a Londra e l'anno seguente era entrato in massoneria, affiliandosi alla "Pilgrim Lodge" (Loggia dei pellegrini), un'officina che era stata creata da tedeschi operanti nella capitale britannica. Salomon aveva presto affiancato all'attività concertistica quella di organizzatore di concerti: all'inizio del 1783, fra l'altro, aveva predisposto una serie di nove concerti alla Freemasons' Hall per conto della Lodge of the Nine Muses (è possibile che il numero dei concerti sia da mettere in relazione con le Muse). Il sodalizio con Clementi e con Cramer, tuttavia, non durò a lungo: nel 1784 egli abbandonò i "Professional Concerts", poi proseguiti sino al 1793 (nota 14), per attendere all'allestimento in proprio di concerti per sottoscrizione in varie sedi ma principalmente negli Hanover Square Rooms, sede della concorrenza maggiore. E' nell'ambito di questa nuova attività che Salomon concepirà e realizzerà il progetto di portare Haydn a Londra e per due lunghi soggiorni (1791 e 1794-95). Al nome di Salomon è in parte legata la formazione della più importante società musicale britannica del nuovo secolo: la "Philharmonic Society" (nota 15). L'atto di nascita di questa istituzione (che dal 1912 ottenne di potersi fregiare del connotato di "Royal") è datato domenica 24 gennaio 1813, nell'abitazione di Henry Dance al n. 17 di Manchester Street. Henry Dance, un dilettante di musica che sarà il primo segretario della società, era figlio di un distinto pianista e violinista, William (Londra, 1755 - 5-VI-1840), e pronipote del grande architetto George (1700 - 1768), il più tenace e capace interprete del nuovo gusto palladiano, specchio della virtù massonica, irradiatosi nella capitale inglese al punto da divenirne l'asse portante del suo assetto urbano. In quella data i signori Johann Baptist Cramer (Mannheim, 24-II-1771 - Kensington, Londra, 16-IV-1858), figlio del più noto Wilhelm (William), Philip Anthony Corri (Edimburgo, 1784 - Baltimora, 10-II-1832), figlio del compositore e impresario Domenico (1745 - 1825) che si era stabilito prima ad Edimburgo (1771) e poi a Londra (1789), e William Dance avevano esteso un invito a vari amici e conoscenti amanti dell'arte musicale e in essa, anzi, professionalmente impegnati, con l'intento di dare vita ad una società che avesse per fine la diffusione della musica orchestrale e strumentale in genere. L'esigenza era tanto più sentita in quanto, a quel tempo, non esisteva a Londra alcuna orchestra a carattere stabile, anche se la città poteva contare su una vasta serie di iniziative musicali e in particolare, come si è visto, sul "Concert of Ancient Music" (Concerto di musica antica) che chiuse la propria attività solamente nel 1848. La società fondata in quel fatidico giorno del 1813 altro non era che l'ideale, e concreta, prosecuzione della "Academy of Antient Musick" attiva fra il 1710 e il 1792 e della "Philarmonic [sic] Society" fondata da Maurice Greene nel 1728 e poi, dopo la morte di questi (1755), praticamente fusa con la precedente con la quale dal 1744 aveva diviso la sede di attività, la "At the Crown & Anchor Tavern". La nuova istituzione era costituita da trenta membri (poi elevati a quaranta) e da un numero non determinato di associati: le quote sociali erano stabilite, annualmente, in tre ghinee per i primi e in due per i secondi, mentre la sottoscrizione all'abbonamento per gli otto concerti programmati nel corso della stagione ammontava a quattro ghinee. Era previsto che gli orchestrali prestassero la propria opera senza pretendere alcun compenso. Oltre ai menzionati Cramer, Corri, e Dance (padre e figlio), erano membri fondatori della Società, fra gli altri, Clementi, Viotti, Salomon, George Smart, Thomas Attwood (l'allievo di Mozart), Henry Bishop, Charles Neate, l'editore Vincent Novello, Franz Cramer (fratello di Johann Baptist), Robert Cooke, William Ayrton, Benjamin Blake, Samuel Webbe junior, Ludwig Berger, William Horsley, personalità tutte che fecero parte della Fraternity o le furono molto vicini. Del resto, che la Società (cui sovente si accompagna la qualifica di "venerabile", di stampo inequivocabilmente massonico), si ponesse sotto il segno dell'organizzazione "segreta" con centro d'irradiazione in Londra, lo si può chiaramente leggere nei programmi dei concerti iniziali e in particolare in quello inaugurale (lunedì 8 marzo 1813, alle Argyll Rooms in Regent Street) recante musiche di Cherubini, Mozart, Sacchini, Haydn, Boccherini e Beethoven, come dire il "Gotha", Boccherini a parte, della massoneria musicale. Direttore di quella manifestazione inaugurale fu Salomon, mentre al pianoforte sedette Clementi. Significativo è poi il fatto che, nei casi in cui la Società decise di commissionare un'opera originale, essa lo fece quasi sempre rivolgendosi a musicisti dell'ambiente massonico, come è attestato ad esempio dai casi riguardanti Cherubini (Sinfonia in re maggiore, 1815), Mendelssohn (Quarta Sinfonia, "Italiana", 1833), Spohr (Sesta Sinfonia, op. 116, "Historische", 1840) per limitare il discorso alla prima parte dell'Ottocento. Le maggiori attenzioni, tuttavia, l'istituzione inglese le riservò a Beethoven (nota 16), commissionandogli la composizione di una sinfonia (si tratterà della Nona Sinfonia in re minore op. 125) sul conto della quale avremo modo d'intrattenerci in un altro momento (cfr. il par. 21). La storia ci costringe a questo punto a fare un passo indietro. L'intensa attività concertistica che caratterizzò la vita musicale londinese lungo tutto il secolo XVIII in maniera incomparabilmente più grandiosa che in qualsiasi altro luogo del continente (Parigi compresa) costituisce semplicemente l'altro versante di una situazione di benessere musicale determinato anche da fenomeni secondari quali una prosperosa editoria, un fiorente commercio di libri, un generoso slancio mecenatistico, ma dominato e condizionato soprattutto da una vita teatrale straordinariamente feconda che nel campo musicale in senso stretto si reggeva soprattutto sull'antinomia fra gli aristocratici prodotti dell'opera italiana e le manifestazioni di più modesta levatura ed era sostenuto da un imperioso sentimento nazionale. All'era del "masque", espressione tipica della cultura di corte e concepito come un insieme di dramma, musica, danza e spettacolo scenografico, era subentrata quella della "ballad opera" di natura popolare, inaugurata nel 1728 con l'esplosiva "The Beggar's Opera" (L'opera del mendicante) di John Gay (1685 - 1732) curata per la parte musicala da Johann Christoph Pepusch. il genere, intensamente coltivato sino alla metà del secolo, era stato poi rimpiazzato da quello della "comic opera" dotata di un apparato musicale più colto e in qualche modo derivata dalla "opéra-comique" francese. Non erano quelle, tuttavia, le sole manifestazioni teatrali in cui la musica fosse presente: i songs erano padroni del campo nelle recite di tragedie, commedie, farse. E poiché l'attualità era il campo d'azione privilegiato dei generi più brillanti e leggeri, è naturale che si prestasse attenzione anche alle cose della massoneria e che questa fornisse materiali di ispirazione, ragioni e motivi per sviluppare vicende in cui ci fosse spazio o per l'esaltazione o per la denigrazione dell'Ordine che così rapidamente aveva preso possesso della società britannica. Come si sa, prologhi, epiloghi, intermedi erano frequentemente introdotti nelle rappresentazioni, per arricchire o "rinnovare" lavori teatrali anche di vecchia data. Nell'ambiente massonico si conosce almeno un esempio del genere: una raccolta di canti massonici del 1734 (l'abbiamo già citata; cfr. pp. 33-34 di Word) reca in appendice una serie di interventi teatrali "for the entertainment of free-masons" (per l'intrattenimento dei massoni) che erano appunto concepiti come integrazione propagandistica a spettacoli già noti. Assai scarsa è la documentazione che le cronache del tempo ci hanno lasciato su rappresentazioni teatrali che avessero per oggetto la Fratellanza. La prima testimonianza in questo senso (nota 17) è data da un lavoro presentato il 1 gennaio 1731 all'Haymarket Theatre e pubblicato col seguente titolo: "The Generous Freemason, ot the Constant Lady. With the Humours of Squire Noodle and his Man Doodle. A Tragi-comi-farcical ballad Opera. In three acts. With the music prefix'd to each song. By the Author of the Lover's Opera" (Il massone generoso, o La dama costante. Con le battute di spirito dello Squire Noodle e del suo servo Doodle. Una ballad opera tragi-comica-farsesca. In tre atti. Con la musica adatta ad ogni canto. Dall'autore dell'Opera dell'amante), J. Roberts, London 1731. L'autore in questione è il libraio e drammaturgo William Rufus Chetwood (? - 1766) che nel 1729 s'era conquistato il successo con la "ballad opera" intitolata "The Lover's Opera". Le musiche erano opera di Henry Carey, Richard Charke, Richard Leveridge, di John Sheeles e del non meglio identificato Gouge, il cui nome figura in diverse raccolte vocali dell'epoca. Per ritrovare un secondo esempio significativo occorre attendere sino alla data del 29 dicembre 1780 quando, al Covent Garden, fu riproposta un'allora assai famosa commedia di Benjamin Hoadly (1706 - 1757), "The Suspicious Husband" (Il marito sospettoso, 1747), al quale era stata aggiunta "a new Pantomime call'd Harlequin Free-Mason" (una nuova pantomima chiamata Arlecchino Massone). La locandina precisava, inoltre, che lo spettacolo si sarebbe concluso "with a Procession of the Principal Grand Masters, from the Creation to the present Century, dressed in Habits of their respectives Ages and Countries. With new Music, Scenes, Dresses, Pageants, and Decorations" (con una sfilata dei principali Grandi Maestri, dalla creazione al secolo attuale, abbigliati con i costumi delle loro rispettive età e paesi. Con musica, scene, costumi, affreschi e decorazioni nuove) e che a teatro si sarebbe potuto trovare il libretto con i canti e con la descrizione del "Pageant" (termine inglese di origine medievale indicante gli spettacoli costituiti da tableaux vivants). Autore delle musiche, subito pubblicate col titolo "Songs, Duettos, Glees, Catches, &c. with an Explanation of the Procession in the Pantomime of Harlequin Free-Mason, As performed at the Theatre-Royal, in Covent Garden" (Canti, duetti, glees, catches eccetera, con una spiegazionne della sfilata nella pantomima di Arlecchino Massone, così come eseguita al Theatre-Royal di Covent Garden), George Kearsly, London 1780 (Wolfstieg, n. 39757), è Charles Dibdin (Southampton, batt. 15-III-1745 - Londra, 25-VII-1814), uno dei più singolari e importanti compositori della storia musicale inglese (nota 18), distintosi anche come attore, cantante e scrittore. Inscenato da Missink, l'uomo di fiducia del grande David Garrick, il lavoro godette d'una grande fortuna (nota 19) (ripreso più volte, in capo ad un anno aveva toccato la sessantatreesima rappresentazione e fu poi regolarmente riproposto negli anni seguenti e ancora in pieno Ottocento) forse anche perché si collocava nel solco d'una tradizione particolarmente cara al pubblico londinese, quello della "harlequinade" di cui sommo maestro era stato John Rich e che aveva visto conferire al personaggio di Arlecchino i connotati di un mago capace di produrre col semplice ausilio d'una bacchetta le più incredibili trasformazioni nelle cose e nelle persone. Il lato più curioso dello spettacolo, di cui la pantomima "Harlequin Free-Mason" costituiva solamente una parte, era dato dalla sontuosa processione o sfilata "storica" dei Grandi Maestri, dalla Creazione al Settecento, che riproponeva sulla scena un'usanza, instaurata dalla Gran Loggia nel 1721 e formalmente abolita nel 1747 (ma non per questo completamente disattesa), secondo la quale nel giorno di San Giovanni Battista si svolgeva una pubblica processione. Il "libretto" relativo allo spettacolo riporta l'ordine in base al quale i personaggi dovevano sfilare e non manca di fornire qualche spiegazione sul loro conto: Enoch, Nimrod, Mitzraim, la regina di Saba, Dario Istaspe, Zoroastro, grandi imperatori romani e re d'Inghilterra e di Francia, grandi artisti (Michelangelo, Bramante, Raffaello) e personalità eminenti del mondo inglese (Inigo Jones, William Davenant, Christopher Wren), nonché i moderni rappresentanti della massoneria sfilano in venti ordini, ciascuno dei quali preceduto da un'insegna distintiva. E' ragionevole immaginare che la processione fosse accompagnata da musiche di circostanza, da rulli di tamburi e fanfare e che l'insieme assumesse connotati di spettacolarità insolita. Quanto era stato portato in scena, ad ogni modo, non poteva essere inteso come un mero "intrattenimento": era più probabilmente la manifestazione del ricupero, in termini ormai di memoria storica, di un cerimoniale che si proponeva di divulgare, passando in rassegna le glorie dell'umanità, l'alta qualità del messaggio esoterico predicato dalla massoneria. NOTE AL PARAGRAFO 3. Nota 1: Per notizie in generale sulle prime attività concertistiche nella capitale britannica si vedano: Hugh Arthur Scott, "London's Earliest Public Concerts" (I primi concerti pubblici a Londra), in "The Musical Quarterly", XXII (1936), pp. 446-457; Id., "London Concerts from 1700 to 1750" (I concerti a Londra dal 1700 al 1750), ibid. XXIV (1938), pp. 194 e segg.; Robert Elkin, "The Old Concert Rooms of London" (Le antiche sale da concerto di Londra), Edward Arnold, London 1955; Michael Tilmouth, "Some Early London Concerts and Music Clubs, 1670-1720" (Alcuni fra i primi concerti di Londra ed Associazioni musicali, 1670-1720), in "Proceedings of the Royal Musical Association", 84 (1957-58), pp. 13 e segg. Nota 2: L'annuncio del primo concerto fu dato dalla "London Gazette" del 30 dicembre 1672 (n. 742) in questi termini: "These are to give notice that at Mr. John Banister's house, now called the Musick-school, over against the George Tavern in White Friars, this present Monday, will be musick performed by excellent masters, beginning precisely at four of the clock in the afternoon, and every afternoon for the future, precisely at the same hour" (Traduzione: Questo scritto è per dar notizia che presso la casa del signor John Banister, chiamata ora Scuola di musica, proprio di fronte alla George Tavern in White Friars, questo lunedì verrà eseguita musica da eccellenti maestri, con inizio alle quattro precise del pomeriggio e, in futuro, proseguirà ogni pomeriggio precisamente alla stessa ora). Come si vede, la "George Tavern" costituiva un punto di riferimento topografico, ma anche musicale, obbligato. Nota 3: Cfr. John Percy Simpson, "Old City Taverns and Masonry" (Le vecchie taverne della City e la massoneria), in "Ars Quatuor Coronatorum", 19 (1906), pp. 8-30; Id., "Some old London Taverns and Masonry" (Alcune vecchie taverne di Londra e la massoneria), ibid., 20 (1907), pp. 28-46; Id. "Some old Suburban Taverns and Masonry" (Alcune antiche taverne periferiche e la massoneria), ibid., 21 (1908), pp. 38-57. Nota 4: La British Library conserva in manoscritto (Add. MS n. 23.202) i verbali delle assemblee societarie. Il documento è stato pubblicato in tempi moderni: cfr. "The Book of the Fundamental Constitution and Orders of the Philo Musicae et Architecturae Societas, London, 1725-1727" (Il libro delle Costituzioni fondamentali e degli ordini delle Philo Musicae et Architecturae Societas, Londra, 1725-1727), con introduzione e note di William Henry Rylands, Quatuor Coronati Lodge N. 2076, London 1900. Del volume (di pp. LVI-211) è apparso un ampio resoconto, a firma di Robert Freke Gould, in "Ars Quatuor Coronatorum", 16 (1903), pp. 112-128. La presidenza della Società era stata affidata ad un commerciante, William Gulston; soci fondatori, oltre al Gulston e a Geminiani furono Coort Knevit, William Jones, Edmund Squire, Charles Cotton, Papillon Ball, Thomas Marshall. Nessuno di costoro risulta essere stato impegnato in campo musicale, anche se si può presumere che essi fossero dei più o meno validi dilettanti di musica. William Gulston, che era presumibilmente il più autorevole fra questi "amateurs", lasciò in dono alla Società un lotto di partiture di sua proprietà fra le quali figuravano lavori strumentali a stampa di Tomaso Albinoni (Sinfonie e Concerti a 5 op. II, 1700; Concerti a 5 op. V, 1707), Henricus Albicastro (12 Concerti a 4 op. VII, ca. 1705), Giovanni Bianchi (Sei Concerti da chiesa a 4 op. 2, 1703), Carlo Antonio Marino (Sonate a 3 et a 5 op. 3, ca. 1697), Giuseppe Torelli (Concerti musicali a 4 op. 6, 1698), nonché alcuni manoscritti contenenti sinfonie e ouvertures di Giovanni Bononcini ("Camilla", 1696; "Astarto", 1715), Haendel ("Rinaldo", 1711; "Radamisto", 1720), Johann Christoph Pepusch ("Thomyris", 1707). Nota 5: Si veda sull'argomento il recente "Architettura e Massoneria", a cura di Marcello Fagiolo, Convivio/Nardini, Firenze 1988. Nota 6: Cfr. in proposito di Enrico Careri "Per una biografia di Francesco Geminiani (1687 - 1762)", in "Rivista Italiana di Musicologia", XXIII (1988), pp. 200-241, ma soprattutto il recente "Francesco Geminiani (1687 - 1762). Part 1 Life and Works - Part 2 Thematic Catalogue" (Francesco Geminiani (1687 - 1762). Parte 1: vita e opere; Parte 2: catalogo tematico), Clarendon Press, Oxford 1993. Nota 7: E' alquanto difficile, naturalmente, documentare una specifica attività musicale promossa dalle logge al di fuori dei lavori rituali. A titolo esemplificativo, si può ancora ricordare che negli anni Trenta la "Lodge of Honorary Free-Masons at the Prince of Orange's Head" (Loggia dei massoni onorari alla Testa del Principe di Orange, in Germain Street) organizzava concerti. Nota 8: Cfr. T. O. Haunch, "The Dedication of Freemason's Hall 23 May 1776" (La dedica della Freemason's Hall il 23 maggio 1776), in "Ars Quatuor Coronatorum", 88 (1975), pp. 179-181. Nota 9: La "Ode for the New Freemasons' Hall" (Ode per la nuova Freemasons' Hall) per tenore, basso, coro e orchestra (2 flauti, 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, archi e organo) di Fisher è stata recentemente registrata su cassetta da Andrew Peramain (cfr. di quest'ultimo la "Prestonian Lecture for 1988" "Music and Masonry" in "Ars Quatuor Coronatorum", 103 [1990], pp. 150-154). L'opera si compone di Overture, Recitative ("Twas then the shouting sons of joy", Venneo poi gli esultanti figli della gioia), Chorus ("The mighty Master's pencil warm", La matita del potente Maestro), Aria ("Heav'n and earth were seen to join", Si vedevano unirsi cielo e terra), Recitative (""Ye spirits pure", Voi spiriti puri), Chorus ("Again with quick instinctive fire", Di nuovo con subitaneo istintivo fuoco), Recitative ("Yet, ere the holy rites began", Una volta cominciati i sacri riti), Aria ("How within the wasted heart", Come dentro il cuore smarrito), Chorus ("What pain he shuns who dares to be wise", Che paura prova chi osa essere saggio). La carica di Grand Chaplain sopra ricordata era stata istituita il 1 maggio 1775 in occasione della posa della prima pietra angolare della Freemasons' Hall. Nota 10: Cfr. A. Lionel Vibert, "Great Queen Street and Freemasons' Hall, and the Foundation Lodge" (Great Queen Street e la Freemasons' Hall, e la Loggia della Fondazione), in "Ars Quatuor Coronatorum", 45 (1932), pp. 236-240; Arthur Trystan Edwards, "Freemasons' Hall, London: an appreciation" (Freemasons' Hall, Londra, una descrizione), ibid., 76 (1963), pp. 81-100. Nota 11: Cfr. P. J. Dawson, "Masonic Concerts in 1783" (Concerti massonici nel 1783), in "Ars Quatuor Coronatorum", 87 (1974), pp. 93-95. Nota 12: Philidor fu autore di un trattato, "L'analyze des échecs" (L'analisi degli scacchi), pubblicato per la prima volta a Londra nel 1749 (la seconda versione riveduta e ampliata, vide la luce nel 1777 con il titolo "L'analyse du jeu des échecs", L'analisi del gioco degli scacchi), che conobbe un'infinità di edizioni (almeno 98 sino al 1929) nelle più svariate lingue. Nota 13: Felice Giardini da diversi anni era al servizio, in qualità di "Music Master" (Maestro di musica), dei fratelli di Giorgio III, William Henry duca di Gloucester e di Edimburgo (1743 - 1805) e Henry Frederick duca di Cumberland (1745 - 1790), nonché del principe di Galles, George August Frederick (1762 - 1830), il futuro Giorgio IV. il violinista torinese fu più volte ospite della loggia di Windsor guidata dal duca di Cumberland, iniziato alla "Royal Lodge" nel 1767, un anno dopo il duca di Gloucester, e poi Gran Maestro della "Grand Lodge of England" dal 1782 alla morte: a quella carica gli succederà, sino al 1813, il nipote, il citato principe di Galles, da lui iniziato nel 1787. Fra le attività svolte da Giardini, un posto importante occupano le esecuzioni musicali da lui promosse a beneficio del Lock Hospital (l'ospedale che oggi si chiamerebbe dermosifilopatico) fra il 1752 e il 1780 e la sua costante partecipazione alle esecuzioni quaresimali di oratori, segnatamente quelle del "Messiah" di Haendel al Foundling Hospital da lui stesso organizzate. Nota 14: Nella stagione 1791-92, è bene farlo notare, l'impresa dei "Professional Concerts" fu affidata a Ignaz Joseph Pleyel (Rupperstahl, Bassa Austria, 1-VI-1757 - Parigi, 14-XI-1831), membro della Fratellanza. Allievo di Haydn a Eszterház a partire dal 1772, Pleyel figura come apprendista nelle liste della Loggia "Zum goldenen Rad" (Alla ruota d'oro) nel castello di Eberau presso Güssing, residenza del conte Ludwig von Erdödy, fondatore e Gran Maestro di quella officina (posta sotto la giurisdizione della Gran Loggia Provinciale d'Ungheria). Trasferitosi a Strasburgo nel 1783 (come secondo maestro di cappella della cattedrale e dal 1789 come titolare), nell'autunno del 1791 si portò a Londra, dove rimase sino alla chiusura di quella stagione, maggio 1792, per poi raggiungere nuovamente Strasburgo e in ultimo (1795) Parigi. Da notare che a Strasburgo il primo maestro di cappella era un compositore moravo di estrazione massonica, Franz Xaver Richter (Holleschau, 1-XII-1709 - Strasburgo, 12-IX-1789). Cfr. Romain Feist, "Éléments maçonniques dans la musique religieuse de Franz Xaver Richter" (Elementi massonici nella musica religiosa di Franz Xaver Richter), in "Revue de Musicologie", LXX (1991), pp. 108-116. Nota 15: Su quest'istituzione si vedano principalmente: The Philharmonic Society of London from its Foundation, 1813, to its Fiftieth Year, 1862" (La Società Filarmonica di Londra dalla fondazione, 1813, al cinquantesimo anno, 1862), London 1862; Myles Birket Forster, History of the Philharmonic Society of London, 1813- 1912" (Storia della Società Filarmonica di Londra, 1813-1912), London 1912; Robert Elkin, "Royal Philharmonic. The Annals of the Royal Philharmonic Society", Rider & Co., London s.a. (1946). Inoltre, Arthur Searle, "The Royal Philharmonic Society Scores of Haydn's 'London' Symphonies" (Le partiture delle sinfonie "londinesi" di Haydn in possesso della Royal Philharmonic Society), in "The Haydn Yearbook", XIV (1983), pp. 173-186. Interessante è anche l'opuscolo di Joseph Calkin, "Catalogue of the library belonging to the Philharmonic Society, London instituted 1813" (Catalogo della biblioteca appartenente alla Società Filarmonica, Londra, istituita nel 1813), C. Maund, London 1824 contenente l'incipit delle sinfonie e delle ouvertures di proprietà della Società ad appena dieci anni dalla sua costituzione; la maggior parte degli autori rappresentati erano membri ella Fratellanza: André, Cherubini, Haydn, Himmel, Kreutzer, Méhul, Mozart, Piccinni, Pleyel, Ries, Spohr, Spontini, Wranitzky, per tacere di Beethoven, Gluck, Weber e altri ai quali non si riconoscono formali "patenti" di appartenenza all'Ordine. Nota 16: Non si deve pensare, naturalmente, che esecuzioni di opere sinfoniche beethoveniane fossero state proposte solamente a partire dal momento in cui prese forma l'attività della "Philharmonic Society". La presenza di una sinfonia di Beethoven nei programmi londinesi è segnalata per la prima volta il 18 maggio 1803, quando in un concerto di beneficenza a favore del violinista e compositore veneziano Giambattista Cimador, allora attivo a Londra, era stata presentata "A new Grand Symphony (never performed in Public) [...] Beethoven" (Una nuova sinfonia, mai eseguita in pubblico [...] Beethoven) (doveva trattarsi della Prima Sinfonia in do maggiore op. 21). Negli anni seguenti sono documentate varie esecuzioni di sinfonie e di ouvertures beethoveniane, quasi sempre nel corso di concerti di beneficenza o nei concerti per sottoscrizione organizzati da Salomon (1808) e per conto di istituzioni come, ad esempio, i "Vocal Concerts" (1806) o il "New Musical Fund" (1805, 1806). E' da notare, per contro, che un'istituzione come quella del "Concert of Ancient Music", divulgatrice dell'opera di Haendel, accolse Beethoven nel propri programmi solo a partire dal 1833. Su questo argomento si vedano: Nicholas Temperley, "Beethoven in London Concert Life, 1800-1850" (Beethoven nella vita concertistica londinese, 1800-1850), in "Music Review", XXI (1960), pp. 207-214; David Warren Hadley, "The Growth of London Musical Society in the Early Nineteenth Century. Studies in the History of a Profession, 1800-1824" (La crescita della società musicale londinese agli inizi del XIX secolo. Studi sulla storia di una professione); Diss. Harvard University, 1972. Inoltre, Pamela J. Willets, "Beethoven and England; an Account of Sources in the British Museum" (Beehoven e l'Inghilterra; elenco delle fonti presenti nel British Museum), The Trustees of the British Museum, London 1970. Per quanto concerne i rapporti con la cultura britannica, si veda il saggio di Luigi Magnani, "Beehoven e l'Inghilterra" in appendice al volume "I quaderni di conversazione di Beehoven", R. Ricciardi, Milano-Napoli 1962, pp. 223-242, e Frida Knight, "Britain in Beehoven 's Mind" (La Gran Bretagna nella mente di Beehoven), in "Bericht über den Internationalen Beethoven-Kongress Berlin 1977", a cura di Harry Goldschmidt, Karl-Heinz Köhler e Konrad Niemann, Deuscher Verlag für Musik, Leipzig 1978, pp. 285-289 (in trad. ted. pp. 533-537). Per i rapporti con la "Philharmonic Society", infine, si vedano: J. Mewburn Levien, "Beehoven and the Royal Philharmonic Society", Novello & Co., London 1927; Donald W. MacArdle, "Beehoven and the Philharmonic Society of London; a Reappraisal", in "The Musical Quarterly", LIX (1973), pp. 449-461; Alberto Basso, "Origine e ispirazione massoniche della Nona Sinfonia: Beethoven e la Philharmonic Society di Londra", in "Storia della Massoneria. Testi e studi", n. 2, Edi.Ma, Torino s.a. (ma 1983), pp. 21-59 e 235-237. Nota 17: Cfr. William Braun Hextall, "A Masonic Pantomime and some other Plays" (Una pantomima massonica ed altri lavori), in "Ars Quatuor Coronatorum", 21 (1908), pp. 138-181; Henry William Pedicord, "White Gloves at Five: Fraternal Patronage of London Theatres in the Eighteenth Century" (Guanti bianchi alle cinque: tutela di teatri di Londra da parte della Fratellanza nel XVIII secolo), ibid., 93 (1980), pp. 18-30. Si veda anche l'opuscolo di Richard Northcott, "Charles Dibdin's Masonic Pantomime 'Harlequin Freemason'" (La pantomima "Arlecchino massone" di Charles Dibdin), presso l'Autore, London 1915. Nota 18: Nella vastissima produzione di Dibdin, autore di oltre novecento songs, si conta anche "The Free Mason's Glee" (Il glee del massone), inserito nell'ampia raccolta "Apollonian harmony: a collection of scarce and celebrated glees, catches, madrigals, canzonets, rounds & canons, antient & modern, with some originals, composed by [...] most of which are sung at the Noblemen's Catch-club, theatres & publick gardens, the word consistent with female delicacy" (Traduzione: Armonia apollinea: raccolta di rari e osannati glees, catches, madrigali, canzonette, rounds e canoni, antichi e moderni, con alcuni originali composti da [...], la maggior parte dei quali vengono cantati al Noblemen's Catch-club, nei teatri e nei giardini pubblici, dai versi di una delicatezza femminile), 6 voll., S. A. & P. Thompson, London ca. 1790. Nota 19: La stampa dell'epoca (cfr. il "Gentleman's Magazin" del 1781, p. 58) metteva in risalto il fatto che la nuova pantomima attirava le grandi folle, come già era successo per altre opere del genere come "Perseus and Andromeda", "The Rape of Proserpine" o "The Sorcerer". Da notare che la prima di queste pantomime era stata presentata il 30 dicembre 1728, "at the Desire of several Persons of Quality" (per desiderio di persone di qualità) in unione con una ripresa dell'"Enrico IV" di Shakespeare nel rimaneggiamento realizzato anni prima da Thomas Betterton ("King Henry IV: With the Humours of Sir John Falstaff and Justice Shallow"). Sappiamo che le "persone di qualità" erano il Gran Maestro e i membri dell'Ordine in onore del quale fu recitato un "Prologue and Epilogue". Paragrafo 4: Il "Carmen Saeculare" di Philidor e le celebrazioni haendeliane. Si è sopra accennato all'esecuzione, nel corso di un concerto per sottoscrizione, del "Carmen Saeculare" di Philidor alla Freemasons' Hall il venerdì 26 febbraio del 1779. Su questa emblematica e assai poco nota composizione, che fu replicata il 5 e il 12 marzo, ritengo che sia opportuno avviare un discorso d'una certa consistenza. A suggerire l'idea di quella composizione che chiamava in causa il raffinato testo di Orazio, poeta prediletto dalla massoneria, era stato Giuseppe Baretti (1719 - 1789), lo scrittore torinese che da parecchio tempo ormai aveva fissato la propria residenza nella capitale inglese (vi aveva già soggiornato dal 1751 al 1760 e dal 1765, con l'eccezione di un viaggio sul continente nel 1768-1769, vi aveva preso stabile dimora). Di quella esperienza il Baretti ci ha lasciato un documento di rilevante interesse che, insieme col testo originale e la sua traduzione inglese in prosa (purtroppo perduta), fu distribuito agli astanti (nota 1). Sul finire del 1778 Baretti, amantissimo dell'arte di Orazio, era entrato nell'ordine di idee di tradurre in inglese il "Carmen Saeculare" che, come tutte le odi di quel grande, era componimento poetico che egli riteneva particolarmente adatto ad essere rivestito di musica (e del resto, ricordava lo scrittore torinese, Orazio stesso aveva affermato di comporre al suono della cithara), non diversamente da quei testi latini liturgici (in versi come lo "Stabat Mater", il "Dies irae", il "Tantum ergo", il "Veni Creator", o in prosa come il "Miserere", il "De profundis" e le "Lamentationes Jeremiae") che erano stati messi in musica da alcuni fra i più eminenti compositori del secolo (Pergolesi, Leo, Porpora, Sammartini). Di quell'idea Baretti aveva fatto partecipe l'amico Charles Burney, il primo grande storico della musica in senso moderno, senza per altro ottenere l'entusiastica approvazione e i convenienti suggerimenti che egli si aspettava. Baretti poteva farsi forte, comunque, del supporto che, sotto il profilo filologico, gli veniva dal lavoro di un padre gesuita, Noël Etienne Sanadon (1676 - 1733), il quale aveva pubblicato "Les Poësies d'Horace, disposées suivant l'ordre chronologique, et traduites en françois, avec des remarques et des dissertations critiques" (Le Poesie di Orazio, disposte in ordine cronologico e tradotte in francese, con delle annotazioni e delle dissertazioni critiche), 2 voll. (G. Cavelier, Paris-Amsterdam 1728 con ristampa nel medesimo anno presso C. Robustel). L'ampia opera, dedicata al principe Louis-François Conti (1717 - 1776) di cui il Sanadon era divenuto il precettore e più volte riedita anche a distanza di parecchi anni dalla morte dell'autore (nel 1747 forse sotto gli auspici di Federico II di Prussia), conteneva una succosa "Préface" (Prefazione) seguita da una "Vie d'Horace" (Vita di Orazio) e presentava i testi oraziani con un gran numero di modifiche d'impianto oltre che testuali (nella prefazione era detto che solamente tre componimenti poetici erano rimasti indenni da interventi). Fra l'altro, il Sanadon aveva provveduto a riunire in un unico corpo poesie che da sempre erano state considerate distintamente o, per converso, aveva presentato ripartite in più testi pagine che erano state sempre considerate in un'unica soluzione. Il caso del "Carmen Saeculare" era emblematico del comportamento tenuto dal Sanadon. Lo studioso riteneva che al poemetto fossero strettamente connesse altre odi oraziane intese a celebrare i "ludi saeculares" che l'imperatore Augusto aveva bandito per il 17 a. C.; la ricostruzione di quella che il Sanadon riteneva fosse la forma originale del famoso componimento fu da lui resa pubblica sotto il titolo di "Polymetrum Saturnium in Ludos Saeculares". Secondo la ricostruzione del Sanadon, il poemetto doveva essere così formato: A) Prologus: vv. 1-4 dell'Ode I del Libro III ("Odi profanum vulgus et arceo") B) Prima Pars: vv. 1-28 dell'Ode VI del Libro IV ("Dive, quem proles Niobea magnae") C) Secunda Pars: Ode XXI del Libro I ("Dianam tenerae dicite virgines") D) Tertia Pars: Carmen Saeculare ("Phoebe, silvarumque potens Diana") E) Quarta Pars: vv. 29-44 dell'Ode VI del Libro IV ("Spiritum Phoebus mihi, Phoebus artem"). L'idea del Sanadon fu successivamente ripresa da uno studioso irlandese, Philip Francis (1708 - 1773), padre dell'omonimo uomo politico e scrittore, presentando la propria traduzione in inglese (in versi) delle opere oraziane: "Odes, Epodes and Carmen Saeculare of Horace in Latin and English" (Odi, epodi e Carmen Saeculare di Orazio in latino ed inglese), 2 voll., Dublin 1742 (con ristampa a Londra l'anno seguente e più volte riedito, sino agli inizi del nostro secolo. Nel caso del "Carmen Saeculare", tuttavia, il Francis non aveva seguito del tutto la ricostruzione del Sanadon, ma aveva modificato l'ordine dei componimenti che ora si presentava secondo la successione A E B C D, con lo scambio di posizione, dunque, fra le parti I e IV. L'una e l'altra soluzione, comunque, contraddicevano il principio che aveva fatto del "Carmen Saeculare" un'opera a se stante, svincolata dai quattro libri di "Carmina" compilati dal poeta di Venosa. L'operazione, è bene ricordarlo, aveva avuto luogo in tempi in cui il classicismo romano era ritornato a essere un mito e una moda, mentre il ricupero del clima poetico in cui era avvenuta l'enigmatica celebrazione dei "ludi saeculares" poteva suggellare e coronare il processo di avvicinamento e di imitazione della poesia oraziana avviato dai lirici inglesi come Dryden e Pope e di cui anche le lettere italiane potevano vantare un grande emulo nel Metastasio. Ora, adottando la disposizione dei testi suggerita da Francis sulla scorta del progetto di Sanadon, Baretti era convinto di poter offrire ai musicisti un materiale di grande interesse. Nella sua "Introduction", compilata come si è detto in occasione dell'esecuzione alla Freemasons' Hall, lo scrittore torinese aveva potuto dire: "Il mio rispetto per Orazio mi rese difficile per molto tempo fissarmi su qualcuno degno del maestro. Io cercavo una persona non solo dotata di una grande conoscenza della musica, ma anche disposta a condividere in pieno le mie idee. Avevo deciso, in ogni caso, che dovevano essere evitati tutti i luoghi comuni e i passaggi che, chi è abituato alle opere italiane, ha ripetutamente ascoltato e può anticipare nella propria mente non appena la prima battuta esce dalla bocca del cantante; né volevo permettere ad un maestro di cappella di offrire ad un cantante troppe occasioni di suddividere una vocale in mille parti, come se egli volesse emulare il migliore dei violini o l'usignolo più selvatico. Ero anche deciso ad evitare tutte quelle ripetizioni che sotto il nome di "ritornello" prolungano un'aria al di là del sopportabile e diminuiscono l'attenzione senza aumentare la forza delle parole. In breve, il volevo un uomo di buon senso, un uomo di gusto, un entusiasta, fecondo di idee e di inventiva, e capace di temperare la solennità della musica da chiesa con lo splendore della musica teatrale". Il musicista capace di mettere in pratica il progetto Giuseppe Baretti lo aveva trovato, appunto, nella persona di Philidor, che lo scrittore torinese conosceva sin dai primi momenti della sua permanenza a Londra e che ora, dopo aver avuto occasione di ascoltare alcune delle sue produzioni teatrali durante un recente soggiorno parigino, gli pareva essere la persona più qualificata per affrontare in maniera adeguata il problema della "riproduzione" dello spirito della poesia oraziana. Procurata a Philidor una copia, da lui stesso debitamente annotata, del "Polymetrum Saturnium", l'autore del "La frusta letteraria" discusse col musicista lo schema dell'opera, ingegnandosi di trovare con lui il modo migliore per esprimere in musica il pensiero di Orazio. (Illustrazione: Frontespizio dell'edizione del "Carmen Saeculare" di François-André Philidor, Lawalle L'Ecuyer, Paris 1788. Proprietà dell'Autore). Ai tempi del Baretti si sapeva che i "ludi saeculares" si celebravano ad ogni secolo, ma forse non a precise scadenze (fra l'altro, era invalso l'uso del computo etrusco che calcolava la durata di un secolo in centodieci anni) e, comunque, che poche sono le feste del genere in qualche modo documentate; quella del 17 a. C., cui si riferiscono sia il "Carmen Saeculare" sia l'Ode VI del Libro Quarto (il cosiddetto "Hymnus ad Apollinem"), è minuziosamente descritta in una serie di tavole in marmo ritrovate nel Tevere nel 1890 e, dunque, non note al tempo in cui fu realizzato il progetto barettiano, anche se qualcosa di quell'evento si conosceva attraverso altre fonti storiche (Tito Livio e Zosimo, ad esempio) raccolte da Basil Kennett (1674 - 1715) nel suo allora ben noto "Romae Antiquae Notitia, or the Antiquities of Rome" (London, 1696). Originalmente compiute in onore di divinità infernali (Plutone e Proserpina), quelle feste furono poi dedicate soprattutto al culto di Apollo e di Diana. La celebrazione avveniva seguendo le prescrizioni dei tre "Libri sibillini" superstiti (ma in origine la tradizione ne indicava nove), scritti in greco e in versi volutamente oscuri; depositati in Campidoglio, tali libri, consultati solo in occasioni molto particolari e dietro prescrizione del Senato, erano andati distrutti nell'84 a. C., ma si era provveduto alla loro ricostituzione mettendo insieme profezie e leggende raccolte a Samo, a Delfo, a Napoli e in Sicilia. La loro definitiva scomparsa avvenne, a quanto pare, intorno all'anno 400. E' cosa sin troppo ovvia constatare che il "sottofondo" del "Carmen Saeculare" oraziano ha carattere misterico ed esoterico e, dunque, rispondente alle aspettative della libera muratoria più sensibile agli "arcana mundi". Per ritornare alle celebrazioni, si deve sottolineare che quelle in cui venne implicato Orazio, durarono tre giorni e tre notti, con inizio alla sera del 31 maggio. Il primo giorno trascorse nei riti di purificazione, nella processione e nei sacrifici celebrati al Campo Marzio e in una serie di giuochi e di gare (ivi comprese le lotte fra gladiatori); nel secondo giorno si compì la salita al Campidoglio per celebrare i sacrifici in onore di Giove Capitolino, di Apollo, di Diana e di altre divinità care alla città di Roma, si svolsero altri giuochi e si tennero i "lectisternia", cioè i banchetti in onore delle divinità; il terzo giorno, infine, nel tempio di Apollo sul Palatino (che Augusto aveva fatto erigere nel 28 a. C. e che era divenuto il luogo in cui si custodivano i "Libri sibillini") un gruppo di ventisette giovinetti e altrettante vergini intonò una serie di inni invocanti il patrocinio degli dei e la protezione di Apollo e di Diana. Ora, proponendo l'esecuzione dell'ampio lavoro di Philidor alla Freemasons' Hall, massimo tempio dell'Ordine massonico, è probabile che si volesse instaurare un rapporto di affinità, se non addirittura di continuità con il tempio di Apollo sul Palatino. Doveva essere stata soprattutto la presenza della poesia di Orazio, tuttavia, a sollecitare l'attenzione dei responsabili dell'organizzazione dei concerti alla Freemasons' Hall e in particolare di due fra i più prestigiosi membri dello "Hall Committment" (Consiglio della sala), i fratelli di Giorgio III, William Henry duca di Gloucester e di Edimburgo e Henry Frederick duca di Cumberland, entrambi appassionati cultori di musica (l'uno suonava il violoncello, l'altro il violino). Orazio rappresentava per la massoneria il campione del classicismo allo stato puro, il vaso perfetto nel quale si erano raccolti gli umori della poesia fatta pittura insieme con le delizie dell'otium contemplativo e di quell'equilibrio morale che poteva procurare gioia, sapienza, saggezza, ma che ora sembrava indicare soprattutto la strada verso la riconquista dell'antico. L'opera di Philidor, infatti, si proponeva come un meraviglioso ritratto dell'aurea età in cui tutto appare regolato dalla bellezza, dalla gravitas, dalla compostezza e dai miracolosi doni della disciplina, e come una testimonianza di ritorno alla musica dei padri. Scriverà Charles Burney, molti anni dopo, che l'esecuzione di quell'opera era stata seguita da tutte le persone di cultura con la speranza di assistere ad una rinascita della musica degli antichi e soprattutto dei suoi miracolosi poteri (nota 2). Salutato con grande successo (nota 3), l'ampio lavoro di Philidor, che a Londra era stato diretto da William Cramer, fu ripreso a Parigi l'anno seguente, il 19 gennaio 1780, al Palais des Tuileries (Salle des Cent-Suisses), forse per conto di una qualche loggia (si può presumere o "Les Neuf Soeurs" oppure più probabilmente "L'Olympique de la Parfaite Estime"), dopo che sin dal luglio 1779 sulle colonne del "Mercure de France" se ne era auspicata l'esecuzione e nell'ottobre se ne era avuta una presentazione in casa dello stesso Philidor. Al pubblico accorso alle Tuileries fu distribuito un opuscolo, "Poème séculaire d'Horace, mis en musique par A. D. Philidor, avec la traduction française du P. Sanadon, qui doit être exécuté dans la salle des Thuilleries le mercredi 19 janvier 1780" (Poema secolare di Orazio, messo in musica da A. D. Philidor, con la traduzione francese del padre Sanadon, che deve essere eseguito nella sala delle Tuileries mercoledì 19 gennaio 1780; Paris, 1780), che consentiva di seguire adeguatamente la lunga esecuzione (circa due ore) dell'opera. A questa, che era avvenuta nel pomeriggio e che si era risolta in un trionfo per il compositore (con replica immediata di due "numeri"), avevano preso parte cantanti di grande notorietà (nota 4); non è noto, invece, il nome di chi guidò la realizzazione di quell'impegnativa partitura destinata, almeno nelle intenzioni, a rappresentare qualcosa di originale. Ripreso in numerose altre occasioni (il Carroll ricorda le date del 14 e 17 marzo 1780, del 3 e 4 aprile 1781, del 3 dicembre 1783 e del 4 ottobre 1784, mentre esecuzioni parziali si registrarono al "Concert Spirituel" negli anni 1780, 1781, 1786, 1787 e 1788), il "Carmen Saeculare" fu dato alle stampe solamente nel 1788, ad opera dell'editore e libraio parigino Lawalle L'Ecuyer e, come è detto nella prima pagina di musica, "gravé par Huguet Musicien de la Comédie Italienne" (inciso da Huguet musicista della Comédie Italienne). E' probabilmente in seguito a quella pubblicazione che a Londra fu organizzata da Philidor stesso, il 30 maggio 1788, una seconda esecuzione dell'opera, questa volta nel corso di un trattenimento offerto dai Cavalieri del Molto Onorevole Ordine del Bagno (nota 5). Nell'edizione a stampa ciascuna sezione vocale della composizione è preceduta da un "argomento", dettato in latino, che ha lo scopo di anticipare il contenuto della pagina. La composizione (che prevede l'impiego di quattro voci soliste, di un coro a quattro voci e di un organico strumentale formato da due flauti, due oboi, due fagotti, due trombe, due corni, violini primi e secondi, viole, bassi e timpani) risulta così articolata: Ouverture Prologus: Proposita Argumenti dignitate, Poeta animos ad audiendum comparat; "Carminum, Liber Tertius", I vv. 1-4 ("Odi profanum vulgus et arceo") Prima Pars: Admonet Poeta Pueros ac Puellas ut carmina bene recitent; "Carminum Liber Quartus", VI, vv. 29-44 ("Spiritum Phoebus mihi, Phoebus artem") Secunda Pars: "Hymnus ad Apollinem"; Rogat Apollinem Chorus uterque, ut Seculare Carnem probet ac tueatur "Carminum, Liber Quartus", VI, vv. 1-28 ("Dive, quem proles Niobea magnae") Tertia Pars: Hortantur se mutuo Pueri ac Puellae ad Celebrandas Apollinis et Dianae Laudes "Carminum, Liber Primus", XXI, vv. 1-16 ("Dianam tenerae dicite virgines") Pars Quarta: Preces pro Imperii et Imperatoris incolumitate "Carmen Saeculare" ("Phoebe, silvarumque potens Diana"). La bella edizione (237 pagine) porta uno splendido frontespizio che solamente in parte i commentatori hanno letto. L'opera è dedicata a Caterina II di Russia e reca la seguente intitolazione, al centro del disegno, in caratteri chiaramente bodoniani: "Katarinae / Aug. Piae. Felici / Ottomannicae. Tauricae / Musagetae / Q. Horatii Flacci / Carmen Saeculare / Lyricis. Concentibus. Restitutum / A. D. Philidor / D. D. D. /A. C. MDCCLXXXVIII". Non si ha notizia che il lavoro sia stato presentato in quegli anni anche a San Pietroburgo o comunque in Russia (mentre si sa di esecuzioni avvenute a Berlino e a Roma). Tale dedica è sorprendente, e ancora più stupefacente è il fatto che nell'elenco dei sottoscrittori la zarina compaia come acquirente di ben cinquanta esemplari: le simpatie che un tempo Caterina aveva riservato alla massoneria, nel 1784-85 erano già tramontate, dal momento che nell'imperatrice era subentrata la convinzione che l'Ordine attentasse al potere assoluto di cui ella era investita (nota 6). L'operazione di sostegno di quell'impresa editoriale da parte di Caterina II era stata sollecitata, sin dal 1780, dal barone Melchior Grimm (1723 - 1807) e quindi sostenuta con l'intermediazione dell'abate Ferdinando Galiani (1728 - 1787). Il Grimm aveva proposto alla zarina di inserire, nel quadro delle celebrazioni per la ricorrenza del ventennale della sua ascesa al trono (avvenuta il 28 giugno 1762), l'esecuzione del "Carmen Saeculare". Caterina II aveva richiesto a Grimm di fargli avere copia della partitura ed aveva inviato al compositore un dono di 5000 lire (600 sterline). Slittate le previste celebrazioni ad altra data, quella del venticinquesimo anniversario (1787), Philidor per il tramite di Grimm aveva fatto richiesta a Caterina II di poterle dedicare l'edizione a stampa, cosa che fu concessa. Autore del frontespizio, come è scritto sul bordo inferiore della tavola, è il parmigiano Pietro Antonio Martini (1738 - 1797), uno dei più validi collaboratori di Giovanni Battista Bodoni (nota 7) e dal 1769 al 1792 attivo a Parigi (ma con un intervallo inglese nel 1787). La parte superiore della tavola è occupata dai ritratti di Orazio (con ramo d'ulivo), di Caterina sormontata dall'aquila a due teste e di Philidor. Un cartiglio con i versi 55-56 ("Iam Scytae responsa petunt superbi nuper") del "Carmen Saeculare" incornicia il ritratto dell'Imperatrice, mentre i due ritratti del poeta e del musicista recano un'iscrizione "marmorea" dal Liber Quartus, VI, rispettivamente i vv. 29-30 ("Spiritum Phaebus mihi, Phaebus artem / carminis nomenque dedit poetae") e i vv. 43-44 ("Reddidi carmen docilis modorum /vatis Horati"). Al di sotto di queste due iscrizioni, quasi ad imitazione delle due colonne del tempio massonico Boaz e Jakin, sono raffigurati recando in spalla la faretra le due divinità gemelle, la lunare Diana cacciatrice (con un cerbiatto), ispirata forse all'Artemide di Versailles e il solare Apollo (con il serpente Pitone), assai simile all'Apollo del Belvedere. Infine, sullo zoccolo, secondo l'invocazione dei vv. 9-12 del "Carmen Saeculare", compare il Sole in veste di auriga sul carro trainato da quattro cavalli, sopra le nuvole (una figura del genere era già stata riprodotta sul frontespizio della prima versione, 1723, delle "Costituzioni" di Anderson) in atto di sorvolare il colle Palatino: "Alme Sol, curru nitido diem qui / Promis et celas, aliusque et idem / Nasceris; possis nihil urbe Roma / Visere majus" (O Sole vivificatore, che sul fulgido carro riconduci la luce del giorno e la nascondi, e spunti sempre diverso e sempre il medesimo, possa tu nulla illuminare più grande di Roma). Segue l'importante lista dei sottoscrittori che comprende membri della Casa Reale di Francia (fra questi, la regina Maria Antonietta e Monsieur, cioè il conte di Provenza e futuro Luigi XVIII) o di altre case regnanti (l'Imperatrice di Russia, come si è detto per cinquanta esemplari, il re di Prussia Federico Guglielmo II e tredici fra principi e duchi) e quindi una serie di settantacinque alte personalità dell'aristocrazia europea, di musicisti ed editori di musica o librai (come Castaud, Le Duc e Sieber), quasi tutti affiliati alla massoneria. Nell'elenco figurano nobili dilettanti come il conte Claude-François -Marie Rigolay d'Ogny, il barone Charles-Ernest de Bagge, il marchese Charles-Pierre-Paul Savalette de Langes e un vasto gruppo di musicisti appartenenti all'Ordine, fra gli altri Thomas Attwood, Louis-Joseph Francoeur, Louis-Augustin Richer, il direttore del "Concert Spirituel" Joseph Legros, Jean-François Lays, Jean-Louis Adam, Louis-Claude-Armand Chardiny e Jean-Baptiste-Sébastien Bréval. Fra i nomi dei sottoscrittori è registrato anche quello di Sir Watkin Williams Wynn (1749 - 1789), uno degli iniziatori delle "Handel Commemorations" insieme con Richard Fitzwilliam, visconte di Meryon (1745 - 1816), famoso collezionista di musiche e di quadri, e con Joah Bates (1741 - 1799), il direttore del "Concert of Ancient Music" di cui già si è detto. Il nome di Haendel era stato associato naturaliter a quello di Philidor quando erano usciti i primi resoconti sulla presentazione del "Carmen Saeculare" alla Freemasons' Hall (nota 8). Il fatto è che il culto per Haendel, lungi dal diminuire col passare del tempo, andava aumentando. Un'attenzione particolare ancora vivente il grande maestro sassone era stata prestata agli oratori e alle grandi opere vocali non legate al teatro, nella convinzione che specialmente il "sacred drama" (dramma sacro), come volentieri si qualificavano gli oratori, rappresentasse, meglio di qualsiasi altro genere, gli interessi tanto della musica nuova quanto e soprattutto della musica "antica" di cui ormai si faceva un gran parlare. Ed è proprio considerando questo duplice aspetto che anche negli ambienti delle taverne, solite ad essere anche, come si è visto, sedi di logge e di attività concertistiche, si sviluppò l'idea di eseguire gli oratori e le grandi cantate haendeliane come esaltazione anche delle qualità "morali" che quella musica rivestiva. Così, la "At the Crown & Anchor Tavern" aveva ospitato esecuzioni non solamente del "Messiah" (1744 e 1747), ma anche di "Esther" (1732 e 1743) (nota 9) e di "Saul" (1740); la "Castle Tavern" aveva presentato "Acis and Galatea" (1751), "Samson" (1751 e 1758) e "Esther" (1752); e la "Crown Tavern" (dietro il Royal Exchange e sede del "St. Cecilia Concert", un'organizzazione minore) aveva promosso una ripresa di "Acis and Galatea" (1754), il lavoro haendeliano di gran lunga più eseguito vivente il suo autore (nota 10). La situazione era matura per un ulteriore passo e così quando, nel 1783, Williams Wynn, Fitzwilliam e Bates decisero di promuovere una serie di manifestazioni nell'imminenza del centenario della nascita di Haendel che si riteneva dovesse cadere nel 1784 (nota 11), non fu difficile trovare la collaborazione necessaria. Il mercoledì 26 maggio 1784 le porte dell'abbazia di Westminster si aprirono per la prima "Handel Commemoration" (consistente in una serie di brani estratti da musiche sacre), seguita il giorno dopo da un concerto nella grandiosa sala del Pantheon in Oxford Street che vide la partecipazione di duecento strumentisti, e il sabato 29 da un'esecuzione del "Messiah", ancora in Westminster, ad opera di una massa incredibile di musicisti (nota 12) diretti da Joah Bates coadiuvato da William Cramer. L'operazione avviata in termini così grandiosi doveva costituire un'affermazione decisa dello spirito della Nazione, capace di dare vita ad un apparato sonoro, e organizzativo, mai visto prima di allora; riprese negli anni successivi, quelle "Handel Commemorations" a base di "Messiah" avrebbero visto crescere in maniera spropositata gli organici sino a toccare, nell'Ottocento, i quattromila esecutori. Sullo slancio, altre iniziative ebbero la possibilità di essere avviate, prima e più importante fra tutte quella della pubblicazione delle opere: il processo editoriale fu avviato da Samuel Arnold, un membro della Fratellanza come si è visto, il quale nel corso di undici anni, fra il 1787 e il 1797, riuscì a dare alle stampe, pur rimanendo lontano dal realizzare integralmente il progetto, 180 fascicoli dei "Works of G. F. Handel in Score" (Opere di G. F. Handel in partitura). L'impresa, la prima del genere avviata nei confronti di un compositore, doveva segnare l'epoca e fornire ai posteri la testimonianza dell'immensa importanza intellettuale, artistica e morale che si voleva riconoscere al patrimonio musicale haendeliano. Di quel patrimonio, il "Messiah" era già il vettore dotato di maggiore auctoritas e proprio la massoneria, come vedremo in altra parte (nota 13), ne era stata la portatrice suprema. Del resto, se Haendel non aveva fatto parte della Fratellanza, certamente aveva avuto modo di conoscerne da vicino ogni aspetto vivendo a contatto con uomini di cultura, artisti e musicisti che ad essa erano legati. Fra questi ultimi, e non considerando altri nomi di contemporanei che già sono stati citati, posso ancora ricordare, non trascurando di menzionare per primo l'impresario John James Heidegger (1659 - 1749), membro di una loggia non identificata, i nomi seguenti: Raphael Courteville (? - Londra, sep. 10-VI-1772), organista nella St. James' Church di Westminster, membro della Loggia "At the George" (Charing Cross) nel 1723; John Shore (Londra, ca. 1662 - 20-XI-1752), un virtuoso di tromba per il quale Purcell scrisse molte pagine, inventore del diapason nel 1711 e membro della Loggia "At the Ship Tavern without Temple Bar" (Alla taverna della nave all'esterno del Temple Bar) nel 1725, data alla quale risulta registrato come sorvegliante in quell'officina anche William Washbourn (? - Londra, 1737), musicista e canonico al tempo stesso nella Cattedrale di San Paolo; sempre al 1725 risale la presenza, come Maestro Venerabile nella Loggia "At the King's Arms" (Alle Armi del re), di Charles King (Bury St. Edmund's, Suffolk, 1687 - Londra, 17-III-1748), un discreto compositore di musica sacra; ultimo di questa serie è il nome di Valentine Snow (?, ante 1702 - Londra, dicembre 1770), un famoso virtuoso di tromba (per il quale Haendel scrisse alcune delle sue più belle arie con tromba obbligata, su tutte "The trumpet shall sound", La tromba suonerà, nel "Messiah") che fu affiliato alle Logge "Coustos" (1730) e "Rainbow Coffee Tavern" (Taverna caffè arcobaleno, 1731). E' però, probabilmente, nell'ambiente costituitosi attorno a James Brydges, conte di Carnarvon e dal 1719 primo duca di Chandos (1673 - 1744), che Haendel poté meglio valutare la portata del nuovo fenomeno sociale rappresentato dalla massoneria. Il compositore entrò al servizio dell'allora conte di Carnarvon nel 1717, l'anno stesso in cui John Theophilus Desaguliers aveva dato vita al "movimento" insieme con James Anderson. Nessuno, per quanto io ne sappia, ha notato che Desaguliers dl 1716 prestava servizio come cappellano presso il nobiluomo inglese, che di lui fu il più illuminato patrono sino alla fine della vita (fra, l'altro morirono entrambi nel 1744). E' assai probabile che il conte di Carnarvon sia stato membro dell'Ordine; è comunque rilevante a questo proposito che il figlio Henry George Herbert (1708 - 1771), poi secondo duca di Chandos, sia stato Gran Maestro della "Grand Lodge of England" nel 1738-1739 e dedicatario della seconda edizione (1738) delle "Constitutions" di Anderson, e che la medesima carica sia stata coperta dal marzo 1754 al maggio 1757 dal nipote James (1731 - 1789), terzo duca di Chandos. Quanto a Haendel, ingaggiato come compositore alle dipendenze del direttore della cappella che era Johann Christoph Pepusch, ricorderò qui che egli rimase al servizio di James Brydges sino al 1720, dividendo il proprio tempo fra il regale palazzo londinese in Albemarle (Mayfair) e la lussuosa residenza di campagna di Cannons dove si svolgevano raffinati e costosissimi trattenimenti musicali e fornendo al mondo un campionario superbo di opere: l'oratorio "Esther", il masque "Acis and Galatea" e varie pagine di musica sacra (undici anthems e un Te Deum). NOTE AL PARAGRAFO 4. Nota 1: Cfr. Giuseppe Baretti, "The Introduction to the Carmen Seculare" (L'introduzione al Carmen Saeculare), London 1779. Il breve scritto (19 pp.) lo si può leggere nell'originale inglese in: Giuseppe Baretti, "Prefazioni e Polemiche", a cura di Luigi Piccioni, Laterza, Bari 1911, pp. 303-311 (nella serie "Scrittori d'Italia"). Sull'argomento si vedano: Luigi Piccioni, "Aristarco Scannabue oraziano", in "Giornale Storico della Letteratura Italiana", n. 324, CVIII (1936), pp. 231-241; Norbert Jonard, "Giuseppe Baretti (1719 - 1789). L'homme et l'oeuvre" (Giuseppe Baretti (1719 - 1789). L'uomo e l'opera), G. De Bussac, Clermond-Ferrand 1963, pp. 408-410; Charles Michael Carroll, "A Classical Setting for a Classical Poem: Philidor's Carmen Saeculare" (Un'impostazione classica per un poema classico, il Carmen Saeculare di Philidor), in "Studies in Eighteenth-Century Culture", VI (1977), pp. 97-111. Inoltre, "Das Carmen Saeculare des Horatius von Philidor in Musik gesetzt" (Il Carmen Saeculare di Orazio messo in musica da Philidor), In "Cäcilia", III (1826), Juni, p. 45 e Etienne (Stefan) Cybulski, "Le Carmen Saeculare d'Horace mis en musique par Philidor" (Il Carmen Saeculare di Orazio messo in musica da Philidor), in "Munera Philologica Ludovico Cwiklinski bis sena lustra professoria claudenti ab amicis collegis discipulis oblata", Circulus Posnan. Societatis Philologae Polonarum, Posnaniae 1936, pp. 181-184. Nota 2: "The performance was attended by all persons of learning and talent, in expectation of a revival of the music of the ancients, and by many, of its miracolous powers" (Traduzione: Allo spettacolo hanno assistito tutte le persone colte e di talenti, in attesa di una riscoperta della musica degli antichi e, per alcuni, dei suoi miracolosi poteri) (voce "Philidor, André", in Abraham Rees, "The Cyclopedia or Universal Dictionary of Arts, Sciences, and Literature", London 1819; ripreso da Ch. M. Carroll, op. cit.). Nota 3: Baretti si riprometteva di guadagnare una considerevole cifra dall'esecuzione del lavoro e anzi aveva voluto che il numero delle esecuzioni fosse allora limitato a tre per avere la possibilità di riproporre la partitura anche in seguito e così poter godere di una rendita che lo mettesse al riparo da ogni sorpresa. L'incasso fruttò cinquecento sterline, ma allo scrittore rimase appena un quarto di quella somma, poiché Philidor, sempre indebitato, si appropriò di un'ottantina di sterline che egli sottrasse ai cantanti (cfr. la lettera di Baretti in data 10 luglio 1780 indirizzata a Dublino al conte di Charlemont, in: "Giuseppe Baretti, "Epistolario", a cura di Luigi Piccioni, Gius. Laterza & Figli, Bari 1936, vol. II, pp. 247-249. Nota 4: Roger Cotte, che al "Carmen Saeculare" ha dedicato alcune pagine (in "La musique maçonnique et ses musiciens", La musica massonica e i suoi musicisti, Editions du Baucens, Braine-Le Comte 1975, pp. 90-95), fa i nomi del famoso soprano Saint-Huberty, cioè Antoinette-Cécile Clavel (ca. 1756 - 1812) e del tenore Louis-Augustin Richer (1740 - 1819), membro della Loggia "Le Patriotisme" di Versailles. Lo studioso ricorda, inoltre, che il "Carmen Saeculare" fu ripreso il 10 termidoro anno VI (= 28 luglio 1798) nel corso di una manifestazione al Champ de Mars (nell'antica Roma si è visto che la prima giornata dei "ludi saeculares" toccava anche il Campo Marzio) organizzata per solennizzare l'ingresso trionfale delle opere d'arte "sequestrate" come bottino in Italia. In quella circostanza l'esecuzione fu affidata a professori ed allievi del Conservatoire e il testo fu presentato in una traduzione francese realizzata dal conte Pierre-Antoine-Noel Bruno Daru (1767 - 1829), uomo di stato, poeta, storico, accademico di Francia nel 1806, poi membro (nel 1807) della Loggia parigina di "Sainte Caroline" (R. Cotte, op. cit., pp. 129-130), nonché cugino di Stendhal. Un resoconto dell'avvenimento fu pubblicato sulla "Gazette Nationale ou Le Moniteur Universel", n. 310, pp. 1243-1244. Nota 5: L. Piccioni; "Aristarco Scannabue oraziano", cit., p. 232. Nota 6: Si veda in proposito: Stefania Pavan Pagnini, "La massoneria in Russia nel Settecento (Le logge di Mosca durante il regno di Caterina II), in "Storia della Massoneria: testi e studi", n. 2, Edi.Ma Editrice, Torino s.a. (1983), pp. 75-166. Nota 7: Fra l'altro, il Martini è l'autore delle cinque incisioni figuranti nella prima opera impressa da Bodoni nella Stamperia Reale di Parma: "Le Feste d'Apollo celebrate sul Teatro di Corte nell'agosto del 1769" per le musiche di Gluck, in massima parte riprese da precedenti lavori. Nota 8: Sul "Courrier d'Europe. Gazette anglo-française" del 5 marzo 1779 si poteva leggere: "[...] nous croirions manquer à la France, si nous lui laissions ignorer qu'un de ses artistes qu'elle a couronné tant de fois, a mérité ces jours-ci d'être comparé par les Anglais à leur célèbre Händel (c'est tout dire ici)" (crederemmo di fare un torto alla Francia se lasciassimo ignorare che uno dei suoi artisti, che ella tante volte ha incoronato, ha meritato in questi giorni di essere paragonato dagli Inglesi al loro celebre Haendel [e questo dice tutto]). Cfr. R. Cotte, op. cit., pp. 91-92. Nota 9: E' interessante notare che nel 1732 si ebbero tre esecuzioni nello spazio di pochi giorni: il 23 febbraio e il 1 marzo il lavoro fu presentato per conto della "Philarmonic Society", mentre il 3 marzo esso fu eseguito per il pubblico della "Academy of Antient Musick". Nota 10: Cfr. Winton Dean, "Handel's Dramatic Oratorios and Masques" (Gli oratori drammatici di Handel e i masques), Oxford University Press, London 1959, pp. 82-83 e 629-638. Nota 11: Allora si credeva che Haendel fosse nato il 24 febbraio del 1684 anziché il 23 febbraio del 1685. Anche i "Memoirs of the Life of the Late George Frederic Handel" del teologo John Mainwaring (ca. 1724 - 1807) apparsi anonimi a Londra nel 1760 e che, fra l'altro, costituiscono la prima biografia d'una certa rilevanza mai pubblicata prima di quell'anno, riferiscono come anno di nascita il 1684. Nota 12: Gli esecutori furono complessivamente 525, così ripartiti: 50 soprani, 48 contralti, 83 tenori, 84 bassi, 48 violini I, 47 violini II, 26 viole, 21 violoncelli, 15 contrabbassi, 6 flauti, 26 oboi, 26 fagotti, 1 controfagotto, 12 trombe, 12 corni, 6 tromboni, 4 timpani. Nota 13: Cfr. il paragrafo 22. PARTE SECONDA: FRERES ET COMPAGNONS DE LA MAÇONNERIE. Frères et Compagnons De la Maçonnerie Sans chagrin jouissons Des plaisirs de la vie. Munis d'un rouge bord Que par trois fois un signal de nos verres Soit une preuve que d'accord Nous buvons è non Frères. (Fratelli e compagni della Massoneria godiamo senza affanno dei piaceri della vita. Muniti di un grembiule bordato di rosso beviamo ai nostri Fratelli tre volte alzando i nostri bicchieri come prova del nostro accordo). (Thomas Lance da Matthew Birkhead, "Chanson des Apprentifs", Canzone degli Apprendisti, 1735, vv. 1-8). (Illustrazione: Pagina da "The Musical Entertainer" di George Bickham, London, ca. 1737-39). NOTA BIBLIOGRAFICA. Per quanto riguarda la storia della massoneria francese, la bibliografia, come è facile immaginare, è vastissima. Qui mi limito ad elencare alcuni titoli essenziali (il luogo di pubblicazione, salvo diversa indicazione, è sempre Parigi): Claude-Antoine Thory, "Annales originis Magni Galliarum Orientis ou Histoire de la fondation du Grand Orient de France et des révolutions qui l'ont précédée, accompagnée et suivie jusqu'en 1799" (Annales originis Magni Galliarum Orientis o Storia della fondazione del Grande Oriente di Francia e delle rivoluzioni che l'hanno preceduta, accompagnata e seguita fino al 1799), P. Dufart, 1812; Etienne-François Bazot, "Tableau historique et morale de la Franche-Maçonnerie en France" (Quadro storico e morale della massoneria in Francia), Michallet, 1836; Jean-Claude Besuchet de Saunois, "Précis historique de l'ordre de la Franc-Maçonnerie depuis son introduction en France jusqu'en 1829" (Inquadramento storico della massoneria, dalla sua introduzione in Francia fino al 1829), 2 voll., Rapilly, 1829; Georg Burkhard Franz von Kloss, "Geschichte der Freimauerei in Frankreich aus echten Urkunden" Storia della massoneria in Francia dai documenti originali), 2 voll., Jonghaus, Darmstadt 1852-53; Maurice Talmeyr, "La Franc-Maçonnerie et la Révolution française" (La massoneria e la Rivoluzione francese), Perrin 1905 (rist. Le Trident, 1988); Albin Reitzenstein, "Die Freimauerei in Frankreich " (La massoneria in Francia), Franz Wunder, Berlin 1906; Gustave Bord, "La Franc-Maçonnerie en France des origines à 1815" (La massoneria in Francia dalle origini al 1815), Nouvelle Librairie Nationale s.a. (1908) (rist. Slatkine, Genève 1985); Gaston Martin, "La Franc-Maçonnerie française et la préparation de la Révolution" (La massoneria in Francia e la preparazione della Rivoluzione), Presses Universitaires de France, 1926; Id., "Manuel d'histoire de la Franc-Maçonnerie française" (Manuale di storia della massoneria francese), id., 1929 (III ediz. ampl. 1934); Albert Lantoine; "Histoire de la Franc-Maçonnerie française" (Storia della massoneria francese), 3 voll., Emil Nourry; William Edward Moss, "Freemasonry in France in 1725-1735. Part I: The Sources, and the first Paris Lodge (La massoneria in Francia dal 1725 al 1735. Parte I: Le origini e la prima Loggia parigina), in "Ars Quatuor Coronatorum", 47 (1934), pp. 47-84, e "Part II: The Leaders and their identification" (I capi e la loro identificazione), ibid., pp. 87-114; Jean Marqués-Rivière, "Histoire de la Franc-Maçonnerie française" (Storia della massoneria francese), Jean Renard, 1941; Henri-Félix Marcy, "Essai sur l'origine de la Franc-Maçonnerie et l'histoire du Grand Orient de France" (Saggio sull'origine della massoneria e storia del Grande Oriente di Francia), 2 voll., Foyer Philosophique, 1949-56; Roger Priouret, "La Franc-Maçonnerie sous le lys", Grasset, 1953; Georges Louquet, "La Franc-Maçonnerie et l'Etat en France au XVIIIème siècle" (La massoneria e lo Stato nella Francia del XVIII secolo), Editions Jean Vitiano, 1963; Pierre Chevallier, "La première profanation du temple maçonnique au Louis XV et la fraternité, 1737-1755" (La prima profanazione del tempio massonico, o Luigi XV e la Fratellanza, 1737-1755), Librairie Philosophique J. Vrin, 1968; Id. "Histoire de la Franc-Maçonnerie française" (Storia della massoneria francese), 3 voll., 1974-75; Jean-Félix Baylot, "Dossier français de la Franc-Maçonnerie régulière" (Raccolta francese della massoneria regolare), Editions Jean Vitiano, 1965; Alain Le Bihan, "Franc-Maçons parisiens du Grand Orient de France (fin du XVIII siècle) (I massoni parigini del Grande Oriente di Francia [fine del XVIII secolo]), Bibliothèque Nationale, 1966 (= Commission d'histoire économique et sociale de la Révolution française, Mémoires et Documents, XIX); Id., "Loges et Chapitres de la Grande Loge et du Grand Orient de France (2ème moitié du XVIIIème siècle) (Logge e Capitoli della Gran Loggia e del Grande Oriente di Francia [seconda metà del XVIII secolo]), ibid., 1967 (= Id., XX); Id., "Franc-Maçons et ateliers parisiens de la Grand Loge de France au XVIIIème siècle" (Massoni e sale parigine della Gran Loggia di Francia nel XVIII secolo), ibid., 1973 (= Id., XXVIII); Jean-André Faucher, Achille Ricker, "Histoire de la Franc-Maçonnerie française" (Storia della massoneria francese), Nouvelles Editions Latines, 1967; Pierre Mariel, "Les Franc-Maçons en France" (I massoni in Francia), Marabout, 1969; AA. VV., n. speciale "La Franc-Maçonnerie et la Révolution française" (La massoneria e la Rivoluzione francese), di "Annales historiques de la Révolution française", XL (1969), n. 3; Alec Mellor, "La vie quotidienne de la Franc-Maçonnerie en France" (La vita quotidiana della massoneria in Francia), Hachette, 1973; "Histoire des Franc-Maçons en France" (Storia dei massoni in Francia), sotto la direzione di Daniel Ligou, Ediz. privata, Toulouse 1981; Pierre Lamarque, "Les Franc-Maçons aux Etats-Généraux de 1789 et à l'Assemblée Nationale" (I massoni agli Stati Generali del 1789 e all'Assemblea Generale), Edimaf, 1981; Ran Halévy, "Les loges maçonniques dans la France d'Ancien Régime: aux origines de la socialité démocratique" (Le logge massoniche nella Francia dell'Antico Regime: alle origini della fratellanza democratica), Armand Colin, 1984; André Combes, "La massoneria in Francia dalle origini a oggi", a cura di Aldo A. Mola, Bastogi, Foggia 1986; Marcel David, "Fraternité et Révolution, 1789-1799" (Fratellanza e Rivoluzione, 1789-1799), Aubier, 1987; Daniel Ligou, "Franc-Maçonnerie et Révolution française" (Massoneria e Rivoluzione francese), Chiron-Detrad, 1989; Guy Hourtoulle, "Franc-Maçonnerie et Révolution" (Massoneria e Rivoluzione), Carrère, 1989; Wolfgang Kraffert (a cura di), "Französische Revolution und Freimauerei", (Massoneria e Rivoluzione francese), Akademische Druck-und Verlagsanstalt, Graz 1989; Jean Esselinck e Valérie Rousseau-Lagarde, "Fragments impressionés. Tabliers maçonniques des XVIIIème et XIXème siècles. Catalogue" (Frammenti impressionati. Tavole massoniche dei secoli XVIII e XIX. Catalogo), Centre Culturel Français de Turin, Turin 1991. (Illustrazione: Incisione anonima dedicata a Louis-Antoine Travenol, alias Léonard Gabanon. Paris, Bibliothèque Nationale). CAPITOLO PRIMO: SUL SENTIERO DEI LUMI. Paragrafo 5: Gli esordi. Se la massoneria ebbe la possibilità di diffondersi rapidamente in Europa, ciò è in gran parte dovuto non tanto all'opera di proselitismo e di propagazione (non diciamo ancora di propaganda) dei suoi ideali e dei suoi fini svolta dagli adepti e dai simpatizzanti, quanto piuttosto al favore delle circostanze, alle aperture che l'ambiente offriva. Già da tempo l'Europa assisteva all'affermazione, sempre più dilagante e pressante, delle società che avevano per scopo la promozione del sapere. Di una "république des lettres" si parlerà solamente nei primi decenni del Settecento e le "sociétés de pensée" (anzi, "de libre pensée") troveranno la loro giusta collocazione soltanto qualche decennio più tardi, in una fase storica di poco anteriore alla Rivoluzione (nota 1); ma il costume di riunirsi in assemblee disciplinate di uomini che si riconoscevano privilegiati e depositari di conoscenza e di virtù aveva preso piede, sistematicamente, sin dagli ultimi tempi del Rinascimento, affiancando, ora sul piano speculativo, l'azione che nell'età precedente era stata avviata, sul piano operativo, dalle corporazioni. Era la nostalgia, questa forma malinconica della virtù, ad aprire le porte a quell'universalismo che, fallito sul piano politico (il consolidarsi delle monarchie nazionali aveva relegato l'idea di impero in ruoli più nominali che reali), si prendeva ora la giusta rivincita sul piano della cultura, mediante il ricupero dell'ellenismo, età dell'oro, "el dorado" del pensiero e dell'arte. La missione imperiale di unificare le genti, autentico fantasma della storia, aveva maggiori probabilità di realizzarsi nel mondo dello spirito e il punto di vista umanistico poteva prevalere anche nel pensiero politico. Fu nelle accademie, come è noto, che la coscienza dei dotti si acquietò e trovò rifugio, nel segno di una conciliazione degli spiriti che la realtà quotidiana rinnegava, soprattutto in campo religioso. Ma l'equilibrio fu raggiunto individuando interessi limitati e aree di operazione ristrette, dal momento che un allargamento del raggio di azione avrebbe cozzato contro le strutture vincolanti dell'organizzazione politica della società. Il divorzio fra lettere e scienze, perenne nella storia della nostra cultura, impedì poi l'unione delle forze che pur dovevano essere votate alla salvaguardia delle prerogative della civiltà occidentale. In Francia tale divorzio trovò regolare consacrazione nella creazione per un verso della Académie Française (voluta da Richelieu nel 1635) e per un altro verso della Académie des Sciences (avviata da Colbert nel 1666). I due organismi, nazionali in teoria ma parigini di fatto, sono espressioni dello scetticismo, sono figli del dubbio, sono manifestazioni della crisis, cioè dell'arte dei distinguere e di quel metodo di indagine che culminerà nelle "Pensées sur la comète" (Riflessioni sulla cometa) di Pierre Bayle (1681), monumento di esaltazione della tolleranza e della libertà e di condanna della superstizione e del dogmatismo, che guiderà i philosophes nella ricerca della luce. E poiché ci si illudeva che dall'unione di pochi eletti potesse venire un beneficio a molti, fu naturale che altre accademie sorgessero a coprire i vuoti aperti da una troppo radicale spartizione dei campi di azione: così, nel breve spazio di un decennio, si costituirono l'Académie Royale de Danse (Accademia Reale di Danza, 1661), l'Académie des Inscriptions et Belles-lettres (Accademia delle Iscrizioni e Belle lettere, 1663), L'Académie d'Architecture (Accademia di Architettura, 1671), L'Académie Royale de Musique (Accademia Reale di Musica, 1671, che ebbe dapprima il nome di Académie des Opéras, Accademia delle Opere). La più o meno vistosa impronta di "ufficialità" che caratterizzava tali istituzioni trovava un pendant nelle riunioni più riservate, società e circoli, salotti e conventicole. che spesso sotto un'etichetta di comodo (per il divertimento e l'intrattenimento dei frequentatori) nascondevano fini di rilevante impegno sociale, politico, religioso, al di fuori e al di là dei limiti che l'assolutismo regio concedeva. Una di queste congreghe dedite a piaceri che non si riducevano a puri gesti edonistici (in Francia e specialmente a Parigi fecero bella mostra di sé ordres intitolati nel modo più disparato: "de la liberté" [della libertà], "de la Méduse" [della Medusa], "de la Boisson" [della bevanda], "de la Grappe" [della Grappa], "de la Mouche à Miel" [della mosca al miele], "Chevaliers du Bouchon" [Cavalieri del turacciolo], ecc.) era sorta nel castello di Saint-Germain-en-Laye (la cittadina sulla riva sinistra della Senne nelle vicinanze di Parigi) dove erano nati Enrico II, Carlo IX e Luigi XIV, era morto Luigi XIII, aveva vissuto bambina e giovinetta Maria Stuarda, erano stati firmati importanti trattati ed editti fondamentali come quello che nel 1570 aveva posto fine alla terze delle guerre di religione. Nell'edificio più antico (risalente al XII secolo ma rifatto nel 1539 sotto Francesco I) aveva trovato rifugio nel 1688 Giacomo II Stuart che qui finirà i suoi giorni nel 1701. Già esule a Saint-Germain-en-Laye fra il 1649 (l'anno in cui venne decapitato il padre Carlo I) e il 1661 (l'anno che vide il fratello Carlo II salire al trono), Giacomo II doveva trovare nella forzosa tranquillità di quel posto, che due secoli dopo sarà patria a Claude Debussy, un refrigerio alle proprie sventure di sovrano incapace di governare una nazione che non aveva accettato la sua conversione al cattolicesimo, che si era ribellata ai suoi disegni assolutisti e che lo aveva costretto a precipitosa fuga chiamando al trono d'Inghilterra Guglielmo III d'Orange-Nassau. Giacomo II apparteneva all'antico Ordine massonico e, tuttavia, non sembrò soverchiamente favorirlo dal momento che la natura di quell'istituzione mal si conciliava con i progetti di potere assoluto che egli nutriva nell'animo. Simpatizzava, però, per gli ordini cavallereschi e uno di questi, anzi, l'Antichissimo Ordine del Cardo ("Order of the Thistle"), che si dice fosse stato creato in Scozia nel secolo VIII, egli rinnovò totalmente nel 1687 ponendolo sotto la protezione di Sant'Andrea (il santo patrono della Scozia di cui Giacomo II fu anche re col nome di Giacomo VII) e facendone il secondo per dignità degli ordini cavallereschi britannici dopo il Nobilissimo Ordine della Giarrettiera ("Order of the Garter"). Non aveva impedito, comunque, che presso i transfughi suoi seguaci (i quali da lui presero il nome di giacobiti, battendosi poi per il ritorno della Scozia all'indipendenza) si instaurasse un sistema di logge che gli storici alle sorgenti della massoneria francese. Una "Loge de la Parfaite Egalité" (Loggia della perfetta eguaglianza) pare sia esistita a Saint-Germain-en-Laye sin dal 25 marzo 1688 (e, dunque, nove mesi prima che Giacomo II raggiungesse la Francia, evento verificatosi il 2 gennaio 1689) e che un'altra "Loge de la Bonne Foi" (Loggia della buona fede) si fosse colà costituita poco dopo in quell'ambiente di militari di prevalente estrazione scozzese che proteggeva il soggiorno di Giacomo sulle rive della Senna. E' stato detto autorevolmente (Margaret C. Jacob) che "i legami fra massoneria inglese e francese possono poggiare sugli Ordini aristocratici tradizionali inglesi" e che Giacomo II "può ben avere utilizzato tali Ordini per ricompensare gli aristocratici rimastigli fedeli" (nota 2). Fra questi Ordini, retaggi di una tradizione cavalleresca dalla quale la stessa massoneria discendeva, la Jacob cita quello della Giarrettiera (istituito da Edoardo III intorno al 1346-48) e quello del Bagno (creato da Enrico IV nel 1399, e poi rifondato da Giorgio I nel 1725), ma anche l'Ordine di Sant'Andrea del Cardo deve avere avuto gran peso e più degli altri, anzi, grazie alla sua estrazione tipicamente "giacobita" e, direi, al significato simbolico che il cardo riveste, come emblema dell'irraggiamento della luce che la cima del suo fiore pare suggerire. Quest'ultimo Ordine, a detta di Nettelbladt, fu certamente diffuso, sotto forme massoniche, a Saint-Germain-en-Laye (nota 3), luogo di delizie nel quale gli incontri con la cultura e con le arti non solamente erano bene accetti ma favoriti (nota 4). Avaro con la storia e restio a consegnare memorie e atti, quell'ambiente formatosi Oltre Manica ha però contribuito fortemente a caratterizzare il tempo e le modalità di formazione della massoneria francese. Divenuta terra di rifugio per i perseguitati politici, la Francia avrebbe continuato ad accogliere anche negli anni seguenti quel flusso migratorio forzato che dalle scogliere di Dover riversava sul suolo di Bretagna e Normandia adepti muniti di forte carica missionaria e potenziali seguaci del nuovo ordine. Il primo e più eminente fra quegli adepti fu il duca di Wharton, Philip (1698 - 1731). Già Gran Maestro della Gran Loggia di Londra (1722-23), il gentiluomo inglese, che era stato implicato nello scandalo della Compagnia dei Mari del Sud, nel 1728, dopo un soggiorno a Madrid dove si convertì al cattolicesimo e fondò la prima loggia sul posto, si trasferì in Francia, fu a Rouen, Orléans, Nantes, mentre la moglie si stabilì a Saint-Germain-en-Laye, prima di portarsi nuovamente in Spagna e qui morire prematuramente a Poblet. Fu proprio il duca di Wharton, a quanto pare, a dar vita, fra il settembre 1728 e l'aprile 1729, alla "Grande-Loge de France" di cui assunse subito le insegne di "Grand-Maître" (Gran Maestro). A Parigi la prima loggia era nata nel 1725 o 1726 su iniziativa di tre altri transfughi d'oltre Manica: l'inglese Charles Radcliffe conte di Derwentwater (1693 - 1746), lo scozzese James Hector MacLeane, baronetto di Duart (1703 - 1750) e l'irlandese, ma già francese a tutti gli effetti, Dominique O'Héguerty (1699 - 1790), poi conte di Magnières. Quella prima officina, sita in Rue des Boucheries nel faubourg Saint-Germain e nella casa di proprietà di un oste di origine inglese, tal Hure (francesizzato in Huré), era stata intitolata a "Saint-Thomas", probabilmente in memoria di Thomas Becket, l'arcivescovo di Canterbury trucidato nel 1170. A impugnare il maglietto di Gran Maestro di quella prima congrega, formata quasi per intero da inglesi, fu chiamato Charles Radcliffe, conte di Derwentwater (nota 5). Al 12 giugno 1726 dovrebbe risalire la costituzione della seconda delle logge parigine, "Les Arts Sainte-Marguerite" (Le arti Santa Margherita), ad opera di un commerciante inglese in pietre preziose, tal Goustaud; la data di nascita e le modalità di quella fondazione, tuttavia, sono controverse dal momento che essa potrebbe essere stata creata nel 1729 come filiazione della Loggia "Saint-Thomas au Louis d'Argent" (San Tommaso al Luigi d'Argento) e per iniziativa dell'architetto Jean-Baptiste du Puisieux (1679 - 1776) che ne fu il "Grand-Maître" sino al 1773. Proprio nel 1729, comunque, si assiste alla messa in opera di almeno altre tre logge. La prima fra queste è, appunto, quella or ora citata, la "Saint-Thomas au Louis d'Argent" o "Au Louis d'Argent, dite Saint-Thomas II ou le Breton "(Al luigi d'argento, detta San Tommaso II o il Bretone), nata da una scissione provocata all'interno della "Saint-Thomas" dall'orafo Thomas Pierre Le Breton (? - prima del 1769) e ospitata anch'essa nell'esercizio del trattore Huré (era tuttora tenuta in vita, dunque, la tradizione inglese di fare delle taverne i luoghi privilegiati di riunione degli adepti), avendo come Gran Maestro il trattore Nicolas-Alexis Landelle. La seconda è quella chiamata "Saint Pierre - Saint Paul" retta dal già citato Jean-Baptiste du Puisieux. La terza infine è la "Saint-Martin", di cui fu Maestro Venerabile un certo Pény, commerciante in piume. La più importante delle cinque logge parigine stabilite in quei primi anni di vita dell'Ordine in Francia fu la "Saint-Thomas au Louis d'Argent": ottenuto il riconoscimento dalla Gran Loggia di Londra il 3 aprile 1732, si dotò di una sede autonoma nell'hôtel de Bussy, al n. 4 dell'attuale rue de Buci, dove operava anche, lo vedremo nel paragrafo successivo, la "Société Le Caveau". Con il rilascio delle patenti londinesi ha inizio la vita ufficiale e regolare della massoneria parigina, destinata a raggiungere in breve spazio di tempo un notevole livello di prosperità, se non altro dal punto di vista della moltiplicazione degli ateliers, tanto che verso il 1740 saranno almeno una decina le logge presenti sul territorio della capitale. Intorno al 1734, si era costituita, infatti, una sesta officina, la "Loge d'Aubigny", che teneva i propri lavori in rue de Varenne (hôtel de Kéroualle) e della quale divenne Grand-Maître il 12 agosto 1735 Charles duca di Richmond, Lennox e Aubigny (1701 - 1750), nipote bastardo di Carlo II e cugino del conte di Derwentwater, e Gran Maestro della Gran Loggia di Londra nel 1724-25. Nel 1737 era stata poi la volta della "Loge à la Ville de Tonnerre" (Loggia alla città di Tonnerre, ancora in rue des Boucheries) creata da una delle personalità più ragguardevoli di quella prima fase della storia della massoneria moderna, John Coustos (ca. 1703 - ?). Nativo di Berna e di fede protestante, nel 1716 Coustos aveva seguito il padre a Londra prendendo poi la cittadinanza inglese; di professione commerciante in preziosi, era stato iniziato all'Ordine nella capitale inglese intorno al 1728-29 e si era impegnato a tal punto a favore della Fraternità da divenire Gran Maestro di ben cinque logge. Nel 1736 si era trasferito a Parigi dove si tratterrà sino al 1741 per poi passare a Lisbona. Arrestato dall'Inquisizione portoghese il 14 marzo 1743 per la sua attività massonica (l'Ordine era stato messo al bando in Portogallo dopo la pubblicazione della bolla di Clemente XII), sottoposto a spaventose torture, condannato alle galere, sarà fatto liberare nell'ottobre 1744 dall'ambasciatore inglese e rimpatriato (nota 6). Si deve poi notare che la loggia parigina "A la Ville de Tonnerre" fondata da Coustos dopo l'iniziazione (17 febbraio 1737) del duca di Villeroy, Louis-François-Anne de Neufville (1695 - 1766), grande favorito di Luigi XV, prese il nome anche di quest'ultimo, per cui negli annali essa è ricordata come "Loge Coustos-Villeroy". Proseguendo nell'esposizione della cronologia riguardante la creazione delle logge parigine, ottava in ordine di tempo era stata la "Loge de Bussi-Aumont" che, costituita il 29 novembre 1736 dal MacLeane, resa operante dal Derwentwater il 7 febbraio 1737 e prevalentemente attivata dal pittore inglese Louis Colins, prendeva nome dal duca Louis-Marie-Augustin d'Aumont (1709 - 1782), grande bibliofilo, Maestro Venerabile nella cui dimora (in rue de Jouy, nel Marais) si svolgevano talora i lavori, ma che forse era un'emanazione della Loggia "Saint-Thomas au Louis d'Argent". Ultime fra le logge create nel periodo che qui si è preso in esame furono quella fondata nel 1737 dal conte Antoni Czapski (? - 1792), attivo come pittore e ufficiale in servizio a Londra, Parigi, Danzica, Varsavia e cugino germano di Maria Leszczynska, e quella voluta nel 1740 da Louis-Alexandre Rubempré, conte di Mailly (1723 - 1774). Per quanto riguarda le logge non parigine, sarà sufficiente ricordare che intorno al 1740 queste, lasciando da parte certe ipotetiche presenze dell'Ordine in Francia sin dal 1718-21, erano una quindicina; ateliers di più o meno rilevante importanza erano stati fondati a Bordeaux (27 aprile 1732, "L'Anglaise", L'Inglese), a Valenciennes (13 luglio 1733, "La Parfaite Union", La perfetta unione), a Metz (1735), ad Avignone (1736-37), a Lione (1737), a Tolosa (1737, "Les Ecossais fidèles", Gli Scozzesi fedeli), a Lunéville (1737), a Caen (1738), ancora a Bordeaux (1740, "La Française", La Francese), a Le Mans (1741), Marsiglia (1742), Dunkerque (1743, "Amitié et Fraternité", Amicizia e Fraternità), Montpellier, Nantes, Rouen, Orléans. Sarebbe insensato seguire in questa sede gli infiniti rivoli di un processo di affermazione e di propagazione, con caratteristiche talvolta di invadenza eccessiva, di contagio e per un certo verso anche di perniciosità, che portò la Francia ad essere in breve tempo, e nonostante le barriere difensive erette contro la massoneria anche ad opera di spiriti illuminati, uno dei cardini del movimento. E' opportuno, invece, riprendere il discorso sulla Grande Loggia di Francia, al punto in cui lo avevamo lasciato, quando si era visto che alla carica di primo Grande Maestro Venerabile era stato chiamato, negli anni 1728-1730, il duca di Wharton. Dopo la partenza di questi alla volta della Spagna, la "cattedra" era rimasta vacante per un paio d'anni, anche se si era provveduto ad affidare l'interinato, come malamente si dice, al MacLeane. Negli anni 1732-34 l'ufficio fu coperto, ma vi è qualche incertezza in proposito, dal conte di Derwentwater (è uno stravagante errore di trascrizione del nome quello che assegna quella carica ad un mai esistito conte di Harnwester o Harnouster). Il 27 dicembre 1735 il maglietto di Gran Maestro dei massoni francesi passò concretamente nelle mani del MacLeane, dopo che le logge di Parigi avevano richiesto, ma invano, alla Gran Loggia d'Inghilterra di costituire la Gran Loggia Provinciale di Francia. Esattamente un anno dopo, il 27 dicembre 1736, a quella carica venne chiamato nuovamente il conte di Derwentwater e questi conservò l'ufficio sino alla nomina (24 giugno 1738) di Louis de Pardaillan de Gondrin, duca d'Antin (1707 - 1743). Sarà solamente nel 1743 che la Gran Loggia d'Inghilterra concederà le patenti costitutive della Gran Loggia Provinciale di Francia, sotto il nome di "Grande-Loge Anglaise de France" (Gran Loggia Inglese di Francia). Morto il duca d'Antin, sarà il conte di Clermont, e cioè il plurititolato principe Louis de Bourbon-Condé (1709 - 1771), che era anche abate di Saint-Germain-des-Prés, del Bec, di Saint-Claude, di Marmoutiers e fu l'amante della Camargo, la celebre ballerina Marie-Anne de Cupis, ad essere eletto per primo alla carica di Grand Maître (11 dicembre 1743) dopo una lunga duplice contesa da un lato con Mauritz von Sachsen (1696 - 1750), maresciallo di Francia, figlio naturale del principe elettore di Sassonia e poi re di Polonia Augusto II il Forte (Friedrich August I, 1670 - 1733) e di Aurora von Königsmark (1662 - 1728), amante di Adriana Lecouvreur e accettato in massoneria il 24 giugno 1737, e dell'altro lato con il principe di Conti (Conty), e cioè Louis-François de Bourbon (1717 - 1776), candidato al trono di Polonia. A quella nomina si era giunti con il voto espresso dai rappresentanti delle logge parigine, quando da pochi mesi era venuta a mancare la personalità forse più rilevante dell'Ordine di quei tempi, quel Andrew Michael Ramsay (1686 - 1743), scozzese di origine, animo fortemente incline al misticismo, iniziato alla massoneria regolare nella "Horn Tavern Lodge" di Londra nel marzo del 1730 (ma forse già membro della massoneria giacobita), che si farà conoscere soprattutto come autore di un "Discours", pronunciato per la prima volta il 26 dicembre 1736 poi letto in una seconda versione il 24 marzo 1737 e infine pubblicato da Pierre Poppy (cioè Paupie) all'Aja nel 1738 come "Lettres de M. de V*** [Voltaire], avec plusiers pièces des différents auteurs" (Lettere del signor V*** con diversi pezzi di autori differenti). E' in quel "Discours", fra l'altro, che Ramsay aveva formulato un progetto di "Dictionnaire universel des arts libéraux et des sciences utiles" (Dizionario universale delle arti liberali e delle scienze utili), autentico prototipo di quella che sarà poi la "Encyclopédie, ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers par une société de gens de lettres" (Enciclopedia, o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, scritto da una società di letterati) di Diderot e d'Alembert, "il capolavoro dell'Illuminismo" per dirla con Franco Venturi (nota 7). Fiducioso di poter realizzare il proprio disegno se appena avesse ottenuti i favori e l'appoggio di alte personalità, Ramsey non aveva esitato a chiedere al cardinale-ministro André-Hercule de Fleury di voler proteggere l'Ordine massonico, ottenendo per tutta risposta il divieto di riunione dei Fratelli (17 marzo 1737) poiché tali assemblee non erano bene accette a Luigi XV. A quel tempo, fra l'altro, si era appena dissolta nel nulla la "Société des Arts" (Società delle Arti) fondata nel 1726 (ne era stato il principale promotore, riunendo in una casa del faubourg Saint-Germain, un gruppo di scienziati e di artisti, il celebre orologiaio inglese Henry Sully [? - 1728]) con l'intento di prestare alle arti il necessario supporto scientifico. Rigenerata nel novembre 1730 (secondo un annuncio apparso sul "Journal de Verdun"), la Società (nota 8) aveva visto operare scienziati come il geodeta Charles-Marie de La Condamine (1701 - 1774), il matematico Alexis Clairaut (1713 - 1765), il fisico Jean-Antoine Nollet (1700 - 1770), l'architetto Jean-Michel Chevotet (1698 - 1772), il futuro (dal 1743) segretario perpetuo dell'Académie Royale des Sciences Jean-Paul Grandjean de Fouchy (1707 - 1789) che fu anche un buon dilettante di musica, noti costruttori di orologi come i Le Roy (Julien, 1686 - 1759, e il di lui figlio Pierre, 1717 - 1785) e il compositore e teorico della musica Jean-Philippe Rameau. Direttore dell'istituzione, in sé effimera ma foriera di importanti conseguenze, fu Claude Bottée de Bouffée, un gentiluomo che intorno alla metà del secolo sarà aiutante maggiore nel reggimento di La Fère. Il progetto di dar vita ad un'unione delle arti e degli artisti nel segno della conoscenza e della scienza che tutto spiega, si potrebbe dire, "secondo i principii naturali" era di quelli che, come l'idea utopistica del condensare e classificare in un corpus mirabile i risultati acquisiti dalla civiltà, che era poi, ovviamente, la civiltà dei lumi, collimava perfettamente con la missione che la massoneria si proponeva di portare a compimento; e non è forse un caso che il conte di Clermont sia stato partecipe dell'uno e dell'altro progetto, da un lato distinguendosi come il più convinto promotore, protettore e sostenitore della "Société des Arts", la cui sede era nella residenza stessa del nobiluomo (l'hôtel du Petit-Luxembourg), dall'altro raggiungendo il più alto grado nella massoneria francese del suo tempo. Lo stesso Ramsay, del resto, non aveva esitato a formulare, nel suo "Discours", il principio in base al quale per essere ammessi all'Ordine si dovevano possedere quattro qualità: vocazione filantropica, riservatezza (che poi voleva dire inviolabilità del segreto di cui il massone era investito), gusto per le belle arti, umanità. E' quanto meno sorprendente constatare che a Ramsay guardarono con particolare simpatia i "Chevaliers de la Jubilation" (Cavalieri dell'esultanza) di cui si parlerà in un altro momento (cfr. paragrafo 14), vale a dire gli esponenti di quel particolare ordre che, sotto un'etichetta del tutto neutra e priva di riferimenti alla realtà, tentavano di diffondere idee radicali che l'opinione dell'autorità costituita riteneva sovversive. Di quella medesima pasta di cui era formata quell'associazione sorta all'Aja erano fatte anche le numerose società (o ordres) nate a Parigi, città nella quale, secondo le affermazioni di Ramsay, si contavano tremila massoni, molti dei quali sicuramente avevano aderito a quelle congreghe, e che si erano date nomi talvolta fantasiosi, talvolta innocui: "Ordre de Canaries" (Ordine delle Canarie, 1738), "de la chaîne" (della catena, ca. 1738-39), "de la felicité" (della felicità, 1742), "de la vertu et de l'honneur" (della virtù e dell'onore, 1743), "des fendeurs" (dei fenditori, 1747) e ancora "de la plume noire" (della penna nera", "de l'union" (dell'unione), "de la sagesse" (della saggezza), "des roulis" (dei rollii), "de la sobrieté" (della sobrietà), "de l'espérance" (della speranza). Tutti si sentivano philosophes, tutti quantunque coscienti dell'inadeguatezza dei mezzi a disposizione e dell'inutilità degli sforzi compiuti, correvano fiduciosi, per decreto, per obbedienza alla regola, per ossequio alla moda, incontro al grandioso progetto di riforma dell'umanità. L'elezione del conte di Clermont alla grande maestranza della "Grande-Loge de France" nel dicembre del 1743 doveva segnare l'inizio di una fase storica alquanto delicata e cosparsa di ostacoli, che si sarebbe conclusa con la fondazione del "Grand-Orient de France" (1773). Il "regno" di Louis de Bourbon-Condé fu il più lungo che la storia della massoneria, non solamente francese, abbia potuto vantare: ventisette anni, nel corso dei quali l'Ordine si trasformò dall'interno, subì vessazioni, angherie, censure, persecuzioni, ma al tempo stesso si dilatò al punto che dalla cinquantina di logge presenti nel 1743 sul territorio francese (ventidue delle quali stabilite a Parigi), si passò nel 1771 a oltre duecentocinquanta logge di cui quarantuno a Parigi (ma nel 1762 le logge della capitale erano addirittura settantacinque), centosessantanove in provincia, undici nelle colonie, cinque all'estero e trentuno logge militari (e cioè regolarmente stabilite presso una determinata unità militare ma prive d'una sede stabile, poiché questa era di volta in volta quella in cui l'unità era di stanza). Personalità poco autorevole, ma dotata d'un fascino sottile (fu un proverbiale libertino) e capace di raggiungere le posizioni più elevate tanto nella carriera militare, quanto in quella amministrativa e in quella ecclesiastica, amante delle lettere e delle arti (nel 1754 fu eletto all'Académie Française e ne occupò il seggio n. 34), il conte di Clermont solamente in misura modesta riuscì a controllare la difficile situazione in cui la Fratellanza venne a trovarsi, investita come essa fu dalla contestazione dei politici e degli intellettuali, dal vento della satira e della vendetta di fuoriusciti dall'Ordine e di più o meno prezzolati libellisti, dal fuoco dei dissidenti e dei separatisti pronti a fondare nuove Obbedienze, nuovi Sistemi, nuovi Riti e a confondere il pensiero originale della massoneria inglese con le visioni e le mistificazioni alchemiche, esoteriche, misteriche, occultiste, templari, mistiche di cui sarà vittima illustrissima proprio quella cultura illuminista che si era proposta di combattere le pratiche irrazionali e la superstizione. Fu un grave errore, probabilmente, l'aver delegato il proprio potere a un "député Grand-Maître" (deputato Gran Maestro) o a un "substitut particulier" (sostituto particolare), quali furono dapprima (sino al 1756), il banchiere Christophe-Jean Baur (1699 - 1770), un luterano stabilitosi a Parigi intorno al 1720 che aveva fatto parte della "Société des Arts", e poi (dal 1758) il "maître à danser" (maestro di danza) Antoine Lacorne (? - 1762), attivo in una delle tre accademie di danza parigine e maestro allo stesso conte di Clermont. Il quasi scandaloso conferimento dell'incarico al Lacorne generò la formazione di due partiti (quello dei "lacornards", cioè dei nuovi massoni, e quello degli "antilacornards", i massoni conservatori), con la conseguenza di accentuare la tendenza alla divisione e al separatismo già in atto su altri fronti. La composizione delle due fazioni avverrà, più che alla morte del Lacorne (il quale, comunque, ebbe un successore nella persona di Augustin-Jean-François Chaillon de Jonville, 1733 - 1807, che per una decina d'anni fu il vero "governatore" della "Grande-Loge de France"), quando si dovrà trovare un successore al conte di Clermont, deceduto il 16 giugno 1771. Pochi giorni dopo, il 24 giugno (la gran festa del solstizio d'estate) alla carica di Grand-Maître veniva eletto il duca di Chartres, mentre a quella di "sostituto" veniva chiamato il duca Anne-Charles-Sigismond de Montmorancy-Luxembourg (1737 - 1803): la formale accettazione dell'ufficio da parte del nuovo Maestro Venerabile, tuttavia, avvenne solamente il 5 aprile 1772, dopo che erano stati varati i nuovi statuti (agosto 1771) e ricostituita l'unità dell'Ordine (un folto gruppo di dissidenti, bandito dalla "Grande-Loge de France" nel 1766, fu riammesso nell'ottobre 1771): e solamente il 5 aprile 1772 il nuovo eletto, il duca di Chartres, accettò di coprire la carica di Gran Maestro. Al nome del duca di Chartres, vale a dire Louis-Philippe-Joseph de Bourbon (1747 - 1793), duca d'Orléans a partire dal novembre 1785 e poi noto come Philippe-Egalité nei tempi della Rivoluzione, è legata la creazione del "Grand-Orient de France", formalmente deliberata il 24 maggio 1773 e frutto di lunghi lavori espletati da una commissione costituente di otto membri ed essenzialmente svolti sotto la guida del duca di Montmorancy-Luxembourg, l'autentico Gran Maestro dell'Ordine. Veniva meno, così, la "Grande-Loge de France" e si metteva in atto un organismo tuttora esistente e che ha conosciuto un'unica vacatio fra il 1814 e il 1852 (quando la Grande Maestranza fu sostituita da un organismo composto da tre Grandi Conservatori). Il duca di Chartres, che come altri grandi nobili disponeva di una propria loggia (La "Saint-Jean de Chartres à l'Orient de Mousseaux", ora Monceau, nei pressi di Parigi, riconosciuta dal Grande Oriente il 9 dicembre 1774), non ebbe preoccupazioni che per la propria officina, demandando la direzione dell'Obbedienza al duca di Montmorancy-Luxembourg. Questi, che riuscì a procurare in affitto una sede prestigiosa e spaziosa (nell'antico noviziato dei Gesuiti in rue du Pot-de-Fer, nel faubourg Saint-Germain), dovette condurre una lotta faticosa e depauperante contro le forze che tentavano di portare il Grande Oriente sulla strada delle correnti misticheggianti, occultiste e alchemiche, in varia misura impegnate nel costruire sistemi tesi alla demolizione della cosiddetta "Maçonnerie Bleue" (formata dai soli gradi di Apprendista, Compagno e Maestro) per rincorrere, insensatamente, i fantasiosi "Hauts Grades" (Alti Gradi), supposta anticamera di una "perfection" conquistata solo sulla carta e con i mezzi del formalismo rituale. Per contenere la pressione esercitata dalle forze che avevano raccolto il messaggio templare del barone Karl Gotthelf von Hund und Altengrotkau (1722 - 1776), l'iniziatore della "Stretta Osservanza", il Grande Oriente giunse al punto di costituire nel proprio seno, nel 1773, una "Commission des Hauts Grades" (Commissione degli alti gradi) per regolare la materia e riconoscere quindi come legittimo e regolare il "Rito Scozzese Antico e Accettato" articolato in 33 gradi. Il fatto è che sotto la spinta delle dottrine del conte di Saint-Germain (1700 - 1784), di Antoine-Joseph Pernéty (1716 - 1796), di Martinès de Pasqually (1727 - 1774), di Jean-Baptiste Willermoz (1730 - 1824), di Franz Anton Mesmer (1734 - 1815), di Louis-Claude de Saint-Martin (1743 - 1803), di Giuseppe Balsamo detto Cagliostro (1743 - 1795), di François Chefdebien d'Armissan de St. Amand (1754 - 1814) l'originaria concezione latomista sembrava franare e dimostrava di essere quasi incapace di riconoscere i propri fini, che erano essenzialmente quelli della salvaguardia e della promozione dei grandi valori e che poco avevano da spartire con chi si trastullava nell'inseguire chimere, leggende, miti e si affannava ad afferrare l'inesistente e le illusioni della fantasia. Posta a confronto con Filaleti e Illuminati di Avignone, con Filadelfi e Rosacrociani, con ordini e cavalierati, con capitoli e sistemi, stretta nella morsa dei riti che vantavano, senza mai provare il senso del ridicolo, discendenze antiche (l'egittomania aveva già scatenato la corsa verso i misteri inesplorati o inesplorabili), il Grande Oriente opponeva una tiepida resistenza, anche perché nella maggior parte dei casi gli esponenti di quelle correnti appartenevano a logge regolari. Così, alla vigilia di quella Rivoluzione che tutto doveva cambiare la massoneria depositaria dei Lumi rischiava di essere preda dell'oscurantismo e della reazione. NOTE AL PARAGRAFO 5. Nota 1: Si vedano in proposito i classici lavori postumi di Augustin Cochin, "Les sociétés de pensée et la democratie. Etudes d'histoire révolutionnaire" (Le società di pensiero e la democrazia. Studi di storia rivoluzionaria), Plon, Nourrit et c.ie, Paris 1921 (nuova ediz. a cura di Jean Baechler, "L'esprit du jacobinisme", Presses Universitaires de France, Paris 1979, trad. it.: "Lo spirito del giacobinismo", Bompiani, Milano 1981) e "La Révolution et la libre pensée: la socialisation de la pensée (1750-1789); la socialisation de la personne (1793-94); la socialisation des biens (1793-94)" (La Rivoluzione e il libero pensiero: la socializzazione del pensiero [1750-1789]; la socializzazione della persona [1793-94]; la socializzazione dei beni [1793-94]), Id., Paris 1921 (trad. it. "Meccanica della rivoluzione", Milano 1971). Nota 2: Margaret C. Jacob, "The Radical Enlightment: Pantheists, Freemasons and Republicans" (L'Illuminismo radicale: panteisti, massoni e repubblicani), George Allen & Unwin, London 1981 (trad. it.: Il Mulino, Bologna 1983, pp. 153-154). Nota 3: Christian Carl Friedrich Wilhelm von Nettelbladt, "Geschichte Freimauerischer Systeme in England, Frankreich und Deutschland" (Storia del sistema massonico in Inghilterra, Francia e Germania), Ernst Sigfried Mittler & Sohn, Berlin 1879, pp. 112-116. Nota 4: Cfr. Gaston Du Bosq De Beaumont-M. Bernos, "La Cour des Stuarts à Saint-Germain-en-Laye, 1689-1718" (La corte degli Stuart a Saint-Germain-en-Laye, 1689-1718), Emile Paul, Paris 1912. Nota 5: Nipote naturale di Giacomo II, Charles Radcliffe prese parte insieme con il fratello maggiore lord James (1689 - 1716) alla congiura ordita dai seguaci del "vecchio pretendente" al trono Giacomo Edoardo Stuart (1688 - 1766) contro Giorgio I Hanover. Arrestato nel 1715 e condannato a morte, riuscì ad evadere (mentre il fratello salì sul patibolo nel marzo dell'anno seguente). Visse alcuni anni a Roma, raggiungendo poi Parigi e acquisendo il titolo di conte nel 1731 in seguito alla morte del nipote il quale aveva ereditato il titolo dal padre James. Nel 1745 prese parte ad una nuova ribellione, questa volta manovrata dal "giovane pretendente" Carlo Edoardo (1720 - 1788). Imbarcatosi su di una nave alla volta dell'Inghilterra, fu catturato, condannato a morte e decapitato l'8 dicembre 1746. Nota 6: Il racconto delle atrocità subite è documentato in uno scritto autobiografico di 400 pagine che il Coustos pubblicò a Londra nel 1746: "The Sufferings of John Coustos for Freemasonry, and his refusing to turn Catholic, in the Inquisition at Lisbon" (Le sofferenze di John Coustos per la massoneria e il suo rifiuto di diventare cattolico, all'Inquisizione di Lisbona). Cfr. Wallace McLeod, "John Coustos: His Lodges and His Book" (John Coustos, le sue logge e il suo libro), in "Ars Quatuor Coronatorum", 92 (1979), pp. 113-145; Id., "More Light on John Coustos" (Più luce su John Coustos), ibid., 95 (1982), pp. 117-119. Nota 7: Cfr. Franco Venturi, "Le origini dell'Enciclopedia", Einaudi, Torino 1963, spec. le pp. 14-26. Nota 8: A testimoniare l'attività di questa Società sta un catalogo di vendita di manoscritti pubblicato un secolo dopo (cfr. Amans Alexis Monteil, "Traité de matériaux manuscrits de divers genres d'histoire" [Trattazione di materiali manoscritti di diversi generi di storia], E. Duverger, Paris 1835-1836) nel quale è citato (vol. I, pp. 41 e segg.) un "Portfeuille contenant 12 manuscrits relatifs à la Société des Arts" (Portafoglio contenente 12 manoscritti relativi alla Società delle Arti) redatti negli anni 1729-1737. Paragrafo 6: Le illusioni della musica. La riforma che la massoneria sosteneva di voler realizzare doveva essere anche una riforma del costume e a questa si doveva accompagnare una ragionata dissacrazione delle convenienze che la società di corte aveva reso obbligatorie. Pertanto, anche gli artisti e i letterati, non meno dei filosofi e dei politici, mirarono a fondare una nuova società, magari usando le armi, talvolta morbide e talaltra graffianti, dell'ironia e della satira, della licenziosità e della frivolezza, in via paradossale o come metafora, allo scopo di conquistare la libertà e la "joie de vivre", in un'epoca dominata dall'idea del sublime, da pratiche devozionali ossessive e da un senso panico della morte. E' stupefacente quanto spazio sia stato concesso allora, per rivalsa, al libertinismo (anche nella sua veste squisitamente letteraria), alle seduzioni della vita mondana e, in una parola sola, al lusso sul cui significato e sulla cui portata i philosophes scatenarono un'autentica battaglia ideologica, nella consapevolezza che esso investiva la società nel suo complesso e ne toccava le componenti economiche, religiose, giuridiche, culturali, artistiche. Il "nouveau esprit" aveva non solamente tollerato ma anche giustificato che la vita potesse essere vissuta concedendo ampi spazi all'ozio, alla vanità, alla frivolezza. E l'arte aveva saputo adeguarsi subito a quel principio poiché si pensava che quello fosse un buon sistema per raffinare il gusto e seminare tutt'intorno grazia e buone maniere; così, anche la musica, non meno della letteratura e della pittura, si appropriò del gusto per il frivolo. Fra i primi a muoversi su questa strada portatrice di gravi conseguenze e che avrebbe indotto contemporanei e posteri ad intendere come carattere di un'epoca ciò che ne rappresentava solamente la cornice, erano stati gli esponenti di quel circolo che si era riunito intorno agli esuli scozzesi a Saint-Germain-en-Laye. Una vaghissima testimonianza musicale di quell'ambiente affiora dall'opera di François Couperin (Parigi, 10-XI-1668 - 12-IX-1733): a conclusione del "Premier Ordre" (Primo Ordine) delle proprie "Pièces pour Clavecin. Premier Livre" (Pezzi per clavicembalo. Primo Libro, Paris 1713), François Le Grand ha collocato una raffinata pagina di sapore pastorale, cui è stato apposto un titolo di sicuro richiamo per quei tempi: "Les Plaisirs de Saint-Germain-en-Laye" (I Piaceri di Saint-Germain-en-Laye). Ora, non sappiamo se Couperin in questa circostanza ha voluto ricordare semplicemente le feste che si tenevano in quella dimora di delizie o si è proposto invece di rendere omaggio allo spirito massonico di cui quell'ambiente era intriso: il sospetto che la seconda ipotesi sia più vicina alla verità è confortata dal fatto che il grande compositore sin dal 1710 era divenuto proprietario di una casa in quel luogo e che pertanto non dovevano essere mancati i rapporti con i transfughi giacobiti. Del resto, il mondo britannico non gli era del tutto estraneo se, sempre in quel "Premier Ordre", egli inserì (al n. 6) una composizione dal titolo "La Milordine", concepita in stile di gigue, nello stile cioè di una danza che, come è ben noto, è modellata sulla forma popolare della jig inglese. Sotto quel titolo potrà forse nascondersi un qualche misterioso giovine Milord divenuto allievo del compositore, ma il termine potrà anche essere interpretato come una versione "maccheronica", in un francese di fantasia, della parola inglese Milady con la quale s'intendeva alludere alla moglie di qualche Milord. Alcuni anni dopo, nel "Dixneuvième Ordre" (Diciannovesimo Ordine, collocato all'interno del "Troisième Livre", Terzo Libro, Paris, 1722), Couperin introdurrà un brano (n. 4) dall'enigmatico titolo di "Les culbutes jxcxbxnxs" (= jacobines, Le capriole giacobite). E' probabile che l'opera volesse alludere alle "capriole", forse in senso intellettuale, che i giacobiti erano stati costretti a fare per esporre e sostenere le proprie idee; a quel tempo, tuttavia (ma la pagina di Couperin potrebbe essere di parecchi anni anteriore alla sua pubblicazione), poco o nulla restava a Saint-Germain-en-Laye di quel mondo di esuli e perseguitati, di illusi legittimisti che avevano sognato un trionfale ritorno in patria e sperato nell'aiuto delle armate francesi. A queste pagine cariche di significati ermetici, altre ne aggiunge, ugualmente sibilline e quasi indecifrabili se un rapporto deve essere ricercato fra titolo e contenuto musicale, uno studioso particolarmente attento al rapporto fra musica e massoneria quale è Roger Cotte (nota 1). Fra quelle duecentoquindici "pièces de clavecin" (ma non poche in due o più parti), autentiche perle di vetro dell'arte tastieristica settecentesca, se ne possono estrarre alcune che invitano a sottili giuochi di illusionismo (è uno dei divertissements della musicologia curiosare nelle intenzioni e navigare fra le ipotesi). In "Les Pèlerins" (I pellegrini, n. 7 del "Troisième Ordre, Premier Livre"), in "Le petit deüil ou les trois veuves" (Il mezzo lutto o le tre vedove, n. 9 del "Neuvième Ordre, Second Livre"), in "Les Vestales" (Le Vestali, n. 3 del "Seizième Ordre, Troisième Livre) sembrano adombrarsi allusioni alle logge d'adozione (femminili) che già esistevano a metà del Seicento e che avevano goduto della protezione della regina Enrichetta Maria (1609 - 1669), la figlia di Enrico IV di Francia e sposa di Carlo I d'Inghilterra, rifugiatasi in Francia nel 1644 dopo lo scoppio della prima guerra civile e la fuga del consorte. Attenzione particolare merita poi "Les Calotins et le Calotines ou la Pièce à tretous" (n. 1 del Dixneuvième Ordre, Troisième Livre): se "tretous" è uno sgrammaticato rafforzativo (très tous, proprio tutti), il termine "Calotins", ci spiega Roger Cotte, è quello che certi autori antimassonici impiegavano per denigrare l'Ordine e che "Calotines" fa riferimento a "sorelle" appartenenti ad una sorta di massoneria d'adozione. Philippe Beaussant (nota 2) ha notato, per contro, che nel 1722 (ma Beaussant scrive erroneamente 1702) era stata fondata a Versailles, per iniziativa di alcuni cortigiani e di ufficiali della Guardia del Re (principalmente un certo Aymond, che aveva la carica di "porte-manteau"), una associazione o meglio una compagnia di folli, di persone votate all'ironia e alla "joie de vivre", cui era stato dato il nome di "Règiment de la Calotte" (la calotte, come è noto, è un tipico copricapo rotondo in uso soprattutto nel clero) e che prevedeva cariche come quelle di "oratore" (assegnata al poeta Alexis Piron, 1689 - 1773, il ben noto autore di pièces teatrali, esordiente proprio in quell'anno con "Arlequin Deucalion") o di "grande elemosiniere" (attribuita all'abate Pierre-François Guyot Desfontaines, 1685 - 1745, un ex gesuita che fu poi scrittore di rispetto, sceso in polemica violenta con Voltaire che pure fece parte di quella congrega). Fra gli altri membri di quella curiosa confraternita o ordine, una delle tante che forse nascondeva il libero pensiero sotto le sembianze del divertissement, la "petit histoire" registra anche Luigi XV, il cardinale Guillaume Dubois (1656 - 1723), primo ministro in quel 1722, e André-Hercule de Fleury (1653 - 1743), il futuro (1726) primo ministro e cardinale. E' palese, comunque, la debolezza dell'assunto che vorrebbe collocare il grande maestro del barocco musicale francese fra le personalità che operarono concretamente nell'ambiente massonico giacobita o che in qualche misura fecero da cassa di risonanza di un fenomeno in chiara espansione e capace di chiamare in causa la cultura e in specie quella più vicina alla corte. E tuttavia quei flebili richiami devono essere registrati e non possono restare inascoltati proprio perché al tempo in cui Couperin dava alle stampe le sue "pièces de clavecin" (il quarto e ultimo Libro è del 1730) l'Ordine era appena agli inizi del proprio avventuroso cammino in terra di Francia. Scavare il terreno per ricuperare e portare alla luce le radici della musica massonica francese è operazione destinata ad incontrare poco successo e che, comunque, dovrebbe essere condotta esplorando il terreno anche delle manifestazioni letterarie che hanno rapporto con il mondo musicale. Così, è negli ambienti dello spettacolo che si possono cogliere alcuni buoni segnali, e più particolarmente nel campo fertilissimo dell'opéra-comique, il genere teatrale commisto di musica e recitazione, che costituiva la migliore alternativa, autenticamente "nazionale" e di schietto sapore francese, alla paludata e accademica "tragédie lyrique" fondata sui modelli offerti dalla classicità greco-romana. La ricerca, tuttavia, darebbe probabilmente migliori frutti se condotta su altri ambienti: ad esempio, i salotti, regno dei racconti licenziosi, delle odi amorose, degli epigrammi salaci e di tutto ciò che agli occhi degli intellettuali assumeva i connotati propri dello spirito radicale e sovversivo, o più ancora i caffè alla moda (come il "Café de Procope", e il "Café de Maugis") e i caveaux, dove gli "airs sérieux" (arie serie) avevano ceduto il passo alle ariettes (ariette), brunettes, romances, bergerettes (pastorelle), ai vaudevilles, ai pot-pourris, ma soprattutto alle chansons rispondenti a una tipologia che è di per sé emblematica: "à boire" (brindisi), "grotesque" (grottesca), burlesque (burlesca), comiques (comiche), "galantes" (galanti), "tendres" (tenere), "bachiques" (bacchiche) (ma si fornivano esempi anche di "chansons mélées de tendre et de bachique", canzoni in cui è mescolato tenero e bacchico). Fra i caveaux che numerosi erano sorti a Parigi inaugurando un filone che nel secolo successivo avrebbe portato alla creazione dei cabarets e dei variétés, uno esercitò funzioni primarie: quello in cui si identificava la "Société Le Caveau", appunto, fondata nel 1731 e con sede dapprima presso un certo Gallet, di cui non si conosce il nome, titolare di una drogheria in rue de la Truanderie ma chansonnier a tempo perso, e poi trasferita nel 1733 (questo è il punto per noi cruciale) presso l'hôtel de Bussy, in rue de Buci, dove era impiantata la seconda delle logge parigine, la "Saint-Thomas au Louis d'Argent" (San Tommaso al Luigi d'Argento), retta dal Gran Maestro Nicolas-Alexis Landelle, proprietario della trattoria "à l'enseigne du Caveau" (all'insegna della cantinetta) situata in quell'edificio e nella quale da allora presero a riunirsi i membri di quella nuova società bacchica. Questa ebbe vita sino al 1743, quando una querelle sorta fra i due Crébillon ne provocò la chiusura; ricostituita nel 1759 per durare sino al 1767, fu rigenerata nel 1806 (come "Caveau moderne") per essere sciolta nel 1845. Nel frattempo, alcuni chansonniers avevano voluto ripristinare (1834) l'antica aggregazione prendendo prima il nome di "Les Enfants du Caveau" (I bambini del caveau) e poi (dal 1838) quello originario di "Le Caveau" mantenuto per un secolo, sino alla definitiva soppressione nel 1939. Alla creazione dell'originaria società "bachique et chantante" (bacchica e cantante) avevano provveduto alcuni uomini di teatro, in parte già affermati e in parte scrittori promettenti, ma anche alcune personalità che esercitavano professioni di tutt'altro genere: il giovanissimo Charles Collé (1709 - 1783) che ne fu il vero iniziatore, i maturi Joseph Saurin (1659 - 1737) matematico insigne, Louis Fuzelier (1674 - 1752) e Prosper Jolyot signore di Crais-Billon detto Crébillon (1674 - 1762) insieme col figlio Claude (1707 - 1777), il già citato Alexis Piron (1689 - 1773), gli autori drammatici e chansonniers Charles-François Panard (1694 - 1765), il citato Gallet (1700 - 1757). Alle otto persone che avevano dato vita ai "dîners du caveau" (cene del caveau, fissati al 1 e al 16 di ogni mese), se ne erano poi aggiunte altre come gli scrittori Charles Pinot Duclos (1704 - 1772), l'autore drammatico Bernard-Joseph Saurin (1706 - 1781), figlio del matematico, il filosofo Claude-Adrien Helvétius (1715 - 1771), il ben noto pittore e incisore François Boucher (1703 - 1770), i poeti François-Augustin Paradis de Moncrif (1687 - 1770), che era anche musicista, e Gentil-Bernard, pseudonimo di Pierre-Auguste Bernard (1708 - 1775). Di quella compagnia faceva parte anche Jean-Philippe Rameau (Digione, batt. 25-IX-1683 - Parigi, 12-IX-1764), già incontrato come frequentatore della "Société des Arts" e presto divenuto il principale animatore, sotto il profilo musicale, di quelle serate di sapido sapore epicureo, licenziose e libertine (ma sono termini, questi, che vanno commisurati al significato che essi rivestivano in quei tempi e non a quello che oggi identifica quegli atteggiamenti con la lussuria e la più sfrenata dissolutezza), obbligatoriamente vivificate dalla dizione di epigrammi e dal canto di couplets (duetti) satirici. Le riunioni conviviali erano dominate dai vaudevilles, vale a dire da quel tipo di chanson costruita su melodie già note (timbres), di struttura estremamente semplice e perciò accessibile a tutti, dal contenuto sarcastico e mordace, dotato di espliciti riferimenti alla vita politica e ai fatti quotidiani. Divenuto estremamente popolare (se ne contano quasi tremila nel solo periodo 1715-1760), il vaudeville originò anche alcuni generi minori quali l'amphigouri, di gusto bizzarro e senza senso, uno sproloquio in pratica (ne fu gran cultore Collé che molti ne scrisse da cantare su motivi estratti dagli opéras di Rameau), o il pont-neuf (dal nome del ponte, inaugurato nel 1606, che era divenuto il luogo privilegiato di diffusione delle chansons dei girovaghi), a carattere fortemente ironico e satirico (nota 3). Tre degli uomini di teatro che erano attivi nel Caveau avrebbero collaborato, e la cosa non può essere trascurata, con Rameau: Fuzelier, estensore del libretto della "opéra-ballet" in un prologo e tre "entrées" "Les Indes galantes" (Gli Indi galanti, rappresentata all'Académie Royale de Musique di Parigi il 23 agosto 1735 e poi ripresa il 10 marzo dell'anno seguente con l'aggiunta di una quarta "entrée"); Bernard, autore del testo della "tragédie lyrique" in un prologo e cinque atti "Castor et Pollux" (rappresentata il 24 ottobre 1737 e di cui il compositore diede poi una nuova versione nel 1754); infine Collé, artefice del libretto della "pastorale heroïque" in un atto "Daphnis et Eglé" (rappresentata a Fontainebleu il 23 ottobre 1753). Bernard e Collé, a quanto risulta, non ebbero particolari rapporti con l'Ordine massonico. Che Rameau e Fuzelier, invece, abbiano avuto contatti con l'ambiente dei "franc-maçons" è cosa scontata, anche se la loro appartenenza alla società segreta non è mai stata formalmente appurata. Certo è che ne "Les Indes galantes", di cui fu interprete principale il tenore Pierre de Jélyotte (Lasseube, Bassi Pirenei, 13-IV-1713 - Château d'Estos, 11-IX-1797), poi membro (1737) della Loggia "Coustos-Villeroy", l'esotismo si sposa all'esoterismo: momento famoso dell'opera, fra l'altro, è l'episodio della "Adoration du Soleil" (Adorazione del Sole, nella seconda "entrée", quella intitolata "Les Incas du Pérou", Gli Incas del Peru) che qualche musicista framassone trasformò in un "Hymne au Soleil" (Inno al Sole), facendone un canto, poi divenuto tradizionale, per la festa di San Giovanni. Il sospetto che Rameau abbia fatto parted dell'Ordine trova un forte sostegno, comunque, nella circostanza che il nome del grande maestro borgognone sia riportato insieme con quello di altri musicisti massoni, nel "brevet de la calote" (si ricordi quanto è stato detto a proposito di "Les Calotins et les Calotines" di Couperin) del violinista, compositore e scrittore, bizzarro e probabilmente anche divertente, Louis-Antoine Travenol (Parigi, 1698 o 1708 - 1783), noto soprattutto per una serie di libelli indirizzati contro Voltaire ("Voltairiana, ou Eloges amphigouriques de M. M. Arouet de Voltaire", Elogi ingarbugliati di M. M. Arouet de Voltaire, Paris 1748), contro Rousseau ("Arrest du Conseil d'Etat d'Apollon, rendu en faveur de l'Orchestre de l'Opéra, contre le nommé J.-J. Rousseau, copiste de musique, Auteur du Devin du Village et de l'Ecrit intitulé Lettre sur la Musique Françoise et.", Decreto del Consiglio di stato di Apollo, reso in favore dell'Orchestra dell'Opéra, contro il citato J.-J. Rousseau, copista di musica, autore dell'Indovino del Villaggio e dello scritto intitolato Lettera sulla Musica Francese, etc., Sur le Mont-Parnasse [Parigi], De l'Imprimerie Divine 1753) e contro i direttori dell'Opéra Rebel e Francoeur e il direttore del "Concert Spirituel" Mondonville che lo avevano costretto ad andare in pensione ("Les Entrepreneurs entrepris, ou Complainte d'un musicien opprimé par ses camarades, en vers et en prose, suivie d'un mémoire pour le sieur Travenol", Gli Impresari imbarazzati, ovvero Lamentela di un musicista oppresso dai suoi compagni, in versi e in prosa, seguita da una memoria per il signor Travenol, Paris 1758). In questa sede, tuttavia, Travenol interessa soprattutto come autore di infiammati scritti polemici stilati anche nei confronti della massoneria (della quale fu creduto, senza esserlo, un adepto9 firmati con lo pseudonimo di Léonard Gabanon (nota 4). Fra questi ultimi figura un volumetto edito a Parigi nel 1744 (e non 1740 come talvolta si legge) e pubblicato sotto con un titolo accattivante e spassoso: "Catechisme des franc-maçons. Précédé d'un abregé de l'histoire d'Adoniram, architecte du temple de Salomon, & d'une explication des cérémonies qui s'observent à la réception des maîtres, le signe, le mot & l'attouchement, qui le distinguent d'avec les apprentifs compagnons. Dédié au beau sexe. Par Léonard Gabanon. Jérusalem et Limoges, P. Mortier, 1440 depuis le déluge. Avec approbation & privilège du roi Salomon" (Traduzione: Catechismo dei massoni. Preceduto da un sunto della storia di Adoniram, architetto del tempio di Salomone, e da una spiegazione delle cerimonie che si osservano al ricevimento dei maestri, il segno, la parola e il tocco che lo distinguono dai compagni apprendisti. Dedicato al bel sesso. Scritto da Léonard Gabanon. Gerusalemme e Limoges, P. Mortier, 1440 dopo il diluvio. Con l'approvazione e privilegio del re Salomone. Wolfstieg, n. 29960). A quest'opera, riproposta in seguito, con modifiche, sotto titoli diversi (nota 5) e tradotta anche in tedesco e in olandese, si deve aggiungere il singolare, riassuntivo e conclusivo lavoro dato alla luce col titolo di "Oeuvres mêlées du Sieur***, ouvrage en vers et en prose contenant des Remarques curieuses sur les Mystères de la Confrérie des Francs-Maçons, sur la Lettre de J.- J. Rousseau contre la Musique Françoise et sur le Dialogue de Pégaze et du Vieillard par Mr. de Voltaire" (Traduzione: Opere varie del Signor ***, lavoro in versi e prosa contenente alcune curiose osservazioni sui misteri della Confraternita dei Massoni, sulla Lettera di J.- J. Rousseau contro la musica francese e sul Dialogo fra Pegaso e il Vecchio scritto da Voltaire), Amsterdam (id est Paris, 1775), in cui figura uno scritto intitolato "Brevet de la Calote et Epitre de l'auteur du Catéchisme des Francs-Maçons à un digne Chevalier de la Truelle [la cazzuola] de ses Amis" (Traduzione: Patente dello zucchetto ed Epistola dell'autore di un Catechismo dei massoni a un degno Cavaliere della cazzuola dei suoi amici) nel quale si può leggere: Que ceux, pour tout dire en un mot, Qui méritent comme Nodot, Clérambault, Marais et Lemaire La qualité des très bon frère Ainsi que ... ... avec gens perdus de cervau Où l'on attend le sieur Rameau (nota 6). (Traduzione: Che coloro, per dirla tutta in una parola, Che meritano come Nodot, Clérambault, Marais e Lemaire La definizione di ottimi fratelli Così come .... .... con gente dal cervello andato Dove si attende il signor Rameau). Ora, poiché Nodot ( = Naudot), Clérambault, e Lemaire fecero parte, al pari di Roland-Pierre Marais (ca. 1680 - ca. 1750), figlio del grande Marin Marais, dell'Ordine, la citazione del nome di Rameau in quel contesto dovrebbe far concludere che anche il grande musicista di Digione fu un membro della famiglia. Alla Fratellanza appartenne sicuramente, ad ogni modo, il più assiduo dei collaboratori del compositore, Louis de Cahusac (1706 - 1759), che divenne segretario del conte di Clermont nel 1742, un anno prima della nomina di questi a Gran Maestro della Gran Loggia di Francia. Autore dei libretti degli "opéras-ballets" in un prologo e tre "entrées" "Les Fêtes de Polymnie" (12-X-1745) e "Les Fêtes de l'Hymen et de l'Amour" (15-III-1747), delle "pastorales heroïques" "Zaïs" in un prologo e quattro atti (29-II-1748) e "Naïs" in un prologo e tre atti (22-IV-1749), della "tragédie lyrique" in cinque atti "Zoroastre" (5-XII-1749), dell' "acte de ballet" "La Naissance d'Osiris ou la Fête Pamilie" (12-X-1754), del "ballet heroïque" in un atto "Anacréon" (23-X-1754) e finalmente della "tragédie lyrique" in cinque atti "Abaris ou Les Boréades" che Rameau compose fra il 1762 e il 1764 ma che non venne mai rappresentata, Cahusac aveva colto l'occasione per dettare messaggi e insinuare nelle menti degli ascoltatori i principii fondamentali dell'ideologia illuminista (nota 7). Col "Zoroastre", che conobbe una seconda versione il 19 gennaio 1756 e che significativamente fu riproposto il 26 gennaio 1770 in occasione dell'inaugurazione della nuova sala dell'Opéra (quella vecchia era stata distrutta da un incendio nel 1763), Rameau aveva dato prova di essere vicino ai programmi dell'Ordine massonico. Ed è importante, fra l'altro, che quando Giacomo Casanova ne curò la versione italiana per il Teatro di Corte di Dresda (una versione andata in scena il 17 gennaio 1752 con non pochi inserti del locale "maïtre de ballet" Johann Adam), il libretto uscì con una "protesta" dello scrittore italiano in cui si affermava perentoriamente: "Tutto ciò, che scorgesi nella presente Tragédia contrario alli dogmi del Christianesimo, deve considerarsi detto, ed operato da Personnaggi immersi negl'errori dell'Idolatria, e non credersi pensato dall'Autore ad altro oggetto, che per introdurre nello Spettacolo una copiosa varietà di Machine, Balli, e Decorazioni" (nota 8). Si trattava, evidentemente, di una precisazione imposta dalla censura, quasi "pro forma". In realtà, l'opera proponeva in chiave drammatica e spettacolare il conflitto fra le entità del Bene e del Male, conflitto che Rameau aveva nettamente ritratto nell'ouverture, uno dei capisaldi del sinfonismo francese settecentesco, a proposito della quale è scritto, di pugno di Rameau sulla partitura manoscritta conservata alla Bibliothèque Nationale di Parigi: "La première partie est un tableau fort et pathétique du pouvoir barbare d'Abramane et des gémissements des peuples qu'il opprime. Un doux calme succède: l'espoir renaît. La seconde partie est une image vive et riante de la puissance bienfaisante de Zoroastre, et du bonheur des peuples qu'il a delivrés de l'oppression" (Traduzione: La prima parte è un ritratto forte e patetico del potere barbaro di Abramane e dei lamenti dei popoli che egli opprime. A ciò fa seguito una dolce calma: la speranza rinasce. La seconda parte è un'immagine viva e ridente della potenza benefattrice di Zoroastro e della felicità delle popolazioni che ha liberato dall'oppressione). Schematicamente era qui rappresentato il "programma" che, sulla spinta dell'illuminismo voltairriano, la massoneria francese andava predicando. Fra l'una e l'altra versione del "Zoroastre", Rameau elaborò un altro lavoro scenico a sfondo massonico: il balletto in un atto "La Naissance d'Osiris ou la Fête Pamilie" andato in scena per celebrare la nascita del Delfino (l'evento si era verificato il 23 agosto 1754), il futuro Luigi XVI, qui identificato con Osiris e perciò fatto oggetto di quel "culto" collegato alla preservazione della dinastia regia di cui la divinità egizia era stata investita. E' ingenuo e al tempo stesso illusorio pensare che opere simili dovessero essere giudicate, come dichiaravano Cahusac e i teorici del suo tempo, a livello di un puro divertissement, di un'innocente incursione nei regni felici della fantasia, della favola e del mito. In quelle pagine, governate dal senso della metafora e dell'allegoria e scritte sovente alla maniera di un apologo, si chiamavano a raccolta i Fratelli partecipi del grande disegno di riforma del mondo e li si esortava a fare proseliti, a leggere e interpretare gli arcana per la conquista del bene supremo. NOTE AL PARAGRAFO 6. Nota 1: Cfr. specialmente Roger Cotte, "La musique maçonnique et ses musiciens" (La musica massonica e i suoi musicisti), Editions de Baucens, Braine-le-Comte (Belgio) 1975 (II ediz. rivista e ampliata, Editions de Borrégo, Paris 1987. Di altri suoi contributi si darà notizia al momento opportuno. Nota 2: Cfr. Philippe Beaussant, "François Couperin", Fayard, Paris 1980, pp. 457-458. Nota 3: Su questi argomenti, oltre al classico lavoro di Arthur Dinaux, "Les sociétés badines, bachiques, littéraires et chantantes, leur histoire et leur travaux. Ouvrage posthume revu et classé par M. Gustave Brunet" (Le societa goliardiche, bacchiche, letterarie e cantanti, la loro storia e i loro lavori. Opera postuma rivista e classificata da Gustave Brunet", 2 voll., Bachelin-Deflorenne, Paris 1867, si vedano: France Vernillat, "La chanson littéraire et les sociétés chantantes" (La canzone letterarie e le società cantanti), in "Histoire de la musique" sous la dirèction de Roland-Manuel ("Encyclopèdie de la Pléiade"), Librairie Gallimard, Paris 1963, vol. II, pp. 1477-1493; Rolf Reichardt, Herbert Schneider, "Chanson et musique populaires devant l'histoire à la fin de l'ancien régime" (Canzoni e musica popolari nel periodo storico alla fine dell'antico regime), in "Dix-Huitième Siècle", n. 18, 1986, pp. 117-142 e Markus Bandur, art. "Vaudeville" in "Handwörterbuch der musikalischen Terminologie" (Dizionario della terminologia musicale), a cura di Hans Heinrich Eggebrecht, Franz Steiner Verlag, Stuttgart, fasc. 18, 1990. Nota 4: Quello di Travenol non è il primo scritto francese di natura antimassonica. Esso era stato preceduto da altri pamphlets, il primo dei quali, pubblicato a Jérusalem (Parigi) nel 1734, aveva preso di mira, fra le altre, la Loggia "St. Thomas au Louis d'Argent" di cui era Gran Maestro, come si è visto, Nicolas-Alexis Landelle: "La grande lumière, ou confèrances sur les mystères effrayants pratiqués chez Landelle, traiteur, rue de Bussy, ou à l'hôtel Soissons, ou à la Rapée, etc." (La grande luce, o conferenze sui paurosi misteri praticati da Landelle, traditore, in rue de Bussy, all'hôtel Soissons, o alla la Rapée, etc.). Il titolo del libello sembrerebbe risolvere in senso positivo un interrogativo: all'hôtel de Soissons, di proprietà di Vittorio Amedeo principe di Carignano, del ramo cadetto dei Savoia (1690 - 1741), dovrebbe essere esistita una loggia, certamente "irregolare", i cui lavori pare si svolgessero in un'atmosfera da confraternita religiosa (Cfr. P. Chevalier, "Histoire de la Franc-Maçonnerie française", cit., vol. I, p. 67). Ricordo che Vittorio Amedeo, vero arbitro della vita musicale e culturale parigina, uomo di affari (lucrava abbondantemente sui proventi di oltre seicento botteghe da lui fatte costruire e sul giuoco d'azzardo), dal 1730 al 1741 fu "inspecteur" all'Opéra e tenne al proprio servizio un'orchestra i cui membri alla di lui morte passarono alle dipendenze di La Pouplinière. Fra le numerose composizioni o raccolte di musiche strumentali a lui dedicate figura anche "Les Elements" di Jean-Féry Rebel (1737), nella cui introduzione è rappresentato "Il Caos", prefigurazione di un topos che Haydn esalterà in "Die Schöpfung" (La creazione). Il pamphlet pubblicato nel 1734 accenna anche alle riunioni che si tenevano "à la Rapée"; ad ospitare tali conventicole era un mercante di vini, tale Chapelot, il quale aveva bottega, all'insegna di Saint-Bonnet, nel quartiere del "port de la Rapée"; Chapelot è noto per essere stato condannato ad un'ammenda di mille lire e alla chiusura del proprio locale per sei mesi dopo un'irruzione della polizia (10 settembre 1737) che aveva sorpreso in riunione nella sua bottega un gran numero di "frey-massons" (Cfr. P. Chevalier, op. cit., vol. I, pp. 26-29). Le assemblee dei Fratelli massoni, infatti, erano state vietate (17 marzo 1737) dal cardinale Fleury perché non gradite al sovrano. Nota 5: "La Desolation des entrepreneurs modernes du temple de Jérusalem. Ou Nouveau catéchisme des francs-maçons. Contenant tous le mystères de la maçonnerie, épars & obmis dans l'ancien catéchisme, dans le livre intitulé le Secret des francs-maçons etc. Et dans celui qui a pour titre, le Sceau rompu etc. Divisés en neuf chapitres, précédés de l'histoire d'Adoniram, architecte du temple de Salomon, avec de mouveaux desseins des loges de l'aprentif-compagnon, & du maître. Dédié au beau sexe. Par Léonard Gabanon. Jérusalem, Mortier 1440. Depuis le déluge. Avec approbation et privilège du roi Salomon [Paris 1747]". (Traduzione: La desolazione degli impresari moderni del tempio di Gerusalemme. O nuovo catechismo dei massoni. Contenente tutti i misteri della massoneria, sparsi o mancanti nel vecchio catechismo, nel libro intitolato il Segreto dei massoni etc. E in quello che ha per titolo Il sigillo rotto etc. Divisi in nove capitoli, preceduti dalla storia di Adoniram, architetto del tempio di Salomone, con dei nuovi disegni delle logge, dell'apprendista-compagno e del maestro. Dedicato al bel sesso. Scritto da Léonard Gabanon. Gerusalemme, Mortier 1440. Dopo il diluvio. Con approvazione e privilegio del re Salomone). "Nouveau Catéchisme des frans-maçons. Contenant tous les mystères [...]. Dedié au beau sexe. 3. édition revue, corrigée & augmenté des observations de l'auteur sur l'histoire des francs-maçons, d'un extrait critique de l'anti-maçon, de deux lettres, & d'une consultation sur le même sujet, enrichie de figures en taille douce. Jérusalem, Mortier 1440. Depuis le déluge. [Paris 1749]" (Traduzione: Nuovo catechismo dei massoni. Contenente tutti i misteri [...]. Dedicato al bel sesso. Terza edizione riveduta, corretta e arricchita di osservazioni dell'autore sulla storia dei massoni, di un estratto critico antimassonico, di due lettere e di una consultazione sullo stesso soggetto, arricchita di figure. Gerusalemme, Mortier 1440. Dopo il diluvio). I frontespizi di tali edizioni alludono, nei titoli, ad altri lavori consimili: "Le Secret des francs-maçons" (Il segreto dei massoni) dell'abate Gabriel-Louis Calabre Pérau (Genève, 1742), "Le Sceau rompu, ou la Loge ouverte aux profanes par un franc-maçon" (Il sigillo rotto, o la Loggia aperta ai profani da un massone) di anonimo (Cosmopolis, cioè Parigi, 1745), la "Histoire des francs-maçons" (Storia dei massoni) di Louis-François de La Tierce (Frankfurt am Main, 1742) e "L'anti-maçons" (L'antimassonico) di anonimo autore (Paris, 1748). Nota 6: Cfr. R. Cotte, op. cit., pp. 70-71, che riferisce una comunicazione di Pierre Chevallier. Il primo musicologo che ha dedicato una certa attenzione a Travanel è stato Lionel de La Laurencie (cfr. "L'école française de violon de Lully à Viotti. Etudes d'histoire et d'esthétique" [La scuola violinistica francese da Lully a Viotti. Studi di storia ed estetica], vol. II, Librairie Delagrave, Paris 1923, pp. 131-147). A Travenol, figlio di un "maître à danser" (maestro di danza) e allievo di Clérambault e di Senaillé, attivo dal 1738 al 1758 come violinista ma della cui produzione musicale poco resta, si deve un "Premier Livre de sonates à violon seul avec la basse continüe" (Primo Libro di sonate per violino solo con basso continuo) pubblicato nel 1739 con una dedica (in versi) al Principe di Carignano, Vittorio Amedeo. E' noto l'epigramma che Travenol diresse contro Rameau: Si le difficile est beau C'est un grand homme que Rameau; Mais si le beau, par aventure, N'était que la simple nature, Quel petit homme que Rameau! (Se il difficile è bello, E' un grand'uomo Rameau; Ma se il bello, per caso, Non fosse che la semplice natura, Che uomo piccolo sarebbe Rameau!). Nota 7: Nella voce "Franc-Maçonnerie" del vol. "Rameau de A à Z", a cura di Philippe Beaussant, Fayard/Imda, Paris 1983, p. 155, Catherine Kintzler scrive: "Fra gli argomenti trattati in "Zoroastre", in "Zaïs" e ne "Les Boréades" figurano la lotta fra l'ombra e la luce, fra un cieco tiranno e un maestro illuminato liberatore del popolo; lezioni di saggezza dispensate da un personaggio sacrale; iniziazione di un eroe mediante prove; ispirazione egizio-orientale; oggetti simbolici (frecce, anelli); inni solenni al Sole, alla Luce, ad Apollo; allusioni appena velate al tema dell'Architettura dell'Universo (specialmente nel prologo di "Zaïs", pagina alquanto carica di simbolismo)". Per un rapporto fra lo "Zoroastre" di Rameau e la "Zauberflöte" (Flauto magico) di Mozart, si veda Jean Malignon, "Zoroastre et Sarastro", in "Recherches sur la Musique française classique", VI (1966), pp. 145-158. Nota 8: Cfr. Moritz Fürstenau, "Zur Geschichte der Musik und des Theaters am Hofe zu Dresden" (Per una storia della musica e del teatro alla corte di Dresda), Zweiter Theil, Verlagsbuchhandlung von Rudolf Kuntze, Dresden 1862; pp. 269-270. Paragrafo 7: Le prime musiche. Al divertissement di genere elevato, non immune da intenti didattici e nutrito vistosamente di moralité, proposto dal teatro serioso e aulico ereditato dall'età di Luigi XIV si contrapponeva, come si è visto, il divertissement "bacchico", coltivato nei teatri minori, nei caffè, nei locali d'intrattenimento; ma anche in questi casi non si rinunciava alla dimensione moraleggiante, al pronunciamento dottrinario, all'annuncio del nuovo mondo. E' a quest'ultimo genere di divertissement che deve essere ricondotta la prima e ben nota raccolta di canti massonici uscita in Francia: "Chansons / Notées / De la très venerable / Confrérie / Des Maçons / Libres / Precédées / De quelques Piecès de Poesïe / Convenables au sujet, / Et d'une Marche. / Le tout recuilli et mis en ordre / Par r.re. Naudot. /1737" (Traduzione: Canzoni annotate della venerabile Confraternita dei liberi massoni, precedute da alcuni brani di poesia adatti al soggetto e da una Marcia. Il tutto raccolto e ordinato da Naudot) (Wolfstieg, n. 39684). L'opuscolo, di modestissima fattura, sarà riedito più volte con aggiunte. Gordon R. Silber, che al tema delle prime raccolte francesi di canti massonici ha dedicato un saggio preziosissimo (nota 1), ha individuato per il solo 1737 un'edizione di pp. 32 (ne ho consultato l'esemplare esistente presso la Bibliothèque Royale de Belgique di Bruxelles) contenente nove "numeri", un'edizione di pp. 40 (con tredici "numeri") seguita da un "Recueil de chansons nouvelles de la Maçonnerie" (Raccolta di nuove canzoni della Massoneria) di pp. 52 (Wolfstieg, n. 39686) contenente altri venticinque canti e concepito come una continuazione del precedente quaderno e, infine, un'edizione di pp. 96 consistente in quarantuno componimenti e due marce (rispettivamente alle pp. 12-13 e 94-95, di cui la prima era quella già nota). Quest'ultima pubblicazione venne riproposta nel 1744 con l'aggiunta sul frontespizio "Dediées / Au très respectable / Grand Maître / des Loges de France / Monseigneur / Le Comte de Clermont / Prince du Sang" (Dedicate al rispettabilissimo Gran Maestro delle Logge di Francia, il Signor conte di Clermont, Principe di sangue); all'impresa del 1744, è da notare, collaborò anche l'incisore e disegnatore Charles-Nicolas Cochin figlio (1715 - 1790) al quale Diderot avrebbe poi conferito l'incarico di preparare un'incisione per il frontespizio della "Encyclopédie" che l'artista avrebbe ornato di simboli massonici. (Illustrazione: Frontespizi delle edizioni parigine del 1737 e del 1744 della raccolta di "Chansons notées de la très vénérable Confrerie del Maçons Libres" [poi "des Francs-Maçons"] di Jacques-Christophe Naudot. Bruxelles, Bibliothèque Royale de Belgique; Paris, Bibliothèque Nationale). L'opera di Naudot, che era anche la prima fra quelle pubblicate sul Continente a riportare la musica dei canti, era stata preceduta, tuttavia, da un quadernetto (appena 23 pp.) recante il titolo di "Chansons notées de la très vénérable confrairie del Maçons Libres. A La Haye, Aux depens du Sr. Vincent La Chapelle, Maître de Loge. Et se vend chez Antoine Van Dole, Librairie" (Canzoni annotate della venerabile Confraternita dei Massoni Liberi. All'Aja, a spese del signor Vincent La Chapelle, Maestro di Loggia. E si vende presso Antoine Van Dole, Libreria), 1735 (Wolfstieg, n. 39683). Vincent La Chapelle era stato il principale promotore della costituzione della prima loggia dei Paesi Bassi (1734). L'opuscolo era formato da quattro chansons, traduzione o, meglio, adattamento dei songs che erano stati pubblicati in appendice alle "Constitutions of Freemasons" di James Anderson (1723) e che il marchese Louis François de La Thierce o Tierce (1699 - 1782) avrà cura d'inserire qualche anno dopo nella sua traduzione di quel testo fondamentale della moderna massoneria speculativa ("Histoire, obligations et statuts de la très venerable confraternité des Francs-Maçons tirez de leur archives et conformes aux traditions les plus anciennes", [Storia, obblighi e statuti della venerabile confraternita dei Massoni, tratti dai loro archivi e conformi alle tradizioni più antiche], François Varrentrapp, Francfort sur le Meyn 1742). Era stato lo stesso La Thierce, iniziato a Londra nel 1733, a tradurre due di quei canti ("The Warden's Song", La canzone del Guardiano, e "The Fellow-craft's Song", La canzone del Compagno), mentre gli altri due ("The Master's Song", La canzone del Maestro e "The Enter'ed Prentice's Song", La canzone dell'Apprendista) erano stati volti in francese da Thomas Lance, entrato nell'Ordine a Londra nel 1730. Dopo essere state introdotte nel 1736 nelle due versioni curate da Jean Kuenen (in francese e in olandese) delle Costituzioni di Anderson del 1723, le quattro chansons erano state riprese nel 1737, dunque, da Jacques-Christophe Naudot (ca. 1690 - Parigi, 26-XI-1762), eminente flautista, autore di una settantina di sonate per uno o due flauti, di una dozzina di concerti e di numerose altre composizioni strumentali. Naudot il 9 maggio 1737, su proposta del duca di Villeroy, aveva ricevuto la nomina a "surintendant de la musique de la loge" (sovrintendente alla musica della loggia) Coustos-Villeroy (nota 2), loggia della quale faceva parte anche il figlio, pure attivo in campo musicale. La Loggia "Coustos-Villeroy", che era prevalentemente formata da stranieri (nota 3), ebbe vita breve: aperta il 18 dicembre 1736, ricevette il 17 luglio 1737 la visita della polizia che ne sequestrò i registri e tutti i beni in suo possesso. Sappiamo che Naudot, elevato al grado di Maestro Venerabile presso qualche altra loggia parigina, soleva riunire i Fratelli in casa propria, in rue des Barres dietro la chiesa di Saint-Gervais, e che fu uno dei sette massoni arrestati per ordine del re nell'aprile 1740; incarcerato al Fort-Levèque il 30 aprile, il musicista fu rilasciato l'8 maggio. Quantunque umile e dimesso, autentica manifestazione di arte povera, il canzoniere di Naudot ebbe un peso storico tale che converrà ragguagliare a dovere il lettore nei particolari. Esso si apre con una programmatica "Norma morum" in latino (sei versi di ignota origine) consistente in sedici "sentenze", seguita da una parafrasi, più che da una traduzione, formulata da un certo Mr. Gobin: "Fide Deo, diffide tibi, fac propria, castas Funde preces, paucis utere, magna fuge, Multa audi, dic pauca, tace abdita, disce minori Parcere, majori cedere, ferre parem Tolle moras, minare nihil; contemne superbos Fer mala, disce Deo vivere, disce mori. Ne point présumer de soi même, S'appuyer sur l'Etre suprème, Ne former que d'utiles voeux, Se contenter du nécessaire, Ne se mêler que d'une affaire, C'est le sûr moyen d'être heureux. Les grands emplois sont dangereux: Ne point révéler de mistere, Tout entendre, mais peu parler, Sentir son avantage, et ne point accabler Celui sur qui nous avons la victoire, Savoir cèder aux grands, suporter ses égaux, Mépriser l'orgueilleux, fût-il couvert de gloire, Ne s'étonner de rien, soutenir tous les maux, Quoi que l'adversité nous blesse, Sans nous troubler et sans ennuy, Bannir tout genre de paresse; Et pour le dire enfin, la plus haute sagesse Est en vivant pour Dieu, de mourir avec lui". (Traduzione della parte in francese: Non sopravvalutarsi, Confidare nell'Essere supremo, Non formulare che giuramenti utili, Contentarsi del necessario, Occuparsi di un'unica questione, E' il mezzo sicuro per essere felici. Le grandi imprese sono pericolose: Non rivelare alcuna parte del mistero, Comprendere tutto, ma parlare poco, Sentire a proprio vantaggio, e non accanirsi Su colui sul quale si è ottenuta la vittoria, Saper cedere ai grandi, trattare i propri eguali, Disprezzare l'orgoglioso, anche se coperto di gloria, Non stupirsi di nulla, sopportare tutti i mali, Di modo che l'avversità ci tocchi Senza turbarci e senza infastidirci, Bandire ogni genere di pigrizia; E per dirlo, infine, la più alta saggezza E' nel vivere per Dio, nel morire con lui). (Illustrazione: Frontespizio della seconda edizione del "Recueil de chansons des Franc-Maçons à l'usage de la Loge de Ste Genevieve" [Raccolta di canzoni dei Massoni ad uso della Loggia di Ste Genevieve; Jombert, Paris 1763]. Paris, Bibliothèque Nationale). Il testo successivo è la "Apologie des Francs-maçons" (Apologia dei massoni) firmata dal celebre medico Procope, e cioè Michel Coltelli o Couteaux detto Procope (1684 - 1753), figlio di quel nobile palermitano Francesco Procopio de' Coltelli, che nel 1675 aveva fondato in rue des Fossés-Saint-Germain (di fronte, nel 1689, si sarebbe poi installata la nuova sede della Comédie Française) il Café Procope, condotto dal fratello di Michel e destinato a diventare un simbolo della vita letteraria e artistica parigina. Addottoratosi in medicina nel 1708, Procope si dedicò anche alle lettere, soprattutto distinguendosi come autore drammatico: fra le sue pièces figura anche un "Pygmalion" (1741), soggetto allora assai frequentato, al quale si applicò molto più tardi anche Jean-Jacques Rousseau. Questi, fra l'altro, conobbe Procope al tempo della creazione de "Le devin du village", durante il soggiorno del 1752 a Passy in casa dell'amico Mussard dove si davano convegno anche l'abate Prévost e la deliziosa cantatrice Cristina Somis (la sorella del violinista e compositore torinese Giovanni Battista), sposa del pittore Carl Van Loo. Esponente di rango dell'Ordine (fu Maestro Venerabile in una non precisata loggia parigina, che potrebbe però essere la "Loge de Sainte Geneviève"), il "docteur Procope" (nota 4) passò alla "petite histoire" anche per aver difeso con questa "Apologie" da un lato il sesso femminile, che solamente più tardi riuscirà a dar vita ad una propria particolare massoneria (quella cosiddetta "d'adozione"), e dall'altro lato la massoneria malvagiamente accusata di essere un'accolta di sodomiti. Ecco il testo in questione, costituito da otto "couplets" di sei versi ciascuno (il testo, al pari di quelli successivi, è riportato seguendo la grafia originale, mancante di molti accenti): "Quoi, mes Freres, souffrirez-vous: Que notre auguste Compagnie Soit sans cesse exposée aux coups De la plus noire calomnie? Non, c'est trop endurer d'injurieux soupçons. Souffrez qu'à tous ici ma voix se fasse entendre. Permettez-moi de leur apprendre Ce que c'est que le Franc-maçons Les Gens de notre ordre toujours Gagnent à se faire connoître: Et je pretends par mes discours Inspirer le desir d'en être Qu'est-ce qu'un Franc-maçon? En voici le portrait. C'est un bon citoyen un sujet plein de zele, A son Prince, à l'Etat fidele, Et de plus un ami parfait. Chez nous règne une liberté Toujours soumise à la décence. Nous y goutons la volupté; Mais sans que le Ciel s'en offense. Quou qu'aux yeux du public nos plaisirs soient secrets, Aux plus austeres loix l'ordre sçait nous abstraindre. Les francs-maçons n'ont point à craindre Ny les remors, ny les regrets; Le but où tendent nos desseins Est de faire revivre Astrée, Et de remettre les humains Comme ils étoient du tems de Rhée. Nous suivons tous des sentiers peu battus. Nous cherchons à batir, et tous nos èdifices Sont, ou des prisons pour les vices, Ou des temples pour les vertus. Je veux avant que de finir, Nous disculper auprès des Belles, Qui pensent devoir nous punir Du refus que nous faisons d'elles. S'il leur est deffendu d'entrer dans nos maisons, Cet ordre ne doit pas exciter leur colere; Elles nous en loueront, j'espere, Lors qu'elles sçauront nos raisons. Beau Sexe, nous avons pour vous Et du respect, et de l'estime, Mais aussi nous vous craignons tous, Et notre crainte est légitime. Hélas! on nous apprend pour premiere leçon, Que ce fût de vos mains qu'Adam reçut la pomme: Et que sans vos attraits tout homme Seroit peut-être un Franc-maçon". (Traduzione: Cosa dovete subire, Fratelli miei: che la nostra augusta Compagnia Sia senza tregua esposta ai colpi Della più nera calunnia? No, questi ingiuriosi sospetti da troppo tempo durano. Lasciate che ora faccia intendere la mia voce. Permettetemi di far sapere a costoro Che cos'è che i Massoni, le persone del nostro Ordine, da sempre Tentano di far conoscere alla gente; E io mi riprometto, attraverso i miei discorsi, Di ispirare il desiderio di essere un massone. Che cos'è un massone? Eccone il ritratto. E' un buon cittadino, una persona piena di zelo, Fedele al suo Principe, allo Stato, E un amico dei più perfetti. Da noi regna una libertà Sempre sottomessa alla decenza. Noi gustiamo la voluttà, Ma senza che il Cielo se ne offenda. Sebbene agli occhi della gente i nostri piaceri siano segreti, L'ordine sa mantenerci legati alle leggi più austere. I massoni non hanno da temere nulla; né i rimorsi, né i rimpianti. Lo scopo a cui tendono i nostri progetti E' di far rivivere Astrea, E di riportare gli uomini Allo stato in cui erano al tempo di Rea. Seguiamo tutti dei sentieri poco battuti. Cerchiamo di costruire, e tutti i nostri edifici Sono o delle prigioni per i vizi, O dei tempi per le virtù. Voglio, prima di finire, Discolpare noi tutti agli occhi delle Belle, Le quali pensano di doverci punire A causa del fatto che noi le rifiutiamo. Se è loro proibito entrare nelle nostre case, Quest'ordine non deve suscitare in loro collera; Esse abbandoneranno questi sentimenti, spero, Non appena conosceranno le nostre ragioni. Bel Sesso, noi abbiamo per voi Rispetto e stima, Però, allo stesso tempo, noi tutti vi temiamo , E il nostro timore è legittimo. Ahimé! alla prima lezione ci insegnano Che fu dalle vostre mani che Adamo ricevette la mela: e che senza le vostre attrattive ogni uomo Sarebbe, forse, un massone. A questo "manifesto" la raccolta di Naudot fa seguire una quartina di un oscuro poeta, un non meglio identificato Ricaut (Ricault, Ricaud), membro della Loggia "Coustos-Villeroy" (dove fu iniziato il 30 aprile 1737) e il cui unico merito sembra essere stata l'invenzione di questi quattro tautologici versi che non ci si vergognò di esporre come un vessillo: "Pour le public un Franc-maçon Sera toujours un vrai problème, Qu'il ne sçauroit résoudre à fond, Qu'en devenant Maçon lui-même". (Traduzione: Per la gente un massone Sarà sempre un vero problema, Impossibile da risolvere completamente Se non diventando massoni). Il quinto ed ultimo dei cantici senza musica consta di un lungo anonimo testo (settantotto versi), intitolato "Les Franc-Maçons Songe" e che inizia con le parole "Illustre Franc-maçon, dont le coeur trop discrete" (Illustre massone, il cui cuore troppo discreto), un testo che per decenni, come del resto avvenne per le altre pagine della raccolta di Naudot, continuò ad essere proposto e a costituire un punto di riferimento obbligato (nota 5). La parte musicale della raccolta si apre con una "Marche des maçons libres par Frere Naudot" (Marcia dei massoni liberi scritta dal Fratello Naudot) di forma tripartita e a tre parti strumentali, che nella prima sezione vede impegnati "Cors de chasse, ou autres instrumens" (Corni da caccia o altri strumenti) e nelle restanti due "Flûtes et hautbois" (Flauti e oboi). La pagina, scritta da Naudot per la cerimonia del 9 maggio 1737 nel corso della quale, come già è stato ricordato, egli ricevette la nomina a "surintendant de la musique de la loge" (sovrintendente per la musica della loggia) "Coustos-Villeroy", ha potuto godere di una certa notorietà in virtù di alcune trascrizioni o rielaborazioni. La si ritrova, ad esempio, in due versioni vocali dello stesso Naudot sui testi rispettivamente "La main aux armes, Frères" (Mano alle armi, Fratelli) e "Unissons-nous, mes Frères" (Uniamoci, Fratelli), quest'ultima riproposta, come avremo occasione di vedere, nelle numerose edizioni e ristampe della grande antologia olandese "La Lyre maçonnique" (La Lira massonica, 1763-1797). Una versione per clavicembalo fu realizzata da Michel Corrette intorno al 1771 e pubblicata (1774) nell' "VIII Livre des Amusemens du Parnasse contenant des ariettes italiennes, romances, avec des variations et des marches accomodées [!] pour le clavecin" (VIII Libro dei Divertimenti del Parnaso, contenente delle ariette italiane, romanze, con delle variazioni e delle marce accomodate per il clavicembalo), Aux adresses ordinaires, Paris s.a. (nota 6). Non si sa, tuttavia, se Michel Corrette (Rouen, 1709 - Parigi, 22-I-1795), fecondissimo autore di musiche ad uso dei dilettanti e di vari metodi e opere didattiche, nonché attivo dal 1759 presso il principe di Condé, Louis-Joseph (1736 - 1818), abbia fatto parte dell'Ordine (nota 7). L'esigua raccolta di Naudot prosegue con le quattro chansons originariamente apparse in coda alla seconda edizione delle Costituzioni di Anderson (1738) e qui, come si è già detto, proposte nella traduzione francese per la musica, si può ben immaginare, dello stesso Naudot: 1) Chanson des Maîtres, "Tous de concert chantons" (Canzone dei Maestri, "Tutti insieme cantiamo"). 2) Chanson des Surveillans, "Adam à sa posterité" (Canzone dei Sorveglianti, "Adamo alla sua posterità"). 3) Chanson des Compagnons, "Art divin, l'Etre suprême" (Canzone dei Compagni, "Arte divina, l'Essere supremo"). 4) Chanson des Aprentifs, "Frères et Compagnons" (Canzone degli Apprendisti, "Fratelli e Compagni"). La conclusione avviene con un "Duo Pour les Francs maçons Par le Frere Naudot" (Duo per i massoni scritto dal Fratello Naudot) sul testo "Lorsque sous le règne d'Astrèe" (Quando sotto il regno di Astrea). Modesti nei versi, i testi di quelle chansons, nonostante il livello assolutamente mediocre e banale del loro contenuto, hanno conosciuto una diffusione universale (sia pure con qualche modifica) e, pertanto, mi pare opportuno proporli qui di seguito, avvertendo che si tratta sempre di canti solistici (per i vari "couplets") cui segue ad ogni strofa un refrain affidato al coro. CHANSON DES MAITRES. 1er couplet (seul): Tous de concert chantons A l'honneur de nos Maîtres: A l'envi celebrons Les faits de leurs Ancêtres: Que l'écho de leurs noms Frappe la terre et l'onde, Et que l'Art des Maçons Vole par tout le monde. Choeur: A l'Art Royal, pleins d'une noble ardeur; Ainsi qu'à ses secrets, rendons hommage: Tout bon Maçon les garde dans le coeur; Et de l'ancienne loge ils sont le gage. 2e couplet: Les Rois les plus puissants Que vit naître l'Asie, Sçavoient des batiments La juste simétrie: Et des Princes Maçons, Marqués dans l'Ecriture, Aujourd'hui nous tenons La noble Architecture. 3e couplet: Par leur posterité L'Art Royal dans la Grece, Parut dans sa beauté, Dans sa délicatesse: Et peu de tems après, Vitruve, sçavant Homme, L'accrut avec succès Dans la superbe Rome. 4e couplet: De là tout l'Occident Reçut cette science, Et principalement L'Angleterre et la France, Où parmi les loisirs D'une agréable vie, On jouit des plaisirs De la Maçonnerie. 5e couplet (Choeur): Nous qui voyons ce tems, Cet heureux tems, mes Freres, Et ce néctar charmant Remplir souvent nos verres; Bénissons à jamais Du monde l'Architécte, Qui joint à ses bienfaits, Ce jus qui nous humécte. (Traduzione: CANZONE DEI MAESTRI. I strofa (solo): Tutti insieme cantiamo All'onore dei nostri Maestri: A gara celebriamo I fatti dei loro Antenati: Che l'eco dei loro nomi Scuota la terra e le acque, E che l'Arte dei Massoni Voli per tutto il mondo. Coro: All'Arte Reale, pieni di un nobile ardore, E ai suoi segreti, rendiamo omaggio: Ogni buon Massone li conserva nel cuore, Ed essi sono il pegno dell'antica loggia. II strofa: I più potenti sovrani Che l'Asia ha visto nascere, Conoscevano degli edifici La giusta simmetria: E dei Principi Massoni Ricordati nella Scrittura, Oggi conserviamo La nobile Architettura. III strofa: Attraverso i loro discendenti L'Arte Reale in Grecia Apparve in tutta la sua bellezza, Nella sua delicatezza: E poco tempo dopo, Vitruvio, uomo sapiente, L'accrebbe con successo Nella superba Roma. IV strofa: Da lì tutto l'Occidente Ricevette questa scienza, E principalmente L'Inghilterra e la Francia, Dove, fra gli agi Di una piacevole esistenza, Si gode dei piaceri Della Massoneria. V strofa (coro): Noi che vediamo questi tempi, Questi tempi felici, Fratelli miei, E questo delizioso nettare Colmare sovente il nostro bicchiere, Benediciamo sempre L'Architetto del mondo, Che annovera tra le sue creazioni Questo nettare che ci bagna). CHANSON DES SURVEILLANS 1 er couplet (seul): Adam à sa posterité Transmit de l'Art la connoissance Et Cain, par l'expérience En démontra l'utilité; C'est lui qui batît une ville Dans un payis de l'orient, Où l'Architecture civile, Prit d'abord son commencement. Choeur: De notre Art chantons l'excélence, Ses secrets font notre bonheur. Exaltons sa magnificence, Qui des Rois montre la grandeur. 2e couplet: Jubal, le pere des pasteurs, Fut le premier qui fit des tentes, Où paisible il vivoit des rentes De ses innocentes sueurs: Cette Architécture champêtre Servit depuis pour le soldat; Et les Héros que Mars fait naitre, Embellissent de leur éclat. 3e couplet: Jamais Neptune sur ses eaux, De l'Architécture navale N'eut vû la grandeur martiale, Ni des commerçants les vaisseaux; Si Noe sçavant Patriarche, Eclairé par le Tout puissant, De sa main n'eut de la belle Arche Construit le vaste batiment. 4e couplet: Les Mortels devenant nombreux, Aussitôt on vit l'injustice Joindre à la force l'artifice, Pour opprimer les malheureux; Le foible alors pour se deffendre Entre les forts alla se rendre, Et lui résista vaillament. 5e couplet: Le mépris du divin Amour Fit que les Hommes fanatiques Bientôt après firent des briques Pour Babel la fameuse Tour; La différence du langage Vint déconcerter ces Maçons Qui renoncerent à l'ouvrage, Contents d'habiter des maisons. 6e couplet: Moïse par le Ciel guidé, Bâtit l'auguste sanctuaire, Où des vérités la lumière Par l'Oracle etoit annoncé. Dès lors la sainte Architécture Pour l'Idole etoit profané, Et sa magnifique structure Charmoit le Mortel étonné. 7e couplet: Le pacifique Salomon Avoit de son tems l'avantage D'être des Hommes le plus sage, Et le plus excellent Maçon; Il érigea de Dieu le Temple Qui fût le chef-d'oeuvre de l'Art: Et tous les Rois à son example, Furent Maçons de toute part. 8e couplet: De l'Art toute la majesté En Grece, en Egipte, en Sicile, A Rome, en France, en cette Ville, De la fut après transporté. Aujourd'hui nous passons l'Asie, Dans la beauté des batimens: Et mieux qu'elle avec l'ambrosie, Nous buvons des vins excellens. (Traduzione: CANZONE DEI GUARDIANI. I strofa (solo): Adamo alla sua discendenza Trasmise la conoscenza dell'Arte e Caino, attraverso l'esperienza, Ne dimostrò l'utilità; E' stato lui a costruire una città, In un paese d'Oriente, Da dove l'Architettura civile, Prese l'avvio. Coro: Della nostra Arte cantiamo l'eccellenza, I suoi segreti costituiscono la nostra felicità. Esaltiamo la sua magnificenza, Che dei re mostra la grandezza. II strofa: Jubal, il padre dei pastori, Fu il primo ad erigere delle tende, Dove, pacifico, viveva dei proventi Delle sue innocenti fatiche: Questa Architettura campestre Servì d'allora in poi al soldato; E degli eroi che Marte fa nascere, Fa risaltare lo splendore. III strofa: Mai Nettuno sulle sue acque, Dell'Architettura navale, Avrebbe visto la grandezza marziale, Nè dei commercianti i vascelli, Se Noè, saggio Patriarca, Illuminato dall'Onnipotente, Di sua mano non avesse della bella Arca Costruito il grande scafo. IV strofa: Quando i mortali divennero numerosi, Si vide subito l'ingiustizia Unirsi alla forza della menzogna Per opprimere gli infelici; I fedeli allora per difendersi Nei forti andarono a rinchiudersi E gli resistettero valorosamente. V strofa: Il disprezzo del divino Amore Fece sì che gli uomini fanatici Subito dopo fabbricarono i mattoni Per la famosa Torre di Babele; La differenza dei linguaggi Arrivò a sconcertare quei Massoni I quali rinunciarono all'opera Contenti di abitare delle case. VI strofa: Mosè, guidato dal Cielo, Edificò l'augusto santuario, Dove la luce della verità venne annunciata dall'Oracolo. Da allora la santa Architettura Per l'Idolo è stata profanata, E la sua magnifica struttura Affascinava l'attonito Mortale. VII strofa: Il pacifico Salomone Aveva, al suo tempo, il vantaggio Di essere il più saggio fra gli uomini, E il massone più eccelso; Egli edificò il Tempio di Dio Che fu il capolavoro dell'Arte: E tutti i re, seguendo il suo esempio, Furono in ogni luogo massoni. VIII strofa: Tutta la maestà dell'Arte In Grecia, in Egitto, in Sicilia, A Roma, in Francia, in questa Città, Da lì fu in seguito trasferita. Oggi noi superiamo l'Asia, Nella bellezza degli edifici, e meglio di quella con l'ambrosia Beviamo dei vini eccellenti). CHANSON DES COMPAGNONS. 1er couplet (seul): Art divin, l'Etre suprème Daigna te donner lui-même, Pour nous servir de remparts. Que dans notre illustre loge Soit célébré ton éloge, Qu'il vole de toutes parts. Choeur: Que dans notre illustre loge Soit célébré ton éloge, Qu'il vole de toutes parts. 2e couplet (choeur): Soit que loin Phébus recule, Soit que deprès il nous brule, Toujours cet Art nous deffend. C'est par la Géométrie Que sa noble Simmetrie Des cinq beaux Ordres dépend. 3e couplet: Faisons retentir sa gloire, Honorons-en la mémoire Par nos vers et nos chansons: Que le jus de la vendange Se répande à sa louange, Parmi les bons Compagnons. (Traduzione: CANZONE DEI COMPAGNI. I strofa (solo): Arte divina, l'Essere supremo Si degnò di darti a noi Per servirci da baluardo. Che nella nostra illustre loggia Sia celebrato il tuo elogio, Che esso voli in ogni luogo. Coro: Che nella nostra illustre loggia Sia celebrato il tuo elogio, Che esso voli in ogni luogo. II strofa (coro): Sia che lontano Febo indietreggi, Sia che esso ci bruci da vicino, Sempre quest'Arte ci difende. Lo fa attraverso la Geometria Che la sua nobile Simmetria Prende dai cinque begli Ordini. III strofa: Facciamo risuonare la sua gloria, Onoriamone la memoria Attraverso i nostri versi e le nostre canzoni: Che il nettare della vendemmia Si spanda a sua lode Fra i buoni Compagni. CHANSON DES APRENTIFS. 1er couplet (duo): Freres et Compagnons De la Maçonnerie, Sans chagrin jouissons Des plaisirs de la vie. Munis d'un rouge bord, Que par trois fois un signal de nos verres Soit une preuve que d'accord Nous buvons à nos Freres. 2e couplet: Le monde est curieux De sçavoir nos ouvrages Mais tous nos envieux N'en seront pas plus sages. Ils tachent vainement De pénétrer nos secrets, nos misteres, Ils ne sçauront pas seulement Comment boivent les Freres. 3e couplet: Ceux qui cherchent nos mots, Se vantant de nos signes, Sont du nombre des sots, De nos soucis indignes; C'est vouloir de leur dents Prendre la Lune dans sa course altiere Nous-mêmes serions ignorans, Sans le titre de Frere. 4e couplet: On a vû de tout tems Des Monarques, des Princes, Et quantité de Grands Dans toutes les Provinces, Pour prendre un tablier Quitter sans peine leurs armes guerrieres, Et toujours se glorifier D'être connus pour Freres. 5e couplet: L'antiquité répond Que tout est raisonnable, Qu'il n'est rien que de bon, De juste et vénérable Dans les Sociétés Des vrais Maçons et lègitimes Freres; Ainsi buvons à leurs santés, Et vuidons tous nos verres. 6e couplet: Joignons-nous main-en main, Tenons-nous ferme ensemble, Rendons grace au Destin De noeud qui nous assemble: Et soyons assurès Qu'il ne se boit sur les deux Hémispheres Point de plus illustres santés, Que celles de nos Freres (nota 8). (Traduzione: CANZONE DEGLI APPRENDISTI. I strofa (duo): Fratelli e Compagni Della Massoneria Godiamo senza affanno Dei piaceri della vita. Muniti di un grembiule bordato di rosso Beviamo ai nostri Fratelli Tre volte alzando i nostri bicchieri Come prova del nostro accordo. II strofa: Il mondo è curioso Di conoscere le nostre opere Ma tutti gli invidiosi Non diventerebbero per questo più saggi. Essi cercano invano Di penetrare i nostri segreti, i nostri misteri, Essi non sapranno soltanto Come bevono i Fratelli. III strofa: Coloro i quali cercano le nostre parole, Vantandosi dei nostri segni, Sono della schiera degli sciocchi Dei nostri indegni pensieri; E' come voler prendere dai loro denti La Luna nella sua corsa altera. Noi stessi saremmo ignoranti, Senza il titolo di Fratello. IV strofa: In ogni tempo si è visto Dei Monarchi, dei Principi, E un certo numero di Grandi In tutte le Provincie, Per prendere un grembiule Lasciare senza alcun timore i loro eserciti, E vantarsi sempre Di essere conosciuti come Fratelli. V strofa: L'antichità risponde Che tutto è ragionevole Che non vi è nulla di meglio, Di più giusto e venerabile, Nelle Società, Dei veri Massoni e legittimi Fratelli; Beviamo anche alla loro salute, E vuotiamo tutti i nostri bicchieri. VI strofa: Uniamo le nostre mani, Stiamo fermi tutti insieme, Rendiamo grazie al Destino Per il vincolo che ci ha uniti: E siamo sicuri Che non si beve sui due emisferi, Ad una salute più illustre Che a quella dei nostri Fratelli). La chiamata in causa di personaggi mitologici (Astrea, Marte, Nettuno, Febo) o biblici (Adamo, Jubal, Caino, Nimrod, Noè, Mosè, Salomone), un solo nome storico (quello di Vitruvio) viene formulato, faceva parte di un costume che, quantunque profondamente radicato nella cultura del tempo e rispondente ai dettami di una moda letteraria ostinatamente ancorata ai simboli e ai miti della civiltà classica e della tradizione vetero-testamentaria, si era a tal punto infiltrato nelle società segrete, e nella massoneria in particolare, da essere considerato un passaggio obbligato, un topos, un'espressione pura dell'ars rhetorica che è arte del persuadere: invocando i fantasmi di un passato, che per un verso o per l'altro doveva ritenersi sacro ed inviolabile, si consolidava l'assunto e si rinforzava la catena che doveva portare, passo dopo passo, alla conquista della verità e della luce. E' l'architettura, ars regia, arte divina per eccellenza, espressione suprema dell'Essere che tutto ha creato, a dominare il panorama, la rosa dei cantici sciolti per onorare i Fratelli e l'Ordine e formulati nel modo più "persuasivo": lo stile che impronta testi e musiche, infatti, è quello tipico delle "chansons à boire", dei canti conviviali e dei "brindisi" come si conviene, appunto, a inni che devono essere intonati a conclusione dei lavori di loggia, nelle agapi fraterne. Il modesto canzoniere di Naudot, come ho riferito, nel 1737 conobbe più edizioni: una di pp. 32 (undici numeri più una marcia), una di pp. 40 (con due nuovi brani) subito seguita da un "Recueil de chansons nouvelles" (Raccolta di canzoni nuove, venticinque numeri) e una di pp. 96 che riunisce il tutto. Quest'ultima edizione, che ho consultato in un esemplare conservato nella "Stiftung Bibliotheca Masonica August Belz" ora conglobata nella Kantonsbibliothek (Vadiana) di St.-Gallen, è dotata di un frontespizio interno, a p. 41, recante il titolo di "2. Recueil / de / chansons nouvelle (sic!) / de la Maçonnerie" (Seconda raccolta di canzoni nuove della Massoneria) cui segue un acrostico: "Former sur la vertu son coeur et sa raison, Reconnoître des loix la sagesse suprême, Abhorrer l'imposteur ainsi que sa leçon Ne point nuire au prochain, l'aimer comme soi même Ce sont la les secrets que possede un maçon. Mortels qui joüissés d'un bien si désirable, Apprenés aux humains l'art d'estre vertueux; Conduisez moi de grace au temple respectable Où je puisse avec vous par l'organe des dieux Ne parler désormais que leur langage aimable". (Traduzione: Improntare alla virtù il cuore e la ragione, Riconoscere la saggezza suprema delle leggi, Aborrire l'impostore e il suo insegnamento, Non nuocere al prossimo, amarlo come se stessi, Sono questi i segreti che possiede un massone. Mortali che gioite di un bene così desiderabile, Insegnate agli uomini l'arte dell'essere virtuosi; Conducetemi, di grazia, al tempio venerabile Dove io possa con voi, attraverso le voci degli dei Non parlare ormai che il loro amabile linguaggio). Una serie di ventiquattro canti completa la raccolta: 1) "Quel est ce mond enchanté" (Qual'è questo mondo incantato). 2) "Dans nos loges nous bâtissons" (Nelle nostre logge costruiamo). 3) "Par trois fois trois mes frères" (Per tre volte tre miei amici). 4) "Apprentifs, Compagnons et Maîtres" (Apprendisti, Compagni e Maestri). 5) "Frères que de plus deux accords" (Fratelli quali accordi più dolci). 6) "Recevez tres aimables frères" (Ricevete amatissimi fratelli). 7) "Accordez nous votre suffrage" (Accordateci le vostre preghiere). 8) "Il m'est donc permis" (Mi è dunque permesso). 9) "Puis que cet air plait à la ronde" (Poiché ques'aria piace alla ronda). 10) "D'une innocente vie" (Di una vita innocente). 11) "Nous seuls des secrets des maçons" (Noi soli dei segreti dei massoni). 12) "De notre art chantons l'exéllence" (Della nostra arte cantiamo l'eccellenza). 13) "Dans ce banquet délicieuz" (In questo banchetto delizioso). 14) "Ah! qu'il est doux de passer la vie" (Ah, come è dolce passare la vita). 15) "La lanterne à la main" (La lanterna in mano). 16) "O filii et filiae - Le maître vous a rassemblé" (Figli e Figlie - Il maestro vi ha riuniti). 17) "Tous les plaisirs de la vie" (Tutti i piaceri della vita). 18) "A la santé de nos maçonnes" (Alla salute dei nostri massoni). 19) "Bouvons, bouvons de ce vin frais" (Beviamo, beviamo questo vino fresco). 20) "Mes chères soeurs, jusqu'à demain" (Mie care sorelle, fino a domani). 21) "Dans ce doux et charmant festin" (In questa festa dolce e piacevole). 22) "Du moindre rang au diadême" (Dal grado più basso al diadema). 23) "Comus ne peut de la table" (Comus non può della tavola). 24) "C'est ici le séjour" (E' qui il soggiorno). La raccolta di Naudot, arricchitasi nel corso del tempo di nuovi acquisti (l'ultima delle edizioni del 1737 fra testi letterari e chansons vere e proprie è formata da trentotto brani cui occorre aggiungere due marce), costituì la base per una serie di canzonieri, di più o meno rilevante consistenza e comunque non particolarmente interessanti, quasi sempre privi di notazione musicale (nota 9). A partire dal 1735 e sino al 1747, comunque, il Silber ha potuto registrare complessivamente la pubblicazione di cinquantaquattro poemi e chansons, mentre nelle sette raccolte edite fra il 1748 e il 1753 si registrano novanta nuovi componimenti. (Illustrazione: Tre vignette figuranti all'interno del "Recueil de chansons des Franc-Maçons à l'usage de la Loge de Ste Geneviefve", Raccolta di canzoni dei massoni ad uso della Loggia di Ste Geneviève, del 1763. Paris, Bibliothèque Nationale). (Illustrazione: Controfrontespizio della "Apologie pour l'Ordre des Franc-Maçons. Par Mr. N*** Membre de l'Ordre. Avec deux Chansons composées par Le Frère Américain" (Apologia per l'Ordine dei Massoni. Scritta dal Signor N*** membro dell'Ordine. Con due canzoni composte dal Fratello Americano [= Benjamin Franklin], Pierre Gosse, L'Haye 1742. Paris, Bibliothèque Nationale). Il canzoniere più significativo sembra essere il "Recueil / de Chansons / des / Franc-Maçons / à l'usage / De la Loge de / Ste Geneviefve" di cui uscì una prima edizione nel 1750, di pp. 72, senza indicazioni di luogo (ma è scontato che si trattasse di Parigi) e di editore (Wolfstieg, n. 39699; Rism A/I/9 - An 2305), ornata di un'antiporta incisa da Charles-Nicolas Cochin figlio, da un disegno di Jean Restout (1692 - 1768); ne esiste, tuttavia, una tiratura senza antiporta (esemplari consultati presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, Departement de la Musique) con frontespizio identico alla "nouvelle edition" apparsa nel 1763 presso Jombert, rue Dauphine (Wolfstieg, suppl. n. 10082; di pp. 96; esemplare consultato presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, Fonds Weckerlin). Occorre precisare che la loggia cui si doveva la pubblicazione del canzoniere era intitolata alla santa patrona di Parigi, e cioè a quella Sainte Geneviève cui Luigi XV, caduto gravemente ammalato a Metz nell'agosto 1744 (e dell'avvenuta guarigione si coglie un'eco nel secondo couplet della "Marche des Francs-Maçons", Marcia dei Massoni), aveva pensato di far erigere, come voto per lo scampato pericolo, una chiesa affidandone la realizzazione al grande Jacques-Germain Soufflot (1713 - 1780) (nota 10). Inoltre, la loggia, che risulta formalmente costituita il 24 dicembre 1758, era in realtà operante prima del 1750, data alla quale risale, appunto, la prima edizione della raccolta in questione. Il contenuto di questo canzoniere, che si apre con i testi e le musiche ddelle quattro chansons già pubblicate da Naudot, il quale a quanto sembra fece parte della "Loge Sainte Geneviève" è, nell'edizione 1763, il seguente: 1) Chanson des Maitres, "Tous de concert chantons". 2) Chanson des Surveillans, "De nôtre Art chantons l'excellence" (Canzone dei Guardiani, "Della nostra Arte cantiamo l'eccellenza". Nell'edizione del 1750 il testo è "Adam à sa posterité", Adamo alla sua discendenza). 3) Chanson des Compagnons, "Art divin l'Etre suprème" (Canzone dei Compagni, "Arte divina l'Essere supremo"). 4) Chanson des Aprentifs, "Freres et Compagnons" (Canzone degli Apprrendisti, "Fratelli e Compagni"). 5) Marche des Franc-Maçons, "La main aux armes, Freres" (Marcia dei Massoni, "Mano alle armi, Fratelli". "Second couplet: Ajouté à l'occasion des Conquêtes & de la Convalescence de sa Majesté en 1744"; Seconda strofa: aggiunta in occasione delle conquiste e della convalescenza di Sua Maestà nel 1744). 6) Le misantrope franc-maçon, "Quel est ce monde enchanté" (Il misantropo massone, "Qual'è questo mondo incantato"). 7) "Par trois fois trois mes frères" (Per tre volte tre miei amici). 8) Chanson sur les Pic-nics qui se font tous les mois dans une Loge reguliere, "Je trouve icy la verité" (Canzone sui pic-nic che si fanno tutti i mesi in una Loggia regolare, "Io trovo qui la verità"). 9) Chanson pour chanter dans une Loge où l'on est admis comme Visiteur, "Un digne Maitre nous rassemble" (Canzone da cantarsi in una Loggia in cui si è ammessi come visitatori, "Un degno Maestro ci riunisce"). 10) Parodie sur l'Air du Meunier Mathurin, "Ne chantons plus icy" (Parodia sull'aria del mugnaio Mathurin, "Non cantiamo più qui"). - Par le Frere Timebor (Scritto dal Fratello Timebor). 11) Chanson faite par le F. L. aussitôt après sa reception, "Je croyais avant d'être admis" (Canzone scritta dal Fratello L. prima dei essere ricevuto, "Credevo prima di essere ammesso"). 12) Chanson faite par le même avant qu'il fut reçu Franc-Maçon, "Mépriser la Maçonnerie" (Canzone scritta dallo stesso prima di essere ricevuto nella Massoneria, "Disprezzare la Massoneria"). 13) Chanson sur le même Air du Menuet des Franc-Maçons, "Accordez nous votre suffrage" (Canzone sulla stessa aria del Minuetto dei Massoni, "Accordateci il vostro suffragio"). 14) Autre Chanson sur le même Air, "Pour passer doucement la vie", (Altra canzone sulla stessa aria, "Per trascorrere dolcemente la vita"). 15) "Freres que des plus doux accords" ("Fratelli, quali accordi più dolci"). 16) Autre Chanson sur le même Air, "Dans ce banquet delicieux" (Altra canzone sulla stessa aria, "In questo banchetto delizioso"). 17) "Tous les plaisirs de la vie" (Tutti i piaceri della vita"). 18) Couplets ajoutés pour le jour de la Fête du Maitre de la Loge, "Celebrons de notre Maitre" (Strofe aggiunte per il giorno della Festa del Maestro, scritta dal Fratello Timebor, "Celebriamo del nostro Maestro"). Par le Frere Timebor (Scritto dal Fratello Timebor). 19) "Vivant, vivant les Franc-Maçons" (Viva, viva i Massoni). 20) "Dans nos banquets point de mélancolie" (Nessuna malinconia nei nostri banchetti). 21) "Dans nos Loges nous batissons" (Nelle nostre Logge costruiamo). 22) "Recevez très aimables Freres" (Ricevete gentilissimi Fratelli). 23) "Du moindre rand au diadême" (Dal grado più basso al diadema). 24) "D'une innocente vie" (Di una vita innocente). 25) "Jadis tu chansonnais si bien" (Prima cantavi così bene). 26) "La lanterne à la main" (In mano la lanterna). 27) "Buvons, buvons de ce vin frais" (Beviamo, beviamo questo vino fresco). 28) Autre sur le même Air, "La paix dans ce charmant sejour" (Altra sulla stessa aria, "La pace in questo stupendo soggiorno"). 29) "Puisque cet air plait è la ronde" (Poiché quest'aria piace alla ronda). 30) "Aprentifs, Compagnons et Maitres" (Apprendisti, Compagni e Maestri). 31) "Il m'est donc permis, mes chers amis" (Mi è dunque permesso, miei cari amici). "Les plaisirs de la Maçonnerie" (I piaceri della Massoneria) - Par le Frere Timebor (Scritto dal Fratello Timebor). 32) "D'une aimable fraternité" (D'una amabile fratellanza). 33) "Vivre toujours en bon accord" (Vivere sempre in buon accordo). 34) "Nous agissons avec franchise" (Agiamo con franchezza). 35) "Aimable Maçonnerie" (Amabile Massoneria). 36) "La sagesse et l'innocence" (La saggezza e l'innocenza). 37) "Dans une egalité parfaite" (In perfetta eguaglianza). 38) "Les plaisirs purs et tranquilles" (I piaceri puri e tranquilli). 39) "Freres buvons à la santé" (Duo) (Fratelli beviamo alla salute; duetto). 40) Autre Chanson - Par le même, "Freres Maçons, dans cette Loge" (Altra canzone, scritta dallo stesso, "Fratelli Massoni, in questa Loggia). 41) Autre, "Des favoris de la gloire" (Altra, "Favoriti dalla gloria"). 42) Autre, "Qui cherche un bonheur tranquile" (Altra, "Chi cerca una tranquilla felicità"). "Suite de Noels en C sol ut" (Suite di Natale in C sol ut). - Par le Frere Timebor (Scritto dal Fratello Timebor). 43) "A mes voeux daigne enfin te rendre" (Degnati infine di apparire alle mie preghiere). 44) "Si tu veux etre Maçon" (Se vuoi essere Massone). 45) "Une aimable tendresse" (Un'amabile tenerezza). 46) "Apprens moi donc ce qu'il faut faire" (Insegnami dunque ciò che bisogna fare). 47) "Il faut par la justice regler toutes ses actions" (Deve regolare con giustizia tutte le sue azioni). 48) "Fidèle à Dieu, bon Citoyen" (Fedele a Dio, buon Cittadino). "Suite de Noels en G sol ut" (Suite di Natale in G sol ut). - Par les Freres Paris et Timebor (Scritto dai Fratelli Paris e Timebor). 49) "Où s'en vont ces Franc-maçons" (Dove vanno quei massoni). 50) "L'union fait nos plaisirs" (L'unione dà origine ai nostri piaceri). 51) "Une aimable Dèesse de noble coeur" (Un'amabile dea di nobile cuore). 52) "Amis de la concorde" (Amici della concordia). 53) "Nous batissons des temples" (Noi costruiamo dei tempii). 54) "Nous faisons revivre encor" (Noi facciamo rivivere ancora). 55) "De l'un à l'autre pole" (Dall'uno all'altro polo). 56) "Meprisons de nos envieux" (Disprezziamo coloro i quali ci invidiano). 57) "Nous ne craignons guere" (Noi non temiamo nulla). 58) "Que chacun s'arme soudain" (Duo) (Che ciascuno prontamente si armi; duetto). L'edizione del 1750 si arrestava alla p. 72; nuove sono le composizioni comprese sotto le denominazioni di "Les plaisirs de la Maçonnerie" (I piaceri della Massoneria) e di "Suites de Noel" (Suites di Natale). Da notare che l'anonimo canzoniere attribuisce due chansons ad un "frère" (fratello) indicato con la sola lettera L., mentre ad un certo Timebor, sicuramente uno pseudonimo, si assegnano alcune chansons e una serie di "noëls", alcuni dei quali in comunione con un non meglio identificato Paris, un nome portato da numerosi musicisti fra Sette e Ottocento. La presenza di "noëls" non deve sorprendere: si tratta, infatti, di un genere di composizione che, originariamente legato al Natale, nel XVIII secolo conobbe una larga diffusione: allontanatosi dalla sua iniziale destinazione devozionale (di cui si ebbero anche fortunati esempi nel campo della letteratura organistica), finì col concedere uno spazio sempre maggiore al materiale musicale più corrente, di provenienza profana (vaudevilles, specialmente). In terzo luogo, la raccolta si presenta come un campionario di esortazioni moraleggianti e, naturalmente, di esaltazione dell'Ordine massonico, al punto di riunire sotto un titolo accattivante quale è "Les plaisirs de la Maçonnerie" (I piaceri della Massoneria) una serie di chansons che inneggiano alle virtù dei massoni, alla saggezza, all'eguaglianza e alla bellezza come patrimonio precipuo dei Fratelli. La raccolta curata dalla "Loge de Sainte-Geneviève" fu l'unica che in terra di Francia seguì il sentiero imboccato da Naudot: non vi sono altre testimonianze di antologie di canti massonici con musica per il periodo di tempo da me preso in considerazione. Ma le vicende musicali non si arrestano a questo punto. Al contrario, la storia musicale francese si dimostra particolarmente ricca di occasioni anche se in massima parte non legate ai riti di loggia. La prima, forse, di quelle occasioni chiama in causa ancora Naudot: è a questi che si deve la proposta, avanzata il 23 marzo 1737 (nota 11) alla Loggia "Coustos-Villeroy", della candidatura di Louis-Nicolas Clérambault (Parigi, 19-XII-1676 - 26-X-1749). Il sequestro dei beni nel luglio di quell'anno e il conseguente scioglimento dell'officina ci impediscono di conoscere quando quell'importante esponente della storia musicale francese, organista di Saint-Sulpice e direttore della musica alla Maison Royale de Saint-Cyr, entrò nell'Ordine. Sta di fatto che Clérambault figura nella storia musicale massonica per essere stato il compositore di una cantata, il cui testo (di autore non identificato) era già noto nell'aprile del 1738, originariamente intitolata "Les Francs-Masçons. Cantate à Voix Seule et Simphonies" (I Massoni. Cantata per voce sola e sinfonie). L'opera, ultima di una serie di venticinque edite vivente l'autore (nota 12), consta di tre recitativi e di tre arie (precedute da timidi interventi strumentali pomposamente chiamati "simphonies") e si presenta, pur evocando atmosfere mitologiche, con i crismi dell'attualità dal momento che si stigmatizzano le accuse pendenti sulla massoneria e le calunnie di cui i Fratelli erano vittime. Il testo, anonimo, recita: "Récitatif: Ordre ignoré d'un prophane vulgaire, Ordre auguste, et que je révère, c'est à toy qu'aujourd'huy je consacre mes sons: que dans mes transports téméraires un peuple d'amis et de freres soit à jamais l'objet de mes chansons. Air: Du haut du Céleste Empirée, la vertu nous dicta del loix, et quittant la voute sacrée parmy nous la divine Astrée parôit une seconde foix. Loin du faste et de l'imposture nous formons de sages desirs: une volupté toûjours pure, les sentimens, et la nature nous fournissent les vrais plaisirs. Récitatif: Mais que vois-je enviés du reste des mortels vatón fermer le temple, abattre nos autels, a notre innocence plaintive, a notre troupe fugitive, vatón interdire nos jeux! Oüy ceux que contre nous le préjugé captive s'unissent pour briser les plus aimables noeuds. Air: Noire calomnie, barbare furie, tu sors des Enfers, ton soufle perfide infeste les airs. Ta bouche homicide emeut l'univers, sur nous tu t'arrêtes, déja tu nous prêtes des traits dangereux, tu trouble nos festes tu proscris nos jeux, j'entends sur nos testes tes serpents affreux. Récitatif: Monstre arreste, et d'un sexe aimable, mais jaloux, qui contre nous s'offence et déja nous menace, cesse d'allumer le courroux. Ne vas point a notre disgrace ajouter ce revers le plus cruel de tous. Air: A quel soupçon imaginaire, sexe charmant vous livrés vous! L'on ne sort jamais d'avec nous que discrete, fidele et sincere, ces vertus ont dequoy vous plaire, nous les exerçons chaque jour, des loix qui forment au mistere, forment des coeurs au tendre amour. (Traduzione: Recitativo: Ordine ignorato dal volgo profano, Ordine augusto e da me riverito, è a te che oggi consacro la mia musica: che nei miei temerari trasporti una folla di amici e di fratelli sia sempre l'oggetto delle mie canzoni. Aria: Dall'alto del Celeste Empireo, la virtù dettò a noi le leggi e lasciando la sacra volta tra noi la divina Astrea apparve una seconda volta. Lontano dal fasto e dall'impostura noi formiamo saggi desideri: una voluttà sempre pura, i sentimenti e la natura ci forniscono i veri piaceri. Recitativo: Ma cosa vedo desiderare dal resto dei mortali: si stanno per chiudere i templi, abbattere i nostri altari, contro la nostra innocenza gemente, contro la nostra schiera fuggitiva, si stanno per chiudere i nostri occhi! Sì, coloro i quali sono contro di noi si uniscono in nome dell'ammaliante pregiudizio per sciogliere i vincoli più amabili. Aria: Nera calunnia, barbara furia, tu esci dagli Inferi, il tuo perfido soffio infesta l'aria. La tua bocca assassina scuote l'universo, su di noi tu ti posi e già ci attribuisci delle fattezze pericolose, tu turbi le nostre feste tu annebbi i nostri occhi, sento sulle nostre teste, le tue spire paurose. Recitativo: Mostro, fermati, e di un sesso amabile, ma geloso, che contro di noi si adira e già ci minaccia, smetti di alimentare l'ira. Non va a nostro discapito considerare questo male il più crudele di tutti. Aria: A quale sospetto immaginario, sesso affascinante ti sei abbandonato! Tra di noi non vi è alcuno che non sia discreto, fedele e sincero; queste virtù che avrebbero dovuto piacervi, noi le esercitiamo ogni giorno; le leggi che ci iniziano al mistero, improntano i cuori all'amore più tenero. La cantata di Clérambault, che nel 1744 sarebbe stata seguita da una "cantatille pour une basse taille", "Les Francs-Maçons", di Louis Lemaire, ca. 1693 - 1750 (nota 13), è un documento più che interessante del clima di calunnia e malevolenza che si era instaurato nei confronti dell'Ordine in un momento particolarmente critico per le sorti della società segreta, quando più violenta si era fatta la campagna di denigrazione sistematica dell'istituzione, una campagna che era sfociata dapprima nei divieto regio (4 settembre 1736) di radunarsi nelle logge e poi nella scomunica di Clemente XII (la bolla "in eminenti apostolatus specula" del 24 aprile 1738). A fomentare le accuse contro gli adepti, che erano stati incolpati fra l'altro di atti osceni, di dissolutezza e di perversione, ci si erano messe anche alcune dame dell'alta società, le quali non potevano tollerare che la massoneria fosse un'istituzione riservata ai soli uomini e che il sesso femminile non avesse possibilità alcuna di essere iniziato ai segreti dell'Ordine. Già intorno al 1730, sulla scorta di alcuni pallidi esempi britannici, si erano costituiti a Parigi gruppi di dame organizzate in quella che si chiamerà poi la "maçonnerie d'adoption" (massoneria d'adozione); e proprio nel 1743, l'anno della pubblicazione della cantata di Clérambault, era sorto a Parigi un "Ordre des Felicitaires", presto seguito da altri "ordres" (nota 14). Osteggiata in un primo tempo dalla "Grande-Loge de France" e successivamente anche dal "Grand-Orient de France", la massoneria "d'adozione" (così chiamata, lo ricordo, perché per essere ritenuta regolare ogni loggia femminile doveva essere adottata da una loggia maschile e sottoposta ad un suo membro con funzioni di tutore) riuscì ad ottenere il riconoscimento ufficiale solamente il 10 giugno 1774. Nel frattempo, si era sviluppata una letteratura favorevole o contraria che sarà portata anche sulle scene, ad esempio con la rappresentazione, al Théâtre de la Foire St. Laurent il 28 agosto 1754, di un lavoro di Antoine-Alexandre-Henri Poinsinet (1735 - 1769), "Les Fra-Maçonnes" (Le Massoni), parodia dell'atto delle Amazzoni ne "Les fêtes de l'Hymen e de l'Amour ou Les dieux d'Egypte" (Le feste del matrimonio e dell'amore, o Gli dei d'Egitto) di Cahusac e Rameau (1747) (nota 15). NOTE AL PARAGRAFO 7. Nota 1: Cfr. Gordon R. Silber, "Poèmes et chansons maçonniques du XVIIIème siècle: un aspect peu connu de la franc-maçonnerie" (Poesie e canzoni massoniche del XVIII secolo: un aspetto poco noto della massoneria), in "Revue des Sciences Humaines", n.s., XXXVII (1972), n. 146, pp. 167-188 (anche in "Les Travaux de Villard de Honnecourt", n. 11, 1975). Si vedano in proposito anche i saggi di Gaston Mailley, "Les premières chanson maçonniques françaises" (Le prime canzoni massoniche francesi), in "Travaux de la loge nationale de recherches Villard de Honnecourt", n.s., n. 8 (1984), pp. 208-221; "Les chansons maçonniques françaises et la transmission spirituelle" (Le canzoni massoniche francesi e la trasmissione spirituale), ibid., n. 14 (1987), pp. 265-279, e n. 16 (1988), pp. 231-261. Si veda, inoltre, André Doré, "Essai de Bibliographie des Chants et Poèmes maçonniques de langue françaises au XVIIIème siècle" (Saggio di bibliografia dei canti e poesie massoniche in lingua francese del XVIII secolo), in "Chroniques d'histoire maçonnique" (Institut d'Etudes et de Recherches Maçonniques), n. 31 (1983), pp. 54-75. Nota 2: Di quella loggia fece parte, come si è già visto, anche il tenore Pierre Jélyotte. Nell'elenco nominativo dei membri della loggia in questione per il 1736-37, un elenco forte di sessantotto nomi, figura anche il nome del violinista e compositore Jean-Pierre Guignon (Torino, 10-II-1702 - Versailles, 30-I-1774), in origine Giovanni Pietro Ghignone, un probabile allievo di Giovanni Battista Somis, che nel 1730 era passato al servizio del principe Vittorio Amedeo di Savoia-Carignano a Parigi. Guignon per la verità non era membro della Loggia "Coustos-Villeroy", bensì di una qualche altra loggia parigina non ancora identificata; ma sappiamo che il 14 febbraio 1737 fu il "presentatore" della candidatura del duca di Villeroy, poi iniziato all'Ordine, come si è visto, tre giorni dopo. Nota 3: W. McLeod, op. cit., pp. 116-118, fornisce l'elenco dettagliato dei 68 membri della "Coustos-Villeroy"; i francesi sono in numero di 28, mentre 40 sono gli stranieri (13 tedeschi e austriaci, 9 italiani, 7 scandinavi, 6 inglesi, 3 provenienti da paesi dell'est europeo e 2 dai Paesi Bassi). Nota 4: Uno scrittore contemporaneo, Claude-Marie Giraud (1711 - ca. 1780), lo "celebrò" con un poema comico in sei canti, "La Procopade ou l'Apothéose du docteur Procope" (La Procopiade, o L'apoteosi del dottor Procope), pubblicato a Londra (in realtà Parigi) nel 1754 (Wolfstieg, n. 23733). Nota 5: Si veda, ad esempio, il "Recueil / choisi / de / Chansons / et / de Poésies / maçonnes / Revu, corrigé & augmenté des Poésies / & des Chansons du grand Orient, & / de différentes Loges. / A l'Orient, / Chez Le Silence" (Antologia scelta di canzoni e poesie massoniche. Riveduto, corretto e con l'aggiunta di altre poesie e di canzoni del Grande Oriente e di diverse altre Logge. All'Oriente, presso Il Silenzio) (Wolfstieg, n. 39802) edito a Parigi nel 1787 (ma luogo e data non sono indicati sul frontespizio) che nelle sue 180 pp. riunisce anche tutti i testi dell'originaria raccolta di Naudot (compreso quello della "Norma morum") insieme con molti altri, fra cui quelli della cantata di Louis-Nicolas Clérambault "Le triomphe de la Maçonnerie" (Il trionfo della Massoneria) e della "cantatille" di Louis Lemaire "Les Francs-Maçons" (I Massoni) rispettivamente, come vedremo, del 1743 e del 1744. Nota 6: Per una edizione moderna si veda "Les maîtres français du clavecin des XVIIème et XVIIIème siècles" (I maestri di clavicembalo francesi del XVII e XVIII secolo), a cura di Henri Expert e Paul Brunold, Editions Maurice Senart, Paris 1913. A detta di John Morehen, "Masonic instrumental music of the 18th century: a survey" (Musica strumentale massonica del XVIII secolo: una panoramica), in "Ars Quatuor Coronatorum", 89 (1976), pp. 178 e 181, una versione per violino solo della marcia di Naudot fu pubblicata in una non meglio specificata edizione parigina di un "Recueil dde marches à deux violons" (Raccolta di marce per due violini). Morehen (op. cit., pp. 178-179) segnala anche un brano anonimo, "La Franmassonne" (La massone), una contraddanza per violino e basso continuo figurante in una miscellanea manoscritta ("Recueil de contredanses transposée pour la vielle", Raccolta di contraddanze trasposte per la viella) della Bibliothèque Nationale di Parigi (Vm 3643). Nota 7: Ne fu invece membro, quantunque non se ne conoscano gli estremi, Michel Blavet (Besançon, batt. 13-III-1700 - Parigi, 28-X-1768), autore di una "Marche pour la Grande Loge de la Maçonnerie" (Marcia per la Gran Loggia della Massoneria) che sopravvive unicamente in una versione per due flauti traversi pubblicata in "Recueil de pièces, petits airs, brunettes, menuets, &c. avec des doubles et des variations, accomodé pour les flûtes traversières, violons, pardessus de viole &c. par M. Blavet ... le tout recueilli et mis en ordre pae M***" (Raccolta di pezzi, ariette, brunette, minuetti, ecc., con doppi e variazioni, adattati per i flauti traversi, violini, viola da gamba ecc. da M. Blavet ... il tutto raccolto e ordinato da M***), Blavet, Bayard et Leclerc, Paris ca. 1755 (alla p. 7). Cfr. Michel Blavet, "Cinq petites pièces pour deux flûtes" (Cinque piccoli pezzi per due flauti), a cura di Roger Cotte, Zurfluh, Paris 1956. Fra l'altro, dal 1743 Blavet fu direttore della musica presso il conte di Clermont, al cui servizio era entrato nel 1731, ed è presumibile che egli appartenesse alla loggia del Gran Maestro della massoneria francese, eletto a quella carica, appunto, nel dicembre 1743. Il genere della marcia, consono ai momenti di apertura e di chiusura dei lavori in loggia, fu quello che presumibilmente ricevette le maggiori attenzioni da parte dei musicisti iniziati all'Ordine, quantunque non ne restino grandi tracce. Se ne vedranno alcuni esempi ne "La Lyre maçonnique" (La Lira massonica), l'ampio canzoniere pubblicato per la prima volta all'Aja nel 1763. Nota 8: La raccolta di Naudot nell'ultima pagina reca una "Suite de la Chanson des Aprentifs" (Suite della Canzone degli Apprendisti), costituita da altri sette "couplets" aggiunti da un anonimo Fratello. Nota 9: Si vedano, ad esempio: "Recueil de poësies maçonnes" (Raccolta di poesie massoniche), Jérusalem [= Paris] 1748 (Wolfstieg, n. 39696; pp. 119); "Recueil de chansons de la très-venerable confrairie des francs-maçons, précédé de plusieurs pièces de poésie maçonne" (Raccolta di canzoni della venerabile confraternita dei massoni, preceduta da diversi pezzi di poesia massonica), Jérusalem 1749 (Wolfstieg, n. 39697; pp. 106) con numerose riedizioni (1752, 1765, 1772, 1782, 1803); "Lyre maçonnique ou Recueil choisi des plus jolies chansons" (Lira massonica, o Raccolta scelta delle più belle canzoni), A Jérusalem, chez Raphael, à l'Enseigne de la ville de Nazareth, 1768 (Wolfstieg, n. 39713; pp. 226); Recueil choisi de chansons et des poésies maçonnes" (Raccolta scelta di canzoni e di poesie massoniche), Jérusalem, Loge de St. Jean de la discrétion, 1776 (Wolfstieg, n. 39802; pp. 192). Particolarmente significativo è il fatto che il canzoniere di Naudot sia stato recepito dal Pérau (l'abate Gabriel-Louis Calabre) nel suo famoso "Le Secret des Francs-Maçons, avec un Recueil de leurs Chansons, précédé de quelques Pièces de Poësie" (Il segreto dei massoni, con una Raccolta delle loro canzoni, preceduta da alcuni pezzi di poesia; 1744, ed ediz. successive). Nota 10: Iniziati solamente nel 1773, i lavori ebbero fine nel 1791, giusto in tempo perché la chiesa, edificata sul luogo dove un tempo sorgeva l'Abbaye de Sainte-Geneviève, di cui sopravvivevano alcune vestigia, fra le quali parti della basilica utilizzata per realizzare il Lycée Henri-IV, fosse trasformata nel Panthéon. Ricordo che il fabbricato fu edificio sacro negli anni 1806-1831 e 1852-1885, mentre fu considerata come Panthéon negli anni 1791-1806, 1831-1852 e dopo il 1885. Nell'abbazia di Sainte-Geneviève aveva abitato il duca Louis d'Orléans (1703 - 1752), il nonno di Philippe Egalité, che qui si era ritirato per dedicarsi agli studi religiosi dopo la morte della moglie (1726) Auguste Marie Johanna di Baden-Baden. Nota 11: Cfr. l'anonimo scritto "Le premier livre d'architecture de la Maçonnerie française: Le registre Coustos-Villeroy (1736-1737)" (Il primo libro d'architettura della Massoneria francese: Il registro Coustos-Villeroy [1736-1737]), in "Bulletin du Centre de Documentation du Grand Orient de France", N. 51, maggio-giugno 1965, pp. 33 e segg. Nota 12: Cfr. David Tunley, "The Cantatas of Louis Nicholas Clérambault" (Le cantate di Louis Nicholas Clérambault), in "The Musical Quarterly", LII (1966), pp. 313-331; Id., "The Eighteenth-Century French Cantata" (La cantata francese del XVIII secolo), Dennis Dobson, London 1974, pp. 121-149. In entrambi gli scritti, la cantata in questione è appena citata. Nota 13: Prolifico autore di cantate, cantatilles, mottetti e pagine strumentali, ma musicista sul conto del quale quasi nulla si conosce, Lemaire dovette appartenere alla Fratellanza massonica ed operare nella cerchia del conte di Clermont, il Gran Maestro della "Grande-Loge de France": a questi dedicò la sua op. II (1749), scritta in occasione della pace di Aquisgrana: "Les Plaisirs de la Paix. Simphonies en trio pour le violon, la flûte, le hautbois, le basson, le pardessus de viole, la trompette, les timballes, et la basse continue dediez à Son Altesse Sèrènissime Monseigneur le Comte de Clermont par Mr. Lemaire l'Ainé" (I piaceri della pace. Sinfonie a tre per violino, flauto, oboe, fagotto, viola da gamba, tromba, timpani e basso continuo, dedicate a Sua Altezza Serenissima il signor conte di Clermont dal signor Lemaire il Vecchio). Nota 14: Fondato da Jacques de Chambonnet, l' "Ordre des Felicitaires" prendeva nome dall'idea secondo la quale le adepte si consideravano potenzialmente in viaggio verso le isole della Felicità. Nota 15: Il teatro, del resto, s'era impossessato assai presto degli argomenti che, nel bene e nel male, la massoneria poteva offrirgli. Da un lato vi era chi tentava di divulgare gli ideali della società segreta, dall'altro vi era chi ne metteva in parodia le pratiche iniziatiche o gettava calunnie sugli adepti. Così, alla Comédie Française nel 1737 si recitò un lavoro attribuito a Pierre Clément (1717 - 1767) dal titolo "Les Francs-Maçons trahis ou Les Maçons libres" (I Massoni traditi o I Massoni liberi), un "hyperdrame" ornato di interventi musicali (vaudevilles) in cui si faceva riferimento all'irruzione della polizia di cui si è detto alla nota 4 del paragrafo 6, edito nel 1740 col titolo "Les Fri-maçons" con l'indicazione di Londra (ma si trattava di Parigi) come luogo di pubblicazione. Nel 1744 andò in scena uno spettacolo di marionette intitolato "Polichinelle Maître-Maçon" (Pulcinella Maestro Massone) e nel 1770 al Théâtre de la Foire St.-Ovide fu presentato (dalla compagnia di marionette del celebre Jean-Baptiste Nicolet, 1728 - 1796) un vaudeville di autore rimasto ignoto, "Arlequin franc-maçon" (Arlecchino massone), di cui era protagonista la maschera italiana: Arlecchino si faceva iniziare alla massoneria (la scena dell'iniziazione è un'autentica parodia del rituale massonico) allo scopo di conoscere persone influenti dalle quali poter ottenere vantaggi economici e così potersi unire in matrimonio con Colombina. Cfr. lo scritto anonimo "Arlequin Franc-Maçon, suivi d'une étude sur les Francs-Maçons au théâtre" (Arlecchino massone, seguito da uno studio sui Massoni a teatro), Le Livre mensuel, Paris 1919. Per quanto riguarda la vita teatrale non parigina, si sa di un "ballet comique" intitolato "Les Francs-Maçons", che venne rappresentato il 24 agosto 1741 a Caen dagli allievi del Collège Dubois diretto dai Gesuiti. Paragrafo 8: Un'escursione nei Paesi Bassi. Rapporti di reciproca dipendenza e di complementarietà regolavano in quel tempo la vita della grande nazione francese e dei tormentati territori costituenti la Repubblica delle Province Unite e pertanto non ci si deve stupire se anche nel limitato mondo dell'Ordine massonico i processi di osmosi e di interferenza sono stati costanti e regolari. E' alla tradizione ermetica inaugurata da Giordano Bruno che si suole imputare il processo di formazione delle società segrete e delle logge massoniche quale si è sviluppato nelle terre olandesi ed è all'attività di un maestro del pensiero radicale e repubblicano quale fu John Toland (1670 - 1722), l'inviso interprete del panteismo transfuga all'Aja e sul cui conto si avrà occasione di spendere qualche parola in altra parte di questo studio (cfr. par. 14), che si tende a ricondurre l'opera di riforma della società avviata dalla cultura illuministica (nota 1). Le terre che oggi formano l'Olanda, del resto, erano terre di cui avevano preso possesso molti dei più raffinati intellettuali, scienziati ed eruditi d'Europa. In nome della tolleranza, emersa all'onore del mondo nel momento in cui si era posta la parola fine alle guerre di religione, nei centri della cultura olandese si era sviluppato un senso del sapere, nonostante il peso della rigida dottrina calvinista, che noi oggi potremmo definire anticonformista, fondamentalmente anticristiano, alimentato da un mercato librario così efficiente da essere capace di superare le barriere della censura e di organizzare un fiorente commercio clandestino di libri proibiti, anche sotto forma di copie manoscritte. Non c'è dubbio che di questo sistema beneficiarono in misura somma le società segrete e la massoneria in particolare. Il primo atto di natura massonica che la storia registra nei Paesi Bassi è la cerimonia di iniziazione cui fu sottoposto, fra il 29 settembre e il 3 ottobre del 1731 e in un'imprecisata loggia inglese all'Aja, Francesco di Lorena (1708 - 1765), futuro consorte di Maria Teresa d'Austria (1736), granduca di Toscana nel 1737 e imperatore del Sacro Romano Impero dal 1745 alla morte. L'iniziazione era avvenuta per opera di una "delegazione" inglese a capo della quale era il reverendo Desaguliers e della quale facevano parte anche l'ambasciatore di S. M. Britannica Philip Dormer Stanhope, conte di Chesterfield, e un "massone olandese" che Stolper ha identificato con Vincent La Chapelle, di origine francese, iniziato a Londra nel 1730 (nota 2). Il duca Francesco, capostipite della Casata degli Absburgo-Lorena e giunto nei Paesi Bassi Austriaci nell'autunno del 1731 per ricoprirvi i primi incarichi diplomatici, completerà poi la propria "formazione" massonica, sempre nel 1731, a Houghton Hall, nei pressi di Norfolk, residenza di campagna di Robert Walpole (1676 - 1745), il grande uomo politico whig. A quel tempo, la massoneria olandese non era ancora nata. L'atto ufficiale di fondazione avverrà l'8 novembre 1734 quando all'Aja verrà installata la "Loge du Grand Maître des Provinces Unies et du Ressort de la Généralité", eleggendo nel contempo alla carica di Gran Maestro Vincent La Chapelle. Seguiranno in spazio brevissimo di tempo, nel 1735, le costituzioni di altre logge, all'Aja ("Le Véritable Zèle", Il vero zelo) e ad Amsterdam ("De la Paix", Della pace), col risultato di indurre le autorità ad interdirne l'attività (30 novembre 1735), che per altro proseguì clandestinamente per qualche tempo. Il 26 dicembre 1756 poteva aver luogo, tuttavia, la fondazione della "Groote Loge der Zeeven Vereenigde Nederlanden" (e cioè la "Gran Loggia delle Sette Province Unite"), forte dell'adesione di undici officine. Questi pochi dati sono in sé sufficienti, almeno così io ritengo, per collocare in una cornice storica più ampia il ristretto mondo della produzione di canzonieri ad uso delle logge costituite nei Paesi Bassi. Tale produzione non è sostanzialmente diversa da quella che offre il panorama letterario-musicale francese e anche se appare non molto significativa, essa rappresenta comunque un altro e non del tutto trascurabile aspetto di quella solida tradizione musicale che, impostata dal luteranesimo, era stata poi incrementata dalla confessione calvinista a dispetto della scarsa attenzione che quest'ultima dedicava alla musica sacra col limitarne l'impiego, nel corso del servizio liturgico, all'intonazione dei salmi in forma di canto semplice o di elaborazione a più voci ma in stile omofono (nota contro nota). Non di meno, la cultura calvinista aveva favorito lo sviluppo delle attività musicali tanto a livello municipale quanto a livello domestico e privato. Così, un insolito fervore di iniziative in campo concertistico aveva preso piede un po' ovunque (e non solamente nei centri principali), a seguito della nascita dei "collegia musica", organismi, formati per lo più da dilettanti, che presto si consacrarono alla promozione di pubblici concerti, sovente a scopo di beneficenza, avvalendosi del repertorio strumentale che una fiorente editoria locale andava proponendo (non si dimentichi che Amsterdam nel Settecento fu una delle grandi capitali della produzione e del commercio della stampa musicale), quando addirittura non ne costituiva lo stimolo principale. Come è facile intuire, Amsterdam e soprattutto L'Aja sono i due centri che contendono a Parigi il primato nell'opera di diffusione delle prime manifestazioni musicali che interessano la storia del movimento massonico sul Continente europeo. Già si è visto come i testi delle quattro chansons costituenti la base del canzoniere di Naudot (1737) fossero stati pubblicati due anni prima all'Aja. Quei canti, insieme con altri di nuova invenzione, troveranno ospitalità, non diversamente da quanto accadeva in Francia, anche in pubblicazioni di più vasto respiro dedicate all'illustrazione delle virtù massoniche, ai doveri degli affiliati, all'organizzazione che l'Istituzione si era data. Un chiaro esempio del comportamento seguito dall'editoria è fornito non tanto dall'opera di Jean Kuenen, il quale nel 1736 diede alle stampe la propria traduzione, sia in francese sia in olandese (nel 1741 seguirà anche quella tedesca), delle Costituzioni di Anderson del 1723, naturalmente riportando anche i testi di quelle chansons (nota 3), quanto piuttosto da altre pubblicazioni di minor "ufficialità". E' questo il caso della "Apologie pour l'Ordre des Francs-Maçons, par Mr. N***, Membre de l'Ordre. Avec deux Chansons composées par le Frère Américain" (Apologia per l'Ordine dei Massoni, scritta dal signor N***, membro dell'Ordine. Con due canzoni composte dal Fratello Americano), Pierre Gosse, La Haye 1742 (Wolfstieg, n. 23736). In questo caso, non è per noi importante stabilire quale possa essere l'autore del volumetto, quanto piuttosto sottolineare che i due canti ("Puisque cet air plaît à la ronde" e "Les vrais biens sont peu durables") sono opera di Benjamin Franklin, il quale operava sulla scena massonica ormai da una dozzina d'anni (era stato iniziato a Filadelfia, nella Loggia "Saint-John", nel febbraio 1731) (nota 4). Di tre anni posteriore, 1745, è l'edizione olandese (Amsterdam, questa volta) dell'ormai già famosa opera dell'abate Pérau ("Les Secrets de l'Ordre des Francs-Maçons, dévoilés et mis au jour par Monsieur P.", I segreti dell'Ordine dei Massoni svelati e messi in mostra dal Signor P.) contenente gli undici brani dell'originaria raccolta di Naudot (marcia esclusa) e altre sei chansons già rese note in altre opere francesi. Quest'ultima pubblicazione riapparirà più volte negli anni seguenti sotto il titolo "L'Ordre des Francs-Maçons trahi et le Secret des Mopses revelé" (L'Ordine dei Massoni tradito e il Segreto dei Mopses rivelato). Sempre nel quadro delle opere polivalenti si colloca il "Recueil de Chansons, Vers, Discours, Réglemens, qui concernent les Loges des Francs-Maçons & la Maçonnerie. A Amsterdam, Chez Jean François Joly, MM.DCC.LII De l'Ere Maçonne" (Raccolta di canti, poesie, discorsi, regolamenti che concernono le Logge dei Massoni e la Massoneria. Ad Amsterdam, presso Jean François Joly, MM.DCC.LII dell'Era massonica) (Wolfstieg, n. 39701; pp. 124) di cui uscirono diverse edizioni anche con aggiunte: così la quarta, venuta in luce ad Amsterdam nel 1762 presso la vedova Jolly [sic] e di pp. 200, porta la precisazione "augmenté de plusieurs pièces qui n'ont point encore paru. La musique mise sur la clef italienne avec le basse" (ampliata con diversi pezzi mai prima d'ora apparsi. La musica è messa in chiave italiana con il basso). Al di fuori di una piccola pubblicazione (di pp. 29) dovuta a Thomas Lance (il ben noto "Frère Lansa"), "Chansons originaires des Francs-Maçons" (Canzoni originali dei Massoni), Denson, La Haye 1747 (Wolfstieg, n. 39689), con riedizione a Londra nel 1749, recante ancora una volta, ma parzialmente (i componimenti sono appena sette), il repertorio portato in luce da Naudot, occorre valicare la metà del secolo per imbattersi in qualche raccolta d'interesse specificatamente musicale. La prima di tali raccolte reca il seguente titolo: "La Muse maçonne. Recueil de nouvelles chansons sur la maçonnerie dèdié à Monsieur le Baron de W ... Grand Maître de toutes les loges des sept provinces unies etc. &c. par le Chevalier de Lussy, auteur des Etrennes au Pape" (La Musa massonica. Raccolta di nuove canzoni sulla massoneria dedicata al barome di W ... Gran Maestro di tutte le logge delle sette province unite ecc. ecc.; scritta dal Cavalier de Lussy, autore delle Strenne al Papa), La Haye 1752 (Wolfstieg, n. 39702; pp. 52). Delle due personalità chiamate in causa nel frontespizio (nota 6) la prima, il "Baron de W..." è identificabile con il barone Unico Willem (Wilhelm) van Wassenaer-Obdam (nato nel castello di Twickel a Delden, nella provincia di Overijssel, il 2 novembre 1692 e morto all'Aja il 9 novembre 1766), una singolare figura di dilettante di musica recentemente salito agli onori della storia per essere l'autore del "VI. Concerti Armonici a Quattro Violini obligati, Alto Viola, Violoncello obligato e Basso continuo. Dedicati all'Illustrissimo Signore il Signore Conte di Bentinck &c. &c. &c. Dal suo humilissimo Servitore C. Ricciotti, detto Bacciccia, e stampati à sue spese alla Haye in Hollanda" pubblicati nel 1740 e già attribuiti a Pergolesi e poi anche a Carlo Ricciotti (nota 7). Il ritrovamento negli archivi di famiglia al castello di Twickel di una copia manoscritta dell'opera recante una nota autografa nella quale il barone van Wassenaer dichiarava di avere composto quei concerti fra il 1725 e il 1740 e che essi erano stati pubblicati senza il suo consenso ha permesso di identificare con sicurezza l'autore di tali concerti che il compositore e impresario Carlo Ricciotti (1681 - 1756), attivo all'Aja sin dal 1702, aveva voluto dedicare al suo protettore, il conte Willem Bentinck (1704 - 1774). Importante figura della vita politica e culturale olandese e membro di una delle più illustri famiglie del Paese, il Bentinck fu affiliato alla Loggia "La Bien Aimée" (La Beneamata) di Amsterdam. Anche il Wassenaer, che acquisì il titolo di conte alla morte del fratello maggiore Johan Hendrik (1683 - 1745), appartenne alla massoneria, ricoprendovi, come ci attesta anche il titolo del canzoniere del 1752, la carica di "Gran Maestro di tutte le logge delle Province Unite". L'altro nome figurante sul frontespizio della raccolta in questione è quello del "Chevalier de Lussy", e cioè il barone Louis-Théodore-Henri de Tschoudy (1720 - 1769), indicato come curatore dell'opera e divenuto famoso proprio in quel 1752 con la pubblicazione all'Aja, presso E. L. Saurel, della "Etrenne au pape des Francs-Maçons vangés (sic), réponse à la bulle d'excommunication lancée par le pape Benoît XIV, l'an 1751" (Strenna al papa dai massoni vendicati, risposta alla bolla di scomunica emessa dal papa Benedetto XIV nell'anno 1751) seguita nello stesso anno da quella de "Le Vatican vengé" (Il Vaticano vendicato). Tschoudy, che apparteneva ad una famiglia originaria del cantone svizzero di Glaris fra i cui membri figurano esponenti di rango nell'arte di costruire cembali, è noto alla storia della massoneria per aver dato vita a Metz, nel 1766, ad un sistema particolare, quello della "Étoile Flamboyante" (Stella Fiammeggiante); a lui, inoltre, è attribuita la formazione del rito "Écossais Réformé" (Scozzese Riformato). Sorvolando su una raccolta di "Chansons Franc-Maçonnes imprimées pour la Loge la Bien Aimée" (Canzoni massoniche stampate dalla Loggia la Beneamata), Amsterdam s.a. (Wolfstieg, n. 39607; 16 pp. riedite in appendice alla seconda edizione, 1758, del citato "Recueil de Chansons, Vers, Discours, etc."), è ora il momento di guardare al più importante dei canzonieri pubblicati nei Paesi Bassi e uno dei più grandiosi in assoluto: "La Lire Maçonne, / ou / Recueil / de / Chansons / des / Francs-Maçons. / Revu, corrigé, mis dans un nouvel ordre, & augmenté de quantité de Chansons qui / n'avoient point encore paru, / par les frères / de Vignoles et du Bois. / Avec les Airs notés, mis sur la bonne / Clef, tant pour le Chant que pour le / Violon & la Flute." A La Haye / Chez R. van Laak, Libraire / M.DCC.LXIII. / Avec Approbation ("La Lira Massonica, o Raccolta di canzoni dei Massoni. Riveduta, corretta, riordinata e ampliata per quanto riguarda le canzoni che non erano mai apparse in precedenza, scritte dai fratelli de Vignoles e du Bois. Con le Arie annotate e messe nella giusta chiave sia per il canto che per violino e flauto". All'Aja, presso R. van Laak, Libraio. M.DCC.LXIII. Con Approvazione) (Wolfstieg, n. 39707); pp. 384). Dell'opera furono realizzate almeno quattro edizioni: dopo quella del 1763, se ne registrano una seconda nel 1766 di pp. 40-516 (che riunisce anche due precedenti supplementi e che fu ristampata nel 1775 e nel 1776), una terza nel 1783 (con ristampa nel 1784) uguale alla precedente e una quarta nel 1787 (con ristampa nel 1797); quest'ultima edizione, di 536 pp., riporta duecentosessantotto brani (di cui cinquantatre nuovi), contro i centotrentadue della prima e i duecentoquindici della seconda. Alla pubblicazione e distribuzione dell'imponente canzoniere aveva provveduto Rutger van Laak, un musicista dilettante attivo all'Aja, entrato nell'Ordine nel 1757 e divenuto l'editore ufficiale della Grande Loggia dei Paesi Bassi, noto per aver dato alle stampe anche alcune raccolte di musica strumentale (ad esempio, di Francesco Pasquale Ricci). L'edizione era stata curata da De Vignoles, propriamente Jean-Joseph Joniot, già appartenente all'Ordine Premonstratense, uno dei maggiorenti del movimento massonico di quel tempo, che dal 1768 al 1774 ricoprirà la carica di Grande Maestro Provinciale per le Logge Straniere (nota 8), e da J.-P. J. Du Bois, l'autore del codice massonico olandese esemplato sulle Costituzioni di Anderson, approvato dalla Grande Loggia dei Paesi Bassi il 27 luglio 1760 e pubblicato l'anno seguente all'Aja dal van Laak (nota 9). La pubblicazione, il cui frontespizio è ornato da una vignetta incisa dal Fratello Charles-Anges Boily (ca. 1736 - 1813), si apre con una dedica al Gran Maestro (la carica fu coperta, dal 1759 al 1794, dal barone Carel van den Boetzelaer, ca. 1727 - 1803) e ai Fratelli, subito seguita dall'Avvertenza ai lettori. Entrambi i testi meritano di essere letti: "La profonde connoissance que vous avez de nos Loix, vous fait répreter depuis long-tems que, si l'egalité en est le but, une exacte uniformité en est la base. C'est en suivant ce principe qu'on vous a vu saisir avidemment l'Edition que l'Ordre a donné de ses Reglemens. Par elle tout marche d'un pas egal dans nos ouvrages: un seul point manquoit encore au but que vous vous proposiez: nos délassemens ne pouvoient être généraux. Nous avions, il est vrai, divers Recueils de Chansons, mais presque tous compilés dans des tems d'obscurité, par des gens peu versés sans doute dans nôtre Science, & qui par une triste suite renfermoient une morale, que nous nous faisons un devoir d'abjures è la face d'un Public, qui n'en a été que trop long-tems abusé à notre desavantage. Différents d'ailleurs dans leur format, comme dans leur contenu, bien des Freres devenoient comme ètrangers dans cette partie de nos Assemblées, & quelques-uns d'entr'eux justement délicats, rougissoient d'y trouver, presque à chaque page, un epicuréisme mal-entendu. Depuis que vous m'avez nommé votre Libraire, je l'ai vu, & j'ai souhaité de concourir au zele de nos Mentors, en rectifiant ces abus. Mais quel travail! il me falloit des lumieres, & dès que j'ai eu le bonheur de les trouver, je me suis mis à l'ouvrage, ne doutant point que votre contentement ne me produisit votre favorable protection. J'ai donc formé un corps de ce que l'Antiquité rendoit respectable, & de ce que m'ont pu fournir des plumes zelées pour faire paroître l'Ordre dans son vrai lustre. Les Morceaux, qui sembloient s'écarter de la décence, en ont été rapprochés. Ceux qui attribuoient à l'Histoire Sainte des faits dont l'Historien ne peut être garant, ont été effacés ou refondus: ceux qui ne répondoient pas à leurs titres, ont été mis en état de le remplir: enfin, la morale, la tempérance, la religion, le stile, la versification, tout a été rappellé à ses vraïes loix, autant qu'il a été possible en conservant du moins l'idée des vestiges anciens. J'ose le dire, M. F., notre véritable esprit, & par conséquent le vôtre, paroit dans ce volume. Qui le lira, rougira sans doute d'un préjugé dont il s'est vu trop long-tems victime. Trop heureux, si des plumes mercénaires, conduites par le seul appas d'un vil gain, n'y eussent pas donné matiere. Je me suis écarté des routes, que sembloient m'avoir tracé ceux qui m'avoient dévancé, pour mieux rentrer dans les nôtres. Vos lumieres me persuadent que vous connoîtrez le travail qu'un pareil projet m'a occasionné, & que vous rendrez justice à mes soins, en m'accordant votre appui. Je vous offre ce Recueil, T. V. & vous M. F., parceque je le dois. Vos suffrages libres en 1757 m'ont declaré l'homme de votre Ordre, & par conséquent le vôtre. Néammois j'espere tout de votre seule équité. Voïez, lisez, jugez, & qu'un parallele, que je désire, décide votre choix. C'est le seul moïen de me flatter dans mon entreprise, & de m'engager à m'adonner de tout mon pouvoir à vous réunir des morceaux précieux, qui montreront que non asiles sont ceux des talens, comme ceux des vertus. Votre Assemblée respectable nous remet chaque jour sous les yeux cette aimable alliance. Je me plais à y rendre hommage, en vous protestant que personne n'est plus sincerement &c. (Traduzione: La profonda conoscenza che voi avete delle nostre Leggi vi porta a ripetere da tempo che, se l'eguaglianza ne è lo scopo, una esatta uniformità ne è la base. E' seguendo questo principio che siete stato visto afferrare avidamente l'edizione che l'Ordine ha emesso dei suoi Regolamenti. Attraverso di lei tutto, nelle nostre opere, cammina di pari passo: un solo punto mancava ancora per giungere allo scopo che vi eravate proposto: i nostri svaghi non potevano essere generici. Avevamo, è vero, diverse Raccolte di Canzoni, ma quasi tutte compilate in tempi oscuri, da persone senza dubbio poco versate nella nostra Scienza e che per una sfortunata circostanza si ponevano a sostegno di una morale che è nostro dovere e punto d'onore rifiutare agli occhi di un'opinione pubblica che per troppo tempo ne ha approfittato a nostro discapito. Canzoni diverse nel loro formato, così come nel contenuto: più di un Fratello diveniva come estraneo in quella parte delle nostre Assemblee e qualcuno di essi, giustamente sensibile, arrossiva nel ritrovarvi, quasi ad ogni pagina, un malinteso epicureismo. Da quando mi avete nominato vostro Libraio, ho potuto vederle e ho desiderato concorrere allo zelo dei nostri Mentori, rettificando questi abusi. Ma quale lavoro! Avevo bisogno di lumi, e dacché ho avuto la fortuna di trovarli, mi sono messo all'opera, non dubitando affatto che la vostra soddisfazione mi avrebbe procurato anche la vostra benevola protezione. Ho dunque formato un gruppo di opere che l'antichità rendeva degne di rispetto, e uno di quelle che mi hanno potuto fornire degli ottimi spunti per far apparire l'Ordine nel suo vero lustro. Le parti che sembravano allontanarsi dalla decenza ne sono state eliminate. Quelle che attribuivano alla Storia Santa dei fatti dei quali lo Storico non poteva farsi garante sono state eliminate o rimaneggiate; quelle che non corrispondevano al loro titolo sono state messe in grado di rispecchiarlo; infine, la morale, la temperanza, la religione, lo stile, la versificazione, tutto è stato ricondotto alle sue vere leggi, per quanto è stato possibile conservando almeno l'idea dell'antica struttura. Oso dirlo, Fratello Mio: il nostro vero spirito, e di conseguenza il vostro, appare in questo volume. Colui il quale lo leggerà, arrossirà senza dubbio al ricordo di un pregiudizio di cui per troppo tempo si è visto vittima. Troppo felice, se delle penne mercenarie, spinte dalla sola attrattiva del vile guadagno, non me ne avessero dato materia. Mi sono allontanato dai sentieri che coloro i quali mi avevano preceduto sembravano aver tracciato, per meglio tornare sui nostri. I vostri lumi mi persuadono che voi siete consapevole del lavoro che a causa di un simile progetto ho dovuto affrontare, e che renderete giustizia al mio impegno, accordandomi il vostro appoggio. Vi offro questa Raccolta, T. V. (Molto Venerabile?) e Mio Fratello, perché lo devo. I vostri liberi suffragi nel 1757 mi hanno dichiarato uomo del vostro Ordine, e di conseguenza vostro. Ciò nonostante, confido solo nella vostra equità. Guardate, leggete, giudicate e che un paragone, che io desidero, decida la vostra scelta. E' il solo modo di lusingarmi nell'impresa che mi sono prefisso e di spingermi ad adoperare tutto il mio potere a riunire per voi dei pezzi preziosi, i quali dimostreranno che i nostri luoghi di riunione sono rifugio del talento e delle virtù. La vostra rispettabile Assemblea ci pone ogni giorno sotto gli occhi questa amabile alleanza. Mi compiaccio di renderle omaggio, protestando che nessuno puù essere più sinceramente etc.). AVERTISSEMENT DE L'EDITEUR. J'avois formé, depuis long-tems, le projet de ce nouveau Recueil de "Chansons Maçonnes", devenu nécessaire par la rareté des anciens autant que par leurs imperfections, auxquelles il s'agissoit principalement de remédier; & c'est ce qui rendoit l'entreprise très difficile à tous égards. Cependant à l'aide des Freres, qui ont bien voulu seconder mes soins, j'ose me flatter qu'on trouvera qu'ils n'ont pas été emploïés sans succès, & que la simple comparaison du volume que je donne, avec tout ce qui a paru jusqu'ici dans le méme genre, suffira, pour établir la supériorité à laquelle j'ai tâché d'atteindre. I. Le Compilateurs des précédens Recueils avoient fait un amas informe, & sans chois, de toutes sortes de Poësies, de Discours & de Chansons, la plûpart à boire, & bien moin dignes des Festins réglés des Francs-Maçons, que des Bamquets désordonnés de Comus ou de Silène. Aussi ces dernieres n'étoient-elles presque d'aucun usage das les Loges bien constituées. Il n'y avoit que quelques bonnes pensées, enchassées parmi un tas de mauvaises, comme des diamans dans la fange, qui pussent les sauver du mépris général qu'elles méritoient par leurs endroits vicieux. En conservant les unes de ces idées, l'on a ecarté soigneusement les autres; & le petit nombre de celles-ci, que l'Antiquité a fait respecter, dans trois ou quatre Chansons un peu gaies, n'exciteront plus la juste aversion des Freres, ni la critique de leurs ennemis. Premiere réformation essentielle pour la Morale. II. L'on conçoit sans peine, quel le goût, qui a presidé à ces sortes de Chansons, pour le fond, a dû aussi nécessairement inflüer sur la forme. Fables absurdes & triviales; allusions scandaleuses & impertinentes; indiscretions condamnables & choquantes; expressions impropres & outrées; termes peu François & baroques; contre-sens ridicules; bevuës grossieres; hyatus insuportables; rimes defectueuses; vers trop courts, ou trop longs; fautes d'impression sans nombre; telles sont, en peu de mots, les imperfections de nos vieilles Chansons. A mesure que le goût s'épure, les Franc-Maçons, qui se piquent d'en accélerer les progrès, doivent-ils se singulariser par de tels écarts? Ce Recueil offre des milliers de preuves de l'exactitude rigide de ceux qui l'ont formé, dans les corrections de toute espece, dont presque chaque Couplet porte les empreintes. Seconde réformation considérable pour le Style & la Poësie. III. On n'a point osé se permettre la même liberté à l'égard de plusieurs Airs surannés & populaires, mais que l'habitude a rendu familiers à nombre de Maçons, qui n'auroient pas d'ailleurs le talent d'en exécuter de plus difficiles. Il a fallu en cela se mettre à la protée de tout le monde. C'est aussi ce qui a engagé à indiquer ordinairement les titres, ou les premieres paroles de ceux de ces Airs connus, que l'Ordre a adoptés; car quoiqu'ils soient notés dans le Livre, il est bien des Freres qui n'ont nulle notion de la Musique, & auxquels ce Recueil doit être utile. On auroit pu marquer un plus grand nombre de ces Airs sur les mêmes Chansons, si l'on n'eût craint de multiplier les êtres sans nécessité. Il sera toujours libre, aux Amateurs, de les varier autant qu'ils jugeront à propos. La Basse a été ajoutée à quelques Airs graves, qui en étoient susceptibles, sans la prodiguer indistinctement à tous. Un habile Musicien a revu & corrigé avec soin la Musique, qui étoit extrêmement fautive dans les précédens Recueils, où elle ne se trouvoit que fort rerement; & souvent les Airs n'étoient pas même indiqués. Losqu'on n'a pu les obtenir, on en a fait composer de nouveaux pour les Chansons qui en valoient la peine, afin de n'en donner aucune, dont les Airs ne fussent notés. Enfin, ils ont tous été mis sur une même Clef propre au Chant, au Violon & à la Flute. Troisième réformation importante à l'égard de la Musique. Un avantage tout particulier à cette nouvelle Edition, c'est qu'on a eu soin d'arranger toutes les Chansons, de maniere, qu'à l'exception d'un petit nombre d'Airs très longs, la Musique se presente en entier à l'ouverture du Livre, sans qu'on ait besoin de revirer de page pour le reste, ce qui est un grand inconvenient de moins. L'on a aussi mis tout au long la Musique aux Vers où elle se repete, sans redoubler les paroles audessous des mêmes notes. Malgré toutes ces corrections, aussi nombreuses que nécessaires, 1°. pour la Morale, 2°. pour le Style & la Poësie, 3°. pour la Musique, le merite de ce Recueil paroîtroit encore bien mince, s'il ne se distinguoit avantageusement par plus de 500 Couplets, qui n'avoient jamais été imprimés, & par quantité d'Airs d'Operas nouveaux, qui font aujourd'hui les délices des gens du bon ton. Si l'on daigne d'ailleurs daire attention au grand nombre de belles Chansons dispersées dans différents "Almanacs de Paris", &c. qu'on doit regarder comme autant de pieces fugitives, & qu'il a falu rassembler avec des peines & des dépenses infinies, l'on sera forcé d'avouër, que mon Recueil, par ces deux articles seuls, surpasse de beaucoup, & même efface entierement tous les autres. Il me reste à dire un mot de l'Ordre & de l'Arrangement qu'on a observé dans cet Ouvrage. D'abord on a rapproché toutes les Chansons sur un même Air, pour n'être pas obligé d'en répeter la Musique. En second lieu, chacune de ces Chansons porte un titre distinctif, analogue à sa teneur principale, afin de pouvoir les appliquer plus à propos. La Table alphabétique servira à en faciliter la recherche, comme la 2de doit aider à faire trouver d'abors les Airs connus, & la derniere le Chansons dont on fait les premieres paroles. En un mot, l'on a tâché de ne laisser rien à desirer de ce qui pouvoit à la fois satisfaire la curiosité, & procurer la commodité des Freres. Une derniere observation, qui achevera de les en convaincre, regarde le soin qu'on a eu de séparer, & de renvoier à la fin du Recueil, tant les Chansons qui ont été faites pour des occasions particulieres, que les Couplets destinés à porter des santès solemnelles. C'étoit un inconvenient de rencontrer, au bout d'une Chanson, quelqu'un de ces Couplets, qu'on chantoit souvent sans réflexion, mais fort rarement à propos. C'est ce qui a déterminé à les supprimer, ainsi que d'autres, qui étant purement personnels, n'ont gueres pu être applicables qu'une premiere fois, & dans certaines circonstances singulieres. On a tâché de rendre l'usage des Chansons le plus universel qu'il a été possible. Quand il s'est rencontré des Couplets, où l'on faisoit l'éloge du Maître, on a ajouté une réponse de sa part à l'Assemblée. Il faut se trouver à la tête d'une Loge respectable, pour bien sentir la valeur du présent qu'on fait ici aux Maîtres. Comme les Poësies, les Harangues, les Loix, &c. dont les autres Recueils sont farcis, n'ont proprement rien de commun avec les Chansons, je me suis borné à ces dernieres seules, me promettant de prouver de plus en plus mon zele à la respectable Fraternité, si, contente des efforts que j'ai fait pour lui plaire, elle daigne appuier & favoriser efficacement mes entreprises. (TRADUZIONE: AVVERTENZA DELL'EDITORE. Da molto tempo avevo accarezzato il progetto di questa nuova Raccolta di "Canzoni massoniche", divenuta necessaria a causa della rarità delle canzoni antiche e delle loro imperfezioni, alle quali bisognava al più presto porre rimedio; proprio questa è stata la parte più difficile della mia impresa. Oltre all'aiuto offertomi dai Fratelli, i quali hanno voluto assecondare il mio progetto, oso compiacermi del fatto che le mie cure non sono state impiegate senza successo e che la semplice comparazione del volume da me edito con tutti quelli dello stesso genere apparsi fino ad oggi basterà per stabilire la superiorità che ho tanto faticosamente cercato di ottenere. I. I Compilatori delle precedenti Raccolte avevano creato un ammasso informe, e senza alcun criterio, di ogni specie di poesie, discorsi e canzoni, per la maggior parte brindisi, molto più adatte ai disordinati banchetti di Comus o Sileno che ai festini disciplinati dei Massoni. Per questo motivo, queste ultime non venivano mai usate nelle Logge ben costituite. Non c'era che qualche isolato spunto di valore, in mezzo a una quantità enorme di cattivi, come diamanti nel fango; proprio queste perle isolate salvavano dal disprezzo generale quelle raccolte che l'avrebbero invece meritato a causa dei loro viziosi contenuti. Conservando quelle idee di valore, si è avuta cura di eliminare accuratamente le altre; la piccola quantità di quelle idee che meritano rispetto per la loro antichità, contenute in tre o quattro canzoni un po' allegre, non provocherà più la giusta avversione dei Fratelli, né la critica dei loro nemici. Prima riforma essenziale per la Morale. II. Ci si è resi conto, di conseguenza, che il gusto che ha presieduto alla creazione di canzoni di questo tipo ha dovuto necessariamente influire anche sulla forma. Trame assurde e triviali; allusioni scandalose e impertinenti; indiscrezioni esecrabili e choccanti; espressioni improprie e oltraggiose, termini poco francesi e barocchi; controsensi ridicoli; brindisi grossolani; giochi di parole insopportabili; rime difettose; versi troppo brevi o troppo lunghi; innumerevoli errori di stampa; queste sono, in poche parole, le imperfezioni delle nostre vecchie Canzoni. Man mano che il gusto si raffina, i Massoni che si vantano di accelerare il progresso devono distinguersi proprio per queste caratteristiche? Questa Raccolta offre migliaia di prove della rigida precisione mantenuta da coloro che l'hanno formata, evidente nelle correzioni di ogni genere che pressoché ogni strofa presenta. Seconda considerevole riforma dello Stile e della Poesia. III. Non abbiamo osato in alcun modo permetterci la stessa libertà con le Arie disusate e popolari, ma che l'abitudine ha reso familiari ad un gran numero di Massoni che non avrebbero d'altronde la capacità di eseguirne di più difficili. Ci saremmo quindi esposti alla protesta generale. Per lo stesso motivo indicato in precedenza, abbiamo cercato di indicare sommariamente i titoli o le prime parole di queste Arie molto note adottate dall'Ordine; poiché sebbene esse siano notate nel Libro, vi sono comunque molti Fratelli che non posseggono alcuna nozione musicale e ai quali questa Raccolta vuol pure essere utile. Si sarebbe potuto indicare un numero molto più grande di queste Arie sulle stesse Canzoni, ma si è temuto di moltiplicare queste creazioni senza necessità alcuna. Gli Amatori, comunque, saranno liberi di variarle di quanto essi stessi riterranno appropriato. A qualche Aria grave a cui si confaceva è stato aggiunto il Basso, senza peraltro aggiungerlo indiscriminatamente a tutte. Un abile musicista ha riveduto e corretto con cura la Musica, che nelle precedenti Raccolte, nelle quali peraltro era riportata molto raramente, presentava numerosi errori e spesso, poi, le Arie non erano neppure indicate. Quando non è stato possibile ottenere le vecchie musiche, ne sono state fatte comporre di nuove per le canzoni per cui ne valeva la pena, allo scopo di non dare alcuna canzone le cui Arie non fossero notate. Infine, tutte le canzoni sono state poste su una stessa chiave valida per il canto, il violino e il flauto. Terza, importante, riforma riguardante la Musica. Un vantaggio tutto particolare di questa nuova Edizione è che si è avuta cura di disporre tutte le Canzoni di modo che, ad eccezione di un piccolo numero di Arie troppo lunghe, la Musica si presentasse interamente all'apertura del Libro, senza bisogno di dover girare pagina per trovare la continuazione, il che è un grosso inconveniente in meno. Allo stesso modo, è stata posta per intero la musica sotto i versi dove ella si ripete, senza raddoppiare le parole sotto le stesse note. Malgrado tutte queste correzioni, tanto numerose quanto necessarie in primo luogo alla morale, in secondo allo stile e alla poesia e in terzo luogo alla musica, il merito di questa Raccolta sarebbe ancora modesto se essa non si distinguesse per la presenza di più di 500 Strofe mai stampate prima, e per la gran quantità di Arie d'Opera che sono oggi la delizia delle persone di buon gusto. Se, d'altronde, ci si degna di fare attenzione al gran numero di belle canzoni disperse in diversi "Almanacchi di Parigi" ecc., che siamo costretti a guardare come pezzi fuggitivi e che abbiamo ritenuto necessario riunire a prezzo di spese e cure infinite, ci si sentirebbe in dovere di confessare che la mia Raccolta, solo per queste ultime due caratteristiche, ne supera molte e allo stesso tempo si pone al livello di tutte le altre. Mi resta da spendere una parola sull'Ordine e la Disposizione osservati in quest'Opera. Per prima cosa, sono state raggruppate tutte le Canzoni sviluppantesi su una stessa Aria, per non essere obbligati a ripetere la Musica. In secondo luogo, ognuna delle Canzoni porta un titolo che la contraddistingue, analogo al suo tema principale, al fine di poterlo applicare più appropriatamente. L'indice alfabetico servirà a facilitarne la ricerca, mentre il secondo indice dovrà aiutare a far trovare le Arie conosciute e il terzo le canzoni di cui si conoscono le prime parole. In una parola, ci si è sforzati di non lasciare niente a desiderare di ciò che poteva soddisfare la curiosità e procurare la comodità dei Fratelli. Un'ultima osservazione, che non mancherà di convincerli, riguarda la cura che si è avuto nel separare e rinviare alla fine della Raccolta tanto le Canzoni composte per delle occasioni particolari, quanto le Strofe destinate a brindisi solenni. Era un inconveniente quello di trovare, alla fine di una canzone, qualcuna di queste strofe che spesso veniva cantata senza riflettere, molto raramente a proposito. E proprio questo mi ha persuaso a toglierle insieme ad alcune altre che erano puramente personali e non avrebbero potuto essere applicate che una prima volta e in circostanze singolari. Ci si è sforzati di rendere il più universale possibile l'uso delle Canzoni. Quando sono state incontrate delle Strofe in cui si faceva l'elogio del Maestro, si è aggiunta la risposta di quest'ultimo all'Assemblea. Bisogna trovarsi alla testa di una Loggia rispettabile per capire bene il valore del dono che qui si fa ai Maestri. Siccome le Poesie, le Arringhe, le Leggi, ecc. di cui sono piene le altre raccolte non hanno proprio niente in comune con le Canzoni, io mi sono attenuto esclusivamente a queste ultime, ripromettendomi di dimostrare in maniera sempre maggiore il mio zelo verso la rispettabile Fratellanza, se essa, contenta degli sforzi che faccio per compiacerla, si degna di appoggiare e di favorire efficacemente le mie imprese). (Illustrazione: Frontespizio della seconda edizione della raccolta "La Lire Maçonne", Rutger van Laak, La Haye 1766. Dresde, Sächsische Landesbibliothek). Non è forse il caso di trascrivere per intero, in questa sede, il contenuto dell'ampio canzoniere. Da un esame che ho potuto condurre su una copia (nota 10) della seconda edizione (1766) risulta in primo luogo che i canti su testo francese sono centosettantacinque e quelli in lingua olandese quaranta (ma in molti casi si tratta di semplici traduzioni dei primi) e in secondo luogo che, non tenendo conto di alcuni interventi integrativi ("couplets" aggiunti ad altri canti), i nomi dei due autori, Vignoles e Du Bois, ricorrono rispettivamente in venticinque e in quindici casi. La collezione è dotata inoltre di nove brani firmati da L. Vermeulen, due da Joachim Oudaan (nipote dell'omonimo scrittore), mentre una sola volta ricorrono i nomi dell'abate Elie-Catherine Frèron (1718 - 1776), di Chevrier e del Chevalier de Bonnelle-Souvigny. Numerosi brani, inoltre, sono siglati con le semplici iniziali (in quattro casi compaiono le iniziali J.B.). La più singolare delle composizioni, per altro musicalmente tutte assai modeste, è quella che occupa le pp. 388-393, l'unica che preveda l'impiego di tre voci, qualificata come "Cantique Maçon. Par le Fr. Abbé Pepin de la Loge l'Union de la Caroline Militaire à Br.[uxelles]" (Cantico massone. Scritto dal Fratello Abate Pepin della Loggia l'Unione della Carolina Militare a Bruxelles) e di cui si precisa: "La Musique est de la Composition du Fr. Vitzthumb" (La musica è della composizione del Fratello Vitzthumb) (Baden, Vienna, 20-VII-1720 - Bruxelles, 23-III-1816), che nel 1735 si era trasferito a Bruxelles, nel 1763, al tempo in cui veniva pubblicata "La Lire Maçonne" e si chiudeva la tragica epopea della Guerra dei Sette Anni, prestava servizio come timpanista nel reggimento del conte di Hardik; più tardi, nel 1771, avrebbe ottenuto la direzione del Théâtre de la Monnaie. A quest'unica composizione a tre voci fanno corona una quindicina di "duo", uno dei quali (p. 281) s'intitola "Gloire et Grandeur de la Maçonnerie. Nouvelle Composition du Fr. B." (Gloria e Grandezza della Massoneria. Nuova Composizione del Fratello B.). Fra gli autori delle musiche (ma l'anonimato è una costante) figurano un "St. Martin" (che è Louis-Claude de Saint Martin, 1743 - 1803, il noto scrittore, creatore di un sistema di teosofia che passa appunto sotto il nome di "martinismo") di cui a p. 314 figura un "Air nouveau" per un componimento intitolato "La Gloire de la Philosophie", e un "J.B. Anselme" (p. 348), forse identificabile con quel Jean-Baptiste Anselme che i repertori citano come autore di "Raton et Rosette" (1753) su libretto di Charles-Simon Favart, parodia della pastorale heroïque "Titon et l'Aurore" di Jean-Joseph Cassanéa de Mondonville (1753), una pièce che conobbe uno straordinario successo tanto da essere oggetto di numerosi interventi parodistici. Due altri brani (pp. 328 e 358) sono attribuiti, inoltre, a un certo J. H. P. A partire dalla p. 437 si snoda una sezione conclusiva recante il titolo di "Chansons pour des Jours de Solemnités, ainsi que pour des occasions particulieres et intéressantes" (Canzoni per dei giorni di solennita o per delle occasioni particolari ed interessanti). Si tratta di trentadue brani (fra i quali i primi cinque sono nello stile di marcia e di questi il terzo è la ben nota marcia di Naudot) seguiti da altri tre indicati come "Couplets d'un jour d'Election chantés en Grande Loge en 1756" (Strofe di un giorno di Elezione, cantate in Gran Loggia nel 1756) (e nel 1758 e 1759) e da un "Remerciement des Frères Visiteurs chanté en Grande Loge le 23 decembre 1764" (Ringraziamento dei Fratelli Visitatori cantato in Gran Loggia il 23 dicembre 1764). A questa medesima data si riconducono i "Couplets Chantés en Grande Loge ... par un Membre de la Loge de la Charité" (Strofr cantate in Gran Loggia ... da un Membro della Loggia della Carità; p. 462; tale loggia era stata costituita all'Aja nel 1755). In questo contesto si colloca anche (p. 466) un "Air Chanté en Loge à La Haye, après la mort de S.A.R. la Princesse Gouvernante de Gl.[orieuse] Mem.[oire]" (Aria cantata in Loggia all'Aja, dopo la morte di Sua Altezza Reale la Principezza Regnante di Gloriosa Memoria). Fra le curiosità della raccolta si segnala (p. 166) il "d'Ongeveinsdheit" (sul testo "O lasterziek gemeen, Veracht vry buiten reên"), che utilizza la melodia del "God seav'e great George our King" (Dio salvi il nostro re Giorgio), e cioè il "God save the King" (Dio salvi il re) attribuito a Henry Carey e pubblicato da John Simpson nel 1744 nella raccolta "Harmonia anglicana": fu soprattutto la versione massonica olandese di quel canto che rese popolare una melodia destinata a diventare, variamente travestito, inno nazionale di numerosi paesi. Di non minore interesse è il canto (p. 186) intitolato "de Vergenoeging" ("De blinde waereld dwaalt!"), che utilizza la melodia applicata alla traduzione olandese ("Schoon dat ik onder't groen") di "Ihr Schönen hören an" (Voi il bello ascoltate, testo di Johann Christian Günther), uno dei Lieder contenuti nella raccolta "Singende Muse an der Pleisse" (Musa del canto sulla Pleisse, Leipzig, 1736) di Sperontes (sulla melodia di "Ich bin nun, wie ich bin", Sono come sono) e della quale tratteremo più avanti (cfr. paragrafo 14). Un'ultima osservazione: una novantina di brani ricuperano melodie estratte da celebri arie di opere teatrali (opéras-comiques e vaudevilles specialmente) o arie di danza. Tra brani, fra l'altro, riprendono pagine da "Le devin du village" (L'indovino del villaggio) di Jean-Jacques Rousseau (1752): "Dans une cabane oscure" (In un'oscura capanna) diventa "L'homme toujours s'agite" (L'uomo s'agita sempre) ("Qualités du Maçon", Qualità del Massone, p. 176); "C'est un enfant" (E' un bambino) si trasforma in "L'Amour en ces lieux nous assemble" (L'Amore in questi luoghi ci riunisce, "L'Egalité", L'Eguaglianza, p. 206) e in "Qui peut, de nostre Respectable" (Chi può del nostro Venerabile, "Chanson pour saluer le T. R. G. M. [Très Respectable Grand Maître], losqu'il visite une Loge", Canzone per salutare il Venerabilissimo Gran Maestro nell'occasione di una sua visita a una Loggia, p. 470); "Si de galans de la Ville" (Se alcuni galanti della città) si tramuta in "Qui cherche un bonheur tranquile", Chi cerca una tranquilla felicità, "Bonheur tranquile", Tranquilla felicità, p. 404). La pubblicazione di canti dotati anche di apparato musicale si arresta con l'edizione de "La Lyre Maçonne". Altri canzonieri, ma formati solamente da testi, usciranno ancora agli inizi dell'Ottocento; si possono citare, ad esempio, quella pubblicata ad Amsterdam da W. van Esveldt Holtrop nel 1806 intitolata "Gezangboek voor Vrijmetselaaren" (Wolfstieg, suppl. n. 10092, di pp. VIII-540-16) e quella uscita in seconda edizione a Vlissingen nel 1808 (la prima, sconosciuta, era venuta alla luce nel 1799), per i tipi di Corbelyn e curata dal Fratello J. Verschuere-Reynvaan, "Gezangen der vrije metselaren" (Wolfstieg, n. 39920 e suppl. n. 10093; di pp. 319). Un caso a parte è quello rappresentato dalla raccolta "Liederen / der / Orde van St. Peter / voor de / Loge de Zon" (Del Sole, il colophon precisa: "Gedruckt voor de Loge / Amsterdam / 1781") di cui i repertori bibliografici massoni non parlano ma di cui esiste un esemplare, da me consultato, presso l'Instituut voor Muziekwetenschap der Rijsuniversiteit di Utrecht (l'esemplare è catalogato in Rism, A/I/9 - AN 1537; altri esemplari si trovano, a mia conoscenza, nella Bibliotheek van het Grootoosten der Nederlanden all'Aja e nella "Stiftung Bibliotheca Masonica August Belz" della Kantonsbibliothek [Vadiana] di St. Gallen). Il canzoniere, di pp. 139-4 e costituito da cinquantatré composizioni di autore anonimo, reca un bel frontespizio interno. Il contenuto è il seguente: 1) Lied, bij de Receptie van een nieuw Lidt, "ô Vivat! vivat! lange leeft!". 2) Lof van St. Peters Orde, "Laat vrij de blinde waereld smaalen". 3) Bij de Receptie dr Schildlicht, "Hoe glansrijk schijnt Sint Peters knaapen". 4) Eeregroet voor den Grootmeester, "Als Febus uit zijn trans". 5) A la Gloire d'un Maître de Loge (Alla gloria di un Maestro di Loggia), "A cette charmante table" (A questa bella tavola). 6) Band van Vereeniging, "Laat ons begeeren". 7) Afbeelding eener Loge, "Elk van ons werde aangedreven". 8) Portrait d'une Loge (Ritratto di una Loggia), "Que chacun de nous se livre" (Che ciascuno di noi si alzi). 9) Hoedanigheden eens waaren, "ô Gij die naar deez groote les wilt leeven". 10) Het Meesters gezang, "Dat onzer Meestren eer ons noope tot gezangen!". 11) March, "Wat vreugd verheugd". 12) Eerekrans voor Peters Orde, "Daar Deugd eens ieders doelwit is". 13) De Eendragt, "Gebroeders, Medemaats van Peters achtbaare Orde!". 14) Les Ages (Le Ere), "Nous nous unissons en tous lieux" (Ci uniamo in ogni luogo). 15) De Groote Loge, "Ach! wat heerlijke vertooning". 16) 't Voldaan Verlangen, "Zingen wij eenlied in 't ronde!". 17) Kenteken der Broederen van Peters Orde, "Getrouwe Schaar! beroemd Geslacht". 18) Lessen voor een "nieuwaangenomen" Schildknaap, "In dees verlichte Plaats tot Schildknaap aangenomen". 19) De beste Keuze, "Gij, die u voor Cupido buigt". 20) Exortations à un Nouveau Frere (Esortazioni a un nuovo Fratello), "Vous qui montrez de l'embaras" (Voi che siete imbarazzato). 21) Omzichtigheid van Peters Orde, "Hoe gelukkig brengt men 'd uuren". 22) Geestigheid van Peters Orde, "Kom, zangster! zoo ooit iets totzang u porde". 23) L'Age d'Or (L'Età d'Oro), "Le Philosophe entêté" (Il Filosofo testardo). 24) Menuet, "Welk een schittring, welke straalen!". 25) Plenitudo Legis, "Ecce quam bonum" (canone a 4). 26) Rondo, "Fillis! vool aanminnigheeden". 27) Oprechte Belijdenis, "Ver van't gewoeld der Steede" 28) Da Waare Menschliedvendheid, "Wie u op klaaren dag" 29) St. Peters Broederschaps aanprijzing aan de schoone Sexe, "Zoekt ge een minnaar, zei Irene". 30) De Ongeveinsdheid, "ô Lasterziek Gemeen!". 31) De Vergenoeging, "De blinde waereld dwaalt". 32) Feestdag van St. Peters Orde, "Nu vieren wij weêr blij". 33) Gelukstaat van Peters Orde, "Komt Broeders! laat ons vrolijk kweelen". 34) Zucht tot Vriendschap, "Lieve Vriendschap! op de reden". 35) Keeten der Eendragt van Peters, "Belust op rust, zo staaken wij Orde heden". 36) De Oprechtheid, "De Oprechtheid was den mensch ontwecken". 37) Aanspraak aan de ingewijde Ridders van St. Peters Orde, "Getrouwe Ridders! die ten eertrap opgesteegen". 38) Glans van Peters Orde, "Lang bloei' deez Broederschaar". 39) De Aart van St. Peters Orde, "Laat ons, daar wij't zaam vergaêren". 40) Plaisirs Marche (Marcia dei Piaceri), "Dans notre Ordre la gaîté" (Nel nostro Ordine la gaiezza). 41) Zang voor den grooten Dag, "Nu eens lustig onbedwongen". 42) bij de Receptie van een Nieuwen Grootmeester, "Treê op, beklim den zetel van onz'Orde!" 43) Couplets pour le V. M. de la Loge (Strofe per il Maestro Venerabile della Loggia), "Votre présence, Venerable" (La vostra presenza, Venerabile). 44) op de Vriendschap, "Is'er zoetheid die op aarde". 45) Bron van Zeden, "De geest vermoeid door zorg voor't leven". 46) Douceurs de l'Amitié (Dolcezze dell'amicizia), "De ce glorieux Empire" (Di questo glorioso impero). 47) Necessité du Melange (Necessità della fusione), "Vous, qui voïez que souvent" (Voi che vedete che spesso). 48) Portrait du Sage (Ritratto del Saggio), "Si dans le monde il est un Sage" (Se nel mondo vi è un Saggio). 49) De Broederlijke Vriendschap, "Laat ons 't zaam in Vriendschap leeven". 50) Vrijheid het doelwit van Peters Orde, "Wijk Duisternis voor 't licht der Reden". 51) 't Orakel voor St. Peters Orde, "ô Sterveling die met uw krachten't Waare Welzijn". 52) Planette de St. Pierre (Pianeta di S. Pietro), "Que l'Ordre que nous enchaine" (Che l'Ordine che ci incatena). 53)) Verdediging van St. Peters Orde, "Vergeefsch ist't dat men ons durft laaken". L'Ordine di San Pietro, sul cui conto ben poco è noto, aveva connotazione templare e seguiva sostanzialmente il Sistema della Stretta Osservanza, per altro scarsamente diffuso, a quanto pare, nei Paesi Bassi. (Illustrazione: Frontespizio della raccolta "Liederen der Orde van St. Peters voor de Loge de Zon", Amsterdam, 1781. Utrecht, Instituut voor Muziekwetenschap der Rijksuniversiteit). NOTE AL PARAGRAFO 8. Nota 1: E' d'obbligo, in questa sede, il rinvio all'opera di Margaret C. Jacob, "The Radical Enlightment: Pantheists, Freemasons and Republicans" (L'Illuminismo radicale: panteisti, massoni e repubblicani), George Allen & Unwin, London 1981 (trad. it.: Il Mulino, Bologna 1983). Si veda anche Chiara Giuntini, "Panteismo e ideologia repubblicana: John Toland (1670 - 1722)", Il Mulino, Bologna 1979. Nota 2: Cfr. Gilbert W. Daynes, "The Duke of Lorraine and Enghlish Freemasonry in 1731" (Il Duca di Lorena e la Massoneria inglese nel 1731), in "Ars Quatuor Coronatorum", 37 (1924), pp. 107-128; Edward E. Stolper, "The Initiation of the Duke of Lorraine" (L'Iniziazione del Duca di Lorena), ibid., 95 (1982), pp. 170-179. Nota 3: "Constitutions, histoires, loix, charges, reglements, et usages, de la tres venerable confrairie des Acceptès Franc-Maçons [...] Traduit de l'Anglois par Jean Kuenen, Député Grand Maître des Loges Regulieres en Hollande [...]" (Costituzioni, storie, leggi, cariche, regolamenti e usanze della venerabile confraternita dei Massoni Accettati [...] Tradotta dall'inglese da Jean Kuenen, Gran Maestro Deputato delle Logge Regolari d'Olanda [...]). A La Haye, Aux depens de l'Autheur, Par Corneille van Zanten, Imprimeur orrdinaire de cette ville, 1736; "De Instellingen, historien, wetten, ampten, orders, reglementen en gewoontens, van de zeer voortreffelyke broederschap der aengenomene Vrye Metselaers [...] Uyt het Engelsch Vertaelt door Johan Kuenen, Gedeputeerd Grootmeester in alle de Loges van Holland [...]" (Costituzioni, storie, leggi, cariche, regolamenti e usanze della venerabile confraternita dei Massoni Accettati [...] Tradotta dall'inglese da Jean Kuenen, Gran Maestro Deputato delle Logge Regolari d'Olanda [...]), In's Gravenhage, by Cornelis van Zanten, Stads en Kleinzegel Drukker, op't Spui, 1736. Nota 4: Benjamin Franklin (Boston, 17-I-1706 - Filadelfia, 17-IV-1790), buon dilettante di musica (suonava l'arpa, la chitarra e il dulcimer, un tipo di salterio a corde percosse), è noto in campo musicale soprattutto per l'invenzione della "Glasharmonica" o armonica a bicchieri (1762). Venuto a Londra per la prima volta nel 1724 per apprendere l'arte tipografica, entrò a contatto con gli ambienti della massoneria locale, ma richiese l'affiliazione solamente dopo il suo ritorno a Filadelfia (1729). La Loggia "Saint-John" presso la quale egli fu iniziato è la prima officina americana di cui si abbia notizia. Divenuto il 24 giugno 1732 "Junior Grand Warden" (e cioè secondo Gran Sorvegliante), nel 1734 fu eletto alla carica di Gran Maestro della Pennsylvania e in quello stesso anno diede alle stampe le Costituzioni di Anderson, primo libro di carattere massonico edito in America; il 10 giugno 1749 ebbe la nomina a Gran Maestro Provinciale. Nel corso dei suoi frequenti viaggi in Europa, Franklin non mancò di frequentare gli ambienti massonici, specialmente a Parigi: fra l'altro, fu Maestro Venerabile presso la Loggia "Les Neuf Soeurs" (Le Nove Sorelle, 1779-1781). Nota 5: Le otto ristampe conosciute, tutte eseguite ad Amsterdam e tutte senza indicazione di editore, sono datate due nel 1745 e le altre negli anni 1752, 1758, 1763, 1766, 1771, 1778. Nota 6: Il titolo di questa raccolta venne in parte ripreso in una pubblicazione posteriore d'un ventennio curata dal Du Bois (il quale fu Gran Segretario, 1765-1773, della Gran Loggia dei Paesi Bassi) ed edita da R. van Laak (collaboratore il primo e stampatore il secondo de "La lire maçonne" di cui si dirà fra breve): "La Muse Maçonne, ou Recueil de Poésies diverses, Odes, Cantates et Discours, en Vers et en Prose, concernant la Maçonnerie. Rédigé et mis en ordre par le Fr. D. B., première partie" (La Musa Massonica, o Raccolta di poesie diverse, odi, cantate e discorsi, in versi e in prosa, riguardanti la Massoneria. Redatta e riordinata dal Fratello Du Bois, prima parte), Rutger van Laak, L'Haye 1773 (Wolfstieg, n. 39735; pp. 157; nulla si conosce in merito ad un'eventuale seconda parte di quest'opera). Nota 7: Cfr. Albert Dunning, "Count Unico Wilhelm van Wassenaer (1692 - 1766). A Master unmasked or The Pergolesi-Ricciotti Puzzle solved" (Il conte Unico Wilhelm van Wassenaer (1692 - 1766). Un maestro smascherato o L'enigma Pergolesi-Ricciotti risolto), Frits Knuf, Buren 1980. I concerti furono poi riediti da John Walsh a Londra nel 1755 impropriamente sotto il nome di Carlo Bacciccia Ricciotti. E' appena il caso di sottolineare in questa sede che tali concerti, generalmente ancora riprodotti nelle stagioni concertistiche e sui dischi sotto il nome di Pergolesi, sono fra le opere strumentali più note del primo Settecento. Non si dimentichi, fra l'altro, che la Tarantella del balletto "Pulcinella" di Stravinskij (su musiche di Pergolesi) prende a prestito l'ultimo tempo del Secondo dei "Concerti Armonici" ora restituiti a Wassenaer. Nota 8: Cfr. Edward E. Stolper, de Vignoles, Provincial Grand Master of Foreign Lodges" (Altre notizie su de Vignoles, Gran Maestro Provinciale delle Logge Straniere), in "Ars Quatuor Coronatorum", 96 (1983), pp. 211-218. Nota 9: "Les devoirs, statuts ou réglements généraux des FF.: M.: mis dans un nouvel ordre, et approuvés par la Grand Loge des Sept provinces unies des Pays Bas" (I doveri, statuti o regolamenti generali dei Massoni, riordinati ed approvati dalla Gran Loggia delle Sette province unite dei Paesi Bassi), Rutger van Laak, 's Gravenhage 1761 (testo francese e olandese). Nota 10: Esemplare della Sächsische Landesbibliothek di Dresda. Copia della quarta edizione (1787) si trova presso la Biblioteca del Grande Oriente d'Italia (Roma), Fondo Lattanzi. CAPITOLO SECONDO: NUOVI SPAZI MUSICALI. (Illustrazione: Frontespizio e prima pagina del manoscritto della cantata "Amphion" di Luigi Cherubini, 1786. Kraków, Biblioteka Jagiellonska). Paragrafo 9: Le attività musicali delle logge parigine. "Toutes les fois qu'on tient loge, on chante toujours du moins les chansons des Compagnons et des Aprentifs" (Ogni volta che c'è riunione di loggia si cantano almeno le canzoni dei Compagni e degli Apprendisti). L'affermazione, raccolta da Roger Cotte (nota 1), si trova in uno dei tanti pamphlets antimassonici, opera generalmente di rinnegati, di persone che erano uscite dall'Ordine. Il libello in questione, edito nel 1745 a Francoforte sul Meno (ma il frontespizio reca l'indicazione di Amsterdam) dallo stampatore Van Duren (in realtà Düren), s'intitolava "Les Secrets de l'ordre des francs-maçons, dévoilés et mis au jour par Ms P." (I segreti dell'ordine dei massoni svelati e messi in luce dal Signor P.; Wolfstieg, n. 29962). Ne era autore l'abate Gabriel-Louis Calabre Pérau (1700 - 1767), che già aveva pubblicato quel testo, in forma più ridotta, a Ginevra nel 1742 ("Le Secret des francs-maçons", Il segreto dei massoni; Wolfstieg, n. 29956), dedicandolo a quel "Très Vénérable Frère Procope, medecin et Franc-Maçon, l'un des Vénérables des vingt-deux loges établies à Paris" (Venerabile Fratello Procope, medico e massone, uno dei venerabili delle ventidue Logge stabilite a Parigi) di cui già ci siamo occupati. Le "chansons" cui si riferiva Pérau erano, sembrerebbe ovvio, "Art divin, L'Etre suprême" (Arte divina, l'Essere supremo) e "Frères et Compagnons" (Fratelli e Compagni), ma è probabile che l'autore intendesse indicare l'insieme dei quattro canti "tradizionali" inseriti nell'edizione originale delle "Constitutions" inglesi e ripresi da Naudot nel proprio canzoniere. A differenza di quanto accadde in Germania, tuttavia, i musicisti francesi non prestarono attenzione alla produzione di melodie e, come ho già avuto occasione di far notare, le raccolte di canti munite di apparato musicale furono rare e qualcuna non ebbe neppure la necessaria diffusione a stampa (nota 2). Che la musica fosse praticata durante i riti di loggia, tuttavia, è cosa risaputa e il Cotte ne ha ripetutamente fornito le prove; per di più occorre sottolineare che alcune raccolte liederistiche tedesche, complice anche il fatto che sovente i lavori di loggia si tennero in Germania, e per lungo tempo, in lingua francese, accolsero canti nella lingua di Voltaire e che non pochi di quei canti furono composti da autori tedeschi. Pilastro portante dei riti era la "colonne d'harmonie" (colonna di armonia), espressione con la quale si designava un complesso strumentale costituito da strumenti a fiato; inizialmente improntate alla musica militare (corni da caccia e trombe, col sostegno dei timpani), come si conveniva ad un'istituzione in cui erano largamente presenti i militari e che si era dotata di regolamenti assai prossimi a quelli di un ordine cavalleresco, quelle "colonne" si trasformarono poi in organismi strumentali meglio definiti e generalmente formati da coppie di oboi (che poi cedettero il passo ai clarinetti), corni e fagotti. Poiché il termine "harmonie" (o "musique d'harmonie") è quello col quale i francesi designano la nostra "banda" (che i tedeschi, a imitazione dei francesi, chiamano "Harmonienmusik"), e cioè un complesso formato da strumenti a fiato (più la percussione), l'espressione "colonne (emblema massonico) d'harmonie" finì coll'indicare il gruppo di fiati di genere misto, e cioè formato da legni e ottoni (mentre il complesso di soli ottoni si chiama "fanfare"), presente nei riti di loggia. Roger Cotte, che ha dedicato un intero capitolo del suo libro alla "colonne d'harmonie" (nota 3), ha documentato la presenza di tali complessi in varie logge, attive fra il 1774 e il 1813, e formati da un minimo di sei strumentisti (ma vi sono casi di officine "povere" che disponevano solamente di tre musicisti) a un massimo di sedici: quest'ultimo, ad esempio, è il caso della Loggia "La Candeur" (Il Candore, fondata il 2 aprile 1775) che nel 1776 disponeva di un organico strumentale formato da sette clarinetti, due oboi, due flauti, tre corni e due fagotti. Non di rado, poi, alla guida di tali gruppi si eleggeva un maestro di musica con la qualifica di "directeur de la musique" (direttoere della musica) o di "surintendent de l'harmonie" (sovrintendente dell'armonia) o, usando un'espressione più emblematica, di "architecte de la musique" (architetto della musica). Ne consegue che molte logge (il discorso vale soprattutto per Parigi) disponevano di strumentisti, non necessariamente iniziati all'Ordine (nota 4), i quali venivano "reclutati" per lo più fra quelli in forza alle varie istituzioni. Al tempo stesso, la presenza della musica nei lavori di loggia agevolò l'organizzazione delle attività musicali collaterali (i concerti in loggia e i concerti predisposti in altre sedi a scopo di beneficenza), procurando ingaggi professionali agli strumentisti e incrementando la committenza di nuove opere nei confronti dei compositori, anche fra quelli di più riconosciuto valore, molti dei quali ebbero stretti rapporti con la Fratellanza. Un'idea ben precisa del peso esercitato dai musicisti all'interno della Fratellanza, nel quarantennio compreso fra il momento della creazione del Grande Oriente (1773) e la caduta di Napoleone (1814), è data dal fatto che, secondo quanto ci ha rivelato Roger Cotte (nota 5), fra essi si contano un centinaio di strumentisti appartenenti all'orchestra dell'Opéra (cioè dell'Académie Royale de Musique), mentre ventotto, e tutti membri della Loggia "Saint-Jean de Palestine" furono quelli provenienti dall'orchestra del Théâtre Italien (Opéra-Comique). Effimera e irregolare, l'attività musicale delle e nelle logge è documentata in maniera assai scarsa e sempre in termini molto generici. Fuori della cerchia parigina, poi, quasi nulla è venuto alla luce e quel poco non presenta un conveniente interesse storico se non nel caso, del tutto eccezionale, di Versailles, la regale appendice della Capitale. L'ambiente musicale massonico di Versailles è stato minuziosamente indagato da Roger Cotte (nota 6) ed è da questa fonte, pertanto, che occorre trarre i dati essenziali. Nel vistoso ventaglio di coloro i quali erano impegnati a vario titolo presso la Corte (funzionari, ufficiali, valletti, gentiluomini investiti di mansioni speciali o di privilegi, servitori di livello medio-alto), molti erano gli affiliati all'Ordine. Una vera e propria "Loge du Roy" (Loggia del Re) era stata creata nell'autunno del 1739 e di essa facevano parte parecchi dei familiari di Luigi XV (è una questione sempre aperta quella dell'effettiva iniziazione del "Bien-Aimé", come pure del di lui successore Luigi XVI) e non pochi fra i "servitori" del sovrano. Di minore consistenza (forse appena una decina di adepti) era, invece, un'altra officina legata alla Corte, quella chiamata "Loge Royale des Petits Appartements de Versailles" (Loggia Reale degli Appartamenti di Versailles). Successivamente, nell'ottobre del 1745, si era provveduto a creare, sempre a Versailles, una terza loggia che aveva assunto il non meno vago titolo di "La Chambre du Roy" (La Camera del Re) e che opererà sino al 1756. Oltre ad un certo numero di cantori, fecero parte di quel consesso due violinisti, il ben noto Louis-Gabriel Guillemain (Parigi, 15-XI-1705 - 1-X-1770), dal 1737 impegnato come "Ordinaire de la Musique de la Chapelle et Chambre du Roy" (Direttore della Musica della Cappella e Camera del Re), uno dei protagonisti della civiltà strumentale francese del XVIII secolo e virtuoso affermatissimo, e Antonio; quest'ultimo, di cognome Guido e di nome Giovanni Antonio, era un musicista di origine genovese (nato intorno al 1680), che verso il 1700 si era portato a Parigi e sino al 1726 era stato "maître de musique" (maestro di musica) presso i duchi di Orléans, Filippo II e Luigi. Una nuova loggia "à l'Orient de la Cour" (Ad Oriente della Corte) vedrà la luce a Versailles solamente il 1° agosto del 1775, dopo un ventennale silenzio: l'officina, che aveva carattere "militare" (logge di questo tipo s'erano costituite in Francia a partire dal 1732, ma è solamente dopo il 1773 che se ne videro nascere in gran numero), si era posta allora sotto la protezione dei tre fratelli della Casa Regnante, Luigi XVI, il conte di Provenza e il conte di Artois ed aveva preso il nome, perciò, di "Les Trois Frères Unis" (I Tre Fratelli Uniti). Sembra che due soli musicisti, e di poco conto, abbiano fatto parte di quest'ultimo consesso, tal Jean-Joseph Nihoul (Liegi, 26-III-1746 - Versailles, ?), un cantore falsettista che si esibì anche al "Concert Spirituel", e un certo Dubut. In conseguenza d'incontrollati dissapori sorti all'interno della Fratellanza, dal grembo di quella loggia, poi sciolta nel 1788 ma ricostituita nel 1803 "à l'Orient de Paris" (All'Oriente di Parigi) sotto il titolo di "Les Frères Unis" (I Fratelli Uniti), due altre officine uscirono alla luce: "Le Patriotisme" (Il Patriottismo) il 14 febbraio 1780 e "La Concorde" (La Concordia) il 7 marzo 1781. Di quest'ultima fu membro (il suo nome è registrato negli anni 1785-86) il violinista e compositore Rodolphe Kreutzer (Versailles, 16-XI-1766 - Ginevra, 6-I-1831), il dedicatario della celebre Sonata op. 47 di Beethoven, l'emulo di Viotti e il celebrato autore di molte opere strumentali (fra cui diciannove concerti per violino), di una quarantina di opéras-comiques e di varie musiche per le feste del tempo della Rivoluzione. E' però alla Loggia "Le Patriotisme à l'Orient de la Cour" (Il Patriottismo all'Oriente della Corte) che occorre guardare con particolare attenzione, poiché ad essa furono associati molti musicisti. Fra le centinaia di persone (per lo più funzionari di corte) che essa accolse in quei pochi anni che la separano dagli eventi della Rivoluzione, furono una quarantina i musicisti, strumentisti o cantori inquadrati nei ranghi della Cappella, della Camera e della "Musique Militaire", che fecero parte di quel consesso. I nomi registrati non investono il mondo della storia della musica se non a livello meramente locale. L'elenco dei musicisti meno oscuri potrebbe essere aperto col nome di Gilles-Louis Chrétien (Versailles, 5-II-1754 - Parigi, 4-III-1811), un violoncellista, poi passato al servizio di Napoleone, cui si devono alcuni scritti d'interesse musicale e l'invenzione di un apparecchio, il "physionotrace", prefigurazione della macchina fotografica, che doveva servire per disegnare ritratti. Di maggiore consistenza è, sicuramente, la figura di Michel-Joseph Gebauer (nato a La Fère, Aisne, nel 1763 e morto durante la ritirata di Russia nel dicembre del 1812); oboista, membro della Garde a Versailles dal 1777, insegnante al Conservatoire parigino negli anni 1795-1802, direttore della musica della Guardia Imperiale e al seguito di Napoleone dal 1805, Gebauer lasciò una considerevole quantità di musiche strumentali (fra cui oltre duecento marce militari). Fra gli strumentisti figurano poi André-Jean Gallet (Parigi, 15-V-1755 - ?), il fagottista Charles Duret (Noves, ora Bouches-du-Rhône, 12-II-1749 - ?, dopo il 1816), l'organista Jean-Baptiste-Nicolas Marrigues (Versailles, gennaio 1757 - Parigi, 15-III-1834), il suonatore di "taille" Louis-Augustin Richer (Versailles, 26-VII-1740 - Parigi, 6-VII-1819), il maestro di clavicembalo della regina Charles Simon. D'un certo interesse è la presenza dei fratelli Julien-Amable Mathieu (Versailles, 31-I-1734 - Parigi, 6 o 9-IX-1811), violinista e compositore che fu direttore della Chapelle Royale dal 1765 al 1791 e poi direttore della Chapelle de l'Empereur, e Michel-Julien Mathieu detto Lepidor (Fontainebleau, 8-X-1740 - dopo il 1800), letterato, violinista e compositore di opere teatrali e di musiche strumentali. La lista comprende, inoltre, Armand-Jean-François-Joseph Vanderhagen (Anversa, 26-IV-1744 - Parigi, luglio 1822) il quale, trasferitosi a Parigi nel 1785 come clarinettista nel Corpo delle Guardie, nel 1788 ne divenne il direttore. Dopo la Rivoluzione, fu direttore della Musique de la Garde Nationale e poi de la Garde des Grenadiers de l'Empereur; autore di vari metodi per flauto, clarinetto e oboe, lasciò numerose composizioni strumentali, specialmente arrangiamenti per strumenti a fiato di arie operistiche. La lista dei musici massoni attivi a Versailles è poi completata da una serie di cantori, fra i quali si distinguono Joseph Bucciarelli, un castrato probabilmente di origine italiana, e i falsettisti François-Gilbert Murgeon e Jean-Joseph Nihoul (già citato). Il più autorevole dei musicisti operanti nella Loggia "Le Patriotisme" risponde al nome di François Giroust (Parigi, 9-IV-1737 - Versailles, 28-IV-1799), cui va il merito di aver lasciato, fra l'altro, una ragguardevole quanto singolare testimonianza di musica rituale massonica (ma nel catalogo delle sue opere figuravano una ventina di composizioni di contenuto massonico). Fanciullo cantore in Notre-Dame a Parigi, giovanissimo (nel 1756, anno in cui era stato consacrato sacerdote) ebbe la nomina a maestro di cappella nella Cattedrale di Ste.-Croix a Orléans, dirigendo poi (dal 1762, l'anno in cui l'abbé Giroust esordì al "Concert Spirituel") l'orchestra della locale Académie de Musique. Dal 1769 fu maître de musique nella Maîtrise des Saints-Innocents di Parigi e dal 1775 alla Chapelle Royale. Abbandonato l'abito talare e cresciuto in fama al punto di permettersi di sposare Marie-Françoise d'Avantois de Beaumont, cugina dell'arcivescovo di Parigi, nel 1780 divenne "surintendent de la Musique de la Chambre du Roy" (sovrintendente della Musica della Camera del Re). Autore di molte pagine di musica sacra (fra cui la Missa brevis "Gaudete in Domino semper" eseguita a Reims per l'incoronazione di Luigi XVI l'11 giugno 1775), di oratori, di qualche pagina teatrale, di cantate, si affermò soprattutto come compositore di musiche per le feste della Rivoluzione e di canti patriottici, tanto che nel 1796 fu nominato membro dell'Institut de France, appena creato nell'ottobre 1795 dopo lo scioglimento dell'Académie de France. Iniziato alla massoneria a Versailles, probabilmente nell'anno stesso in cui venne costituita la Loggia "Le Patriotisme" (1780), elaborò una serie di opere massoniche su testi del poeta François-Felix Nogaret (1740 - 1831) che questi diede alle stampe in una sua propria raccolta in due parti, "Fictions, discours, poèmes lyriques et autres pièces adonhiramites par M. Félix Nogaret, de la Société Patriotique de Versailles et de celle des Neuf-Soeurs de Paris; membre de plusieurs Académie, Philalèthe du College de Lille, Bibliothécaire de Madame la Comtesse d'Artois" (Recite, discorsi, poemi lirici ed altri pezzi adonhiramiti scritti dal Signor Félix Nogaret, della Società Patriottica di Versailles e di quella delle Nove Sorelle a Parigi, membro di molte Accademie, Filaleta del Collegio di Lille, Bibliotecario della Contessa d'Artois), A Memphis (= Versailles), chez Teragon, grand rue, au Foi qui vend la Sagesse, 5787 (= 1787), di cui la prima contiene una serie di piccoli lavori teatrali in un atto (tranne l'ultimo, che è un "drame en trois actes", dramma in tre atti), o di "poèmes" e "scènes lyriques", e in versi liberi, in parte già pubblicati separatamente: 1) "Irruption de l'Océan dans la partie du Globe appelée aujourd'hui La Méditerrannée", poème lyrique-allégorique ("Irruzione dell'Oceano in quella parte del Globo chiamata oggi Mediterraneo", poema lirico-allegorico). 2) "Gédéon, ou Le Renoncement au pouvoir absolu", poème lyrique (Gedeone, o La Rinuncia al potere assoluto", poema lirico). 3) "Les Inquiétudes et les charmes de l'amitié", parodie ("Le Inquietudini e le attrattive dell'amicizia", parodia). 4) "L'Amour banni des jardins de Minerve" ("L'Amore bandito dai giardini di Minerva"). 5) "Inauguration du portrait d'un hiérophante sortant d'exercice" ("Inaugurazione di un ritratto di un gerofante nell'eserizio dei suoi doveri"). 6) "Le Renversement du Temple de Dagon, ou La Chute d'un Temple de Profanation" ("Il crollo del Tempio di Dagon, o La Caduta di un Tempio di Profanazione"). 7) "Alceste, rendue à la lumière, ou le triomphe de l'amitié", scène lyrique ("Alceste tornato alla luce, o il trionfo dell'amicizia", scena lirica). 8) "L'Ombre de Samuel", poème lyrique ("L'Ombra di Samuele", poema lirico). 9) "Oreste délivré de ses fureurs" ("Oreste liberato dai suoi furori"). 10) "Le Retour de Phaon" ("Il Ritorno di Faone"). 11) "Le Sacrifice d'Abraham", poème lyrique ("Il Sacrificio di Abramo", poema lirico). 12) "Appel à la Bienfaisance", scène lyrique ("Appello alla Beneficenza", scena lirica). 13) "Le Réveil d'Adam" ("Il Risveglio di Adamo"). I nn. 1, 2, 6, 7, 8, 12 e 13 figurano anche in una successiva raccolta di opere varie del Nogaret intitolata "Le Retour à la Sagesse ou la Rentrée des Hommes dans le Temple, et des Femmes dans le Jardin, par le F. Félix Nogaret, de l'Académie des Sciences et Beaux-Arts de Marseille, de l'ancienne L. des Noef-Soeurs; ex V. de la R. L. du Patriotisme à l'O. de Versailles. Nouvelle Editions, divisée en deux parties" (Il Ritorno alla Saggezza o Il Rientro degli Uomini nel Tempio, e delle Donne nel Giardino, scritto dal Fratello Félix Nogaret, dell'Accademia delle Scienze e Belle-Arti di Marsiglia, dell'antica Loggia delle Nove Sorelle ex. V. della R. L. del Patriottismo all'O. di Versailles. Nuova Edizione, divisa in due parti), A Paris chez Caillot 1807 (nota 7). Si sa che le musiche per i nn. 1, 3, 4, 5, 6, 7, 10 e 12 erano state composte da Giroust, autore anche delle musiche per due altri componimenti contenuti nella raccolta del 1787: "Quel motif nous anime" (Quale motivo ci anima) e "Ciel de quel bruit retentissent les airs?" (Cielo, di quale rumore risuona l'aria?"), mentre ignoti sono rimasti gli autori delle musiche per i nn. 2, 8, 9. Tutte le partiture in questione, comunque, sono perdute, ad eccezione, forse, di quella del n. 11 (che il "Quellen-Lexicon" dell'Eitner dice conservata negli archivi dell'Opéra parigina), dovuta a Michel-Julien Mathieu, al quale si deve anche la composizione n. 6 (un testo che, come si è visto, fu utilizzato anche da Giroust). Un caso particolare è quello del n. 13, la cui musica è opera di un compositore noto come Marc (nota 8). L'edizione del 1787 propone, inoltre, il testo di una cantata funebre che nella nuova raccolta del 1807 reca il titolo di "Cantate funèbre et cérémonie analogue, adoptée par plusieurs Orients" (Cantata funebre e cerimonia analoga, adottata da diversi Orienti) con la specificazione "Musique de Bianchi" e la precisazione "on peut se procurer la partition en s'adressant à lui, au théâtre des Jeunes élèves, rue de Thionville, à Paris" (si può ottenere la partitura rivolgendosi a lui, al teatro dei Giovani allievi, rue de Thionville, a Parigi); su tale cantata, che era stata composta da Antonio Bianchi nel 1786, avrò occasione di dire qualcosa nel corso del paragrafo 12. Composizioni come quelle sopra citate venivano proposte, per lo più, in occasione di manifestazioni (spettacoli e concerti) organizzate, a scopo di beneficenza (nota 9), dalla "Société Patriotique", emanazione dell'omonima toggia; tali manifestazioni, talvolta coronate da notevole successo (nota 10) si tenevano, generalmente, o all'hôtel des Chevau-Légers (l'attuale Salle des Ventes) e al Théâtre Montansier (ora Théâtre Municipal) o nel tempio stesso della loggia; non mancano i casi, tuttavia, di rappresentazioni avvenute in teatrini di altre cittadine (come avvenne per "Gédéon", una "pièce représentée à l'Orient de Compiègne, par le FF. de cet O.", un pezzo rappresentato all'Oriente di Compiègne dai Fratelli di quell'Oriente). Unica testimonianza superstite della produzione massonica di Giroust è la cantata "Le Déluge" (Il Diluvio), qualificata come "rituel maçonnique funèbre" (rito funebre massonico). Composta nel 1784 su un testo del prediletto Nogaret per accompagnare la cerimonia funebre in onore di un Fratello il cui nome non ci è stato tramandato, la cantata, che prevede l'impiego di tre voci soliste (due tenori e basso), un coro maschile a tre voci e un apparato strumentale formato dal gruppo degli archi, dalla consueta "colonne d'harmonie" (due clarinetti, due corni e due fagotti) e dai timpani, è articolata in cinque sezioni. Riportata alla luce da Roger Cotte (nota 11), l'opera è stata da questi analizzata a dovere. Che si tratti di un documento singolare, stante l'unicità appunto della composizione, è fuor di dubbio; contestabile, invece, è la sua rilevanza sul piano artistico: mediocre e banale, essa sembrerebbe convalidare il lapidario giudizio che il Fétis diede del Giroust dopo averne visionato le opere manoscritte acquisite dalla Biblioteca del Conservatorio parigino: "J'ai examiné cette musique, et je puis déclarer que tout est misérable, d'un mauvais style et mal écrit" (Ho esaminato questa musica e posso dichiarare che è del tutto povera, di un cattivo stile e mal scritta) (nota 12). Opache e generiche, si diceva prima, sono le testimonianze superstiti relative ai concerti in loggia. Così, per una manifestazione di tutto rispetto e che dovette rappresentare un evento straordinario, quale fu l'esecuzione del "Carmen Saeculare" di François-André-Danican Philidor il 19 gennaio 1780, per altro già fatto conoscere l'anno prima alla Freemasons' Hall di Londra (nota 13), nulla di preciso è dato di sapere. Il lavoro, che certamente non fu presentato per intero al "Concert Spirituel", dove tuttavia furono ripetutamente programmate esecuzioni della prima e della seconda parte, fu realizzato al Palais des Tuileries nella Salle des Cent-Suisses (qui si tenevano, appunto, le manifestazioni del "Concert Spirituel"), probabilmente nel corso d'una qualche manifestazione legata agli ambienti della massoneria. Il fatto è che le esecuzioni di musiche non propriamente rituali, ma accettate (o addirittura commissionate) nelle officine, non dovevano essere cosa rara, e però di quelle pagine, che spesso avevano vita effimera, non restano quasi tracce né nelle cronache del tempo, né nei "livres d'architecture" (libri d'architettura), i registri nei quali il segretario d'una loggia trascriveva i verbali ("plances tracées") dei lavori svolti. La composizione di Philidor, ad ogni modo, potrebbe essere stata presentata, già lo si è visto (cfr. paragrafo 4), o per iniziativa della Loggia "Les Noeuf Soeurs" oppure, ritengo più verosimilmente, per conto della Loggia "L'Olympique de la Parfaite Estime", creata meno di due mesi prima (27 novembre 1779) e che nel maggio del 1782 darà vita alla "Société du Concert de la Loge Olympique" (Società dei Concerti della Loggia Olimpica). Fra le manifestazioni più frequenti si possono contare le commemorazioni funebri in onore dei Fratelli deceduti nel corso di un determinato anno e che regolarmente si tenevano in una qualche chiesa, e le celebrazioni delle grandi festività o patriottiche o religiose (fra le quali, per quanto riguarda la massoneria, si deve annoverare almeno anche quella della "Fête de la Saint-Jean") che potevano essere solennizzate con musiche appositamente scritte per l'occasione: messe, mottetti, Te Deum, sinfonie, marce. Due preziose testimonianze del genere sussistono, ad esempio, nei confronti del compositore, certamente non di primo piano, Etienne-Joseph Floquet (Aix-en-Provence, 25-XI-1748 - Parigi, 10-V-1785), direttore della musica nella Loggia "Saint-Jean d'Écosse du Contrat Sociale" (San Giovanni di Scozia del Contratto Sociale) dal 1773 alla morte. La prima attestazione riguarda la commissione, nell'ottobre 1772, da parte di Maximilien-Joseph Cassanéa de Mondonville, figlio del celebre compositore Joseph e membro della Loggia "Saint-Charles des Amis Réunis" (San Carlo degli Amici Riuniti), di una messa funebre in commemorazione del padre, messa che fu eseguita ai Petits Pèresm, producendo "une grande fermentation parmi les amateurs" (grande fermento fra gli appassionati), il 4 dicembre di quell'anno (nota 14). Il secondo documento è del novembre 1781 e consiste in un invito rivolto a tutti i Fratelli "à se retrouver dans l'Eglise de MM. de l'Oratoire; où nos FF. libres à talents [e cioè musicisti] exécutèrent le célèbre Te Deum du F. Floquet" (a ritrovarsi alla Chiesa della MM. dell'Oratorio, dove i nostri Fratelli di talento eseguiranno il celebre Te Deum del Fratello Floquet), per solennizzare la nascita del Delfino di Francia (Louis-Joseph) (nota 15). A proposito di Te Deum, poi, si potrà ancora ricordare quello eseguito nella Eglise des Cordeliers il 17 settembre 1777, per conto della Loggia "Les Noeuf Soeurs", in ringraziamento della riconquistata salute da parte del Gran Maestro del Grande Oriente di Francia, il duca di Chartres Louis-Philippe-Joseph d'Orléans: sfortunatamente, il documento che registra l'evento (nota 16) non dice chi fosse stato l'autore della musica (è improbabile, comunque, che potesse trattarsi di Nicolas-Marie Dalayrac, accettato in loggia solamente l'anno dopo). Manifestazioni di questo tipo erano certamente normali e, semmai, costituivano un'ulteriore conferma dell'intensità della vita musicale parigina nei decenni immediatamente precedenti la Rivoluzione. Il teatro e la chiesa fornivano le maggiori occasioni per promuovere e ospitare una produzione musicale che di anno in anno si faceva sempre più vivace e aggressiva, ampliando il repertorio e le modalità stesse di quel repertorio, e che interessava un pubblico sempre più vasto e più variamente articolato. Anche i palazzi nobiliari e i salotti borghesi, tuttavia, come pure le accademie e i "caveaux", i caffè e i casini, i parchi e i giardini erano luoghi di delizie musicali e potevano garantire la diffusione di musiche vocali e strumentali di altro genere. Da tempo in Parigi erano sorte istituzioni che avevano fatto del concerto pubblico la propria ragione di vita. La più famosa e storicamente importante era quella che aveva preso il nome di "Concert Spirituel" (perché inizialmente essa avrebbe dovuto proporre solamente pagine di musica spirituale e nei giorni in cui non si potevano tenere spettacoli teatrali). Fondata il 22 gennaio 1725 da Anne-Danican Philidor (1681 - 1728), fratello maggiore dell'autore del "Carmen Saeculare" o "ordinaire de la Musique du roi" (direttore della musica del re), l'istituzione, che si dedicò poi soprattutto alla proposta di musiche strumentali svolgendo la propria opera sino al 1784 nella Salle des Cent-Suisses del Palais des Tuileries e poi nella Salle des Machines del medesimo palazzo, sarà attiva sino al 1790: l'ultimo concerto, il n. 1280 della serie, fu tenuto il 13 maggio di quell'anno (nota 17). Il periodo di maggiore splendore dell'istituzione coincise con la direzione, fra il 1777 e il 1790, di Joseph Legros o Le Gros (Monampteuil, Aisne, 7/8-IX-1739 - La Rochelle, 20-XII-1793), un tenore (ma fu anche compositore) fra i più interessanti dell'epoca e che figura fra i membri della Loggia "Saint-Jean d'Écosse du Contrat Sociale" (San Giovanni di Scozia del Contratto Sociale) nel 1781. Per lungo tempo il "Concert Spirituel" non aveva conosciuto concorrenza se non, e alquanto moderatamente, fra le iniziative promosse, in modo più o meno sistematico, o a corte (a partire dal 1750 circa e sino alla Rivoluzione si registrano manifestazioni che vanno sotto il nome di "Concert de la Reine", Concerto della Regina) oppure da privati appassionati di musica e mecenati. Fra costoro il più eminente fu forse Alexandre-Jean-Joseph Le Riche de la Pouplinière (1693 - 1762), dilettante di talento, che diede vita ad una propria orchestra chiamando a dirigerla personalità come quella di Rameau (dal 1731 al 1753), cui succedettero prima Johann Stamitz, per un paio di anni, e poi François-Joseph Gossec (1755). Non vanno taciuti, comunque, i nomi di altri aristocratici che ospitarono concerti nelle proprie sontuose dimore: i baroni Charles-Ernest von Bagge (di cui ci occuperemo poi in particolare), d'Ogny (lo vedremo fra poco) e Louis-Auguste Le Tonnelier de Breteuil (1730 - 1807), i principi Louis-François Conti (1717 - 1776) e Louis-Armand-Constantin Rohan-Guémenée (1732 - 1794), Madame de Marsan (e cioè Marie-Louise de Rohan, nata nel 1720, sposata a Gaston-Jean-Baptiste-Charles de Lorraine, conte di Marsan), le contesse di Boufflers (Marie Charlotte Hippolyte de Campet, 1725 - 1800) e di Saint-Brisson, il maresciallo conte Philippe de Noailles (1725 - 1794), il marchese di Segnaily, nonché Louis-Joseph-Antoine Duplessis de Richelieu, duca di Fronsac e Armand Vignerol-Duplessis-Richelieu, duca d'Aiguillon (1720 - 1782). Sciolto nel 1763 l'organismo che tanto aveva contribuito a sostenere le sorti della musica strumentale francese (e negli ultimi tempi anche di quella tedesca), Gossec, che per alcuni anni fu al servizio dei principi Louis-Joseph Condé e Louis-François Conti (i Conti costituivano, lo si ricordi, il ramo cadetto dei Condé), avvertì l'opportunità di dar vita, nel 1769, a una società concertistica che prese il nome di "Concert des Amateurs" (Concerto degli Appassionati) e che, prevalentemente frequentata dalla nobiltà, aveva sede nel fastoso e storico hôtel de Soubise in rue des Francs-Bourgeois (l'attuale sede delle Archives Nationales) di proprietà del maresciallo di Francia Charles de Rohan, principe di Soubise (1715 - 1787), intimo di Luigi XV e affiliato alla massoneria. L'istituzione, che poteva giovarsi della collaborazione degli strumentisti facenti parte dell'Académie de Musique (e cioè dell'Opéra) o della "Musique du Roy", era mantenuta, è il caso di dirlo, con le quote di abbonamento ma soprattutto con le elargizioni dei mecenati, fra i quali i più generosi erano l'appaltatore generale delle imposte Charles-Marin d La Haye des Fosses (1736 - 1790 ?) e l'intendente generale delle poste Claude-Jean Rigoley, barone d'Ogny (1725 - 1793), padre di quel Claude-François Marie Rigoley, conte d'Ogny che esercitò una funzione primaria nella vicenda delle sinfonie scritte da Haydn per Parigi e del quale dovremo occuparci più a fondo in seguito. Il barone d'Ogny, di cui Voltaire in una lettera (a Jean-François de La Harpe, 14 aprile 1776) aveva detto: "C'est sans dout un grand génie et digne du siècle" (E' senza dubbio un gran genio e degno del secolo), aveva saputo riunire una vasta biblioteca, nell'ambito della quale anche la musica era cospicuamente rappresentata: a lui, fra l'altro, Jean-Baptiste Brèval consacrò la serie dei "Six Duos à deux violoncelles" op. II, pubblicata da Sieber nel 1776. A quel tempo, Gossec (che era nato nell'Hainaut, a Vergnies, 17 gennaio 1734 e morirà a Passy il 16 febbraio 1829) non era ancora stato iniziato, a quanto pare, alla massoneria: lo troveremo nelle liste della Loggia "La Réunion des Arts" (La Riunione delle Arti) nel 1781; ma i contatti con l'Ordine da parte di questo musicista, che sarebbe diventato famoso come autore di inni e canti per la Rivoluzione, non dovettero mancare. Certo, i dati cronologici a noi noti non consentono di definire i particolari: il fatto, ad esempio, che egli abbia dedicato le "Six Simphonies" op. VI (ca. 1762-63) al barone Charles-Ernest de Bagge, uno degli esponenti più in vista, come vedremo, della vita musicale "massonica" della Capitale, può solo costituire un precedente interessante per meglio collocare la figura del compositore di Anversa (così egli amava qualificarsi) all'interno del quadro qui tracciato. Lasciata la direzione del "Concert des Amateurs" nel 1773 per assumere quella del "Concert Spirituel", Gossec non abbandonò per questo l'istituzione da lui creata e vi eseguì ancora delle proprie composizioni, come è attestato da tre altre sinfonie uscite in raccolte in cui sono presenti altri autori pubblicate rispettivamente nel 1777, intorno al 1782 e intorno al 1785 con l'indicazione che esse erano state eseguite "au Concert Spirituel et au Concert des Amateurs" (o "à celuy de Messieurs les Amateurs") (nota 18). Si deve però dire che l'istituzione, sul conto della quale quasi nulla si conosce, era già stata sciolta nel gennaio 1781, probabilmente in seguito al dissesto di qualcuno dei suoi sostenitori (nota 19). In compenso, al pubblico parigino venivano proposti a getto continuo, il costume, a quanto pare, conobbe una notevole diffusione soprattutto a partire dalla metà degli anni Settanta, i cosiddetti "concerts de bénefice" (concerti di beneficio, a vantaggio dei virtuosi di passaggio nella Capitale) e i "concerts de bienfaisance" (concerti di beneficenza, il cui incasso era devoluto a opere di carità), questi ultimi frequentemente programmati dagli ateliers massonici, in obbedienza ai principi di filantropia e di benevolenza che guidavano l'Ordine. Il pubblico degli appassionati, inoltre, poteva contare sulle manifestazioni in abbonamento o per sottoscrizione promosse da altre organizzazioni quali il "Concert des Associés" (Concerto degli Associati), che inaugurò la propria attività il 19 dicembre 1770 in una sala confinante col Café de Frary in rue Montmartre, la celebre strada nella quale aveva sede anche il "Concert d'Amis" (Concerto di Amici) fondato nel 1772 ed emanazione della Loggia "Les Amis Réunis" di cui dirò fra breve. Due altre società (si tenga presente che la denominazione "società" era quella più comunemente usata per indicare i sodalizi di estrazione massonica impegnati sul fronte dell'organizzazione concertistica) devono ancora essere ricordate: la "Société du Concert d'Émulation" (Società del Concerto d'Emulazione) con sede nell'hôtel de Bullion in rue du Coq-Héron (su questa via si affacciava anche l'hôtel de l'Intendance des Postes dove abitavano i d'Ogny), attiva a partire almeno dal 1781 e la "Société Académique des Enfants d'Apollon" (Società Accademica dei Figli di Apollo) inaugurata il 27 maggio 1784 con sede in rue Dauphine (nella sala del Musée de Paris). La prima di queste due società, che operava nel palazzo in cui, lo si vedrà, si era installata la Loggia "L'Olympique de la Parfaite Estime", era una creazione della "Société Libre d'Émulation pour l'Encouragement des Arts Utiles" (Società Libera d'Emulazione per l'Incoraggiamento delle Arti Utili), già nota nel 1778 e frequentata anche da Benjamin Franklin (nota 20); una notizia pubblicata nel 1786, ci rende noto che la "Société du Concert d'Émulation", formata da dilettanti e da professionisti uniti in associazione, e fra i professionisti figuravano il compositore e violinista Isidore Bertheaume (Parigi, 1752 - San Pietroburgo, 20-III-1802), membro de "Les Amis Réunis" forse già dal 1774, e il violinista ed editore di musica Jean-Jérôme Imbault (Parigi, 9-III-1753 - 15-IV-1832), affiliato alla Loggia "Polymnie" nel 1777, teneva un concerto al mese, nelle ore fra il mezzogiorno e le due (nota 21). La seconda era una società di vecchia data, sorta nel 1741 e che però non aveva ancora esercitato una regolare attività musicale (nota 22): solamente nel 1784 gli associati decisero di "donner par an un concert public où seroient exécutées par ses membres des oeuvres composées également par ses membres" (dare nell'anno un concerto pubblico in cui venissero eseguite dai suoi membri delle opere composte sempre dai suoi membri) (nota 23). I concerti della "Société Académique des Enfants d'Apollon" (Società Accademica dei Figli di Apollo) si tenevano, come si è detto, in rue Dauphine nella sala del Musée de Paris. Qui aveva sede anche la "Société Apollonienne", che era una creatura della Loggia "Les Noeuf Soeurs". Sciolta nel 1790 e ricostituita nel 1806, la Società ebbe fra i propri membri Devienne, Philidor, Sacchini, Cherubini, Mazas, Haydn, Paisiello, Baillot, Clementi, C. Ph. E. Bach, Salieri, Dauprat, Bochsa, Taskin, i cantanti Crescentini e Garcia, per non parlare dei musicisti dell'Ottocento più inoltrato quali Liszt o Bottesini. Fondata il 17 novembre 1780 e presieduta da Antoine Court de Gébelin (1725 - 1784), un pastore protestante di grande cultura che nel 1779 era stato nominato segretario di quella loggia e che fu membro fondatore della Loggia "Les Amis Réunis", la "Société Apollonienne" concedeva largo spazio alle manifestazioni musicali: Louis Amiable (nota 24) ci ha fatto sapere che "La musique y avait aussi son rôle, et parfois la séance de lecture et de dèclamation était suivie d'un veritable concert" (Anche la musica giocava il suo ruolo e persino dopo la seduta di lettura e declamazione seguiva un vero e proprio concerto). Quella società si sarebbe presto trasformata (11 dicembre 1781) in una delle più autorevoli e ragguardevoli istituzioni della cultura francese, quel "Musée de Paris" (l'impiego del termine museo, in origine denominazione di quel "luogo sacro alle Muse" costruito in Alessandria d'Egitto per conservarvi manoscritti, opere d'arte e oggetti vari, è ben significativo nel contesto della cultura massonica) che doveva essere "particulièrement consacré à favoriser les progrès des plusieurs sciences relatives aux arts et au commerce" (particolarmente dedicato a favorire il progresso delle diverse scienze relative alle arti e al commercio) e restare in vita sino alla fine del 1785, quando esso venne soppiantato dal "Lycée" (altra istituzione che traeva il proprio nome dall'Antichità, richiamando in vita il luogo in cui Aristotele aveva fondato la propria scuola filosofica). Le finalità espresse dal Musée, mi sembra evidente, sostanzialmente non differivano troppo da quelle dell'effimera "Société des Arts" (Società delle Arti) che negli anni Trenta aveva goduto della protezione del conte di Clermont. La "Société Apollonienne" ebbe vita assai breve, poco più di un anno. Alquanto più lunga, invece, fu l'esistenza della "Société Académique des Enfants d'Apollon", sebbene l'organizzazione dei concerti annuali non fosse andata oltre il 1789; sopravvissuta sino al 1880, la Società si fece anche promotrice di una propria "Collection" (Raccolta) di testi letterari e di studi. Segnalo, infine, che altre associazioni concertistiche aprirono i battenti più tardi, nei primi anni della Rivoluzione e dell'epoca napoleonica: ad esempio, il "Concert au Club des Etrangers" (Concerto al Club degli Stranieri) in rue de Chartres nel 1790 (nota 25), il "Cercle de l'Harmonie" (Cerchia dell'Armonia) nel 1797 diretto dal cavaliere di Saint-Georges e con sede al Palais Royal negli antichi appartamenti degli Orléans, i "Concerts de la rue de Cléry" (Concerti di rue de Cléry) nel 1800 e infine i "Concerts de la rue de Grenelle" (Concerti di rue de Grenelle) nel 1803, a conferma del fatto che anche il "concerto pubblico" aveva ormai conquistato una posizione di primo piano nella vita culturale parigina. NOTE AL PARAGRAFO 9. Nota 1: Roger Cotte, op. cit., p. 27. Nota 2: Roger Cotte cita, a questo proposito (p. 29), una raccolta manoscritta predisposta ad uso personale (ma sarà proprio così?) dal canonico Alexandre-Guy Pingré (1711 - 1796), un insigne astronomo che fu Venerabile della Loggia "Les Coeurs simples de l'Etoile polaire" (I Cuori semplici della Stella polare; 1775-1789). Nota 3: R. Cotte, op. cit., pp. 37-50. Nota 4: Il Cotte cita addirittura il caso della Loggia "L'Anglaise 204" di Bordeaux i cui regolamenti del 1745 vietavano espressamente che i musicisti facessero parte della Fratellanza. In ogni caso, pare che un po' ovunque in Francia, e sino al 1820 circa, gli strumentisti chiamati a sostenere un ruolo nella "colonne d'harmonie" fossero ritenuti dei massoni di seconda categoria, assimilabili ai cosiddetti "Fratelli servitori" (l'equiparazione dei musicisti, posti alle dipendenze di una cappella o di un signore, ai "lacché", del resto, era cosa generalizzata in Europa), le cui prerogative erano limitate (fra l'altro, essi dovevano esercitare i propri compiti per lo più gratuitamente e solamente nei casi in cui si richiedeva loro di prestare servizio in una loggia diversa da quella in cui erano iscritti essi potevano pretendere una remunerazione). In proposito, si veda anche la "voce" Harmonie di Roger Cotte del "Dictionnaire" di Ligou (pp. 610-611). Nota 5: Ibid., pp. 66-67. Cotte elenca fra le logge dotate di una "colonne d'harmonie" d'una certa consistenza le seguenti: "Le Contrat Social" (Il Contratto Sociale, ventiquattro musicisti negli ani 1781-1786), "La Réunion des Arts" (La Riunione delle Arti, sedici, 1776-1789), "L'Olympique de la Parfaite Estime" (L'Olimpica della Perfetta Stima, quindici, 1780-1802), "Le Neuf Soeurs" (Le Nove Sorelle, otto, 1778-1806), "Les Amis Réunis" (Gli Amici Riuniti, sette, 1782-1788). Nota 6: Cfr. Roger Cotte, "Les Musiciens Francs-Maçons à la Cour de Versailles et à Paris sous l'Ancien Régime" (I musicisti massoni alla corte di Versailles ed a Parigi sotto l'Ancien Régime), tesi di dottorato, Université de Paris IV, 3 voll., 1982. Nota 7: Alcuni dei testi ripresi nella pubblicazione del 1807 recano cospicue varianti: così, "Le Sacrifice d'Abraham" si presenta come "Le Sacrifice d'Isaac" e la "Inauguration du portrait d'un hiérophante" si trasforma in "Inauguration du portrait du V. Ex-M. de la R. L. Ec. du Patriotisme, à l'O. de Versailles" (sciolta allo scoppio della Rivoluzione, la Loggia "Le Patriotisme" era stata ricostituita nel gennaio 1805). Nota 8: La pubblicazione di Nogaret del 1807 riporta in calce a "Le Réveil d'Adam" una lettera di Jean-François Le Sueur (il quale viene qualificato del titolo di "maître de musique de la Chapelle de l'Empereur", titolo acquisito nel 1804). Indirizzata a Nogaret il sabato 3 ventoso anno IX (= 22 febbraio 1801), tale missiva esalta le qualità tanto del poeta quanto del musicista concludendo: "Combien vous devez vous féliciter d'avoir un Musicien-Poëte de la trempe de Marc" (Come dovete rallegrarvi di avere un Musicista-Poeta della tempra di Marc). Codesto Marc è autore quasi del tutto sconosciuto, sul conto del quale, tuttavia, Arthur Pougin spende qualche parola, a motivo della falsa attribuzione a Le Sueur di un lavoro teatrale, "Arabelle et Vascos ou Les Jacobins de Goa" (Arabella e Vascos, o I Giacobini a Goa, rappresentata al Théâtre Favart il 21 fruttidoro anno II = 7 settembre 1794), di cui era autore invece il citato Marc. Cfr. François-Joseph Fétis, "Biographie Universelle des Musiciens et Bibliographie Générale de la Musique. Supplément et complément publiés sous la direction de M. Arthur Pougin" (Biografia universale dei Musicisti e Bibliografia generale della musica. Supplemento e complemento pubblicati sotto la direzione di Arthur Pougin), t. II, Paris 1880, pp. 159-160. Nota 9: Così, dell' "Appel à la Bienfaisance" (Appello alla Beneficenza), qualificato come "Scène demandé, et exécutée au Concert des Octogénaires à l'O. de Versailles" (Scena richiesta ed eseguita al Concert des Octogénaires all'Oriente di Versailles), nell'edizione del 1807 (che è quella da me seguita) dopo aver precisato che "Tout la Cour se rendit à ce Concert, qui eût lieu à la Salle du théâtre Montansier, à Versailles, et dont le produit passa 6.000 fr." (Tutta la Corte si recò a quel Concerto, il quale ebbe luogo nella Sala del teatro Montansier a Versailles, e il cui incasso superò i seimila franchi), è detto in nota: "Ce court morceau, mis en musique par le célèbre Giroust, "Génie-Concierge" au palais de Versailles, peut avoir valu aux indigens 6 à 7.000 fr." (Questo breve pezzo, messo in musica dal celebre Giroust, "Genio-Custode" al palazzo di Versailles, può aver fruttato ai poveri dai 6 ai 7000 franchi). Nogaret ha poi voluto puntualizzare: "J'ai cru devoir l'insérer ici, 1° parce qu'il est moral et invitant à la vertu. 2° parce que dans les grands villes où l'on donne des concerts au profit des indigens, il peut se trouver des Artistes-compositeurs qui veuillent exercer leur talent sur quelques-unes de ces paroles. Ainsi le bien que je me suis proposé de faire, s'étendrait sur un plus grand nombre d'individus. Je souhaite, pour récompense, à ces Artistes, qu'il leur arrive, comme à Giroust, de jouir du plaisir de voir frémir et pleurer les auditeurs" (Ho creduto di doverlo inserire qui in primo luogo perché è morale e invita alla virtù, in secondo luogo perché nelle grandi città, dove si tengono dei concenti a favore degli indigenti, potrebbero trovarsi degli Artisti-compositori che intendono esercitare il loro talento su queste parole. Così, il bene che mi sono proposto di fare si estenderebbe su un numero maggiore di individui. Desidero, come ricompensa per questi Artisti, che possano, come a Giroust, gioire del piacere di veder fremere e piangere il pubblico). Nota 10: Della "Irruption de l'Océan" è detto in nota: "Mis en musique par Giroust, sur-intendent de la chapelle du roi, et exécutée deux fois en présence de leurs majestés, en 1780" (Messa in musica da Giroust, sovrintendente della cappella del re, ed eseguita due volte in presenza delle loro maestà, nel 1780). Nota 11: Le partiture autografe delle opere superstiti di Giroust sono attualmente conservate presso la Bibliothèque Nationale di Parigi (fondi antichi della Bibliothèque du Conservatoire, che le acquisì nel 1818); le opere a carattere massonico, tuttavia, sono andate tutte perdute, ad eccezione de "Le Déluge" (Il Diluvio), la cui partitura è stata ricuperata dal Cotte il quale ne ha diretto la prima esecuzione moderna il 20 giugno 1970 nella sede della Grande-Loge de France in occasione d'una cerimonia funebre organizzata nel venticinquesimo anniversario della Liberazione, alla memoria dei massoni francesi morti nei campi di concentramento nazisti. Del lavoro il Cotte ha fornito anche una registrazione discografica pubblicata dalla Arion nel 1976, esecutori il basso René Terrasson, i tenori Schuyler Hamilton e Pierre Giannotti, la voce recitante André Lacombe, il coro "Les Chantres de la Tradition", l'orchestra "Les Musiciens de Paris" e un gruppo rituale di strumenti a fiato. Per una descrizione dell'opera si veda R. Cotte, "La musique maçonnique", cit., pp. 95-99. Nota 12: Fr.-J. Fétis, op. cit., t. IV, Méline, Cans et Compagnie, Bruxelles 1837, pp. 339-340. Nota 13: Cfr. paragrafo 4. Nota 14: Cfr. L. de Laurencie, op. cit., vol. I, p. 415; R. Cotte, op. cit., pp. 62-63. Nota 15: Cfr. R. Cotte, op. cit., p. 63. Nota 16: Cfr. Louis Amiable, "Une loge maçonnique d'avant 1789. La Loge des Neuf Soeurs" (Una loggia massonica prima del 1789. La Loggia delle Nove Sorelle), Félix Alcan, Paris 1897 (nuova ediz. "augmenté d'un commentaire et des notes critiques de Charles Porset", corredata di un commento e note critiche di Charles Porset, Edimaf, Paris 1989), p. 43, che cita i "Mémoires secrets" della loggia, t. X, 10 settembre 1777. All'esecuzione del Te Deum presero parte, come membri del coro, numerosi ecclesiastici massoni fra i quali gli abati Edmond Cordier de Saint-Firmin (ca. 1730 - 1816), che aveva suggerito quella manifestazione, Charles-César Robin (1734 - 1818), Marc-René d'Amarzit de Sahuguet d'Espagnac (1743 - 1794, morto sulla ghigliottina), Thomas-Maurice Du Rouzeau (1726 - 1788), Jean-Honoré Remy (? - 1782) e il non meglio identificato Genay, avvocato al Parlamento. Nota 17: Cfr. Constant Pierre, "Histoire du Concert Spirituel, 1725-1790", Societé Française de Musicologie-Heugel et Cie, Paris 1975 (op. postuma). Sulla vita musicale parigina di quel tempo, sul conto della quale esiste una ricca bibliografia, si vedano anche: Michel Brenet, "Les concerts en France sous l'Ancien Régime" (I concerti in Francia sotto l'Ancien Régime), Librairie Fischbacher, Paris 1900; Georges Cucuel, "La Pouplinière et la musique de chambre au XVIIIème siècle" (La Pouplinière e la musica da camera nel XVIII secolo), id., ivi, 1913; Bruno Brévan, "Les changements de la vie musicale parisienne de 1774 à 1799" (I cambiamenti della vita musicale parigina dal 1774 al 1799), Presses Universitaires de France, Paris, 1980 (trad. it. col titolo "Musica e rivoluzione francese. La vita musicale a Parigi dal 1774 al 1790", Edizioni Unicopli-G. Ricordi & C., Milano 1986). Si vedano anche L. de La Laurencie, op. cit., e Barry S. Brook, "La symphonie française dans la seconde moitié du XVIIIème siècle" (La sinfonia francese nella seconda metà del XVIII secolo), 3 voll., Institut de Musicologie de l'Université de Paris, Paris, 1962. Inoltre: Anne Chastel, "Etude sur la vie musicale à Paris à travers la presse pendant le règne de Louis XVI" (Studio sulla vita musicale a Parigi attraverso la stampa durante il regno di Luigi XVI), in "Recherches sur la Musique française classique", XVI (1976 = "Mélanges Norbert Dufourcq"), pp. 37-70, e XVII (1977), pp. 118-149. Nota 18: Cfr. B. S. Brook, op. cit., vol. II, pp. 317-325. Nota 19: Contrariamente a quanto aveva pensato Michel Brenet (op. cit., p. 364), il "Catalogue de la Musique de Monsieur le Comte d'Ogny" (Catalogo della Musica del conte d'Ogny) non registra, se non eventualmente in parte, il repertorio del "Concerts des Amateurs" (Cfr. B. S. Brook, op. cit., vol. I, pp. 341-349). Nota 20: Michel René Hilliard d'Auberteuil, "Essais historiques et politiques sur les Anglo-américains" (Saggi storici e politici sugli Anglo-americani), 2 voll., Bruxelles, 1781, vol. II, p. 61 (cfr. Ch. Porset, op. cit., p. 106 del commentario). Nota 21: Cfr. M. Brenet, op. cit., p. 366. Nota 22: Nei 1753, tuttavia, il compositore Toussaint Bordet (ca. 1730 - dopo il 1783) aveva dedicato alla "Société Académique des Enfans d'Apollon" la sua op. I, per altro perduta: "Deux Concertos en huit parties" (Due Concerti in otto parti). Cfr. B. S. Brook, op. cit., vol. II, p. 124. Nota 23: Cfr. M. Brenet, op. cit., p. 366; B. S. Brook, op. cit., vol. I, p. 339. Il Brook ha pubblicato nel corso del suo lavoro i ritratti di Charles Lochon (vol. I, p. 321) e di Jean-Baptiste Bréval (ibid., p. 437), del tutto simili, recanti l'intestazione "Société Acad.que des Enfans d'Apollon". Lo stesso Brook ha pure reso nota (vol. II, pp. 383-384) la dedica alla Società in questione di una sinfonia concertante di Louis Emmanuel Jadin (ca. 1820) che l'autore eseguì in uno dei concerti dell'istituzione. Cfr. anche Maurice Decourcelle, "La Société Académique des Enfans d'Apollon (1741-1880)", Durand Schoenewerk et C.ie, Paris 1881. Nel 1819, presidente della Società in questione fu il citato Jean-Jérôme Imbault. Nota 24: L. Amiable, op. cit., p. 191. Nota 25: Ritengo che questa organizzazione fosse anch'essa d'impronta massonica (cosa che, del resto, non escluderei neppure per le altre istituzioni concertistiche qui di seguito ricordate). Una "Loge de la Réunion des Etrangers" (Loggia della Riunione degli Stranieri) esisteva dall'11 gennaio 1784: ad essa Nicolas de Bonneville (1760 - 1828) aveva dedicato il suo famoso "Les Jésuites chassés de la Franc-Maçonnerie et leur poignard brisé par les Maçons" (I Gesuiti cacciati dalla Massoneria e il loro pugnale spezzato dai Massoni, 2 voll., Londres, 1788), una dedica per altro respinta sdegnosamente nel giugno di quell'anno; l'opera, come si sa, intendeva dimostrare che la massoneria era un'emanazione della Compagnia di Gesù ed era governata da "Supérieurs Inconnus" (Superiori Sconosciuti) di quell'Ordine religioso (si ricordi che nel 1773 la Compagnia era stata sciolta da Clemente XIV a ciò indotto dai sovrani di Portogallo, Spagna, Francia e Napoli). Paragrafo 10: Le società concertistiche delle logge "Les Amis Réunis" e "Les Neuf Soeurs". All'attività musicale sino a qui delineata per sommi capi (ma la mancanza di un'adeguata documentazione non consente di allargare troppo l'orizzonte della ricerca) si affiancava quella promossa dalle tre logge parigine che forse più delle altre qualificarono la massoneria della Lumière e dei philosophes. Le tre logge sono quelle intitolate "Les Amis Réunis" (Gli Amici Riuniti, 1771), "Le Neuf Soeurs" (Le Nove Sorelle, 1776) e "L'Olympique de la Parfaite Estime" (L'Olimpica della Perfetta Stima, 1781). In questo paragrafo tratteremo delle prime due, dedicando poi alla terza un paragrafo a sé stante. La Loggia "Les Amis Réunis" era stata fondata nell'aprile 1771 da un gruppo di personalità fra le quali le più eminenti erano il marchese Charles-Pierre-Paul Savalette de Langes o Lange (1746 - 1798) e il già citato Antoine Court de Gébelin. L'officina, che resterà in vita sino al 1792, riuniva esponenti dell'alta società e in progresso di tempo (soprattutto fra il 1775 e il 1780) riuscì a creare nella propria sede una considerevole biblioteca, specializzata in opere che trattavano di ermetismo, occultismo e alchimia, e a dar vita a un gabinetto di scienze fisiche e naturali. A indirizzare la loggia verso quei campi di interesse era stato soprattutto Savalette de Langes, al quale si deve la creazione, nel 1773, dei Rito dei Filaleti (gli "Amanti della Verità"). Questo "Ordre Divin" (Ordine Divino), come amava qualificarsi, avrebbe dato vita, dopo un quinquennio di accesi dibattiti, ad un sistema che prevedeva dodici classi, suddivise in tre gruppi ("Collège de Maçonnerie symbolique", Collegio di Massoneria simbolica, "Chapitre des Chevaliers des Amis Réunis", Capitolo dei Cavalieri degli Amici Riuniti, "Conseil des Echarpes Blanches", Consiglio delle Sciarpe Bianche), a ciascuna delle quali si poteva accedere dietro l'osservanza di un rigido rituale d'adozione nel quale la musica aveva una sua parte precisa e seguiva un formulario ritmico di volta in volta diverso per numero e per durata dei "colpi". La loggia, inoltre, seppe darsi subito un proprio "Chansonnier des francs-maçons" (Canzoniere dei massoni) pubblicato "à Jèrusalem [Paris] chez les Amis Réunis" in data imprecisata. Particolare attenzione era dedicata ai piaceri della tavola. A Savalette de Langes, che era stato iniziato a Lille nel 1766 e che fu un ottimo dilettante di musica (suonava il violoncello), e alla loggia da lui guidata l'abate Augustin Barruel (1741 - 1820) ha dedicato un istruttivo profilo all'interno dei suoi "Mémoires pour servir à l'histoire du Jacobisme" (Memorie utili alla storia del Giacobismo) pubblicati per la prima volta a Londra, in quattro volumi, nel 1797. Credo che la pagina dell'ex gesuita meriti di essere qui citata per intero (nota 1): "Cette adepte [Savalette de Langes] chargé de la garde du Trésor Royal, c'est-à-dire honoré de toute la confiance qu'auroit pu mériter le sujeti le plus fidelle, étoit en même temps l'homme de tous les mystères, de toutes les Loges et de tous les complots. Pour le réunir tous, il avoit fait de sa Loge le mélange de tous les Systèmes sophistiques, martinistes et maçonniques. Mais, pour en imposer davantage au public, il en avoit fait en quelque sorte aussi la Loge des plaisirs et du luxe de l'Aristocratie. Une musique mélodieuse, les concerts et les bals y appeloient les Frères du haut parage: ils y accouroient en pompeux équipages. Les alentours étoient munis de gardes, pour que la multitude des voitures ne causât point de désordre. C'étoit en quelque sorte sous les auspices du Roi même que ce fêtes se célebroient. La Loge était brillante, les Crésus de la Maçonnerie fournissoient aux dépenses de l'orchestre, des flambleaux, des refraîchissemensm et de tous les plaisirs qu'ils croyent être le seul objet de leur réunion; mais, tandis que ce Fréres avec leurs adeptes femelles, ou dansoient, ou chantoient dans la salle commune les douceurs de leur égalité et de leur liberté, ils ignoroient qu'au-dessus d'eux étoit un comité secret (nota 2), où tout se préparoit pour étendre bientôt cette égalité au delà de la Loge, sur les rangs et les fortunesm sur les chateaux et les chaumières, sur les marquis et les bourgeois". (Traduzione: Questo adepto [Savalette de Langes], incaricato della guardia al Tesoro Reale, vale a dire onorato di tutta la fiducia che potrebbe meritare il suddito più fedele, era al tempo stesso l'uomo di tutti i misteri, di tutte le Logge e di tutti i complotti. Per riunire il tutto, egli aveva fatto della sua Loggia l'insieme di tutti i Sistemi sofisti, martinisti e massonici. Ma, per farsi favorire dalla gente, ne aveva fatto anche la Loggia dei piaceri e del lusso dell'Aristocrazia. Una musica melodiosa, i concerti e i balli richiamavano lì i Fratelli di alto lignaggio; essi vi accorrevano in carrozze pompose. Nei dintorni erano dislocate delle guardie, affinché il gran numero di vetture non provocasse alcun disordine. In un certo senso, era sotto gli auspici del Re stesso che quelle feste si celebravano. La Loggia era brillante, i Cresi della Massoneria si occupavano delle spese dell'orchestra, dell'illuminazione, dei rinfreschi e di tutti i piaceri che credevano essere il solo scopo della loro riunione; però, mentre quei Fratelli con le loro adepte donne danzavano o cantavano nella sala comune le dolcezze della loro uguaglianza e libertà, essi ignoravano che sotto di loro c'era un comitato segreto (nota 2) dove si predisponeva quanto necessario per estendere quella uguaglianza ben al di là della Loggia, sui ranghi e le fortune, sui castelli e le capanne, sui marchesi e sui borghesi. Alla musica, dunque, la Loggia prestava una particolare attenzione. E, in effetti, si era giunti alla creazione nel suo seno di una "Société de Musique", composta da quattordici musicisti professionisti (altra cosa, naturalmente, era la "colonne d'harmonie" formata da sei strumentisti, due clarinetti, due corni e due fagotti che prestava servizio durante i lavori della loggia) e da quei membri della Loggia che desiderassero farne parte. Roger Cotte ha parzialmente pubblicato (nota 3) lo statuto di quella Società, nelle cui liste figurarono molti musicisti (almeno trentasette), fra i quali alcuni d'un certo prestigio come Jean-Baptiste Bréval (che fu nominato "directeur de l'harmonie" nel 1774, l'anno prima di dare alle stampe la prima delle sue quarantadue raccolte di opere strumentali), François Devienne e Johann Paul Aegidius Martini (propriamente Schwarzendorf). Detta "Société de Musique" era tenuta a dare "un bon Concert" (un buon Concerto) in tutte le grandi feste e poteva organizzare concerti in sede, ma non più di due volte al mese al momento del banchetto societario che si teneva al mattino, mentre nel corso di un anno non si potevano avere più di otto grandi concerti pomeridiani. E' poi particolarmente interessante la dichiarazione statutaria secondo la quale "poiché non si può fare buona musica senza le donne" la Società poteva autorizzare a prender parte ai propri banchetti e ai propri concerti un massimo di tre donne, a condizione che esse fossero impegnate a cantare o a suonare uno strumento. Dell'attività esplicata dalla Società, che aveva sede in rue Montmartre, nulla purtroppo si conosce. Non molto più confortante è la situazione che riguarda l'attività musicale della Loggia "Les Neuf Soeurs". E' questa, senza ombra di dubbio, la più nota delle numerose officine parigine. L'ampio studio che ad essa ha dedicato Louis Amiable allo spirare del secolo scorso e i preziosissimi commentari critici che a quell'indagine ha recentemente portato Charles Porset (nota 4) costituiscono una ben convincente conferma dell'importanza che l'atelier, di cui negli anni 1779-1781 fu Maestro Venerabile Benjamin Franklin, ha avuto nella storia non solamente della massoneria, ma anche della stessa cultura francese. Fondata nel luglio 1776 dal grande astronomo Joseph-Jérôme Le Français de Lalande (1732 - 1807), che era stato iniziato in data imprecisata a Bourg-en-Bresse (nella Loggia "Saint-Jean des Elus", San Giovanni degli Eletti, creata nel 1768), e dall'abate Edmond Cordier de Saint-Firmin (1730 - 1816), la cui iniziazione non è nota, la Loggia era stata posta sotto l'insegna delle nove Muse (nove, fra l'altro, furono i Fratelli che si unirono a Lalande nel fondare l'atelier), riunendo in un unico corpo alcuni dei più rinomati esponenti del mondo della cultura, delle arti, delle scienze. Molti di quegli intelletti avevano frequentato il salotto di Madame Helvétius, e cioè di Anne-Catherine de Ligniville d'Autricourt (1719 - 1800) che nel 1751 aveva sposato il filosofo Claude-Adrien Helvétius (1715 - 1771). Dapprima nel fastoso hôtel in rue Sainte-Anne e poi, dopo la morte del consorte, nella dimora che essa aveva direttamente acquistato dal "peintre du roi" (pittore del re) Quintin de La Tour a Auteuil, Madame Helvétius aveva accolto l'élite culturale dell'epoca, ponendo le basi per la formazione d'una specie di accademia o società in cui a distinti letterati, eminenti scienziati, artisti, uomini politici si affiancavano ecclesiastici e uomini di legge, militari e alti funzionari ma tutti devotamente inclini a coltivare i territori posti sotto la protezione delle Muse. Ad accademie di questo genere i Fratelli massoni guardavano con particolare attenzione perché in esse sembravano concretarsi gli ideali di universalismo e di unione degli spiriti perseguiti dall'Ordine. Ed è confortante constatare che i musicisti aderirono in buon numero all'iniziativa, sostenuta principalmente da Lalande, di dar vita ad una loggia in cui la cultura e l'arte erano state chiamate ad occupare le posizioni più alte. Fra i musicisti che onorarono con la loro presenza "Les Neuf Soeurs", si segnalano Nicolas-Marie Dalayrac (Muret, Languedoc, 8-VI-1753 - Parigi, 26-XI-1809), Jean-Baptiste Davaux (Côte St.-André, Isère, 19-VII-1742 - Parigi, 2-II-1822), Niccolò Piccinni (Bari, 16-I-1728 - Passy, Parigi, 7-V-1800) e Nicolas-Alexandre Dezède (forse in Slavonia, ca. 1745 - Parigi, 11-IX-1792). Della loggia fecero parte anche una ventina di altri musicisti di minor peso storico, fra i quali due "amateurs" sul conto dei quali occorre spendere qualche parola. Il primo dei due è Charles-Ernest Ennal, barone di Bagge (o Bogge), propriamente Karl Ernst Freiherr von Bagge af Boo, che una dedica di Gossec ("Trois Simphonies" op. VI, ca. 1762-63), qualifica come "Seigneur héréditaire des Terres de Seppen, Diensdorff, Cronen et Baggenhoff" (nota 5). Nato a Fockenhof, in Curlandia, il 14 febbraio 1722, dopo la morte del padre nel 1747 si era dato ai viaggi attraverso l'Europa, fermandosi per qualche tempo anche a Padova, dove approfondì le proprie conoscenze musicali e l'arte del violino specialmente sotto la guida di Tartini. Verso il 1750 si portò a Parigi e qui sposò una ginevrina, Josephine Maudry, figlia di un ricco banchiere. Nella sua abitazione di rue de la Feuillade organizzò concerti (tutti i venerdì, ma solamente durante l'inverno) si circondò di musicisti, molti dei quali, e fra questi, oltre a Gossec, Boccherini (che visse in casa sua per due anni, 1767-68), Gaviniès, Navoigille, gli dedicarono proprie opere; di lui si ricorderà anche Paisiello consacrandogli l'edizione a stampa ("à Paris chez MM Cousineau Père et fils Luthiers") della partitura de "Il Re Teodoro in Venezia" che era stato rappresentato per la prima volta a Vienna il 23 agosto 1784 al tempo di un soggiorno del Bagge nella capitale imperiale. Anche Haydn non volle mancare di considerazione nei confronti dell'illustre dilettante, che egli conobbe allora, e gli dedicò le sinfonie nn. 76, 77 e 78 composte nel 1782 ma pubblicate, probabilmente poco prima del 1785, a Parigi nell'ambito di una abbastanza inconsueta serie editoriale ("Nouvelle Suite / de Symphonies / à grand et petit Orchestre. / Composées / par differens auteurs. / Dediées / à Monsieur Le Baron de Bagge / par le Sr Boyer, editeur. / N° 1 contenant Trois Symphonies / par J. Haydn / Oeuvre 37e", Nuova Suite di Sinfonie per grande e piccola orchestra. Composte da diversi autori. Dedicate al Barone di Bagge dal Signor Boyer, editore. / N. 1 contenente Tre Sinfonie / di J. Haydn, Opera XXXVII). La passione sfrenata per la musica dimostrata dal Bagge, il quale fu anche compositore (di lui si conoscono, a stampa, tre sinfonie, quattro concerti, sei quartetti concertanti, sei trii e una serie di variazioni per clavicembalo, mentre non mancano le opere manoscritte, fra le quali una "Cantate à Frédéric Guillaume II sur son avancement au trône", Cantata a Federico Guglielmo II per la sua ascesa al trono, 1786), lo condusse ad esibirsi con insistenza anche come violinista, ma coprendosi per lo più di ridicolo. La sua figura "ispirò" una commedia, "La Musicomanie" di Nicolas-Médard Audinot (inscenata al Théâtre de l'Ambigu-Comique nel 1779) e un "opéra-comique", "La Mélomanie", su libretto di Grenier e musica di Stanislas Champein (rappresentato a Versailles nel 1781). Nulla di preciso conosciamo, invece, sulla sua iniziazione alla massoneria (che potrebbe essere avvenuta a Berlino prima del 1747, quando il Bagge frequentò Federico II e da questi ricevette il titolo di ciambellano). Membro de "Les Neuf Soeurs" almeno sin dal 1778 (di conseguenza, egli potrebbe aver avuto parte, per quanto concerne gli apparati musicali nell'organizzazione delle due cerimonie in onore di Voltaire, l'una per l'iniziazione e l'altra commemorativa della scomparsa di quel grande), e nel 1783-84 figura come primo direttore dei concerti della loggia. Di fede luterana, morì a Parigi il 24 marzo 1791, avvelenato, si disse calunniosamente, dall'amante. Il secondo dei due "amateurs" meritevoli di una segnalazione particolare è Pierre-Louis Ginguené (Rennes, 25-IV-1748 - Parigi, 16-XI-1816). Noto soprattutto per la sua attività di storico della letteratura italiana (scrisse una fondamentale "Histoire littéraire d'Italie", Storia letteraria d'Italia, in 9 volumi, 1811-1819, completata da Francesco Saverio Salfi, che fu anche una delle più eminenti personalità della massoneria italiana) e per il suo impegno politico, Ginguené aveva anche studiato musica, lasciando qualche traccia nel settore della composizione (pubblicò presso Le Duc "Galatée ou Recueil de XII Petits airs pour un dessus avec accompagnement de clavecin ou de forte piano tirès du roman de Galatée", Galatea, o Raccolta di 12 ariette per sottofondo con accompagnamento di cembalo o di fortepiano, tratte dalla vicenda di Galatea), ma soprattutto distinguendosi nel campo della storiografia musicale. Fra i numerosi scritti di argomento musicale, spicca la "Notice sur la vie et les ouvrages de Piccinni" (Notizia sulla vita e le opere di Piccinni, 1800); Piccinni, lo si è visto, era compagno di loggia di Ginguené, il quale a "Les Neuf Soeurs" era approdato nel 1782; lo scrittore, tuttavia, non ci ha lasciato testimonianze di un'attività musicale massonica da parte del compositore barese, anche se pare che questi si fosse impegnato in questo senso. A proposito di Piccinni, converrà qui aggiungere che anche il figlio Giuseppe Maria (Napoli, 1758 - ?), librettista, fu membro della loggia in questione, come risulta dalle liste del 1783 e 1784, ma soprattutto che il grande creatore de "La Cecchina" fu anche autore di musiche massoniche. Charles Porset ha documentato l'esistenza di un "Hymne funèbre chanté par LL. FF. Lays, Rousseau & Chéron, à la Fête consacrée par L. R. L. D. IX Soeurs le 7e jour du 1er mois D. L'A. D. L. V. L. 5785, A la mémoire des TT. CC. FF. M. Abbé du Rouzeau, de Court de Gébelin, et comte de Milly, décédès dans le courant de l'année 1784; les paroles sont de Roucher et la musique de Piccinni" (Inno funebre cantato dai Fratelli Lays, Rousseau e Chéron alla Festa consacrata dalla L. R. L. D. IX Sorelle il settimo giorno del primo mese dell'A. D. L. V. L. 5785, in memoria dei Carissimi Fratelli Abbé de Rouzeau, di Court de Gébelin, e conte di Milly, deceduti corrente l'anno 1784; le parole sono di Roucher e la musica è di Piccinni) (nota 6). Nel 1777 la Fratellanza delle "Neuf Soeurs" poteva contare su una base di sessanta qualificate persone. E però a seguito dell'iniziazione di Voltaire, avvenuta il 7 aprile 1778, che doveva verificarsi la svolta decisiva nella storia della loggia, portando il numero degli adepti, nel 1779, alla quota di centoquarantaquattro (più sedici "associés libres", associati liberi). Trasformata in "Société Nationale des Neuf Soeurs" (Società Nazionale delle Nove Sorelle) nel 1789 e come tale mantenuta in vita sino al 1792, la loggia sarà poi ricostituita nel 1805 per scomparire definitivamente nel 1848 (il nuovo ciclo di attività, infatti, aveva già conosciuto un momento di sospensione fra il 1829 e il 1836). Come già si è avuto modo di sottolineare, da quell'organismo erano nate in progresso di tempo la "Société Apollonienne" (1780), il "Musée de Paris" (1781-1784), cui era stato affiancato il "Musée scientifique" (aperto da Jean-François Pilâtre de Rozier, massone, il 2 dicembre 1781), e in ultimo (1785) il "Lycée" col quale si coronava il sogno di dar vita ad un organismo capace di favorire unitariamente il progresso delle scienze e delle arti (nota 7). Al solenne ed emblematico evento dell'iniziazione di Voltaire, celebratosi poche settimane prima della morte dello scrittore che più di qualsiasi altra personalità segnò i confini della cultura francese dell'età dei lumi (il decesso si era verificato il 30 maggio) le cronache del tempo hanno concesso ampio spazio. Amiable ha dedicato all'avvenimento un intero capitolo della sua opera (nota 8), sposando l'ipotesi, alquanto contestata, che il filosofo fosse già stato introdotto al segreto massonico prima di quella data. Sappiamo che la cerimonia si svolse, sotto la presidenza del Lalande, nella mattinata del fatidico martedì 7 aprile nel palazzo in cui un tempo aveva avuto sede il noviziato dei Gesuiti in rue du Pot-de-Fer-Saint-Sulpice (ora rue Bonaparte), nel faubourg Saint-Germain, e che dal 1774 era occupato dal Grande Oriente di Francia, oltre che da un certo numero di logge e dove si trovava anche il Tempio de "Les Neuf Soeurs" (il cui indirizzo, per altro, era in rue Poupée-Saint-André, presso il suo segretario Court de Gébelin). Nel corso del rito d'iniziazione al grado di apprendista, fu eseguito "d'une manière brillante le premier morceau de la troisième symphonie à grande orchestre" (in maniera brillante, il primo pezzo della terza sinfonia per orchestra allargata) di Marie-Alexandre Guénin (Maubeuge, 21-II-1744 - Etampes, 22-II-1835) sotto la direzione del "célèbre violiniste Capron" (cioè, Nicolas Capron, ca. 1740 - Parigi, 14-IX-1784), che si può presumere fosse un affiliato all'Ordine. Gli altri movimenti della sinfonia di Guénin (questi, fra l'altro, fu poi membro della Loggia "L'Olympique de la Parfaite Estime), furono eseguiti nel corso del banchetto conclusivo. E' probabile che la sinfonia in questione fosse la terza (in re minore) della serie delle "Trois Simphonies à premier et second Dessus, Alto, Basse, deux Hautbois obligés et deux Cors ad Libitum. Dediées à Monseigneur le Prince de Rohan Guemenée Grand Chambellan de France" (Tre Sinfonie con primo e secondo Sopra, Alto, Basso, due oboi obbligati e due corni ad libitum. Dedicate al Principe di Rohan Guemenée, Gran Ciambellano di Francia) op. IV (pubblicata nel 1776). La notizia, tuttavia, sembrerebbe contraddetta da quanto si legge nel viennese "Journal für Freymaurer" (Giornale dei Massoni) n. 2, 1784 (p. 242): nel tratteggiare le modalità della cerimonia iniziatica di Voltaire, la pubblicazione periodica di Ignaz von Born riferisce dell'esecuzione di una sinfonia di Haydn (nota 9). E però si deve anche considerare che almeno una delle sinfonie di Guénin (quella in do maggiore op. IV n. 2) risulta indicata in più manoscritti come opera di Haydn (nota 10); nulla vieta di pensare che lo scambio di autore sia intervenuto anche nei confronti delle altre due sinfonie (e della terza in particolare) di quell'op. IV. Altre musiche, naturalmente, ornarono la cerimonia: i rituali canti di loggia e gli interventi della "colonne d'harmonie", guidata da Nicolas Dalayrac. Louis Amiable dice che "aux cours de ces divers incidents [le formalità previste dal rito d'iniziazione], de nouveaux morceaux d'harmonie étaient exécutés par d'éminents artistes francs-maçons, notammment par Caravoglio, Olivet, les deux Sallentin, Palza et Turschmidt" (nel corso delle varie formalità, nuovi pezzi musicali erano eseguiti da artisti massoni eminenti, in particolare da Caravoglio, Olivet, i due Sallentin, Palza e Turschmidt) (nota 11). La notizia deve essere integrata da alcuni dati e rettificata nel modo seguente. Due dovevano essere i Caravoglio, i fratelli Joseph (1744 - ?) e François (1747 - ?) entrambi virtuosi di fagotto. Dei due Sallentin (o Sallantin), entrambi oboisti e appartenenti ad una famiglia di strumentisti, l'uno era Nicolas, attivo nell'orchestra dell'Opéra e l'altro era il di lui figlio Antoine "le neveu" (il nipote) (Parigi, 1754 - dopo il 1813), pure membro dell'orchestra del massimo teatro parigino da 1773 al 1790. Johann Palza (o Palsa), un virtuoso di corno di origine boema (Jermeritz, 20-VI-1752 -Berlino, 24-I-1792), divenne famoso tenendo concerti soprattutto in coppia con l'amico cornista Karl Thürschmidt, anche Türrschmidt o Türrschmiedt (Wallerstein, 24-II-1753 - Berlino, 1-XI-1797): sotto i loro due nomi apparvero a Parigi due serie di "Duos à 2 Cors de Chasse" (Duo per 2 corni da caccia, op. 1 e 2). Quanto all'Olivet, occorre dire che la citazione è probabilmente errata: a parte il fatto che con i nomi sopra ricordati risultano pienamente "individuate" le tre coppie di strumenti costituenti la "colonne d'harmonie", il musicista di quel nome, propriamente Antoine Fabre d'Olivet, un compositore dilettante che non risulta aver esercitato ufficialmente attività, contava a quell'epoca solamente dieci anni. L'evento dell'iniziazione, spasmodicamente atteso dagli intellettuali e forse paventato da certe frange della società per le conseguenze che esso poteva portare con sé, era stato solennizzato, dunque, con una cerimonia fastosa e musicalmente degna di passare agli annali. Altrettanto, e anzi ancor più solenne, doveva rivelarsi la commemorazione funebre, a lungo preparata. L'apoteosi che l'Académie française non fu in grado di tributare al genio di Voltaire perché i frati francescani presso la cui chiesa si sarebbe dovuta tenere la cerimonia non avevano accordato il consenso, ebbe luogo invece nella sede de "Les Neuf Soeurs" il 28 novembre di quel 1778. Presieduta dal Lalande, quella "tenue funèbre" (riunione funebre) godette di un considerevole apparato musicale: per l'occasione era stata montata una tribuna sulla quale era stata sistemata l'orchestra "composé des plus célèbres musiciens et dirigé par l'illustre compositeur Piccinni, membre de la loge" (formata dai musicisti più celebri e diretta dall'illustre compositore Piccinni, membro della loggia) (nota 12). All'atto di introdurre i "visitatori", l'orchestra intonò la Marcia dei Sacerdoti dello "Alceste" di Gluck (la versione francese di questa tragèdie-opèra era stata presentata all'Académie Royale di Parigi il 23 aprile 1776) e una pagina estratta da una "Ermelinde" che altro non è, naturalmente, che la "Ermelinde, princesse de Norvège" di François-André Philidor (rappresentata all'Académie Royale il 24 novembre 1767 ma poi rimaneggiata e riproposta con il nuovo libretto di Michel-Jean Sedaine il 1° luglio 1777). Altri brani musicali furono poi proposti durante la lettura dell' "Éloge de Voltaire" (Elogio di Voltaire) fattane dallo stesso autore, Claude-Nicolas Bricaire de La Dixmerie (1731 - 1791), della durata di oltre due ore: dopo l'esordio, una pagina dal "Castor et Pollux" di Rameau con un nuovo testo in onore di Voltaire del Fratello Charles-Georges-Thomas Garnier (1746 - 1795) e, al termine della prima parte un brano dal "Roland" di Piccinni (rappresentato all'Opéra il 17 gennaio 1777). Conclusa la lettura del panegirico, fu eseguita, riporta laconicamente l'Amiable, una "symphonie agréable" (piacevole sinfonia). Che la musica, così ben rappresentata nelle cerimonie in onore di Voltaire, dovesse costituire un fondamento dell'attività di loggia (tanto più che lo imponeva il titolo distintivo consacrato alle Muse e che perciò celebrava anche Euterpe, la Musa della musica auletica, e Tersicore, la Musa della danza) è fatto scontato, ma le carte poco altro ci dicono. In qualche occasione vi furono certamente interventi musicali di rilievo, come nel caso della festa in onore di Franklin, tenutasi nel luglio 1778: in quella circostanza, alla realizzazione della parte musicale aveva provveduto Nicolas Dalayrac, che era stato da poco nominato primo direttore dei concerti della loggia e che manterrà quell'incarico sino al 1806, quando il posto sarà assegnato a Jean-Baptiste Davaux. Il fatto che la loggia disponesse sin dal 1778 di due direttori dei concerti (e ad affiancare Dalayrac nei primi tempi fu Alexandre Dezède al quale subentrò poi, nel 1783-84, il barone von Bagge) è una conferma dell'attenzione che la loggia dedicava all'attività concertistica. Del resto, i regolamenti prevedevano che ad ogni mese si dovesse tenere un'assemblea generale cui doveva seguire un grande banchetto (salvo che nei mesi di settembre e di ottobre); a sua volta, il banchetto doveva essere preceduto da un concerto. Concerti si tenevano poi nelle grandi ricorrenze del "San Giovanni d'estate" (24 giugno) e del "San Giovanni d'inverno", (27 dicembre) e al 9 di marzo, in occasione del capodanno massonico: in quest'ultimo caso, si svolgeva anche un'esposizione di oggetti d'arte prodotti dai Fratelli e si provvedeva anche un'esposizione di musiche composte dai membri della loggia. NOTE AL PARAGRAFO 10. Nota 1: Seguo l'edizione più ampia, in cinque volumi, pubblicata nel 1803 ad Amburgo (dove l'abbé Barruel visse gli ultimi vent'anni) da P. Fauché, vol. V, pp. 66-67. Nota 2: L'abbé Barruel precisa (op. cit., p. 68) che al di sopra della Loggia vera e propria esisteva un'altra loggia, chiamata "Comité secret des Amis Réunis" (Comitato segreto degli Amici Riuniti), guidata da due uomini "également fameaux dans les mystères soit à Lyon, soit à Paris, l'un le grand W*** [e cioè Jean-Baptiste Willermoz, 1730 - 1824] e l'autre Chappe de la Henrière [il conte Hyacinthe Chappes de la Henrière]" (ugualmente famosi nei misteri sia a Lione sia a Parigi, uno il grande W*** e l'altro Chappe de la Henrière). Nota 3: Cfr. R. Cotte, op. cit., pp. 53-55. Nota 4: Cfr. la nota 16 del paragrafo 9. Si veda, inoltre, Cyril N. Bantham, "A Famous French Lodge (Les Neuf Soeurs)" (Una famosa Loggia francese: Les Neuf Soeurs), in "Ars Quatuor Coronatorun", 86 (1973), pp. 312-317. Nota 5: Cfr. principalmente George Cucuel, "Le Baron de Bagge et son temps" (Il barone di Bagge e il suo tempo), in "L'Année Musicale", I (1911), pp. 145-186; Charles Michael Carroll, "A Beneficient Poseur. Charles Ernest, Baron de Bagge", in "Recherches sur la Musique française classique", XVI (1976 = "Mélanges Norbert Dufourq"), pp. 24-36. Ecco quanto scriveva un cronista dell'epoca, Petit de Bachaumont, alla data del 20 febbraio 1782: "M. le Baron de Bagge très connu par un procès fameux que sa femme lui a intenté, il y a déjà long temps, le plus brillans de Paris. Il est fol de musique; il ne parle que de musique; il ne rêve que de musique; il ne vit qu'avec des musiciens, et il consacre à cette passion les trois quarts de sa fortune considérable. Il ne vient point de virtuose à Paris qu'il ne veuille voir et entendre, à quelque prix que ce soit. C'est ordinairement chez lui qu'on débute avant de paroître au concert spirituel" (Il signor barone di Bagge, molto conosciuto per un famoso processo intentatogli da sua moglie molti anni fa, è ancora più noto per i concerti che tiene da molto tempo, i più brillanti di Parigi. E' pazzo della musica; non parla che di musica; non sogna che musica; non vive che con musicisti e consacra a questa passione tre quarti del suo considerevole patrimonio. Non vi è a Parigi virtuoso che egli non voglia vedere e sentire, a qualsiasi prezzo. E' solitamente a casa sua che si debutta prima di apparire al Concert Spirituel) (L. Amiable, op. cit., p. 343; Ch. M. Carroll, op. cit., p. 27). Fra i suoi ospiti vi fu anche Mozart, che egli conobbe probabilmente già nel 1763 e che certamente lo frequentò nel 1778 e poi nuovamente nell'autunno del 1784, ma questa volta a Vienna dove il Bagge soggiornò per qualche mese. Nota 6: Cfr. in L. Amiable, op. cit., p. 167 del "Commentaire critique" (Commentario critico). Per la cerimonia, si veda nel testo dell'Amiable a p. 168. Di Court de Gébelin si è già detto; le due altre personalità commemorate sono l'abate Thomas-Maurice Du Rozeau (1726 - 1784) e Nicolas-Christien de Thy, conte di Milly (1728 - 1784). L'autore delle parole del cantico, Jacques-Antoine Roucher, visse dal 1745 al 1794. Nota 7: Louis Amiable (op. cit., p. 197) ci dice che l'inaugurazione del "Lycée" fu solennizzata, 1° dicembre 1784, con una grandiosa festa nel corso della quale fu eseguita, ad opera di un musicista di Notre-Dame, una cantata in onore del grande naturalista Buffon. Nota 8: Cfr. L. Amiable, op. cit., pp. 45-93 cui si deve aggiungere il commentario di Ch. Porset, pp. 29-53. Nota 9: Cfr. Joachim Hurwitz, "Haydn and the Freemasons" (Haydn e i Massoni), in "Haydn Yearbook", XVI (1985), pp. 34-35. Nota 10: Cfr. B. S. Brook, op. cit., vol. II, pp. 349 e 353. Nota 11: Cfr. L. Amiable, op. cit., p. 68. Mota 12: Ibid., p. 83. Secondo quanto afferma Friedrich Melchior Grimm nella sua "Correspondance littéraire, philosophique et critique" (Corrispondenza letteraria, filosofica e critica, vol. IV, Paris 1812, pp. 328-334), Piccinni nel corso di quella commemorazione funebre diresse due sinfonie. Paragrafo 11: La "Société du Concert de la Loge Olympique". Più concrete testimonianze di vita musicale, a dispetto di quanto si legge generalmente nelle storie della massoneria francese, offre l'ultima delle tre organizzazioni concertistiche massoniche alle quali è doveroso dedicare un'attenzione particolare: la "Société du Concert de la Loge Olympique" (Società del Concerto della Loggia Olimpica), creatura raffinata della Loggia "L'Olympique de la Parfaite Estime", che dominò il panorama musicale parigino sino alla vigilia della Rivoluzione. Le lettere di costituzione della loggia erano state inoltrate al Grand-Orient il 27 novembre 1779. L'atelier era stato concepito come filiazione della "Mère Loge Ecossaise de France ou du Contrat Social" (Loggia Madre Scozzese di Francia o del Contratto Sociale) fondata a Parigi il 10 marzo 1766 (il trattato di Rousseau era apparso quattro anni prima) sotto il titolo distintivo di "Saint-Lazare", poi mutato nel 1770 in "Saint-Jean d'Écosse du Contrat Social" (San Giovanni di Scozia del Contratto Sociale) e dal 5 maggio 1776 riconosciuta con il primo nome sopra citato. A sua volta, la "Mère Loge Ecossaise de France" traeva origine dai riti che i transfughi scozzesi avevano impiantato in Francia, e specialmente in Provenza, fra l'altro dando vita a Marsiglia ad una "Mère Loge Ecossaise de France" progenitrice di quella parigina e ad Avignone ad un "rito filosofico" particolare, intriso di ermetismo e che prevedeva quattordici gradi "filosofici" (il termine "filosofia", in casi del genere, assumeva un significato equivalente a quelli di alchimia, esoterismo, ermetismo e simili) cui non erano estranei i riferimenti al mondo della magia e dell'astrologia (nota 1). Alla carica di Gran Maestro di quell'atelier, che dal giugno 1779 avrà sede in rue du Coq-Héron nell'hôtel des Archives de la Grande Chancellerie de France (dove nel breve spazio di un anno, dicembre 1779 - dicembre 1780, sarà eretto il Tempio), il 27 dicembre 1776 era stato chiamato il marchese Jacques-Louis La Rochefoucauld-Bayers (1717 - 1797). Questi era riuscito a riunire sotto il manto della "Mère Loge Ecossaise de France" un gruppo di sette logge (cinque francesi e due straniere). Un conflitto intervenuto col Grande Oriente, che riteneva di essere depositaria unica del potere costituente, porterà nel nevembre 1781 alla firma di un concordato in base al quale la "Mère Loge Ecossaise de France" riconosceva obbedienza al massimo organo della massoneria francese e non avrebbe più dato vita ad altre logge, ma solamente a dei capitoli, vale a dire alla formazione di "ateliers de perfection" (è sui primi tre gradi iniziatici che propriamente si fondano i lavori di una loggia). Fra le logge legate alla "Mère Loge Ecossaise de France" figurava anche "L'Olympique de la Parfaite Estime" (L'Olimpica della Perfetta Stima); il riconoscimento da parte del Grand-Orient, tuttavia, avvenne con alquanto ritardo, il 18 dicembre 1782, sicché la loggia poté dare il via ai propri lavori solamente il 22 marzo 1783. Nel dicembre 1782, data alla quale si riferisce il primo "tableau" a noi noto, l'officina contava un numero abbastanza esiguo di membri, appena trentanove. Certamente emblematico è il titolo distintivo di cui la loggia si era dotata: il termine di "olimpico" è sinonimo di armonioso, sottintende maestosità, calma, severità, sicurezza, fermezza, indica ispirazione ai grandi ideali e fede nei valori universali e in qualche modo riprende, forse per ancor meglio sottolineare l'ideale aggancio al classicismo ellenico, componente essenziale della cultura massonica, il tema delle Muse ("Les Neuf Soeurs"), che sull'Olimpo avevano dimora e che l'officina di Lalande rinforzerà poi intitolando ad Apollo, guida del coro delle Muse (l'Apollo Musagete), la Società progenitrice del Musée de Paris. Non è escluso, io penso, che il "parallelismo" avviato in questo modo fra la "Olympique" e "Les Neuf Soeurs" mirasse a conferire alla nuova officina una posizione di superiorità. Sembrerebbe confermarlo il forte attributo de "La Parfaite Estime" col quale si vuole richiamare l'idea di "perfezione" che era particolarmente presente alle logge di "rito filosofico" di estrazione avignonese (e però già nel 1733 a Valenciennes era sorta una loggia intitolata a "La Parfaite Union", La Perfetta Unione, e nel 1753, a Lione, Jean-Baptiste Willermoz aveva dato vita ad una loggia posta sotto il titolo distintivo di "La Parfaite Amitié", La Perfetta Amicizia): così, a Parigi, nel 1785, verrà fondata, ad opera della loggia avignonese "Saint-Jean d'Écosse du Contrat Social" (San Giovanni di Scozia del Contratto Sociale), un'officina intitolata ancora a "La Parfaite Union" e nel 1786 se ne renderà attiva un'altra chiamata "La Parfaite Egalité" (La perfetta uguaglianza). Nel maggio del 1782 la loggia, che ancora non era stata riconosciuta dal Grand-Orient, prese la decisione di costituire, ad imitazione di quanto era avvenuto in altri ateliers, una Società per l'esecuzione di concerti in pubblico. Un documento dell'epoca precisa (nota 2): "L'origine et la nature essentielle de la "Loge et Société Olympique", est absolument maçonnique. Son titre lui a été accordé par le Grand Orient de France, sous le nom de respectable loge de Saint-Jean, constituée à Paris, sous le titre distinctif de la Parfaite Estime & Société Olympique. Son objet principal et intéressant pour le plus grand nombre des Maçons qui se sont réunis pour la former, & de ceux qui s'y sont associés depuis, est l'établissement, à Paris, d'un Concert, qui puisse à quelques égards remplacer la perte du Concert des Amateurs". (Traduzione: L'origine e la natura essenziale della "Loggia e Società Olimpica" è assolutamente massonica. Il suo titolo le è stato accordato dal Grande Oriente di Francia, sotto il nome di rispettabile loggia di San Giovanni, costituita a Parigi, sotto il titolo distintivo della Perfetta Stima e Società Olimpica. Il suo principale e più interessante oggetto, per la maggior parte dei Massoni che si sono riuniti per formarla e di coloro che si sono associati in seguito, è l'instaurazione, a Parigi, di un Concerto che possa in qualche modo compensare la perdita del Concerto dei Dilettanti). Era trascorso poco più di un anno da quando l'istituzione, già guidata, sotto il profilo artistico, da Gossec, era stata soppressa. Come si ricorderà, Gossec aveva lasciato il "Concert des Amateurs" nel 1773. Il bastone di comando era passato, allora, nelle mani di quella singolarissima figura di musicista che risponde al nome di Joseph-Boulogne, chevalier de Saint-Georges, un mulatto (era nato a Basse-Terre, il capoluogo dell'isola di Guadalupa, nelle Antille, nel 1739, e morirà a Parigi il 12 giugno 1799) che forse del Gossec (il quale gli dedicò i "Six Trios pour deux Violons, Basse et Cors ad libitum. Dont les trois premiers ne doivent s'executer qu'à trois Personnes, et les trois autres à grande Orchestre", Sei Trii per due violini, basso e corni ad libitum. I cui primi tre devono eseguirsi solo a tre persone, mentre gli altri tre ad orchestra allargata, op. IX, 1766) era stato allievo. Straordinaria figura di uomo d'armi (gendarme del re, ufficiale sotto Napoleone, spadaccino famoso), ma capace di essere un grande virtuoso del violino, buon compositore di opere teatrali e di musica strumentale, ballerino, poeta, libertino e conteso dalle donne dell'alta società, Saint-Georges appartenne alla massoneria, e però forse fu iniziato clandestinamente (egli era pur sempre un "uomo di colore"). Il cammino dell'associazione, tuttavia, non dovette essere facile se dopo pochi anni, il 21 gennaio 1781, il "Concert des Amateurs" dovette essere sciolto, forse in seguito al dissesto finanziario di qualcuno dei suoi principali sostenitori. L'organismo trovò però un seguito nella "Société du Concert de la Loge Olympique". E' importante sottolineare che la spinta a dar vita alla nuova associazione venne da membri di due casate che già avevano sostenuto il "Concert des Amateurs", Étienne-Marin de La Haye des Fosses (1757 - 1794), che sarà poi appaltatore generale delle imposte in successione del padre Charles-Marin (nota 3), e Claude-François-Marie Rigoley, conte d'Ogny, figlio del barone Claude-Jean (morto poi nel 1793) di cui già s'è detto. E' soprattutto verso il conte d'Ogny, per conto del quale Haydn comporrà poi (1788) le sinfonie nn. 90-92, che la storia della musica ha forti debiti di riconoscenza. Discendente da un'antica famiglia, nato a Digione il 9 settembre 1757 e come primogenito investito del titolo di conte che gli veniva dalla madre Elisabeth d'Alencé, Claude-François-Marie Rigoley era stato avviato alla carriera militare, ma era poi succeduto al padre, nel 1785, nel ruolo di intendente generale delle poste. Buon dilettante di musica (fra l'altro sedeva fra i violoncelli nell'orchestra della "Société Olympique"), collezionò una gran quantità di musica come è testimoniato da un "Catalogue de la Musique de Monsieur Le Comte D'Ogny" (Catalogo di Musica del Signor Conte d'Ogny) di oltre duecento pagine, ritrovato nel 1954 (ora alla British Library di Londra, collezione Paul Adolf Hirsch) e contenente l'elenco di circa duemila composizioni della maggior ad uso della "Grosse Landesloge del Freimaurer in Deutschland" (Gran Loggia Provinciale dei Massoni di Germania), l'obbedienza voluta da Zinnendorf e formalmente parte delle quali (e fra queste figurano 88 sinfonie, 25 sinfonie concertanti, 48 quintetti, 520 quartetti, 60 terzetti, 48 duetti, 117 volumi miscellanei di arie, mottetti e altre opere vocali) è dato l'incipit tematico (nota 4). Della raccolta, messa parzialmente in vendita il 10 febbraio 1791, quattro mesi dopo la morte avvenuta prematuramente a Parigi il 3 ottobre 1790, non è rimasta traccia se non in qualche isolato reperto (come quelli relativi a cinque delle sei sinfonie "parigine" di Haydn). Certo, essa doveva contenere anche il repertorio delle opere eseguite al "Concert des Amateurs" e alla "Société Olympique" (ma non solamente quello, naturalmente, dal momento che enorme rilevanza vi hanno la musica da camera e quella vocale). Per essere ammessi alla Società occorreva in primo luogo essere affiliati ad una loggia e in secondo luogo essere presentati da tre membri: i nomi dei candidati venivano poi affissi ad un'apposita bacheca e lasciati esposti per tre o quattro giorni prima che si procedesse alla votazione sulla loro ammissione. Una lista dei membri pubblicata nel 1786 ci rende noto che gli "abbonati" (era fissata una quota annuale di 120 lire che dava diritto di assistere ai dodici concerti annuali e ai lavori ordinari della Massoneria Simbolica di primo grado o, per le donne, ai lavori della Loggia d'Adozione, oltre che di aver accesso tutti i giorni ai locali in cui aveva sede la loggia) erano trecentosessantaquattro; a costoro si aggiungevano i ventinove amministratori, i ventiquattro associati liberi (a numero chiuso, scelti per lo più "parmi les Artistes professeurs au Amateurs, dont les talens sont necessaires au Concert", fra gli Artisti professionisti o Dilettanti, i cui talenti sono necessari al Concerto) e i sessantacinque membri dell'orchestra. Quest'ultima era formata da quarantatre professionisti, dodici dilettanti e dieci altre persone delle quali non si è potuta accertare la condizione. Unico associato libero fra i componenti l'orchestra era Guillaume Julien detto Navoigille (Givet, ca. 1745 - Parigi, novembre 1811), compositore e violinista d'un certo talento cui sin dalle origini era stata affidata la guida dell'orchestra della Società e che nel 1773 figurava già affiliato alla Loggia "Les Amis Réunis". Fra gli altri associati, figuravano alcuni altri musicisti di primo piano come Giuseppe Maria Cambini (Livorno, 13-II-1746 - ?, ca. 1818/1825), la cui data d'iniziazione non è nota; Nicolas-Marie Dalayrac, che abbiamo già visto iscritto a "Les Neuf Soeurs"; Nicolas-Étienne Framery (Rouen, 25-III-1745 - Parigi, 26-XI-1810), membro della Loggia "Les Frères Initiés" (I Fratelli Iniziati) negli anni 1776-1780; Louis-Joseph Francoeur (Parigi, 8-X-1738 - 10-III-1804), affiliato a "Les Amis Réunis" negli anni 1782-1788; Honoré-François-Marie Langlé (Monaco, 1747 - Villier-le-Bel, Parigi, 20-IX-1807), membro della "Saint-Charles des Amis Réunis" negli anni 1773-1775; Nicolas-Jean Le Froid de Méreaux (Parigi, ca. 1745 - 1797), membro de "L'Olympique de la Parfaite Estime" nel 1783-86; e infine il già citato François-André-Danican Philidor, forse già affiliato a Londra prima del 1779. A questi compositori e strumentisti emeriti, occorre poi aggiungere due altri nomi di musicisti associati, di modesta levatura: quelli di Louis-Augustin Richer (Versailles, 26-VII-1740 - Parigi, 6-VII-1819) e di un non meglio identificato Rivière, "cadet". Anche fra gli "amministratori" si registrano i nomi di alcuni musicisti, principalmente quelli del compositore Alexandre Loüet (Marsiglia, 1753 - Parigi, 1817) e del conte d'Ogny ("amateur"). Quanto ai membri dell'orchestra, non sono pochi i nomi d'un certo interesse: oltre al primo violino Navoigille, bisogna menzionare almeno i già citati Marie-Alexandre Guénin, Isidore Bertheaume, Jean-Jérôme Imbault, Jean-Baptiste Breval; inoltre, François Devienne (Jonville, Haute-Marne, 31-I-1759 - Charenton, Parigi, 5-IX-1803), Jérôme-Paul-Bonaventure Alday (1763 - 1835?) ed Étienne Ozi o Ozy (Nîmes, 9-XII-1754 - Parigi, 5-VIII-1813) e, fra i dilettanti, il conte d'Ogny, naturalmente, e il marchese Charles-Pierre-Paul Savalette de Langes (il fondatore dei "Filaleti") entrambi impegnati al violoncello. Nel novero degli "abbonati", infine (e ricordo che per essere considerati tali si doveva essere affiliati all'Ordine) si incontrano alcuni musicisti eccellenti: Étienne-Nicolas Méhul (Givet, Ardenne, 2-VI-1763 - Parigi, 18-X-1817) e Giovanni Battista Viotti (Fontanetto Po, Vercelli, 12-V-1755 - Londra, 3-III-1824) su tutti. Rimasta in vita sino al tragico luglio 1789, la "Société Olympique" aveva dato inizio alla propria attività non già nel gennaio 1786 come talvolta si legge, bensì, è immaginabile, poco dopo la sua costituzione nel maggio 1782: le prime manifestazioni erano state tenute nell'hôtel di rue du Coq-Héron dove dal 1779 aveva sede la "Loge Olympique", e solamente a partire dall'11 gennaio 1786 i concerti ebbero luogo nella gran Salle des Cent-Suisses nel Palais des Tuileries. La sala, che sino al 1784 era stata utilizzata dal "Concert Spirituel", si trovava quasi a fianco di quella detta "des Machines" che a partire da quella data il "Concert Spirituel"